Alt su devolution e pensioni. Nuovo scontro An-Lega


La segreteria del Carroccio approva il calendario per le riforme. Nessun cedimento sull'interesse nazionale. An e Udc: "Senza clausola, nessuna devoluzione". Maroni: "No alle pensioni nel Dpef".


ROMA – Dura pochi minuti la "navigazione in acque più tranquille" della Casa Libertà. L’attesa prova del nove era la segreteria politica della Lega in programma oggi. Il primo segnale di distensione del Carroccio sembra arrivare dall’approvazione del calendario delle riforme, quella road map che Berlusconi aveva messo nero su bianco e che scandiva le tappe verso il varo di un pacchetto che comprende devolution, Senato federale, Corte costituzionale regionalizzata e premierato.

Umberto Bossi preferisce lasciare la parola a Francesco Speroni. Tocca al suo capo di gabinetto ricordare la scansione dell’accordo: settembre 2003 per la prima lettura, aprile 2004 per la seconda, settembre 2004 per la terza lettura e dicembre 2004 per la quarta e definitiva.

Ma lo scoglio è appena dietro l'angolo. Bastano pochi minuti perché l'avanguardia di An e Udc si scaterni sulla difesa della clausola di interesse nazionale. "La questione – si affretta a spiegare Speroni - era stata proposta all'interno del disegno di legge La Loggia. Il documento di Berlusconi non vi fa riferimento". Ossia, il sì alla road map non vuol dire che la Lega abbia fatto concessioni su questo punto.

E infatti la risposta degli esponenti del partito di Fini non si fa attendere. “I leghisti non hanno le idee chiare – dice Ignazio Larussa - Noi diciamo basta alle ambiguità e chiediamo che prevalgano i fatti. Ora deve parlare Bossi e deve parlare per tutti”. Ancora più chiaro l'aut aut di Mario Landolfi. "Secondo me hanno capito male. Se non c'é l'interesse nazionale - afferma - o l'esplicito riferimento a questo principio, non c'é neanche la devoluzione". E non meno ultimativo appare il segretario dell'Udc, Marco Follini. "Interesse nazionale e devolution camminano di pari passo. L'ho detto e lo ripeto, è come il famoso spot: 'No Martini? no party!''.

L'esito della discussione della segreteria leghista è tutto contenuto in un documento in tre punti che è stato inviato a Silvio Berlusconi. "Chi ha da chiedere qualcosa si rivolga a lui" chiosa Speroni.

Nè gli altri argomenti all'ordine del giorno della segreteria leghista, Dpef e pensioni, sembrano portare a conciliazioni. A ribadire fino a che punto la linea di confine delle condizioni del Carroccio possa essere valicata ci pensa il ministro del Welfare, Roberto Maroni che dice chiaro e tondo: "Noi sulle pensioni non vogliamo fare cassa”. Ovvero, la Lega non cede: se servono soldi si agisca sul sommerso o sulle pensioni di invalidità, ma quelle di anzianità non si toccano.

"Di pensioni - ha aggiunto poi Maroni - si parli solo nella delega e non nel Dpef, se non eventualmente per indicare la delega che giace in Senato come unico strumento per riformare le pensioni. Ci opporremo a qualunque intervento sulle pensioni nella legge Finanziaria”. Nuovo segnale che l’asse con Tremonti comincia a scricchiolare. Ed è Tremonti, quand'è sera, a convocare An e Udc in via XX Settembre.

Sta di fatto però che gli occhi sono tutti puntati al varo del Documento di programmazione economica e finanziaria che potrebbe avvenire già nella nottata di mercoledì. Il giorno dopo è atteso al vaglio del Parlamento. "Niente balletti" , ha avvertito a tal proposito Pierferdinando Casini augurandosi che la discussione non sia punteggiata dalle solite contestazioni e risse verbali. "Dei ritardi creerebbero dei problemi molto seri", spiega il presidente della Camera che ha già in testa il calendario dei lavori: giovedì il provvedimento va alle Camere, le Commissioni lo esaminano celermente, l'approvazione avviene entro il 31 luglio.

L'impianto del documento, comunque, sarebbe già pronto. Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, oggi volerà a Bruxelles per l'Ecofin e tornerà martedì sera per quello che dovrebbe essere il rush finale che porterà alla stesura definitiva.

Le parti sociali sono convocate per mercoledì alle 11 poco prima della riunione del consiglio dei ministri. Ma nel governo, nonostante la tregua siglata ad Arcore, le acque continuano ad essere agitate. "Se non avrò tempestivamente il Dpef entro lunedì non lo voterò", ha detto il ministro per le Politiche comunitarie e presidente dell'Udc, Rocco Buttiglione. Oggi puntualmente il titolare dell'Economia Giulio Tremonti gli ha illustrato i punti essenziali in una "lunga e cordiale telefonata".
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