Mi ha particolarmente colpito la definizione che Massimo Giannini di "Repubblica" ha dato di Gianfranco Fini: un leader autorevole e irrilevante.
Effettivamente, Fini sembra avere quell'aria carismatica, seriosa, sicura di sè, saggia, autorevole. Ma poi alla prova dei fatti è il leader che conta di meno nel governo Berlusconi.
I centristi dell'Udc si fanno sentire in coro: Buttiglione, Casini, Follini parlano, parlano e danno l'impressione di orientare fattivamente l'operato del governo.
Bossi spara le sue cannonate, ricatta tutti, e sembra essere l'ispiratore autentico della compagine, grazie anche al suo sodalizio con Tremonti.
I forzisti si fanno scudo dell'autorità del loro capo.
Fini, invece, quando appare in Tv ha l'aria di dire cose giuste e sacrosante. Ma poi si avverte che non conta niente. Non riesce ad incidere nel governo. Soffre ancora della sindrome dello sdoganamento. Parla, parla (lui e i suoi colonnelli, che, però, non hanno la sua stessa aria carismatica, prendi ad esempio Gasparri e La Russa, che si sforzano di apparire credibili, ma non ci riescono) e Berlusconi lo lascia parlare. Ma alla fine non decide niente, perchè Berlusconi decide per lui. E lui lo deve sempre ringraziare perchè lo ha sdoganato e lo ha fatto andare al governo.
Ecco, anche a me Fini sembra, è vero, apparentemente, credibile e autorevole, ma assolutamente insignificante e irrilevante, sempre all'ombra di Berlusconi. E le vicende di questi giorni, come quella della "cabina di regia" che doveva essere affidata a lui e poi non se ne è fatto più nulla, stanno lì a dimostrarlo.




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