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    Predefinito Cessate il Fuoco - Bollettino settimanale sui conflitti in corso nel mondo

    Da oggi parte questo 3D settimanale in cui informo tutti dei conflitti dimenticati o meno che avvengono in varie parti del mondo, in modo che tutti siate informati.
    Se in riferimento ai bollettini sono presenti degli articoli di approfondimento ne posterò il link.

    Chiedo scusa a Locke se non siamo proprio in tema col forum, ma secondo me è importante tenere sotto controllo la situazione.

  2. #2
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    bollettino settimanale delle guerre e dei conflitti in corso n°1-2005 dal 7-1 al 14-1




    IRAQ




    Dal 5 gennaio non si hanno più notizie di Florence Aubenas, giornalista francese di Liberation. Si ritiene che possa essere stata rapita.
    Il 7 gennaio è cominciato il processo a Charles Graner, il torturatore di Abu Ghraib. Il suo avvocato ha annunciato la linea difensiva: Graner eseguiva solo ordini superiori.
    L’11 l’Ucraina ha annunciato che si ritirerà dall’Iraq.
    Il 12 il premier Allawi ha ammesso, per la prima volta, che in alcune zone del Paese sarà impossibile votare per l’assenza delle minime condizioni di sicurezza.
    Il 13 due stretti collaboratori dell’ayatollah al-Sistani, massima autorità religiosa sciita in Iraq, sono stati assassinati a Salman Pak e a Najaf. Gli sciiti sono la maggioranza in Iraq e sono intenzionati a votare entro il 30 gennaio, mentre i sunniti cercano di guadagnare tempo. Sempre il 13 è stato ucciso Muayad Sami, esponente del Partito Comunista iracheno, candidato alle prossime elezioni. E’il terzo dirigente del partito a essere assassinato nelle ultime tre settimane.
    Le ultime stime indipendenti ritengono che le vittime civili dall’inizio del conflitto in Iraq possano essere 17 mila. I militari morti in Iraq dall’inizio della guerra sono 1521.



    ISRAELE E PALESTINA



    Il 3 gennaio un palestinese è stato ucciso da soldati israeliani mentre tentava di sparare un razzo.
    Il 4 gennaio 8 palestinesi sono stati uccisi dall’esercito israeliano a Beit Lahia, nel nord della Striscia di Gaza, 4 erano minorenni. Lo stesso giorno 3 israeliani sono rimasti feriti a Sderot e presso la zona industriale di Eretz.
    Il 5 un militante palestinese è stato ucciso dai soldati israeliani al valico di Eretz; 7 israeliani sono rimasti feriti nell’esplosione di due razzi lanciati da palestinesi contro una base militare.
    Il 7 un israeliano è stato ucciso e 4 sono rimasti feriti vicino a Nablus in seguito a un attacco al veicolo sul quale viaggiavano. Un palestinese è stato ucciso da soldati israeliani nei pressi della colonia di Ganey Tal.
    L’8 un palestinese di 65 anni, è stato ucciso vicino all'insedimaneto di Gush Katif.
    Il 9 l’aviazione israeliana ha bombardato basi Hezbollah nel sud del Libano, un osservatore francese è stato ucciso.
    Il 10 gennaio i Palestinesi hanno eletto Abu Mazen come successore di Arafat. I gruppi integralisti hanno dichiarato di essere pronti a sostenere Mazen, ma la Jihad islamica ha rivendicato un attacco del 12 gennaio contro un insediamento ebraico nel sud della Striscia di Gaza in cui sono rimasti uccisi un civile israeliano e i due attentatori.
    Il 13 un civile palestinese è stato ucciso dai militari israeliani nella Striscia di Gaza. Secondo fonti palestinesi l’uomo accompagnava in ospedale la moglie incinta. Per l’esercito israeliano, l’uomo non ha rispettato l’ordine di fermarsi al check-point.



    KOSOVO


    Il 13 gennaio un militare della polizia dell’UNMIK (la missione delle Nazioni Unite in Kosovo) è rimasto ucciso dall’esplosione della sua macchina. Un portavoce dell’Onu ha riferito che si è trattato di un attentato. La tensione tra comunità albanese e serba è in aumento.
    Il 7 nella valle di Presevo, al confine tra Serbia e Macedonia, un poliziotto serbo ha ucciso un ragazzo albanese che tentava di passare la frontiera. La popolazione locale di origine albanese ha manifestato per giorni chiedendo l’intervento della comunità internazionale.

