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    Predefinito Temporali d'estate, ma non....

    .....rinfrescano l'aria.

    Roma. Dice il capogruppo della Lega Alessandro Cè, che molto dice in questi giorni: “Berlusconi ci tratta come scolaretti, dice che è finita la ricreazione”. E non lo dice, Cè, ma lo fa capire, che a lui la parte di Pierino, nella classe Cav. II, piacerebbe da matti continuare a farla. Ma ieri a Palazzo Chigi il Cav. ha suonato la campanella, (ri)cominciando pazientemente la via crucis degli incontri a quattr’occhi, ora uno ora l’altro alleato, da Fini e Follini e giù giù, per vedere come ricondurli in aula. Bossi, che ancora fa l’offeso e non risponde alle telefonate del Cav., ha demandato a tenere i rapporti col preside della coalizione Roberto Calderoli. Comunque per ora contentarsi, far finta di niente. Perché di michette i leghisti hanno ancora le tasche piene, come si è visto sull’indultino.
    E dunque c’è sempre Cè che, appunto, dice: “Non accettiamo lezioni di moralità da parte di Forza Italia”. E neanche vorrebbero, dopo tanto scalmanarsi, la nota di biasimo sul registro.

    Dunque, se l’invocato Cav. si è rimesso al lavoro, a Montecitorio i suoi forzisti si muovono con circospetta cautela. Se dai banchi leghisti diluvia, fischiettano.
    Se incontrano i colleghi di maggioranza, evitano. Se si sfiorano nel Transatlantico, si ignorano. Almeno finché possono, ché ormai traballa anche il serafico Sandro Bondi, bollato come “parrocchiano bigotto” da Cè (e dai!): “Con questi abbiamo dato prova di una pazienza sovrumana”. S’ingrossa il fegato, si tiene la coalizione, secondo la direttiva di Elio Vito: “Calma e gesso”. Perché poi, della Lega, oggi quanto domani, nel contingente quanto nella prospettiva, si potrà fare a meno? “Numericamente sì, strategicamente non lo so”, dice Alfredo Biondi.
    Quasi le stesse parole di Michele Saponara. “Dal punto di vista strategico non ne possiamo fare a meno. Lo so, sarebbe un motivo di chiarezza, ma anche un rischio: al Nord si vince con la Lega. Al momento i voti si troverebbero, verrebbe in aiuto Mastella. Ma il discorso sul futuro è più complicato. Separarsi? La Lega sicuramente non ce la farebbe, noi potremmo non farcela”. Poi, appena punta l’attenzione ai discorsi dei leghisti in aula, confida sconsolato: “Che rozzezza…”. Ammette pure Angelo Sanza: “Adesso non se ne può fare a meno”. Ma in futuro, magari nel 2006? Alza le mani e si arrende: “Il 2006? Oh, oh…”.
    Egidio Sterpa la mette così: “Fare a meno della Lega? Sì, se gli altri alleati fossero leali. Non lo so. Berlusconi si deve rimettere al timone e richiamare all’ordine. E poi, qui c’è un ministro eletto con Forza Italia, che ha deleghe per cinque ministri, il potere di veto su tutti gli altri e che è sotto l’egida della Lega. Sto parlando di Tremonti”.

