Vi segnalo un libro, Nazioni senza stato, collana Universale economica Feltrinelli autori Alberto Melucci e Mario Diani.

Il punto di vista è particolare ma alcuni concetti base che dovrebbero essere nostri sono spiegati in maniera molto chiara (formazione dei movimneti, punti di forza, obiettivi, organizzazione, leadership, ecc).

vi riporto l'ultima pagina del libro:

"Una dimensione dei conflitti, che attraverso i movimenti etnico-nazionali si mette in luce, è del tutto nuova e non riguarda solo questi attori sociali: si tratta del conflitto di nominazione, conflitto intorno al senso delle parole e delle cose, in una società in cui il nome sostituisce sempre più la realtà. Ecco perchè, attraverso l'identità etnica e linguistica, il linguaggio diventa così importante: il modo con cui chiamiamo le cose decide ormai, nella società dell'informazione, della loro stessa esistenza. Nei conflitti etnico-territoriali la componente del linguaggio non è perciò soltanto la rivendicazione di un diritto tradizionale. Essa apre la questione fondamentale se sia possibile oggi nominare diversamente. Attraverso la diversità della lingua si afferma dunque il diritto alla autonomia della costruzione del mondo. Lingue diverse fanno esistere mondi diversi e il legame di lingua madre (ancora una dimensione di grembo!) assicura la possibilità di nominare il mondo a modo proprio, resistendo ed opponendosi a una nominazione standardizzata, quella decisa dai centri planetari della cultura di massa.La lingua tradizionale aggiunge a questa funzione generale del linguaggio la ricchezza della propria particolarità semantica.
Il linguaggio tradizionale nomina un mondo in via di scomparsa, povero di tecnologia ma carico del rapporto con la natura e con le forze sottili dentro e fuori l'uomo.
Il linguaggio tradizionale oppone alla asettica funzionalità del linguaggio tecnologico, al newspeak della lingua informatica e della pubblicità, l'articolazione di una esperienza umana sfaccettata, le sfumature della luce e dell'ombra che si sono sedimentate negli strati profondi della cultura umana. La perdita di questa ricchezza non può essere vissuta che come una perdita dell'umanità in quanto tale. Almeno per questa ragione, i movimenti etnico-nazionali parlano per tutti. Fortunatamente, ancora nella loro lingua."