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Discussione: No-global!

  1. #1
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    Predefinito No-global!

    Non capisco perchè la stampa e una discreta parte del movimento sia solita cambiare il NO-GLOBAL in NEW-GLOBAL... inizialmente me lo sono chiesto anche io, infatti, perchè chiamare NO-GLOBAL un movimento che invece sostiene valori come la tolleranza e l'integrazione culturale, poi invece ho intuito che l'origine del nome è molto diversa.

    L'appellativo NO-GLOBAL credo derivi dall'economia; sono quelle persone che si oppongono alla apertura selvaggia dei mercati e alla libera circolazione delle merci... in sostanza una sorta di socialprotezionismo. Sono persone che sostengono il diritto di ciascun paese a non essere sfruttato dalle multinazionali pronte a derubarli, ciscuno dei suoi beni migliori. Tanto per intenderci se una multinazionale produce in Cina con materie prime Africane, vende in Europa fa fare la campagna Marketing in USA paga le tasse alle Caiman e manda i dirigenti in ferie in Polinesia (tutto ciò perchè in ciascun paese trova le migliori condizioni economiche per ogni rispettivo prodotto/servizio) l'intero ciclo produttivo si risolve con un sostanziale impoverimento di ogni paese coinvolto (ad eccezione forse delle Caiman) che ha offerto la sua merce/servizio con migliore rapporto qualità/prezzo e in un sostanziale arricchimento della sola Multinazionale che ha devastato l'Ambiente in Africa, ha sfruttato la manodopera in Cina, ha usufruito di neo-laureati in economia in USA e ha impoverito futuri disoccupati in Europa, e poi per rifarsi gli occhi è andata a godersi il clima della Polinesia...

    Ho notato che i no-global in ultima analisi combattono questo e solo questo. Combattono contro lo sfruttamento che non è più limitato a una sola Nazione ma è esteso al mondo intero.

    Quindi NO-GLOBAL, NO AL MERCATO GLOBALE, che non ha nulla a che fare col villaggio globale e con la globalizzazione dei diritti che sono invece aspetti tenuti nella massima considerazione e appoggiati e coordinati al meglio delle forze.

    E' questo che secondo me dovremmo capire... se tutto il mondo fosse estremamente protezionista e ciscuno consumasse la merce prodotta a casa propria non ci sarebbero degli abili mercanti senza scrupoli che facendoci delle creste incredibili rubano la ricchezza al mondo e lo condizionano, dirigono e controllano senza muovere nemmeno un dito facendo fortune inimmaginabili comodamente sdraiati sulla propria poltrona (le banche in primis) sfruttando le differenze legislative, le differenze culturali e i diversi valori monetari che sussistono nel mondo.

    Per avere un mondo globale anche nel mercato si dovrebbe avere PRIMA unmondo globale nei diritti, nelle leggi, nelle tutele ambientali e culturali, e DOPO un libero scambio... evidentemente si sta cercando di globalizzare alla rovescia, e visto che per ora è l'unica globalizzazione possibile (perchè l'unica supportata da un adeguata volontà economica, politica e militare) non ci resta che opporci fermamente alla globalizzazione.... quindi in ultima analisi per me il nome dovrebbe restare NO-GLOBAL e non mutarsi in un giornalistico NEW-GLOBAL perchè perderebbe l'originario significato antiliberista e di protesta anche se suonerebbe di più facile interpretazione... si dovrebbe certamente spiegare però alle persone e ai giornalisti il vero significato di quel NO altrimenti questi inventano e ne vengono fuori solo delle brutture e delle storpiature senza senso...

    Il mondo non è per nulla cambiato negli ultimi 5 o 6 mila anni ed è per questo che il Comunismo 8-9centesco è attuale, che il Cristianesimo è attuale e che anche il Buddismo è attuale o moltissime altre dottrine, filosofie e religioni sono sempre attuali.
    Magari da rinterpretare, magari da adattare ma il significato rimane perpetuamente...

  2. #2
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    Benvenuto a Banditore su questo forum

    Ti risponderò, abbi pazienza...

  3. #3
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    Sono d’accordo praticamente su tutto quanto hai scritto, Banditore. Tranne per il fatto che l’espressione “no global” non mi piace. Proprio perché nn siamo un movimento “antimodialista” come lo sono la Nuova Destra, la Lega ecc. E in questo senso “no global” può essere equivocato, deviante rispetto alla realtà.
    New global mi pare già meglio. Perché fa intuire che si vuole una globalizzazione nuova, diversa dall’attuale (come hai detto tu: prima la globalizzazione dei diritti). Purtroppo sembra un po’ l’imitazione di “new economy”, “new age” …
    Perciò meglio ancora sarebbe “Movimento dei movimenti”, come questo forum, o “Movimento dei Forum sociali”. Ma resta il fatto che “no/new global” sono termini + brevi e di + facile consumo di massa e giornalistico.