    Maroni: “La febbre può scendere”
    Dice Ferdinando Adornato: “Nelle polemiche di questi giorni non ci sono grandi questioni strategiche o politiche. Sono logiche di coalizione, portate fino all’estremismo in modo un po’ infantile, come dice Berlusconi. Non vedo questioni strategiche in discussione”. E guardando più in là, verso le Politiche del 2006? “Non ho la palla di vetro. Ma l’identità culturale e la dimensione popolare della Casa delle Libertà è ormai acquisita, non è in discussione. Poi le bandierine dei partiti possono mutare, siamo ancora in una transizione non completata”.
    La mancanza di una “palla di vetro” viene evidenziata anche da Donato Bruno, e comunque “non credo che i fatti di questi giorni possano essere considerati definitivi”, quindi, “la Casa delle Libertà è con la Lega, e tale resterà se vi è comunanza di intenti e di valori”. E il rischio di un logoramento politico? Non c’è, almeno Bruno non lo vede: “Ci sono provvedimenti dove a volte anche Udc o An e persino noi abbiamo votato in maniera difforme”.
    “Il centrodestra si è presentato unito alle elezioni e deve portare fino in fondo questo accordo”, dice Isabella Bertolini. “Ritengo e auspico che non faccia a meno della Lega”. Mette la mano sul fuoco anche per il futuro? “No. Dobbiamo valutare i progetti della coalizione, non sono blindati. Ma ci vuole coerenza di fronte agli elettori”.
    Aggiunge Alberto Michelini: “Ricordo che prima che Tremonti e Berlusconi convincessero Bossi, D’Alema aveva tentato di portarlo dalla sua parte. La coalizione deve andare avanti così come è partita, dopo un chiarimento indispensabile”. Sarà la stessa pure in futuro? “Inevitabile. Ci sarà la Lega e si vincerà con la Lega. In politica bisogna essere realisti: con questo sistema, anche un piccolo partito fa la differenza”.
    Più perplesso Gaetano Pecorella: “La Lega è un componente essenziale della Casa delle Libertà. Ma se ogni volta che non è d’accordo ci blocca, allora diventa un problema”. Un sospiro e un
    avvertimento: “Come partito guida della coalizione tocca a noi donare il sangue agli alleati, ma la pazienza non è infinita…”. E magari non servirà tutta.
    Roberto Maroni, dopo aver parlato con il Cav., mostra il termometro: “Ci sono le condizioni perché questa febbre cessi”.


    saluti

  2. #2
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    Predefinito Acqua benedetta...

    ....in padania.

    Roma. Già in passato, all’epoca della “vandeana” Irene Pivetti presidente della Camera dei deputati, la Lega ebbe una passione cattolico-tradizionalista.
    Poi era arrivata l’epoca del dio Po e delle sacre ampolle del Moncenisio. Nell’attuale, convulsa, stagione politica il Carroccio sembra aver recuperato il linguaggio ultra cattolico, ripescando contatti e alleanze non solo con le componenti tradizionaliste perfettamente in comunione con la Chiesa di Roma, ma persino con il mondo dei seguaci di monsignor Marcel Lefebvre, il vescovo scomparso nel 1991, considerato “scismatico” per la sua netta opposizione all’ultimo Concilio. Quanto possa durare questa fase di “fervore apostolico” è difficile prevederlo, sta di fatto comunque
    che i segnali di questo fervore negli ultimi tempi si sono moltiplicati. Suscitando perplessità e preoccupazioni tra i vescovi della Penisola e in Vaticano.
    Alla Cei e nei sacri palazzi infatti non è passato inosservato l’intervento pronunciato lo scorso 25 giugno dal capogruppo leghista Alessandro Cè a Montecitorio, in particolare quando se l’è presa con “la Chiesa che, con il Concilio Vaticano II, ha cambiato radicalmente giudizio sulla modernità, considerandola improvvisamente cristiana…dopo che per duecento anni era stata considerata anticristiana”. O quando ha sentenziato: “La Chiesa abbandona la sua stessa tradizione finendo per perdere l’Occidente, il baluardo europeo; la Chiesa dimentica l’universalismo per passare al dio unico della globalizzazione, al sincretismo illuminista”.
    Né passano inosservate le paginate che sempre più di frequente la Padania, il quotidiano del Carroccio, dedica alle questioni ecclesiastiche con uno stile e una scelta di temi che è tutto un programma. Basta scorrere, ad esempio, i titoli e gli occhielli di pagina 8 del 2 luglio: “Festa di ‘nozze’ per fede e identità. Alla kermesse della montagna veronese costumi padani e Messa della tradizione”, “Il succesore di Lefebvre al priorato di Rimini”, “Negato il rito antico ai martiri di Fenestrelle. Il vescovo di Pinerolo ha tollerato i matrimoni omosessuali ma non vuole la funzione dei nostri padri”, “Cattocomunisti, se li conosci li eviti”.
    Oppure quelli di pagina 5 del 6 luglio: “Curie sull’orlo di una crisi di nervi. Scomposta reazione a Treviso e Vittorio Veneto di fronte all’abbraccio fra tradizione cattolica e identità padana”,
    “Hanno perso le radici della fede. Indignata reazione del Carroccio alle inaudite accuse dei giornali curiali”.
    Certo anche nel mondo tradizionalista non manca chi guarda a queste sponsorizzazioni leghiste con qualche titubanza, timoroso di inopportune strumentalizzazioni. Nel Carroccio ci sono infatti parlamentari, come il deputato veneto Federico Bricolo, che sembrano sinceramente attaccati a una visione tradizionalista della fede cattolica, mentre appare più difficile verificare quanto siano autenticamente interessati alla “purezza della fede” e alle liturgia in latino altri esponenti leghisti come lo stesso Umberto Bossi o anche il deputato piemontese Mario Borghezio, che pure lo scorso 24 maggio era in prima fila – insieme a Bricolo – alla prima messa preconciliare celebrata da un cardinale in una basilica patriarcale romana negli ultimi trent’anni.

