.....rinfrescano l'aria.
Roma. Dice il capogruppo della Lega Alessandro Cè, che molto dice in questi giorni: “Berlusconi ci tratta come scolaretti, dice che è finita la ricreazione”. E non lo dice, Cè, ma lo fa capire, che a lui la parte di Pierino, nella classe Cav. II, piacerebbe da matti continuare a farla. Ma ieri a Palazzo Chigi il Cav. ha suonato la campanella, (ri)cominciando pazientemente la via crucis degli incontri a quattr’occhi, ora uno ora l’altro alleato, da Fini e Follini e giù giù, per vedere come ricondurli in aula. Bossi, che ancora fa l’offeso e non risponde alle telefonate del Cav., ha demandato a tenere i rapporti col preside della coalizione Roberto Calderoli. Comunque per ora contentarsi, far finta di niente. Perché di michette i leghisti hanno ancora le tasche piene, come si è visto sull’indultino.
E dunque c’è sempre Cè che, appunto, dice: “Non accettiamo lezioni di moralità da parte di Forza Italia”. E neanche vorrebbero, dopo tanto scalmanarsi, la nota di biasimo sul registro.
Dunque, se l’invocato Cav. si è rimesso al lavoro, a Montecitorio i suoi forzisti si muovono con circospetta cautela. Se dai banchi leghisti diluvia, fischiettano.
Se incontrano i colleghi di maggioranza, evitano. Se si sfiorano nel Transatlantico, si ignorano. Almeno finché possono, ché ormai traballa anche il serafico Sandro Bondi, bollato come “parrocchiano bigotto” da Cè (e dai!): “Con questi abbiamo dato prova di una pazienza sovrumana”. S’ingrossa il fegato, si tiene la coalizione, secondo la direttiva di Elio Vito: “Calma e gesso”. Perché poi, della Lega, oggi quanto domani, nel contingente quanto nella prospettiva, si potrà fare a meno? “Numericamente sì, strategicamente non lo so”, dice Alfredo Biondi.
Quasi le stesse parole di Michele Saponara. “Dal punto di vista strategico non ne possiamo fare a meno. Lo so, sarebbe un motivo di chiarezza, ma anche un rischio: al Nord si vince con la Lega. Al momento i voti si troverebbero, verrebbe in aiuto Mastella. Ma il discorso sul futuro è più complicato. Separarsi? La Lega sicuramente non ce la farebbe, noi potremmo non farcela”. Poi, appena punta l’attenzione ai discorsi dei leghisti in aula, confida sconsolato: “Che rozzezza…”. Ammette pure Angelo Sanza: “Adesso non se ne può fare a meno”. Ma in futuro, magari nel 2006? Alza le mani e si arrende: “Il 2006? Oh, oh…”.
Egidio Sterpa la mette così: “Fare a meno della Lega? Sì, se gli altri alleati fossero leali. Non lo so. Berlusconi si deve rimettere al timone e richiamare all’ordine. E poi, qui c’è un ministro eletto con Forza Italia, che ha deleghe per cinque ministri, il potere di veto su tutti gli altri e che è sotto l’egida della Lega. Sto parlando di Tremonti”.
Maroni: “La febbre può scendere”
Dice Ferdinando Adornato: “Nelle polemiche di questi giorni non ci sono grandi questioni strategiche o politiche. Sono logiche di coalizione, portate fino all’estremismo in modo un po’ infantile, come dice Berlusconi. Non vedo questioni strategiche in discussione”. E guardando più in là, verso le Politiche del 2006? “Non ho la palla di vetro. Ma l’identità culturale e la dimensione popolare della Casa delle Libertà è ormai acquisita, non è in discussione. Poi le bandierine dei partiti possono mutare, siamo ancora in una transizione non completata”.
La mancanza di una “palla di vetro” viene evidenziata anche da Donato Bruno, e comunque “non credo che i fatti di questi giorni possano essere considerati definitivi”, quindi, “la Casa delle Libertà è con la Lega, e tale resterà se vi è comunanza di intenti e di valori”. E il rischio di un logoramento politico? Non c’è, almeno Bruno non lo vede: “Ci sono provvedimenti dove a volte anche Udc o An e persino noi abbiamo votato in maniera difforme”.
“Il centrodestra si è presentato unito alle elezioni e deve portare fino in fondo questo accordo”, dice Isabella Bertolini. “Ritengo e auspico che non faccia a meno della Lega”. Mette la mano sul fuoco anche per il futuro? “No. Dobbiamo valutare i progetti della coalizione, non sono blindati. Ma ci vuole coerenza di fronte agli elettori”.
Aggiunge Alberto Michelini: “Ricordo che prima che Tremonti e Berlusconi convincessero Bossi, D’Alema aveva tentato di portarlo dalla sua parte. La coalizione deve andare avanti così come è partita, dopo un chiarimento indispensabile”. Sarà la stessa pure in futuro? “Inevitabile. Ci sarà la Lega e si vincerà con la Lega. In politica bisogna essere realisti: con questo sistema, anche un piccolo partito fa la differenza”.
Più perplesso Gaetano Pecorella: “La Lega è un componente essenziale della Casa delle Libertà. Ma se ogni volta che non è d’accordo ci blocca, allora diventa un problema”. Un sospiro e un
avvertimento: “Come partito guida della coalizione tocca a noi donare il sangue agli alleati, ma la pazienza non è infinita…”. E magari non servirà tutta.
Roberto Maroni, dopo aver parlato con il Cav., mostra il termometro: “Ci sono le condizioni perché questa febbre cessi”.
saluti




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