    Approfondimento

    ALGERIA



    Il 5 gennaio, 20 membri delle forze di sicurezza algerine sono stati uccisi in un'imboscata a Biskra , a 500 chilometri da Algeri. Secondo fonti governative algerine, autori dell'attacco sarebbero i miliziani del Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento (GSPC), vicino a Osama Bin Laden. Le vittime, secondo il quotidiano algerino 'L'expression' che dà la notizia, sono 13 militari e 5 membri del Gruppo di legittima difesa, composto da civili armati. Il commando che li ha fatti cadere in trappola era costituito di una cinquantina di uomini.


    AFGHANISTAN




    Dopo un 2004 che si è chiuso con un bilancio non proprio da ‘paese pacificato’ (1.124 morti in scontri armati e attentati), il 2005 è iniziato male, soprattutto per le truppe Usa.
    Il 2 gennaio un soldato statunitense è stato ucciso nei pressi dell’aeroporto di Herat durante la perquisizione della casa di un comandante afgano filo-talebano, che è stato ucciso assieme a una donna della sua famiglia.
    Il 3 gennaio un altro sodato Usa è stato ucciso, e tre gravemente feriti, al capo opposto del paese, nei pressi di Asadabad, provincia orientale di Kunar, quando la sua pattuglia è stata attaccata da guerriglieri talebani.
    Lo stesso giorno un soldato afgano e 4 guerriglieri talebani sono morti nella provincia meridionale di Zabul in una battaglia durata tre ore.
    E poco più a est lungo il confine con il Pakistan, provincia di Paktika, 3 soldati pachistani penetrati per errore in territorio afgano sono stati uccisi dalle guardie di frontiera afgane.
    Il giorno dopo, questo incidente ha provocato un lungo scambio di colpi d’artiglieria tra i due eserciti, a quanto pare senza vittime.
    Il 13, 2 soldati afgani e 2 miliziani talebani sono morti in una battaglia nella provincia centrale di Uruzgan, scoppiata mentre le truppe governative stavano distruggendo una piantagione di papaveri da oppio.



    CECENIA E INGUSCEZIA



    Il primo gennaio i soldati russi hanno condotto un’insolita e massiccia serie di rastrellamenti in giro per la Cecenia, prelevando intere famiglie, con vecchi e bambini: 6 famiglie da Grozny, 4 da Urus-Martan e addirittura 12 dal villaggio di Avtoury.
    Nei giorni successivi, altri 8 civili sono stati rapiti, 11 sono stati trovati morti e altri 32 sono stati arrestati.
    Nella settimana tra il 3 e il 9 gennaio si sono verificati violenti scontri armati, con bombardamenti dell’artiglieria russa, sulle montagne del distretto di Vedeno, nel sud della Cecenia: almeno 11 soldati russi e 2 guerriglieri ceceni sono morti.
    Pesanti combattimenti anche nel distretto occidentale di Achkhoi-Martan, al confine con l’Inguscezia, altra repubblica russa ormai sull’orlo della guerra:l’8 dicembre si è combattuto per le strade di Nazran, dove 150 soldati con blindati hanno assaltato un covo di guerriglieri uccidendo 4 ribelli.
    Per rappresaglia il 10 dicembre una caserma russa è stata attaccata da alcuni guerriglieri e il giorno dopo l’esercito russo ha risposto lanciando una massiccia operazione di rastrellamento in vari villaggi ingusci.
    Il 2004 si è chiuso con un bilancio pesantissimo: 114 civili trovati morti dopo essere stati rapiti dalle forze di sicurezza russe e altri 175 sono ancora ‘desaparecidos’. Per non parlare delle centinaia di morti (impossibile avere cifre esatte) tra i guerriglieri ceceni e i soldati russi.
    Il 2005 sembra confermare questo trend.



    KASHMIR (India)



    Il governo indiano ha reso noto che nel 2004 sono stati uccisi dall’esercito 882 guerriglieri indipendentisti kashmiri.
    Il 7 gennaio un commando di 6 guerriglieri ha occupato l’ufficio delle imposte nel centro di Sringar, resistendo per 25 ore alle truppe indiane che alla fine hanno assaltato l’edificio uccidendo tutti i ribelli.
    Il 9 gennaio sono rimasti uccisi 3 soldati e un capo ribelle.
    Il 10 gennaio nel villaggio di Kelam sono stati uccisi dall’esercito indiano altri 2 guerriglieri: nello scontro a fuoco ha perso la vita anche uno studente di liceo.
    Il 12 gennaio una donna è rimasta uccisa, assieme a 2 guerriglieri, durante un combattimento tra ribelli e soldati nel villaggio di Partapora, distretto meridionale di Pulwama.