    Le dure critiche di Avvenire
    E’ altrettanto vero però che sia ai tradizionalisti in perfetta comunione con Roma sia ai lefebvriani, potrebbe non dispiacere il connubio con il “popolo padano”, per avere quella massa di fedeli di cui erano finora sprovvisti. Un esempio clamoroso in questo senso è accaduto a Mantova, dove la raccolta di firme da presentare al vescovo per ottenere la possibilità di celebrare la messa secondo il rito pre-concilare stentava, ma ha subito un’impennata quando a favore della petizione si sono mobilitati i leghisti del posto.
    In questo contesto la Cei sembra avere un atteggiamento sempre più freddo nei confronti della Lega, come è testimoniato anche dal duro editoriale di ieri di Avvenire, con cui il quotidiano dell’episcopato italiano ha sottolineato come nell’“attività destabilizzante”, che sembra contraddistinguere l’attuale clima politico, “eccellono gli uomini del Carroccio”.
    Sembra più prudente al contempo l’atteggiamento del Vaticano. E’ vero che il direttore dell’Osservatore Romano, l’irpino Mario Agnes, è personalmente tra i più feroci critici del Carroccio all’interno dei Sacri Palazzi. Sono infatti riconducibili alla sua penna gli attacchi più netti che il foglio vaticano ha riservato alla Lega. Come quelli pubblicati a metà aprile (Bossi “offensivo
    e provocatorio”) o in occasione del citato discorso parlamentare di Cè (“quando si è nani si resta tali”). In entrambi i casi tuttavia sembra che i salaci commenti siano andati in stampa senza il preventivo placet della Segreteria di Stato, che, per questo motivo, ha rafforzato il suo controllo sugli articoli di politica interna del quotidiano ufficioso della Santa Sede.

    Da Il Foglio di venerdì 11 luglio 2003

    saluti

  3. #3
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    Predefinito Spruzzatina su....

    ....Storace piccolo dux



    La replica del Secolo d’Italia alle farneticazioni di Pasquale Squitieri, che negava la persecuzione degli ebrei in Italia, è stata secca e senza equivoci.
    Il regista aveva sostenuto, in un dibattito per la presentazione del libro di Gianni Scipione Rossi su “La destra e gli ebrei, una storia italiana”, che in Italia erano perseguitati solo gli ebrei stranieri e non quelli dotati di cittadinanza e che, anzi, molti ebrei perseguitati altrove avevano trovato rifugio da noi.
    Com’è noto, invece, dal 1938 in poi le leggi razziali imposero una serie gravissima di limitazioni agli ebrei, dall’espulsione dalle scuole – sia come docenti sia come studenti – all’assoggettamento a un umiliante “lavoro obbligatorio” che doveva sostituire quello esercitato in precedenza (e poi proibito).
    Il quotidiano di Alleanza nazionale replica al regista, ex parlamentare di quel partito, che “cercare giustificazioni di sorta o tentare di minimizzare le famigerate leggi razziali varate dal governo fascista è un’operazione risibile e inaccettabile.
    L’odio che quelle norme prescrivevano prescrivevano come linea di condotta segna il confine tra civiltà e barbarie”.
    Non è la prima volta che An condanna l’antisemitismo, ma il tono di questa replica mostra che ormai il partito di Gianfranco Fini non si preoccupa piùdi addolcire la pillola ai nostalgici, che pure inevitabilmente esistono nel suo elettorato. D’altronde il compito di un leader è questo, scontare anche zone di impopolarità interna per affermare principi giusti.
    Se il partito di Fini si fosse comportato con lo stesso rigore anche nelle recenti vicende parlamentari, in cui invece è parso disposto a sacrificare la solidarietà della maggioranza e il rispetto degli accordi alle esigenze di popolarità in qualche zona dell’elettorato, forse la situazione politica sarebbe oggi meno confusa. I parlamentari di An, infatti, sostenendo emendamenti demagogici al decreto sulla vendita degli immobili occupati da militari, che era stato approvato in Consiglio dei ministri, hanno dato il via al valzer di ripicche di cui si vedono ora le conseguenze.


    saluti

  4. #4
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    Predefinito Funzionerà il...

