....soliti noti.
L’Economist aveva colpito duro già nel corso della campagna elettorale, nell’aprile del 2001. Silvio Berlusconi, dissero in copertina, è inidoneo a guidare l’Italia.
E giù pagine e pagine sulla complessa situazione giudiziaria del candidato alla premiership del centrodestra.
Il Cav. parlò di “spazzatura”, e vinse le elezioni.
Poi intraprese azione civile per danni, e l’Economist gliela ha giurata, come si dice. Un nuovo capitolo della soap fu di recente “l’inidoneità di Berlusconi a guidare l’Europa”, e adesso arriva un superdossier à la Marco Travaglio imperniato sul caso Sme e sulle dichiarazioni spontanee del Cav. a Milano, che hanno travolto l’Italia e l’hanno divisa, come sempre, tra innocentisti e colpevolisti. Non abbiamo letto tutta la lunga lettera aperta al premier italiano del settimanale britannico, abbiamo avuto solo la possibilità di piluccare qualche delizia, ma a partire da domani cercheremo di darne notizia e di commentarlo in modo più specifico.
Berlusconi ha detto di non avere tempo per queste amene letture, e di aver delegato la bisogna agli avvocati. Punto.
Qualche osservazione a caldo.
Può essere che l’Economist si ostini per la semplice ragione che, sfidato in tribunale, desidera fare più male che sia possibile al suo avversario. Può essere che il settimanale londinese sia gratificato dal rumore che una inaudita sfida a un premier straniero, who happens to be presidente in carica dell’Unione europea, sicuramente farà. Può essere che prevalga il gusto purissimo per il giornalismo investigativo, e che il direttore Bill Emmott e la sua squadra stiano facendo soltanto il loro mestiere. Può anche essere vero, invece, che la coalizione di interessi e sensibilità finanziarie e politiche rappresentata da quel giornale sia incline a raggiungere lo scopo di indebolire il maverick, l’outsider della politica europea, al fine di consolidare e rassicurare un establishment leso nelle sue abitudini e nelle sue tasche dalle performance del Cav., come businessman e come politico.
Dai primi scampoli di una divertente lettura, a spanne, emerge però con certezza questo: all’Economist non conoscono la storia italiana degli ultimi vent’anni, non si sono letti nemmeno loro le memorie di Carlo De Benedetti, e parteggiano per la coppia Ingegnere&Professore (CDB e Romano Prodi) con inusitata spavalderia. Fino a dire che l’Italia avrebbe fatto un grande affare se avesse venduto il colosso agroalimentare alla Buitoni a un prezzo quattro, cinque volte inferiore a quello pattuito sette anni dopo.
Precisamente la tesi di Prodi e del suo mancato acquirente.
da il Foglio
saluti




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