    SUDAN



    Il 9 gennaio scorso governo e ribelli del Sudanese People’s Liberation Army si sono incontrati a Nairobi, capitale del Kenya, per firmare nuovamente il protocollo degli accordi di pace su cui le parti erano già d’accordo dal maggio scorso. Se la stretta di mano fra il leader dei ribelli John Garang e i rappresentanti del governo di Omar al Bashir reggesse, porrebbe fine a una guerra cominciata nel 1955 e che ha provocato due milioni di morti. In base agli accordi nord e sud si spartiranno il ricavato della vendita del petrolio per i prossimi sei anni, al termine dei quali il sud potrà decidere per l’indipendenza attraverso un referendum.
    Continua tuttavia la guerra in Darfur, nell’ovest del Paese, dove dal febbraio del 2003 i ribelli dello Slam e del Jem si oppongono al governo centrale di Khartoum, colpevole secondo loro di genocidio contro la popolazione nera.
    I morti sarebbero saliti a 70mila, 1 milione e 600mila gli sfollati, 200mila i profughi.



    BURUNDI



    Almeno 100 persone sono morte di fame in due province settentrionali di Kirundo e Muyinga. Il governo ha pubblicamente richiesto aiuti immediati alla popolazione delle due aree, che vivono soprattutto di quello che coltivano. Quest’anno i raccolti non sarebbero stati sufficienti per la siccità. Testimoni hanno raccontato alla Irin, l’agenzia stampa delle Nazioni Unite, di aver visto persone disperate alla ricerca di radici, mentre il numero di furti e saccheggi sarebbe aumentato notevolmente.



    UGANDA



    Dopo una breve tregua sono ripresi gli scontri tra esercito e ribelli del Lord’s Resistance Army. Il governo ha deciso di riprendere in mano le operazioni militari dopo aver constatato che il leader dei ribelli, Joseph Kony, temporeggiava nelle trattative. La mediatrice governativa Betty Bigombe si sta incontrando con i portavoce dei ribelli, ma allo stesso tempo l’esercito ugandese ha lanciato nuovi attacchi. Inoltre il leader dei ribelli sudanesi dello Splam, nemico di Kony, ha dato all’Lra 72 ore per lasciare le aree in territorio sudanese dove si nasconde dopo le scorribande nei villaggi nel nord dell’Uganda.



    INDONESIA




    Il 26 dicembre, in seguito allo tsunami, i ribelli del Movimento per l’Aceh libero (Gam) e l’esercito governativo si sono accordati su un cessate il fuoco temporaneo. Tuttavia nei giorni successivi non sono mancati gli scontri e le parti in lotta si sono accusate reciprocamente di voler approfittare della tragica situazione per lanciare un’offensiva. Non ci sono però conferme di fonti indipendenti.
    Un appello affinché si rispetti la tregua è arrivato il 13 gennaio dagli stessi separatisti del Gam. Prima del 26 dicembre la provincia settentrionale dell’Aceh era in stato di emergenza e chiusa ai giornalisti e alle ong straniere.
    Il conflitto si è inasprito a partire dagli anni ’90 e dal maggio 2003 a oggi i militari governativi avrebbero ucciso oltre 2000 ribelli.



    NEPAL




    Dal 23 al 28 dicembre i guerriglieri maoisti hanno bloccato tutte le vie d’accesso alla capitale Kathmandu per protestare contro le violazioni dei diritti umani compiute dall’esercito governativo. Intanto sono continuati gli scontri.
    Il 2 gennaio sono morti 5 poliziotti e altri 6 sono rimasti feriti in un’imboscata dei ribelli.
    Pochi giorni dopo, il 5 gennaio, almeno 30 guerriglieri maoisti hanno perso la vita in una feroce battaglia a Masuria, villaggio del remoto sud-ovest. Le violenze sono aumentate con l’avvicinarsi del 13 gennaio, giorno entro cui il governo aveva chiesto alla guerriglia di riprendere i negoziati.
    Il 12 Amnesty International ha denunciato gli abusi commessi dai maoisti che rapiscono bambini e adulti per reclutarli nel loro esercito. La guerra in Nepal è iniziata nel 1996 e finora sono morte più di 10.000 persone.


    PAKISTAN



    L’8 gennaio un attentato all’influente leader sciita Ziauddin Mussavi ha scatenato una ribellione sciita contro le autorità locali sunnite nella città di Gilgit (Kashmir pachistano). Almeno 15 persone sono morte tra cui anche Zauddin. La tensione nella zona rimane altissima ed è stato proclamato il coprifuoco. Oltre 4000 persone hanno perso la vita in tensioni tra radicali sciiti e radicali sunniti a partire dal 1980.