    ....parafulmine?

    Silvio Berlusconi forse ha fatto bene a prendersi qualche ora di riposo a Positano. Le incombenze cui deve accudire in questo periodo, infatti, suggeriscono tempi di riflessione anche per un iperattivista come lui. La Convenzione europea ha approvato la bozza di nuovo trattato istituzionale Amato. Ma la fase più difficile – quella di ottenerne l’approvazione da 28 paesi, ognuno di quali ha il diritto di veto – comincia adesso a spetta all’Italia concluderla durante il suo semestre di presidenza, se vuole che la nuova Europa nasca a Roma. L’impresa è tutt’altro che semplice, visto che molti governi hanno riserve e proposte di “miglioramento” e bisogna sentire le opinioni di tutti, senza lasciare però troppe illusioni che si possa cambiare un granché.
    Naturalmente per avere qualche chance il governo italiano deve presentarsi in modo autorevole, e questo non può accadere se alle spalle continuerà ad avere una maggioranza litigiosa e diffidente.
    Così, prima di ricucire in Europa evitando che scattino i veti incrociati, Berlusconi deve fare la stessa operazione in Italia, con i suoi alleati di maggioranza.

    Come si è visto nel tentativo della settimana scorsa, rapidamente naufragato, non basterà un fax e una cabina di regia, ci vuole la politica, non solo la diplomazia. Il problema domestico, sulla carta, è più semplice di quello continentale. Un governo di uno Stato dell’Unione può bloccare il processo
    costituente e prendere tempo senza subire conseguenze immediate. I partiti della maggioranza, invece, se non ritrovano un’intesa, sono destinati a pagarla molto cara. Ma poiché ciascuno sa che questo vale anche per gli altri, è possibile che la tentazione di voler apparire “vincitori” del confronto, coltivata da uno o dall’altro, renda alla fine l’intesa impossibile o molto precaria. Berlusconi ha cominciato ieri sera i colloqui con i leader dei partiti e probabilmente cercherà di arrivare a una conclusione in fretta. Gli auspici sembrano discreti, perché forse tutti si rendono conto di aver già tirato la corda fino ai limiti. Tuttavia queste settimane di follia hanno fatto emergere non solo differenze, ma anche rancori e antagonismi. Che vanno superati non solo a parole.
    Altrimenti rischiano di ripresentarsi come un fiume sotterraneo nelle occasioni più delicate.
    Meglio chiudere bene che presto.


    saluti

  5. #5
    Veneta sempre itagliana mai
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    '' E' in gran parte merito di Luca Cordero di Montezemolo se la Juventus non si rivolse ai tribunali ordinari '' (Joseph S. Blatter - Presidente F.I.F.A. - Dicembre 2007)
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    Predefinito Re: Spruzzatina su....

    In origine postato da mustang
    .... I parlamentari di An, infatti, sostenendo emendamenti demagogici al decreto sulla vendita degli immobili occupati da militari, che era stato approvato in Consiglio dei ministri, hanno dato il via al valzer di ripicche di cui si vedono ora le conseguenze.


    saluti

    Non lo possono fare mustang e lo sai benissimo il xchè.....come devono continuare con i soldi a pioggia nel mezzogiorno e lo sai bene il xchè......non pensano a dargli l'amo e la canna....no gli mandano direttamente il pesce.....e poi vengono a contestare la tremonti bis destinata solo alle zone alluvionate di Alessandria da notare poi che il Comune è a guida centro-sinistra, e da notare che la tremonti-bis non sono soldi che arrivano, ma le tasse anzichè pagarle sono destinate agli investimenti, cosa molto diversa dei finanziamenti a fondo perduto

  6. #6
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    Predefinito Certamente che lo so...

    ....come so che fintanto che la politica della Lega non mette la capoccia fuori dagli incerti confini della "sua" padania per guardare anche all'Italia, e agli italiani, un dialogo vero e utile a tutti noi sarà difficile.
    L'Italia ha bisogno della padania, ma penso che la padania abbia decisamente più bisogno dell'Italia.

    saluti

  7. #7
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    Predefinito Re: Certamente che lo so...

