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    Predefinito Iran :rivolte giovanili gradite agli Usa....

    Ultim'ora da Teheran

    TEHERAN - Scontri sono scoppiati stasera nei pressi dell'universita' di Teheran tra polizia, giovani manifestanti e miliziani islamici, secondo testimoni. La polizia ha sparato gas lacrimogeni contro gruppi di giovani e si sono scontrati con i miliziani, nel tentativo di impedire loro di attaccare i giovani.
    (Ansa 19.34)

    Intanto tre membri della maggiore organizzazione studentesca riformista iraniana, l'Ufficio per il consolidamento dell'unita' (Ocu), sono stati arrestati oggi davanti ad alcuni giornalisti stranieri al termine di una conferenza stampa nella quale avevano affermato che le riforme del presidente Mohammad Khatami ''sono finite''.

  2. #2
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    Predefinito

    http://www.antiimperialista.org
    Notiziario del Campo Antimperialista .... 3 luglio 2003
    itacampo@antiimperialista.it

    «Tutta la nostra azione e' un grido di guerra contro l'imperialismo.
    E' un invito all'unita' dei popoli contro il grande nemico del genere umano: gli Stati Uniti d'America».
    Ernesto Che Guevara





    Iran: pelose solidarieta'

    Da alcune settimane, in Iran, molti studenti sono in lotta per chiedere diritti democratici e maggiori liberta'. Il governo ha risposto con la repressione, arrestando anche giornalisti ed intellettuali. Noi condanniamo la repressione ed esprimiamo la nostra solidarieta', sincera ma critica, agli studenti iraniani. Sincera, perche' condividiamo le loro rivendicazioni democratiche, critica, perche' la loro lotta rischia di essere funzionale al disegno strategico della Casa Bianca, tendente a destabilizzare questo paese per riportalo nella zona d'influenza americana.
    Non possono infatti esservi dubbi sul fatto che l'Iran e' nel mirino di Bush, che gia' da tempo ha definito l'Iran "paese canaglia", parte dello "asse del male". In febbraio, nel discorso alle
    camere "sullo stato dell'Unione", il presidente ha esclamato: "I cittadini iraniani rischiano la morte se parlano di libertà e democrazia. Gli Stati Uniti appoggiano le loro aspirazioni di libertà". Sulla portaerei Lincoln, rivolto alle truppe di ritorno dall'Iraq, riferendosi all'Iran, ha incalzato: "Ogni regime fuorilegge che ha legami con i terroristi o cerca di procurarsi armi di stermino è un grave pericolo per il mondo civilizzato, e noi lo affronteremo".
    Poco dopo, Donald Rumsfeld dichiarava al Washington Post del 26 maggio: "Si deve passare all'azione per rovesciare il governo iraniano tramite un'insurrezione popolare ... siamo disposti ad andare fino in fondo, specialmente se l'Iran non prenderà provvedimenti visibili entro martedì contro gli agenti di Al Qaeda sul suo territorio".
    Non pensiamo certo che decine di migliaia di studenti iraniani siano dei fantocci di Bush, degli agenti della CIA, tuttavia non vi sono dubbi che la Casa Bianca faccia loro da sponda, nella speranza che le lotte democratiche siano l'apripista di un intervento diretto, forse anche militare.
    Chi si e' schierato senza ambagi dalla parte degli studenti... e di Bush, è stato Fassino, segretario dei D.S., che ha invitato "la sinistra e il movimento pacifista che scese in piazza contro la guerra in Iraq a dar prova di «autonomia e coerenza», a bandire ogni forma di «relativismo» e a compiere atti concreti per sostenere la coraggiosa protesta degli studenti iraniani". (L'Unita' del 30 giugno).
    IL RIFORMISTA del 1 luglio ha addirittura lanciato un appello per la democrazia in Iran che sembra scritto dai consulenti della casa Bianca. Sentiamo: "Gli studenti e i giovani iraniani si stanno ribellando a un regime teocratico e anacronistico che è rimasto in piedi grazie ad un miscuglio di convenienze commerciali all'estero e di repressione violenta all'interno. Scambiare questa voglia di voltar pagina con un tentativo di riforma islamica dall'interno del regime è miopia. La stragrande maggioranza del popolo è costituita da giovanissimi che sono ancora più occidentalizzati dei loro coetanei del '79, grazie anche a internet e alle televisioni satellitari." (sic!)