    MYANMAR(ex Birmania)



    Il gruppo ribelle birmano Karen national union (Knu), ha dichiarato l’11 gennaio che 300 soldati governativi hanno messo a segno un’incursione nella loro roccaforte lungo il confine tra Thailandia e Myanmar. Questo episodio riaccende gli scontri dopo 13 mesi di cessate il fuoco proclamato però solo verbalmente da governo e Knu. Non si può determinare con esattezza quante persone siano morte e quante siano rimaste ferite. Gli abitanti dei villaggi circostanti hanno iniziato a lasciare le proprie abitazioni. Il Knu sta combattendo per l’autonomia del popolo Karen dal 1949, anno successivo alla proclamazione di indipendenza della Birmania dalla Gran Bretagna.


    COLOMBIA



    Il 2 gennaio sono state massacrate 17 persone, abitanti di alcuni villaggi vicino al confine con il Venezuela. Le autorità colombiane hanno puntato il dito contro le Forze armate Rivoluzionarie della Colombia (Farc), principale gruppo ribelle del Paese, mentre secondo i guerriglieri di sinistra si tratta dell'ennesima strage per mano paramilitare, che richiama quella avvenuta la mattina di Natale. Numerosi paramilitari sono infatti entrati nel villaggio Santa Inés, giurisdizione di El Carmen. Dopo aver riunito gli abitanti, i paras ne hanno presi 7 e li hanno prima picchiati e poi uccisi. Uno di questi, Leonel Bayona Cabrales, è stato lapidato da paramilitari che poi l’hanno finito a bastonate.
    Sempre il 25 hanno sequestrato 2 uomini adulti tra il municipio di Convención e quello di Ocaña, per poi assassinarli nella frazione Culebritas.
    L’11 un commando ha ucciso a Bogotà il giornalista Julio H. Palacios mentre usciva da casa per raggiungere la redazione di Radio Lemas, dove dirigeva un programma quotidiano. E' stato attaccato da due uomini a bordo di una motocicletta che sono riusciti a dileguarsi rapidamente. A causa dei suoi editoriali polemici verso il governo, il giornalista aveva subito negli anni scorsi due altri attentati.
    Il 13 il dirigente indigeno colombiano Saul Márquez Tovar, scomparso in circostanze misteriose il 6 gennaio scorso a Leticia, capitale del dipartimento meridionale di Amazonas, è stato trovato morto nella località brasiliana di Tabatinga, alla frontiera tra i due Paesi. Evidenti i segni di violenze e torture. Márquez, 28 anni, era il presidente dell’Associazione regionale indigena di Arica, che riunisce le comunità del popolo Huitoto, insediate lungo le rive del fiume Putumayo. Si era impegnato in numerosi programmi di sviluppo per la sua gente, soprattutto nei settori dell’istruzione e della comunicazione. Nel 2004 in Colombia sono stati assassinati oltre 100 indigeni.

  3. #3
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    Nessun problema, tranne che se Ago legge che stimi i morti civili in soli 17000 (immagino che la tua fonte sia http://www.iraqbodycount.net/ io avrei fatto la media a 16000 ma poco cambiava) ti potrebbe contraddire secondo lui l'unica stima reale è data il sondaggio del LANCET di qualche tempo fa che stimava a 100.000 i morti.

    Cordiali Saluti
    E voi tutti, o Celesti, ah! concedete,
    Che di me degno un dì questo mio figlio
    Sia spendor della patria, e de Troiani
    Forte e possente regnator. Deh! fate
    Che il veggendo tornar dalla battaglia
    Dell'armi onusto de' nemici uccisi,
    Dica talun: NON FU SI' FORTE IL PADRE:
    E il cor materno nell'udirlo esulti.

  4. #4
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    Originally posted by locke
    Nessun problema, tranne che se Ago legge che stimi i morti civili in soli 17000 (immagino che la tua fonte sia http://www.iraqbodycount.net/ io avrei fatto la media a 16000 ma poco cambiava) ti potrebbe contraddire secondo lui l'unica stima reale è data il sondaggio del LANCET di qualche tempo fa che stimava a 100.000 i morti.

    Cordiali Saluti
    No, la mia fonte di preferenza per queste cose è peacereporter.