    In origine postato da mustang
    ....come so che fintanto che la politica della Lega non mette la capoccia fuori dagli incerti confini della "sua" padania per guardare anche all'Italia, e agli italiani, un dialogo vero e utile a tutti noi sarà difficile.
    L'Italia ha bisogno della padania, ma penso che la padania abbia decisamente più bisogno dell'Italia.

    saluti

    non sarebbe possibile.....si ritornerebbe al vecchio sistema di far politica e non cambierebbe nulla.....e in effetti se "forse" si riesce a cambiar qualcosa è solo merito della lega(a dir la verità c'è anche in F.I. qualche bravo parlamentare che ne capisce) che è stata quella che da 15 anni a sta parte denuncia che questo sistema non può continuare...non so se hai afferrato il concetto....se diventassimo un partito nazionale anzichè locale finirebbe tutto ancora una volta nel calderone, io se devo essere sincera per questo casino sono anche contenta, hai visto con l'immigrazione? tralasciando la tiritera della legge ostacolata in tutti i modi possibili dai democristi e da una buona parte anche da altri, ma sul discorso delle carrette del mare, tu dimmi xchè si è dovuti arrivare a far tutto quel casino a parlare di cannonate (che tanto si sapeva già che non si poteva sparare) a urlare e sbraitare per settimane quando bastava che chi doveva facesse il suo dovere....hai visto arrivare qualche altra carretta del mare? no.....di certo non saranno finite, ma il fatto che sia un mese che non ne arrivino è già un buon segnale...però quanta sofferenza ...ci siamo sentiti dire di tutto pur avendo ragione, xchè i fatti ora ci stanno dando ragione.....notte...vado che domattina me ne vado x due gg finalmente al mare....ciao

  8. #8
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    Predefinito Valentino.....

    ...io riporto il pensiero comune dei leghisti, non il mio.
    E quando scrivo Italia e padania è evidente.
    Ma confermo che l'una ha bisogno dell'altra.
    Ed è sotto gli occhi di tutti le "differenze" tra il Nord e il Sud.
    Sull'argomento sarebbe utile una discussione aperta e sincera...
    ...ma sarà possibile?

    E i leghisti, che hanno le loro buone ragioni anche se spesso sono ragioni espresse in termini inaccettabili, devono ammettere che le "riforme" non sono solo il federalismo e le devolution, ma pure la riforma della Giustizia, della Burocrazia, dei Codici, e non ultima della Previdenza sociale.
    Ma su queste Bossi e i suoi sono stranamente sordi.

    saluti

  9. #9
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    Predefinito In mancanza di Bossi va....

    ...bene anche Tremonti.

    Roma. Dice Gianfranco Fini: “La Lega è il problema”. Dice Francesco Speroni: “Se ci fanno girare le scatole usciamo”, nel senso del governo. Umberto Bossi ieri non è andato al Consiglio dei ministri, preferendo restare dalle parti di Varese. “Va tutto bene”, le uniche parole che si è fatto scappare. Ma nella grande sala di Palazzo Chigi – assente, oltre Bossi, anche Roberto Maroni – ieri la tensione, racconta un ministro, “era altissima, fortissima”.
    E se Fini non ha polemizzato, causa assenza, con Bossi, ha avuto invece un duro scontro con Giulio Tremonti, sul tema dei contratti del pubblico impiego, firmati e non ancora onorati. “Sono volate parole grosse, uno scontro personale più che nel merito”, rivela un testimone. E a proposito di volare, il Cav. lo ha fatto verso Milano, per incontrare nel pomeriggio il capo leghista.
    Ma a via della Scrofa si resta all’erta: “Lunedì ci aspettiamo una nuova sparata da parte della Lega”.

    Dentro An non si abbassa la guardia e non si abbassano i toni. Solo il Secolo d’Italia fa mostra di ottimismo, titolando a tutta pagina: “Si riannoda il dialogo”, ma tra i parlamentari e i dirigenti si respira aria diversa.
    E’ netto il portavoce del partito, Mario Landolfi: “Il problema è: la Lega è una parte del corpo del centrodestra o è il cancro nel corpo? Se è una parte del corpo non ci vogliamo mutilare, ma se è un cancro lo dobbiamo estirpare”.
    E la sua idea qual è? “Che allo stato è molto più credibile la seconda ipotesi. Spero che dalla diagnosi non emerga questo sinistro verdetto”. Spiega, Landolfi: “Noi vorremmo continuare ad andare avanti con la Lega, ma se mina il presupposto della governabilità perché fa prevalere il suo particulare, molto particulare, allora non va”.
    Duro il giudizio di Mirko Tremaglia: “Come fa un governo nazionale a non considerare l’interesse nazionale? Non esiste. Un partito come An non ha ragione di essere se viene meno l’interesse nazionale”. Annota sconfortato, il ministro: “Non siamo al primo colpo, ma ad atteggiamenti che si ripetono. La gente non ci vede più, non ci riconosce più. La Lega dice che vuole andarsene? Se ne vada, faremo senza. Perché così non ha molto senso”.
    Netto pure Teodoro Buontempo: “Avremmo dovuto fare a meno della Lega già da prima.Avremmo vinto comunque e oggi ci sarebbe una maggioranza coesa al governo del paese. La Lega giorno per giorno sta rovinando l’immagine della Casa delle Libertà.
    E’ folle lasciare nelle sue mani la possibilità di staccare la spina quando vuole”.