    E la sinistra a sinistra dei D.S.?
    In perfetta sincronia con Il RIFORMISTA, è girato un appello firmato da Bertinotti, Curzi, Russo Spena, Ferrando, Grisolia, Maitan, Di Nunzio, il quale chiede di essere segnalato. Non per la doverosa protesta contro la repressione. L'appello condanna "ogni strumentalizzazione da parte dei governi stranieri", evidentemente riferendosi a quello USA, ma poco prima afferma:
    "Chiediamo un urgente intervento di tutte le forze politiche e del Parlamento italiano per premere sul governo della Repubblica Islamica affinché si abbiano notizie certe sulla sorte delle persone scomparse dopo gli arresti nelle ultime settimane". Come se l'intervento delle forze politiche e del Parlamento di un paese imperialista (lo stessoche ha inviato truppe d'occupazione alle frontiere iraniane, in Afganistan e in Iraq!) non sia una palese "strumentalizzazione straniera" delle lotte degli studenti. Con tutto il rispetto, un intervento italiano in questo senso sarebbe una "strumentalizzazione imperialistica", anche se il Parlamento votasse una risoluzione scritta di suo pugno dall'immaginifico Bertinotti.
    Ma la cosa più grave è quanto questo appello sinistro afferma
    "... la protesta della popolazione e degli studenti in Iran ha radici profonde nella lotta di liberazione dal fascismo religioso e uno dei suoi punti cardine è la lotta per l'indipendenza politica ed economica dal sistema neoliberista e creazione di un sistema politico secolare".
    Definire la Repubblica Islamica "fascismo religioso" e' una sciocchezza inaudita. Segnaliamo che i firmatari, o almeno la loro gran parte, hanno sempre aspramente contestato chi, nel movimento, condanna l'imperialismo americano come una nuova forma di fascismo, per non parlare delle vitiuperie che abbiamo subito quando, difendendo l'Intifada, abbiamo condannatao come "nazista" la politica di sterminio israeliana.
    Quando uno di sinistra afferma che c'e' il fascismo da qualche parte, non e' difficile sapere qual'e' il suo retropensiero: esso, il mostro dei mostri, va abbattuto con ogni mezzo, se necessario anche alleandosi con gli americani... come ai tempi della Resistenza.
    La momentanea vittoria americana in Iraq ha fatto molte vittime anche in Italia. Tra queste la tradizione antimperialista, che colloca sempre il particolare nel contesto generale, che considera tutte le contraddizioni ma sempre tenendo presente quella secondaria è subordinata a quella principale. Non ce ne vogliano gli oppositori democratici iraniani, ma un fatto e' certo: il regime di Tehran è oggi sotto attacco da parte degli USA, esso rappresenta un freno all'espansionismo militare yankee, solo per questo merita di essere difeso. Perche' questa cosa tanto elementare i nostri sinistri non la dicono?
    Bisogna sostenere le battaglie per la democrazia in Iran, ma affinche' esse ottengano la solidarieta' di un popolo che ha pagato recentemente un tributo di sangue altissimo nella sua lotta contro lo Scia' e gli americani, chi guida queste lotte ha il dovere di dire apertamente che il primo nemico e' l'imperialismo americano, deve chiedere il ritiro delle truppe USA ai confini, deve chiedere la solidarieta' dei popoli e degli oppressi e non dell'Impero.
    Sicuramente manchiamo di informazioni adeguate, sicuramente le centrali di disinformazione strategica vogliono farci credere che gli studenti non vedono l'ora di buttarsi tra le braccia occidentali; ma fino ad ora non e' venuta dall'Universita' di Tehran, una linea chiara e inequivoca. Che aspettano gli studenti iraniani, mentre in Afganistan si combatte e in Iraq pure, a lanciare un messaggio netto, non solo per la democrazia ma contro l'imperialismo

  3. #3
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    Sarà un caso che nello stesso tempo si verifichino:

    a) pressioni USA su Teheran per via delle armi atomiche che il regime starebbe cercando di costruire e "montare" sui missili a lunga gittata (per colpire Israele) e

    b) improvvisa mobilitazione dei partiti (anche e soprattutto degli "ulivisti") per solidarizzare con i manifestanti iraniani...

    eh? un po' curiosa, come coincidenza, vero Rutelli, Fassino e compagnia (sionista) bella?...

