Indultino, è zuffa in aula fra Lega e FI


Il capogruppo Cé prima polemizza con Casini poi attacca a testa bassa gli azzurri: "Pensate solo ai corrotti, al Nord non prenderete più voti". Pecorella e Taormina perdono le staffe: "Questi se ne devono andare".


ROMA - Anche le votazioni sul cosiddetto indultino pongono la Lega in netta rotta di collisione col resto della maggioranza. E ormai la Casa delle libertà vive una battaglia intestina fatta di gravi accuse e di insulti pesanti. Il partito di Umberto Bossi sta infatti tentando disperatamente di rallentare a Montecitorio il varo del provvedimento di clemenza con un ostruzionismo a dir poco esasperato. Ma il resto dell’assemblea (compreso tutto il resto del centrodestra) è ormai compatto nel cercare di aggirare questo boicottaggio parlamentare, in tutti i modi consentiti dal regolamento.

E stamani il primo tentativo di bypassare la processione interminabile di interventi dilatori dei deputati leghisti ha avuto un parziale effetto positivo. E’ successo quando con un blitz si è provveduto di prima mattina ad una votazione per alzata di mano che ha evitato il preavviso per il voto elettronico. In questo modo si è neutralizzato un buon numero di dichiarazioni prolisse dei leghisti, e nel complesso si è riusciti a eliminare gran parte dei 200 emendamenti ostruzionistici presentati dal Carroccio.

Ovviamente però questa controtattica ha esasperato i toni del dibattito. E ha spinto il capogruppo della Lega Alessandro Cé ad attaccare con insolita virulenza il presidente della Camera. Colpevole secondo lui di aver agito in maniera non imparziale per favorire una approvazione rapida dell’indultino.

''La sua gestione dell'aula non fa bene alla democrazia''. - ha difatti tuonato Cé all’indirizzo di Pier Ferdinando Casini - Lei ha messo in atto azioni che non hanno precedenti in quest'aula. Lei dovrebbe essere imparziale e super partes e invece non lo è. Noi abbiamo presentato oltre 200 emendamenti. Ma questi sono stati ridotti a non più di otto grazie ad un uso sapiente del regolamento. Queste sono Forche Caudine. Anzi, una vera e propria ghigliottina per impedire la libertà di espressione''.

Parole durissime che hanno costretto il presidente della Camera a replicare con pacatezza ma anche con fermezza, per respinge tutte le accuse di parzialità rivoltegli. ''Riguardo agli emendamenti dichiarati inammissibili - ha detto secco Casini - si è proceduto alla applicazione del regolamento e, dunque, non c'è stata nessuna forzatura''. Nel frattempo comunque al presidente della Camera giungevano fitti gli attestati di solidarietà, come del resto era già successo ieri quando aveva dovuto censurare una protesta plateale dello stesso Cé e del questore leghista Ballaman.

Ma le accuse durissime dei leghisti hanno perso di mira anche i colleghi di An. Colpevoli, secondo gli esponenti del Carroccio, di fare un’opposizione troppo morbida e compiacente al provvedimento che concede due anni di sconto di pena ai detenuti che ne hanno gia espiata la metà. ''Speriamo che i deputati della Lega tirino fuori quella grinta che dovrebbero avere e che invece finora non abbiamo proprio visto. - ha affermato oggi in aula Federico Bricolo del Carroccio - Non basta dire di votare contro se poi non si usano gli strumenti parlamentari per dimostrarlo: intervenite, come noi, su tutto''.

Poi le bordate leghiste sono state indirizzate anche verso Forza Italia. ''Pensate solo a leggi che prevedono attenuanti per tutti e per i corrotti - ha gridato sempre Cé ai colleghi azzurri - Non portate mai avanti proposte per chi lavora e soffre. Vergognatevi!. Non tirate troppo la corda altrimenti al nord non prenderete più un voto. Da oggi la Lega al nord dirà alla gente quello che fate in questo Parlamento''. Quindi, rivolto al portavoce di Forza Italia Sandro Bondi il capogruppo del Carroccio è stato se possibile ancora più duro. ''Mi dispiace - ha osservato - che dietro la sua aria da parrocchiano bigotto egli abbia detto cose molto spiacevoli parlando di umanità. L'umanità va riservata alle famiglie di chi soffre, non a chi provoca le sofferenze”.

Poco più tardi però Biondi, vicepresidente della Camera, ha avuto modo di replicare, ottenendo una vera e propria ovazione da tutti i deputati, tranne quelli della Lega. E’ stato quando rispondendo ad un deputato del Carroccio, ha sottolineato che ''in carcere la pena si deve scontare ma in modo umano e dignitoso. Si deve dire ai detenuti che quando si dà il via libera ad un provvedimento di questo tipo non si tradisce l'elettorato, ma si risponde ad una propria coscienza. Una coscienza che deve seguire i valori in cui si crede e che non si anchilosa alla volontà della propaganda”.

Comunque sia, mentre la Lega continua a far parlare tutti i suoi parlamentari per ritardare il più possibile il varo dell’indultino, il clima si fa sempre più pesante dentro la maggioranza. Non è una caso che mentre Cé attaccava a testa bassa tutto e tutti alcuni autorevoli deputati azzurri commentavano con durezza le sue parole. ''Questi qua - sibilava in Transatlantico Carlo Taormina - devono uscire. Non possono restare al governo''. ''Non si può più tollerare una cosa del genere. - gli faceva eco il presidente della commissione Giustizia della Camera Gaetano Pecorella - Questi se ne devono andare''.

(10 LUGLIO 2003; ORE 112, aggiornato alle 130)