    Cordiali saluti
    Franzele

  4. #4
    Quin igitur expergiscimini?
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    Originally posted by Franzele
    si vuole una globalizzazione nuova, diversa dall’attuale (come hai detto tu: prima la globalizzazione dei diritti).
    Perciò meglio ancora sarebbe “Movimento dei movimenti”
    Franzele
    Si vuole anche il rispetto dell' autonomia e dell' indipendenza dei popoli, così come si rivaluta l' importanza delle tradizioni locali in contrapposizione ai processi di omologazione capitalistica. Perciò si combatte l' imperialismo, in primo luogo quello amerikano, da considerare il più grande pericolo per l' umanità.

  5. #5
    Hanno assassinato Calipari
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    Chiariamo un punto: il movimento noglobal non e' protezionista.

    Il protezionismo, come il liberismo, non e' neutrale. Sono "mezzi", che si applicano in funzione di uno scopo.

    Lo scopo nostro, io cosi' l'intendo, e' cercare un sistema piu' equo ed equilibrato.

    Se un'apertura corrisponde alla distruzione dell'economia locale, va ripensata. Se invece aiuta l'economia locale, va favorita.

    Ad esempio, il commercio equo e solidale rompe la gabbia del mercato inteso nella sua concezione neoliberista e permette a me, consumatore, di pagare un prezzo "giusto", secondo le regole di un mercato che ha come scopo l'aiuto alle relazioni tra i popoli e le persone.

  6. #6
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    Originally posted by yurj
    Chiariamo un punto: il movimento noglobal non e' protezionista.

    Il protezionismo, come il liberismo, non e' neutrale. Sono "mezzi", che si applicano in funzione di uno scopo.

    Lo scopo nostro, io cosi' l'intendo, e' cercare un sistema piu' equo ed equilibrato.

    Se un'apertura corrisponde alla distruzione dell'economia locale, va ripensata. Se invece aiuta l'economia locale, va favorita.

    Ad esempio, il commercio equo e solidale rompe la gabbia del mercato inteso nella sua concezione neoliberista e permette a me, consumatore, di pagare un prezzo "giusto", secondo le regole di un mercato che ha come scopo l'aiuto alle relazioni tra i popoli e le persone.
    Giustissimo, yurj

    Dall'altra parte della barricata anche le multinazionali, il Wto ecc. nn sono sempre libersti (si pensi ai brevetti): guardano ai loro interessi. Noi guardiamo agli interessi dei poveri (c'è ancora molta gente che muore di fame) e dei lavoratori. Senza ideolgie (o, meglio, ognuno può avere le sua convinzioni ideoligiche, ma il Movimento unisce le diversità in nome di obiettivi concreti).

    Ciao
    Franzele

  7. #7
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    Scusa Franzele, siccome in queste occasioni è facile cadere in equivoci, vorrei chiederti:
    - Cosa intendi per "nuova destra"?
    La destra classica è tutta pro-global e capitalista, quella estrema è antimondialista e un po' paranoica. Se ti riferisci al quella corrente di pensiero che 20 anni fa qualcuno chiamò Nuova Destra ed ora preferisce essere definita come "Cultura delle Nuove Sintesi", allora mi pare dovereroso chiarire che: le sue posizioni sono più vicine al pensiero new-global che all'antimondialismo; la Lega con essa non c'entra niente; nel 2000, a Torino, Marco Tarchi, di fronte a dei conferenzieri sbigottiti e un pubblico non da meno, disse chiaramente che star lì a fare gli antimondialisti, i no-global in senso nostalgico, tuonare contro la globalizzazione come male assoluto anziché ragionare in termini di glocalità, significa più o meno compiere un esercizio onanistico.
    Comunque, inutile ripetere che noi di Diorama (pur con le dovute distinzioni e una ferma intenzione di stare al di là della dicotomia in senso metapolitico), ci sentiamo più vicini al pensiero della sinistra e non certo a quello della destra.

    Condivido invece che il termine new-global, pur essendo più consono, rischi di stimolare suggestioni new-age. Ma d'altronde perché stare sempre nella gabbia di un pensiero "incuboso" (secondo la definizione di Sartori), perché sottostare al ricatto del pensiero debole, liberale e annientante qualsiasi spunto di creatività in nome del libero mercato e del quieto vivere?
    Sarà o meno lecito pensare a qualcosa di diverso e provare a metterlo in pratica, per viverlo, il più possibile?
    Ciao.

