Re: Corriere della Sera, sei anni fa
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In Origine Postato da Franci
Ferruccio de Bortoli, il direttore del Corriere, ha replicato con un articolo in prima pagina, in cui diceva fra l’altro che «l’esposto è l’ultimo di una serie di piccoli atti di intimidazione nei confronti di un giornale libero da parte di un uomo politico: atti che, in certi casi, ricordano il “miglior” Craxi».
A questo articolo, D’Alema ha risposto facendo causa a de Bortoli, al quale ha chiesto due miliardi di danni. Non solo: ha sfidato il direttore del Corriere a sottoscrivere un «giuramento decisorio»: a giurare insomma davanti al giudice su un documento preparato dallo stesso D’Alema.”
E poi, quali erano questi "piccoli atti di intimidazione"? Puoi essere più preciso? Hai altre notizie in merito?
D'Alema ha spesso avuto contrasti con i giornalisti (è stato giornalista in passato) soprattutto a causa del suo pessimo carattere (lo dico anche se ho stima della persona e la reputo intelligente e fine).
Ribadisco che a me pare un contrasto forte ma alla luce del sole. Dall'articolo non vedo nessun attentato alla libertà di stampa: D'Alema non ha tentato di comprarsi il Corriere, non ha aperto un TV per rubare la pubblicità al quotidiano, grazie ad una legge fatta "ad hoc" dal Parlamento, non si è fatto approvare una legge per garantirsi l'impunità anche nel caso il contrasto approdasse in Tribunale e lui perdesse la causa.
Queste sono azioni che possono configurare, a mio parere, un attentato alla libertà di stampa.
Ma contestare un articolo di giornale, anche aspramente e ricorrendo ad "organi istituzionali", è una cosa diversa.
O no?
Re: Corriere della Sera, sei anni fa
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In Origine Postato da Franci
Libertà di stampa. Se ne parla con una sorta di dissenteria creativa, da quando il Corriere ha cambiato direttore, con de Bortoli che cede lo scettro a Stefano Folli. Ma vale la pena di dare uno sguardo veloce a cosa successe nel novembre 1997, sei lunghi anni fa, in piena era dalemo-prodista. Approfitteremo dell’aiuto di uno che al Corriere ci ha lavorato per anni, Michele Brambilla, che nella prefazione di un saggio che ha riscosso molto successo (L’eskimo in redazione, edito da Mondadori), racconta nei particolari un episodio accaduto nel suo giornale e che ha protagonista proprio D’Alema.
“Il 29 e il 30 novembre 1997 il Corriere della Sera ha pubblicato alcuni servizi su un progetto del Pds di unificare i sindacati Cgil, Cisl e Uil. Progetto che il segretario del Pds Massimo D’Alema ha smentito. Il Corriere ha pubblicato la smentita, sottolineando però che le indiscrezioni raccolte su quel progetto erano sufficientemente fondate. A questo punto D’Alema ha presentato un esposto all’Ordine dei giornalisti (un organismo di cui pochi mesi prima aveva auspicato l’abolizione) chiedendo sanzioni disciplinari.
Ferruccio de Bortoli, il direttore del Corriere, ha replicato con un articolo in prima pagina, in cui diceva fra l’altro che «l’esposto è l’ultimo di una serie di piccoli atti di intimidazione nei confronti di un giornale libero da parte di un uomo politico: atti che, in certi casi, ricordano il “miglior” Craxi».
A questo articolo, D’Alema ha risposto facendo causa a de Bortoli, al quale ha chiesto due miliardi di danni. Non solo: ha sfidato il direttore del Corriere a sottoscrivere un «giuramento decisorio»: a giurare insomma davanti al giudice su un documento preparato dallo stesso D’Alema.”
Brambilla prosegue, stigmatizzando come attraverso pareri piuttosto contrastati l’Ordine dei giornalisti abbia finito per assolvere de Bortoli e Francesco Verderami (che del servizio incriminato era stato l’autore), mentre una condanna sonante sia arrivata per Felice Saulino, collaboratore e responsabile di un pezzo che apparve proprio accanto a quello di Verderami, sullo stesso argomento.
Non aggiungiamo altro alla cronaca, stringatissima, dei fatti. Che serva di monito a chi, nel 2003, si trastulla in ciarle e battibecchi sull’odierna difesa della libertà di opinione.
Mi sembra ci sia una grossa differenza tra querelare un giornalista davanti a un giudice terzo perche' riporta notizie false e chiedere la sua testa al suo editore perche' non ti piace la sua linea editoriale. In un caso si contestano i fatti, nell'altro le opinioni. E' la stessa differenza tra il dire che Tremonti e' un ladro e tra il dire che la politica economica del governo e' fallimentare.
Peraltro come tu stesso riporti D'Alema aveva parzialmente ragione visto che un giudizio a suo favore c'e' stato.
Re: Re: Corriere della Sera, sei anni fa
Citazione:
In Origine Postato da Curioso
E poi, quali erano questi "piccoli atti di intimidazione"? Puoi essere più preciso? Hai altre notizie in merito?
D'Alema ha spesso avuto contrasti con i giornalisti (è stato giornalista in passato) soprattutto a causa del suo pessimo carattere (lo dico anche se ho stima della persona e la reputo intelligente e fine).
Ribadisco che a me pare un contrasto forte ma alla luce del sole. Dall'articolo non vedo nessun attentato alla libertà di stampa: D'Alema non ha tentato di comprarsi il Corriere, non ha aperto un TV per rubare la pubblicità al quotidiano, grazie ad una legge fatta "ad hoc" dal Parlamento, non si è fatto approvare una legge per garantirsi l'impunità anche nel caso il contrasto approdasse in Tribunale e lui perdesse la causa.
Queste sono azioni che possono configurare, a mio parere, un attentato alla libertà di stampa.
Ma contestare un articolo di giornale, anche aspramente e ricorrendo ad "organi istituzionali", è una cosa diversa.
O no?
Sai, c'è una differenza tra il "contestare un articolo" da cittadino X e farlo come segretario del maggior partito italiano, al governo del Paese, dopo una serie di atti di intimidazione. Sono d'accordo, il fatto è alla "luce del sole"; ma non so quanto questo rappresenti un buon segno. Anzi, denota che il Lìder Maximo che si sapesse o no quel che faceva non gliene fregava niente. Mi dispiace, ma non ho informazioni esatte in merito alle intimidazioni: ma ho sempre avuto larghissima fiducia in De Bortoli e lo ritengo una fonte attendibile. Ciao