Veneto. Galan: «I cittadini vogliono me
in Regione, non la Lega: mi ricandido»
Il governatore ostenta sicurezza: «Berlusconi non mi ha mai
dato fregature. Alleanza col Pd? Troppe cose ci dividono»
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VENEZIA (18 settembre) - «Sì io mi ricandido, i cittadini veneti sono tutti con me, trasversalmente e nessuno di loro vuole che questa regione sia guidata dalla Lega Nord». Il presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan è convinto che Berlusconi non gli darà «fregature», ma assicura che alle regionali del 2010 si ricandiderà «in ogni caso» alla guida del Veneto.
«Noi non abbiamo bisogno di secessionismi localisti, - sottolinea Galan in un'intervista rilasciata all' Opinione, di cui è stata diffusa un'anticipazione - né di battaglie identitarie come il federalismo fiscale se poi non seguiranno fatti concreti. E non vogliamo nemmeno un'inutile ostilità, e non dico altro, contro quegli immigrati che vengono qui in pace per lavorare», avverte Galan, il quale ricorda ai leghisti che le industrie venete «ne hanno estremo bisogno».
«Su questo in Veneto nessuno vuole tornare indietro - afferma il governatore - e quindi sono sicuro del fatto mio e che anche Berlusconi capirà, visto che non mi ha mai dato fregature». «Ci sarò anche nel 2010 come candidato - avverte -. Berlusconi ha sempre mantenuto con me e con la regione che amministro da 15 anni tutte le promesse e manterrà anche questa».
Secondo Galan, «le decisioni matureranno non in ore o giorni ma fra alcune settimane», anche se lui, comunque, farà «quello che vogliono i cittadini e non le segreterie dei partiti». In questi 15 anni, sottolinea
Galan, il rapporto con la Lega è stato «ottimo», in particolare con Tosi e Zaia che sono stati ottimi assessori regionali: «Solo negli ultimi mesi c'è stata questa specie di rivolta - spiega - dettata dalla loro ansia sulla riforma del federalismo fiscale su cui si stanno giocando tutto a livello nazionale. Da noi i sindaci sono un movimento forte e c'è un rifiuto generalizzato della gente - afferma - per una regione Veneto a guida leghista. È trasversale nel centro destra, nell'Udc e nel Pd. Solo i leghisti vogliono essere governati dai leghisti e nemmeno tutti quanti».
«Da noi squadra che vince non si cambia - conclude - e il ricambio di poltrone viene visto come un vizio romano della Lega».
Alleanza col Pd? Troppe cose ci dividono. Galan non crede alla possibilità di una «vera e propria alleanza» con il Pd in Veneto alle prossime regionali, di cui si è parlato dopo una lettera di Paolo Costa e l'apertura di Piero Fassino. Oltre ai molti motivi di divisione, però, il governatore sottolinea anche la "sintonia" che in Veneto c'è con il Pd su temi importanti come gli immigrati e il federalismo fiscale.
«Io non credo alla possibilità di una vera e propria alleanza con il Pd. Troppe cose ci dividono - spiega il presidente della Regione Veneto -. Ma ci uniscono in compenso i principi di solidarietà, accoglienza e generosità anche verso i lavoratori stranieri. E questo è importante. Da noi il Pd è veramente riformista, nel resto d'Italia molto di meno. E poi con il Pd ci siamo mossi bene insieme anche su questa cosa del federalismo fiscale, che o c'è o non c'è. Se no rischia di diventare una delle tante bufale all'italiana. E non possono esserci inutili attese messianiche in materia».
«E poi non posso dimenticare - continua Galan - di avere avuto Costa e Cacciari dalla mia parte allorché si è dovuto stringere sul Mose. E sempre Costa dalla nostra parte anche per il passante di Mestre». Galan apprezza il sindaco di Venezia anche perché non ha «chiusure identitarie e confessionali»: «Cosa per la quale ho sempre preferito Cacciari a Zanonato - spiega mettendolo a confronto con il sindaco di Padova -. Zanonato è ambiguo e confessionale e ha interpretato a modo suo suo lo sceriffismo leghista tanto di moda, ma da me di certo non apprezzato. È un vero comunista, io non posso dimenticare il muro di via Anelli... alla fine lui è rimasto un piccolo funzionario del Pci».
Veneto. Galan: «I cittadini vogliono me in Regione, non la Lega: mi ricandido»*-*Il Gazzettino
I casi sono due, o Silvio lo ha già scaricato oppure sono in arrivo grane grosse per la maggioranza di governo.




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