  5. #5
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    Il bollettino settimanale delle guerre e dei conflitti in corso n°2-2005 dal 14-1 al 20-1




    Afghanistan



    Continuano i gesti di apertura degli Usa e del nuovo governo di Kabul verso i talebani (80 prigionieri liberati il 16 dalla prigione di Bagram, cui seguirà la liberazione di altri 400), ma si moltiplicano i segnali di scontento da parte dei signori della guerra esclusi dalla spartizione del potere. Nelle province uzbeche del nord il generale Dostum (che il 20 gennaio è sfuggito a un attentato) ha portato i suoi sostenitori nelle piazze minacciando la secessione se il governo non gli darà più spazio.
    Minacce di manifestazioni di massa anche nelle province centrali dell’Hazarajat dove il leader hazara Mohaqiq accusa il governo di non occuparsi di questa zona del paese. Nella valle del Panshir tre camion militari e un’autogrù dell’esercito Usa sono stati date alle fiamme dai mujaheddin tagiki nel villaggio di Dashtak in segno di protesta contro il programma di disarmo delle milizie locali avviato nella zona dal governo di Kabul.
    Il 13 sono stati ritrovati in un canale nella provincia meridionale di Helmand i cadaveri di 6 soldati governativi che erano stati rapiti il giorno prima da guerriglieri talebani. Sono 17 i morti dall’inizio del 2005: 2 soldati Usa, 9 soldati afgani e 6 guerriglieri talebani. Nel 2004 i morti sono stati 1.124.

    Kashmir (India)

    Il 14, 3 soldati indiani e 2 guerriglieri separatisti kashmiri sono morti in uno scontro armato nel villaggio di Balpora, vicino a Srinagar, e altri 3 ribelli sono stati uccisi nei pressi del villaggio di Manjakote, nel sud della regione.
    Il 15 alcuni guerriglieri hanno assaltato il centro sportivo di Srinagar, che ospita una caserma delle forze paramilitari indiane, uccidendo 2 soldati.
    Il 18, 5 ribelli sono morti nel distretto settentrionale di Poonch mentre tentavano di infiltrarsi dal Kashmir pachistano.
    Il 19 altri 4 guerriglieri uccisi dai soldati nel villaggio di Baleni, distretto di Rajouri. 2 altri militanti uccisi in due diversi scontri a Gandoh e a Doda.
    Il tutto nonostante la proclamazione del cessate il fuoco tra India e Pakistan.
    In quindici anni, la guerra tra i separatisti sostenuti dal Pakistan e le forze di sicurezza indiane ha causato (secondo le stime ufficiali) almeno 40.000 morti, tra cui molti civili. Fonti kashmire stimano invece un numero di vittime compreso tra gli 80 e i 100.000 morti.


    Cecenia (Russia)


    Sembra ormai confermato il rapimento di 8 parenti del leader indipendentista ed ex presidente ceceno Aslan Maskhadov.
    Secondo i bollettini settimanali pubblicati dai siti separatisti, nella settimana tra il 7 e il 14 la guerriglia cecena ha condotto attacchi contro le forze russe uccidendo 94 soldati russi. Nessuna cifra sulle perdite cecene.
    La reazione delle truppe di occupazione si è manifestata con decine di rastrellamenti nei villaggi vicini alle zone degli attacchi.
    Sempre più concreti i rischi di espansione del conflitto: il 15 si è combattuto anche a Makhachkala, capitale del vicino Daghestan: una battaglia durata per quindici ore con impiego di elicotteri e carri armati è finita con l’uccisione di almeno 3 “Omon” russi e 5 guerriglieri islamici filoceceni che si erano nascosti in una casa, completamente distrutta a cannonate.
    Sale la tensione tra Russia e Georgia, nuovamente accusata dal Cremlino di tollerare la presenza di guerriglieri ceceni nella gola del Pankisi.