    E scusa la pignoleria, ma mi pareva giusto precisare, perché siamo un po' stufi di essere fraintesi. Non so se leggi Vita, altrimenti potevi farti un'idea con la lettera di replica a Bonacina per una recensione a Diorama, nella quale, pur con rispetto e interesse, si classifica ancora una volta Tarchi come intellettuale della destra radicale.



    Originally posted by Franzele
    Sono d’accordo praticamente su tutto quanto hai scritto, Banditore. Tranne per il fatto che l’espressione “no global” non mi piace. Proprio perché nn siamo un movimento “antimodialista” come lo sono la Nuova Destra, la Lega ecc. E in questo senso “no global” può essere equivocato, deviante rispetto alla realtà.
    New global mi pare già meglio. Perché fa intuire che si vuole una globalizzazione nuova, diversa dall’attuale (come hai detto tu: prima la globalizzazione dei diritti). Purtroppo sembra un po’ l’imitazione di “new economy”, “new age” …
    Perciò meglio ancora sarebbe “Movimento dei movimenti”, come questo forum, o “Movimento dei Forum sociali”. Ma resta il fatto che “no/new global” sono termini + brevi e di + facile consumo di massa e giornalistico.

    Cordiali saluti
    Franzele

  8. #8
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    Con “Nuova Destra” mi riferivo a quell’area illiberale ed antidemocratica che vede negli Usa il nemico principale e nell’Islam un alleato. A coloro che rivendicano, in modo assoluto, l’autonomia dello sviluppo storico di ogni popolo. Anche al costo di infischiarsene dei diritti umani + elementari. Tu sicuramente conosci queste realtà politiche meglio di me, quindi se hai correzioni da farmi, le leggerò con attenzione.
    So che costoro vogliono dialogare (o forse fare proselitismo?) con il Movimento. Chomsky rientra tra le loro letture.
    Io sono contrari a contatti con questi gruppi (un dialogo informale con un forumista intelligente come Claudio è sempre un piacere) nn per l’etichetta “destra” (che me ne importa di un’etichetta?), ma perché sono antidemocratici e non sono per l’estensione globale dei diritti (inoltre nn condivido l’antiamericanismo estremo, quello che colpisce nn solo, come è giusto, una politica, ma un popolo).

    Saluti
    Franzele

    P.S.: naturalmente tra gli antimondialisti al 100% avrei dovuto mettere i localisti reazionari, neofascisti, nazionalisti...

  9. #9
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    Originally posted by Franzele
    Con “Nuova Destra” mi riferivo a quell’area illiberale ed antidemocratica che vede negli Usa il nemico principale e nell’Islam un alleato. A coloro che rivendicano, in modo assoluto, l’autonomia dello sviluppo storico di ogni popolo. Anche al costo di infischiarsene dei diritti umani + elementari. Tu sicuramente conosci queste realtà politiche meglio di me, quindi se hai correzioni da farmi, le leggerò con attenzione.

