Mandato da Pauler Lunedì, 21 luglio 2003
La storia di Umberto Galasso è a dir poco sconcertante. Ed anche in questo caso non abbiamo mai minimamente posto la questione della sua eventuale innocenza o colpevolezza. Non conosciamo le accuse nello specifico, non conosciamo il caso. Evitiamo quindi di esprimerci sulla vicenda che ha portato all'arresto ed alla condanna quest'uomo. Ma non possiamo bendarci gli occhi dinanzi ad uno dei casi più gravi e indegni della cattiva giustizia nel nostro Paese. Si tratta di uno di quei casi che a fatica arriva tra le notizie secondarie di qualche telegiornale regionale, ma che meriterebbe ben altra visibilità. Un uomo che in dieci anni perde 60 chili, si ammala gravemente e in modo quasi irreparabile, ha subito l'umiliazione di vedersi respinta la richiesta di scarcerazione per le sue disperate condizioni di salute, nonostante il parere favorevole del procuratore generale, dal Tribunale di Sorveglianza. Ci chiediamo come dovremmo definire i membri di questo tribunale e soprattutto le loro azioni che con la Giustizia non hanno niente a che fare. Persone indegne di ricoprire un ruolo tanto delicato che dispone della vita e dell'esistenza degli individui. Ovviamente costoro resteranno impuniti per la propria sufficienza nell'affrontare i casi, ancor prima di rinvenire in essi una qualsivoglia forma di vera e propria malafede. Di seguito vi proponiamo la notizia tratta dall'agenzia di stampa dell'ANSA che simboleggia la sconfitta di questi magistrati, perché Galasso finalmente ha lasciato il carcere di Secondigliano di Napoli ed ora potrà curarsi nella speranza che non sia troppo tardi. In quel caso qualcuno avrà sulla propria coscienza non solo le sofferenze di un uomo, ma anche la sua morte. - Paolo Carotenuto
E' stato scarcerato sabato scorso dal magistrato di sorveglianza di Napoli il detenuto Umberto Galasso, 35 anni, che in cella si e' ammalato di una grave forma di anoressia, arrivando a pesare 37 chili. Sua moglie giorni fa aveva denunciato di tentativo di omicidio lo stesso magistrato, accusandolo di far morire in carcere il marito. Umberto Galasso e' uscito alle 14 dal carcere di Secondigliano, sotto un sole cocente. Ad
attenderlo c'erano la moglie Patrizia Zamparelli, 34 anni, che in questi mesi ha lottato per farlo uscire, i due figli di nove e due anni e mezzo e un parente. Galasso ha un aspetto spettrale: magrissimo, pelle giallastra. Per la malattia ha perso un occhio e ora porta una benda sull'orbita.Debolissimo, non riesce a camminare e fa fatica a parlare. Ai giornalisti che lo aspettavano fuori non ha detto nulla. Ha cercato debolmente di
coprirsi il volto, ma riusciva a malapena a sollevare la mano. Per lui ha parlato la moglie, mentre i due figli le si stringevano ai fianchi: ''Ho lottato per dieci mesi per farlo uscire, da quando e' tornato in carcere l'ultima volta. Lui si e' sempre detto innocente. Speriamo adesso in un provvedimento definitivo che gli permetta di stare a casa. Puo' farcela a riprendersi, ma ha tanto bisogno d'affetto''. Il detenuto e' stato scarcerato dal magistrato di sorveglianza a tempo indeterminato, in attesa della decisione definitiva del Tribunale. Galasso era stato condannato a 30 anni per omicidio, accusa che ha sempre respinto. Secondo la sentenza definitiva, nel '92 durante un tentativo di rapina uccise a Napoli un negoziante, Giorgio Ascolese, e ne feri' un altro. Arrestato poco dopo, e' stato condannato nel '95 e nel '96. Dopo la prima condanna, in carcere ha cominciato a soffrire di anoressia. Nel '92 pesava 94 chili, per un metro e ottanta di altezza. In otto anni e' arrivato a 38 chili. Nel '99 era stato scarcerato per motivi di salute. Fuori dal carcere era riuscito anche a fare un secondo figlio. Poi nel settembre dell'anno scorso era tornato dentro.
I suoi avvocati, Vittorio Trupiano e Sergio Simpatico, avevano subito presentato istanza di scarcerazione per motivi di salute. Nonostante il parere favorevole del procuratore generale, il ricorso era stato respinto dal Tribunale di Sorveglianza. Qualche giorno fa, la moglie aveva presentato in procura una denuncia per tentato omicidio contro il magistrato di sorveglianza e contro i sanitari di Secondigliano, invitando il procuratore capo ad andare in carcere a vedere di persona come era ridotto il marito.(ANSA).
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LE PAROLE DELL'AVVOCATO TRUPIANO - ''Alla magistratura inquirente il compito di accertare le responsabilita' penali ed assicurare alla giustizia quanti hanno permesso che un essere umano potesse ridursi a livello di una larva''. Lo afferma in una dichiarazione l'avvocato Vittorio Trupiano, difensore di Umberto Galasso, il detenuto vittima di una grave forma di anoressia scarcerato sabato 19 luglio. Il penalista sottolinea che Galasso si e' sempre dichiarato estraneo alla rapina che costo' la vita a un negoziante a Napoli, vicenda per la quale e' stato condannato con sentenza definitiva a 30 anni di reclusione. ''Nell'ottobre del 2002 - afferma l'avvocato - lo si poteva ancora salvare perche' il peso era di 52 chili. Molto probabilmente Galasso morira' lo stesso, giacche' come e' ridotto ora gli sara' impossibile recuperare''. (ANSA).
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