  4. #4
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    Predefinito

    UN'ANALISI REALISTA E CON FONTI DI PRIMA MANO SULLA SITUAZIONE IN IRAQ, CHE NON E' QUELLA CHE SPESSO SI VUOL FAR CREDERE - da uno dei principali istituti americani di studi strategici



    Iran: Perceptions and Misperceptions

    Originally published on Jul 08, 2003

    Summary

    Student protests calling for reform in Iran came to a screeching halt in late June after 10 days of unrest. A large segment of the Iranian population wants to reform the country's 24-year-old Islamist regime, but that does not necessarily mean replacing it with a Western-style democracy. In studying the Iranian political
    landscape, it becomes clear that most reformers -- unlike the student protesters and their allies in some civil society groups -- are not in favor of doing away with the current system and establishing a liberal democracy. Instead, most Iranians want to curtail the arbitrary power of the traditional clerics and set up an Islamic democracy.

    Analysis

    Calls for reforming the Islamist political system, such as those that culminated in 10 days of student protests in mid-June, have become ever more insistent -- both in and outside the country -- since the mid-1990s. The reform movement has matured over this period, and it has organized several waves of protests. However, the government thus far has been able to contain the movement with relative ease. Not only is this a measure of the government's power, but it also highlights the amorphous nature of the reform movement -- which lacks leadership,organization and direction, making it easy for Tehran to contain.

    Officials in Iran's judiciary, which is a bastion of religious conservatism, estimate that 4,000 people were detained during last month's demonstrations, which ended June 20. These protests were marked by unprecedented slogans targeting Supreme Leader Ayatollah Ali Khamenei and fierce clashes between hard-line Islamist vigilantes and demonstrators.

    Despite the number of arrests, these protests were relatively small, with only a few thousand participants. Western media, however, portrayed the protests as a possible step toward the overthrow of the Islamist regime. This perception likely stems from two things: the memory of the 1978-79 revolution in Tehran
    (one of the biggest news items to hit the Western press about Iran), and an imperfect understanding of the relationship between the modernists -- led by President Mohammad Khatami -- and the traditionalists, led by Khamenei. Outside observers see Khatami
    and Khamenei as opponents rather than competitors who agree on the rules of the game. In reality, neither the modernists nor the traditionalists are willing to let the system sink.

    The most recent protests -- with many participants calling for an outright overthrow of the regime -- show that a small but radical faction that is increasingly disillusioned with Khatami's potential to effect change has emerged within the overall reform movement. However, apart from student demonstrators, there was not much support among the Iranian masses for last month's protests, which petered out relatively quickly. There are three possible explanations for this:

    1) The government crackdown was severe enough to scare the
    protesters into giving up.

    2) The protesters do not enjoy the support of the larger,
    mainstream reform movement, which wants to change the system
    rather than topple it.

    3) With the United States surrounding Iran on all four sides, national security is a higher priority than reform for most of the population right now.

    The presence of a large U.S. military force encircling Iran has kept the masses -- as well as the reformists -- from voicing any serious dissent. On the other hand, there simply is not enough widespread popular support for a complete overthrow of the current Iranian political system. Mainstream activists want to reform the current system from within, not to replace it with a more Western-style system.

    Most Iranian reformists do not want to subvert the Islamist
    system; they only wish to curtail the arbitrary power of the
    unelected traditionalist mullahs. And the reform movement as a whole is not a secular movement. It is a moderate strand within Iranian Islamism that is trying to negotiate modernity with tradition, and hence advance a contemporary interpretation of Islam instead of applying medieval prescriptions to a modern reality. Most Western, and particularly U.S., observers tend to miss this distinction -- seeing a reform movement as intrinsically linked to a shift closer to Western ideas on governance, or as bringing about at least the possibility of an uprising against an oppressive (Islamist) government, which fits
    with the Western perception of Iran.