    Iraq


    Il 13 un gruppo di uomini armati ha attaccato un albergo di Baghdad, ucciso 6 iracheni e sequestrato un imprenditore turco.
    La sera prima a Baghdad, uccisi 2 rappresentanti dell'ayatollah Sistani, il figlio di uno dei due e 4 guardie del corpo.
    Uomini armati hanno rapinato la banca principale di Ramadi, prelevando diversi milioni di dollari.
    Muayad Sami, rappresentante del partito comunista iracheno, che partecipa alle elezioni del 30, è stato ucciso vicino a Baquba.
    Un'autobomba è esplosa davanti ad una moschea sciita nella regione di Khan Beni Saad, a nord est di Baghdad: 3 morti e 13 feriti.
    Il 14 un’autobomba è esplosa nella piazza del mercato di Chan Banu Saad, a nord di Baghdad: 4 morti e 13 feriti.
    Lo stesso giorno, 28 detenuti del carcere di Abu Ghraib sono evasi durante un trasferimento dalla prigione al tribunale della capitale.
    A Mosul, 3 combattenti curdi 'peshmerga' sono morti in uno scontro con i ribelli che operano in città.
    Per lo scontro frontale tra un blindato Usa ed un furgoncino vicino a Baluba, 10 civili iracheni sono morti.
    Il 15, sono stati ritrovati 13 cadaveri, fra cui quello di una giovane donna, 40 chilometri a sud di Baghdad. Lo stesso giorno, il governo del Portogallo ha annunciato il ritiro del suo contingente in Iraq per il 12 febbraio 2005.
    Il 17, sono stati uccisi 3 civili e altri 9 feriti da una autobomba contro una pattuglia Usa a Ramadi, nella provincia di al Anbar. Lo stesso giorno Riyad Habib, candidato per Bassora partito del premier Allawi, è stato ucciso in un sobborgo di Bassora.
    Il 18, sono morte 3 persone in un attacco kamikaze contro la sede dello Sciri.
    Il 19 la formazione militante Ansar al Sunna, ha mostrato su internet un video con l'uccisione di 2 iracheni che lavoravano per una società di comunicazioni impegnata nell'organizzazione delle elezioni.
    Una forte esplosione vicino all’ambasciata d’Australia a Baghdad ha causato la morte di 2 iracheni e il ferimento di altri 7, poco dopo a Baghdad una deflagrazione in prossimità dell’ospedale Al Alwivy, ha causato almeno 6 morti. Altri 2 morti e 5 feriti in un attentato a Baghdad, davanti ad un insediamento militare iracheno. Una quarta bomba è esplosa davanti ad un istituto bancario mentre un nutrito gruppo di poliziotti ritirava il proprio stipendio.
    In tutto i morti nella giornata sono stati 26.
    Il 20 il governo degli Stati Uniti, per la prima volta dall’inizio della guerra, ha annunciato la pubblicazione delle date del disimpegno dall’Iraq, come chiesto dal premier iracheno Allawi che lo vuole prima del voto del 30.


    Israele - Palestina


    La notte tra il 13 e il 14 , 6 civili israeliani sono morti a Karni, nella Striscia di Gaza, per l’esplosione di un camion bomba. Il 15, per riparare il fratello dalla esplosione di un razzo, una ragazza israeliana è morta nella colonia di Sderot, nella Striscia di Gaza. Lo stesso giorno, al confine con l’Egitto, un cecchino israeliano ha ucciso un ragazzo di 16 anni che si trovava in una zona vietata, ma non era armato. Sempre il 15, a Nablus, 2 palestinesi accusati di collaborare sono stati uccisi da miliziani armati.
    Il 16, un palestinese e sua madre sono stati uccisi dal fuoco di un carro armato israeliano nella zona meridionale della striscia di Gaza.
    Il 18 le Brigate dei martiri di alAqsà, l’ala armata di alFatah, ha annunciato la sospensione degli attacchi all’interno di Israele.
    Il 20, vicino a Jenin, soldati israeliani hanno ucciso un ragazzino di circa 13 anni. Aveva in mano un fucile di legno.


    Turchia


    Il 15, nella provincia di Tuteli, all’estremità dell’Anatolia, sono morte 7 persone in uno scontro a fuoco tra guerriglieri e militari turchi. Le vittime sono due tra i soldati di Ankara e cinque tra i miliziani del Partito Maoista Comunista, due delle quali erano donne.


    Somalia


    Il 13 una bomba a mano è esplosa in un Cinema di Mogadiscio uccidendo 4 persone e ferendone 9.
    Il 17 e il 18, scontri tra milizie tribali e gang rivali hanno provocato 33 morti.


    Repubblica Democratica del Congo


    Il 13 incidenti e saccheggi nella zona di Rutshuru, nella parte orientale del paese: almeno 2 persone sarebbero state uccise nella zona di Nyakakoma, nord Kivu, a pochi chilometri dal confine con l'Uganda.
    Tra il 13 e il 17 circa 7000 congolesi, in gran parte donne e bambini, hanno attraversato il confine occidentale con Uganda per sfuggire ai combattimenti e ai saccheggi nella regione di Ituri.