    “Avrebbe perso la pazienza pure Gianni Letta”
    Spiega Ignazio La Russa: “Nessuno vuole fare a meno della Lega, ma deve stare nella coalizione con il suo peso, facendola finita col complesso del figliol prodigo”. Rammenta che senza i leghisti a “Milano abbiamo già amministrato Comune e Regione e ancora oggi la Provincia”, perciò “è tecnicamente possibile, ma non lo auspico. Quello che non è più possibile è la doppia velocità
    all’interno della coalizione. Non chiamiamolo ricatto, ma insomma, quasi… Sono state sempre trovate giustificazioni per il comportamento della Lega. Ma ora anche essa è adulta, è finita l’epoca della pubertà: stessi diritti e stesse responsabilità”.
    Più cauti sembrano invece Gustavo Selva e Filippo Ascierto, parlamentari eletti al Nord. “Fare a meno della Lega mi sembra difficilissimo – dice il primo – Abbiamo vinto sulla base di questo accordo, i soggetti devono rimanere quelli”. Un’ipotesi che Selva non vuole “nemmeno prendere in considerazione: vorrebbe dire che non ci sono più le condizioni per questa alleanza. Inimmaginabile. E nuove elezioni sono il più grosso rischio per il centrodestra”.
    Rammenta Ascierto: “La Casa delle Libertà ha valore se ci sono tutti. Al Nord la Lega è determinante, e se non c’è pochi parlamentari verrebbero eletti. Dovrebbe però capire che un conto è essere all’opposizione e un altro al governo”.
    Cautele che non convincono affatto Alessandra Mussolini: “A Montecitorio abbiamo passato tutta una giornata a farci insultare. Quelli si sono trasformati in visitors, una zolfatara che manda ondate di zolfo puzzolente. Umanamente la situazione è insostenibile, ci stanno massacrando. La Lega non regge il governo, anzi sta diventando l’ascesso del governo. E l’ascesso va eliminato. Ha voglia Berlusconi a ricucire”. E quindi? Ride: “Lo so che è politicamente rischioso, come a un tavolo di poker, ma alla Camera non abbiamo bisogno dei loro voti, al Senato qualcuno potremmo trovare… In ogni modo, non è tollerabile ripetere quello che è accaduto: fosse stato a Montecitorio l’altro giorno, pure Gianni Letta, che è Letta, avrebbe perso la pazienza e fatto un bel gestaccio”.


    saluti

  10. #10
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    Predefinito Avremmo vinto lo stesso....

    ....o avremmo perso.

    Chi lo sa?
    L'importante che la Lega "capisca" che non hanno futuro senza il resto dell'Italia ; che le riforme hanno un costo, e che spalle robuste devono portare pesi maggiori; che la "prima" riforma è il bipolarismo e l'alternanza di governo.
    Gli ex democristiani la smettano di pensare come ex democristiani (scelti da Dio al governo continuo) ma incomincino a comportarsi da italiani liberi (Chiesa libera in Stato libero) senza sognare la "Rifondazione democrista".
    Gli ex missini e "ex sporchi fascisti" si liberino dei vecchi complessi e dei vecchi rancori e inizino ad accettare meno Stato e più iniziativa e "responsabilità individuali".
    Berlusconi non è eterno...se scoppia lui scoppia tutto, in faccia a Bossi, Fini, Buttiglione, Ciampi, Casini, La Malfa e all'Italia tutta.

    Fintanto che a Roma si ride quando un tedesco del cazzo offende Milano o a Torino si sghignazzi se un pirla francese parla male di Napoli...è difficile presiedere un Governo che governi tutti gli italiani.

    saluti

 

 
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