    Ti ringrazio per il rispetto, che è reciproco. Credo che abbiamo molti punti di dialogo e, paradossalmente, le questioni di dibattito non stiano dove pensi di trovarle.
    Sono contento di poterti rispondere, anche per chiarire, dal mio punto di vista, fraintendimenti che continuano a prevalere a sinistra nei confronti delle Nuove Sintesi. Credo anche che la vulgata che giornali, pur di qualità, come Il Manifesto e Liberazione danno di noi contribuisca alì'equivoco. Personalmente credo si possa anche litigare sulle idee o su certi modi di viverle (non ho mai nascosto la mia perplessità verso certi "eccessi" di Genova, ad esempio), ma su basi concrete e non su demonizzazioni.
    Dunque:
    1) La Nuova Destra (chiamiamola pure così, se c'intendiamo), intesa come Cultura delle Nuove Sintesi, ruotante intorno a Tarchi e De Benoist, è un movimento di pensiero metapolitico, quindi non militante o legato a fazioni partitiche, è critica verso il liberalismo, se vuoi la pretesa assolutistica liberale, ma non è antiliberale. Da anni preferisce definirsi post-liberale, nel senso che prende atto di certe acquisizioni del liberalismo, ne denuncia le storture economiciste e di capitalismo predatorio, ma preferisce far riferimento a pensatori che hanno fatto conti con questa linea di pensiero (pensa solo ai neocomunitaristi americani). Questo implica la consapevolezza che la democrazia è l'unica forma di politica che permette la gestione dei conflitti. L'idea che la Nuova Destra è antidemocratica trapela un po' ovunque, anche nella sinistra più aperta, e non capisco perché: basterebbe leggere i libri di De Benoist per accorgersi che il dibattito sulla democrazia, sulla gestione della sovranità, sulla partecipazione dal basso della società civile, si basa il suo intero pensiero. Ultimamente questa convinzione si è rafforzata: basti pensare al concetto di "politica", ovvero di partecipazione democratica. Si parla di ampliamento dei poteri intermedi tra la cittadinanza e i rappresentanti, di partecipazione civile, di comunitarismo inteso come attenzione all'altro. Il riconoscimento dell'altro, in ambito relativista, sta alla base di questa democrazia.
    A titolo più personale, Franzele: io ho conosciuto le nuove sintesi da simpatizzante anarchico, vicino alle idee di Ward e Bookchin (che ho recensito su Diorama proprio sull'idea di deomocrazia), credi davvero che avrei continuato a interessarmene, addirittura a scriverci, se solo lontamente avessi avvertito delle simpatie totalitarie, autoritarie o antidemocratiche?
    2) sulla questione islam all'interno della ND ci sono molte sfumature, com'è dei movimenti di pensiero non egemonici: gente come Franco Cardini, rimasto di destra e simpatizzante per l'islam
    culturalmente, non ha mai aderito alla sua evoluzione pur influenzando alcune dinamiche. Altri sono molto critici verso l'islam, altri ancora lo vedono in ambito relativista: ovvero, si tratta di una forma di cultura da gestire come altre, limitandone le degenerazioni con regole di cittadinanza. Alain De Benoist, che è pagano ed è critico verso i monoteismi pur rispettandoli, ha in passato vagheggiato una sorta di intesa tra Europa federale, democratica e terzo mondo, ma questo non significa essere filoislamici. Si tratta di rispetto verso le altre culture. Pensa soltanto al modo in cui i destri radicali contestano la posizione debenostiana e tarchiana in fatto di immigrazione, non vista come un'invasione ma come un fenomeno da gestire in senso neocomunitario, senza pregiudizi e demonizzazioni, senza deliri filo occidentali.
    Non vorrei tu stessi riferendoti al filo islamismo di Murelli, Mutti e soci. Quelli sono destri radicali, e con le Nuove Sintesi non hanno nulla da spartire.
    3) La ND è antiamericanista: ovvero non accetta la glorificazione degli States in modo acritico. Non cerca l'estinzione degli Stati Uniti, si limita a teorizzare un'Europa autonoma e capace di confrontarsi con essi senza servilismi. In questo, mi sembra, non ci sono grosse differenze dalla posizione della sinistra eterodossa. Altrimenti ci troviamo nella situazione attuale, con l'approvazione di guerre assurde e partecipazione in esse, colonizzazione in senso occidentalista ecc.

    So che costoro vogliono dialogare (o forse fare proselitismo?) con il Movimento. Chomsky rientra tra le loro letture.

    Perché questa diffidenza dietrologica. L'anno scorso, su Indymedia, scoppiò una rissa perchè si era vagheggiata una partecipazione di Tarchi e Zarelli al social forum di Firenze. Non era vero, ma se fosse stato? Questa è gente che ha fatto i conti con il proprio passato, che ha posizioni molto più "a sinistra" di quelle di Veltroni e D'Alema. Basta aprire un numero di Diorama per capire cosa pensano. Il proselitismo non c'entra: come ti ho detto, si tratta di un movimento, eterogeneo, di ambizioni metapolitiche. Non siamo interessati a creare un partito. Il dialogo sì, quello c'interessa. Un dibattito sulle idee e non sui sentito dire, sulle mistificazioni ecc.


    Io sono contrari a contatti con questi gruppi (un dialogo informale con un forumista intelligente come Claudio è sempre un piacere) nn per l’etichetta “destra” (che me ne importa di un’etichetta?), ma perché sono antidemocratici e non sono per l’estensione globale dei diritti (inoltre nn condivido l’antiamericanismo estremo, quello che colpisce nn solo, come è giusto, una politica, ma un popolo).

    Vorrei parlare anche della questione "diritti", che è più complessa e richiederebbe un thread a parte per non uscire di tema. Se ti va, posso aprirlo in settimana.
    Ciao e grazie per l'opportunità:
    Claudio Ughetto.


  10. #10
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    L'apertura di un thread sui diritti sarebbe + che benvenuta

    Saluti
    Franzele

 

 
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