    Ciad


    Almeno 15 morti, tra il 5 e l'11 scorso, in scontri avvenuti nella regione di GozBeïda, circa 650 chilometri dalla capitale N'Djamena. I villaggi, non lontano dal Darfur, sarebbero stati attaccati da uomini armati non meglio identificati.


    Nepal


    I maoisti non hanno rispettato l’ultimatum del 13 scorso, giorno entro cui il governo aveva chiesto loro di ricominciare i colloqui di pace. Lo scontro più grave è avvenuto il 20: 6 guerriglieri maoisti sono morti e 28 soldati governativi sono stati dati dispersi in seguito a una violenta battaglia nel Nepal orientale. La situazione nel piccolo regno himalayano è diventata incadescente a partire dal 24 dicembre, quando i maoisti hanno assediato per la seconda volta in un anno la capitale Kathmandu. Il primo accerchiamento della città era avvenuto in agosto. I guerriglieri combattono dal '96 contro il governo per abbattere la monarchia di re Gyanendra e instaurare un regime comunista. Finora sono morte 11.000 persone.


    Thailandia


    Il 18 il primo ministro Thaksin Shinawatra ha ordinato una nuova offensiva contro i separatisti musulmani del sud che da due settimane hanno intensificato gli attacchi.
    Le violenze sono tornate dopo l’arresto di sei capi religiosi nelle province di Yala e Pattani che sono sospettati di appoggiare le organizzazioni separatiste. In quindici giorni si sono susseguiti attentati dinamitardi e incendi dolosi che hanno provocato 20 morti e circa 100 feriti.


    Indonesia


    Ancora notizie di scontri in Aceh nonostante sia i ribelli separatisti sia il governo abbiano più volte detto di voler rispettare il cessate il fuoco in seguito alla tragedia dello tsunami. Il 20 gennaio è stato aperto il fuoco su alcune colline vicino alla capitale Banda Aceh. La battaglia è avvenuta nei pressi di un campo per circa 200 sfollati scampati al maremoto. L’agenzia indonesiana Antara ha reso noto che nelle ultime due settimane l’esercito ha ucciso 120 membridel movimento separatista Gam.

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  6. #6
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    Bollettino settimanale delle guerre e dei conflitti in corso n°3-2005 dal 21-1 al 27-1



    Kashmir: Nuova Delhi e Islamabad si sono accusate reciprocamente di aver violato il cessate il fuoco lungo la linea di controllo che separa il Kashmir indiano da quello pachistano. La tregua è stata proclamata nel novembre 2003, ma in realtà gli scontri sono continuati, soprattutto nel Kashmir indiano.
    Il 26 dicembre, giorno della celebrazione della Repubblica indiana, i soldati hanno sparato su una folla di 5mila persone che stavano protestando, armati di coltelli, pietre e bastoni, a Guwahati contro le autorità centrali . 10 civili sono morti. I militari pensavano che tra quelle persone si nascondessero militanti separatisti.
    Nello stesso giorno e sempre a Guwahati, Il Fronte Unito di Liberazione di Asom, che combatte per l’indipendenza della regione dall’India, ha fatto esplodere due bombe, ma senza provocare feriti. In quindici anni, la guerra tra i separatisti sostenuti dal Pakistan e le forze di sicurezza indiane, ha causato (secondo le stime ufficiali) almeno 40.000 morti, tra cui molti civili. Fonti kashmire stimano invece un numero di vittime compreso tra gli 80 e i 100.000 morti.

    Indonesia. Spiragli di pace nella provincia martoriata dell’Aceh, estremo nord di Sumatra.
    Il 27 gennaio tre membri dell’Esecutivo e due leader in esilio del Gam si sono incontrati a Helsinki, con la mediazione dell’ex presidente finlandese Martti Ahtisaari, per discutere un’eventuale ripresa dei negoziati. Subito dopo lo tsunami del 26 dicembre scorso le due parti in conflitto avevano proclamato un cessate il fuoco che sarebbe però stato violato in più di un caso. La guerra in Aceh dura da oltre 30 anni e ha causato finora secondo le fonti governative 10.000 vittime. Diversi media indipendenti però parlano di 50.000 o addirittura 100.000 morti.

    Nepal. Il 22 gennaio l’Esercito del re ha ucciso sette maoisti, tra cui 4 donne, in una battaglia a Lambiphant nel distretto sudoccidentale di Kailali.
    Il 25 gennaio i guerriglieri maoisti hanno ucciso tre poliziotti, due civili e ferito altre 12 persone in diverse zone del Paese.
    Il 26 dicembre almeno 7 uomini delle forze di sicurezza sono morti e altri 4 sono rimasti feriti in un’imboscata dei ribelli a Parbat, distretto occidentale di Kathmandu. Anche due civili sono dati per dispersi in seguito allo scontro. La guerra tra i maoisti che vogliono instaurare un regime comunista e il governo del re Gyanendra dura dal ’96 e ha provocato 11.000 vittime.