    The various factions in Iran likely are conscious of this
    perception and tailor it to their advantage in their
    international dealings. Many Iranian officials give the
    impression that they are quite liberal when catering to an
    international audience. These attempts to present a less-than-accurate, moderate image of themselves reinforce the simplified understanding prevalent in the West.

    This perception is guiding Washington's current attempts to
    foment unrest in Iran. U.S. government sources report that they expect a wave of demonstrations to sweep Iran on July 9 -- the anniversary of the 1999 student protests. Given that the sources claim to have foreknowledge that demonstrations are certain, it can reasonably be concluded that the unrest will be planned and orchestrated rather than spontaneous.

    This does not mean that the U.S. administration wants to
    overthrow the government in Tehran -- at least not immediately -- since it still could serve some purposes for the Bush administration. Instead, Washington likely is trying to rattle the Iranian regime by threat or by action, hoping to bring officials to the negotiating table for a quid pro quo on Iraq.

    The question is whether the expectations of unrest will come to fruition, given the alignment of forces within Iran. Student leaders on July 8 reportedly pledged to defy an official ban on protests, but in light of all the factors at play, any demonstrations that do erupt are likely to be small and easily contained.

    By trying to stir up domestic problems for Tehran, the Bush
    administration likely is seeking leverage to convince the regime to help craft a solution to the guerrilla insurgency in Iraq.
    Since the U.S. administration views the Iraqi resistance as a mainly Sunni initiative, officials likely believe they can
    counter the uprising by bringing Iran to the table to use its influence with the Shiites. This plan seems plausible,
    considering that Shiites constitute a 60 percent majority in
    Iraq. By including Iran in the negotiations, the United States likely will avert the possibility that the Shiites -- who are growing restless with the U.S. occupation -- might join the mostly Sunni resistance movement.

    Even if the United States solicits and receives Iranian
    assistance with the guerrilla war in Iraq, however, there remains the problem of the oversimplified Western view of the situation inside Iran. In essence, the issue is perception versus misperception. The reformist camp in Iran wants democratic consolidation, rule of law and civil liberties -- but most reformists and their supporters do not want to achieve these goals at the expense of the Islamic fabric of the regime.
    Instead, they wish to curtail the arbitrary and unbridled power of a clergy that is unique to Shiite Islam and Iran.

    www.stratfor.com

  5. #5
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    Cosa ne pensate del regime della Repubblica Islamica dell'Iran?

    Grazie,un saluto

  6. #6
    emiro omofobo meridionale
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    Predefinito

    In origine postato da cornelio
    Cosa ne pensate del regime della Repubblica Islamica dell'Iran?

    Grazie,un saluto

    quello che penso circa la situazione iraniana, l'ho già scritto in questo thread

    http://www.politicaonline.net/forum/...568#post564568

    ed in un altro su contropotere, che non sono riuscito a trovare.
    Io sono contro il regime iraniano, anche se gli riconosco i meriti, di aver contribuito in parte a far crollare la dittatura dello scià, e di avere garantito, un minimo di indipendenza all'Iran, in questo momento la salita al potere in Iran di un governo filoamericano, magari simile a quello dello scià,sarebbe una sciagura, non soltanto per l'Iran, ma per gli altri paesi dell'area e per il ìmondo intero, ma schierarsi in funzione antiamericana dalla parte del regime iraniano, vuol dire identificare l'antiimperiaismo con modelli di società, dove quasi nessuno vorrebbe vivere, facendo identificare gli usa come il male minore, oltre a gettare nelle mani dei collaborazionisti, tutte le forze di dissenso sane all'interno della società iraniana.
    Tra i dissidenti iraniani, non esistono solo i collaborazionisti pagati dalla cia, ma anche tanta gente in buona fede e che è tanto antiamericana almeno quanto è antikomeninista, mi riferisco a comunusti, nostalgici di Mosadeq, anarchci e tante altre realtà, le mie posizioni circa l'Iran sono le stesse che valgono per altri bastioni antiimperialista, sostegno al dissenso antiamericano ed a turte le forze libertarie, nate dal basso e non manovrate dalla cia, mentre per i collaborazionisti (compresi sedicenti anarchci o comunisti) nessun appoggio e nessuna pietà in caso di repressione

 

 

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