    Filippine. Il 26 gennaio l’esercito ha bombardato una vasta zona paludosa nel sud del paese dove, secondo le forze militari, si nasconderebbero diversi gruppi ribelli, tra cui il Fronte islamico di liberazione Moro e Abu Sayyaf. Finora non si ha notizia di vittime. Dal 1970 a oggi sono oltre 150 mila i morti dei conflitti nel sud (isola di Mindanao e arcipelago di Sulu).

    Iraq. Il 20, il gruppo integralista Ansar al-Sunna, ha rivendicato l'uccisione di un cittadino svedese e di un cittadino britannico. Il duplice omicidio sarebbe avvenuto nella cittadina di Beiji, nella zona centrale dell'Iraq. Lo stesso giorno, in attesa delle elezioni, a Baghdad la festa per l'Haj si è svolta nel caos più totale. Molti dei cinque milioni di abitanti della capitale irachena hanno rinunciato ai riti tradizionali per la mancanza di acqua corrente e luce elettrica. Sempre il 20, a Bassora, nel sud del Paese, una bomba è esplosa all'entrata di una base logistica dell'esercito britannico. Sono rimasti feriti 5 militari e molti civili iracheni che lavorano nella base e che in quel momento uscivano dal lavoro.
    Il 21, un'autobomba è esplosa davanti a una moschea sciita nella parte occidentale di Baghdad. La deflagrazione ha ucciso 15 persone e ne ha ferite 40. Lo stesso giorno, mentre si trovava a bordo di un elicottero militare italiano, il maresciallo Simone Cola è stato ucciso da un colpo sparato conto il velivolo italiano a Nassyria. Un'ambulanza imbottita di esplosivo è esplosa contro un edificio a Kar al Aswat, 20 chilometri a sud di Baghdad, dove si stava svolgendo una festa di nozze. Undici persone sono morte e altre 50 sono rimaste ferite.
    Il 22 sono stati rilasciati gli otto ostaggi cinesi, tutti in buone condizioni di salute.Un sito internet ritenuto vicino ad al-Zarqawi, secondo la CNN, ha trasmesso un video della decapitazione di due ostaggi per la strada. Le due persone dichiarano nel filmato di essere irachene e di lavorare per un'azienda libanese che collabora con gli Usa, ma mancano conferme ufficiali.
    Il 23 gennaio, in un ospedale di Nassyria, un corto circuito ha causato la morte di 14 persone. Due militari statunitensi sono stati condannati per aver assassinato, per gioco, una interprete irachena. A Baquba, lo stesso giorno, alcuni fondamentalisti hanno assaltato un venditore di bevande alcoliche : un morto e 4 feriti.
    Il 24 gennaio le autorità della Coalizione annunciano l'arresto di Mohammed Said al-Jaf, un collaboratore di al-Zarqawi ritenuto un vero e proprio mago delle autobombe. Lo stesso giorno, 5 militari del contingente danese sono stati rinviati a giudizio per abusi sui detenuti.
    Il 25 continua la guerra psicologica di al-Zarqawi. Il gruppo minaccia di colpire le persone che si recheranno a votare con dei cecchini appostati sui tetti e con autobombe a ogni seggio.
    Il 26 gennaio un'autobomba a Kirkuk ha ucciso sei persone. Un elicottero Usa è precipitato a Rutbah. Sono 36 i militari statunitensi morti. Durante un conflitto a fuoco a Samarra tra ribelli e militari Usa sono morti sette civili, tutti donne e bambini. Il 26 quattro attentati hanno ucciso 15 persone in Kurdistan, ma se si considerano tutte le esplosioni che hanno insanguinato l'Iraq, sono ben 33 le vittime civili della giornata. Le stime indipendenti calcolano che le vittime civili in Iraq siano 17721. I militari stranieri uccisi dall'inizio del conflitto sono 1578.

    Israele e Palestina: Il 21 Shimon Peres elogia pubblicamente Abu Mazen per i suoi tentativi di far cessare gli attacchi contro i civili israeliani.
    Il 22, le Brigate dei Martiri di al-Aqsa, braccio armato del Fatah, annunciano di voler negoziare una tregua.
    Il 23 un attentatore suicida palestinese è stato fermato prima di farsi esplodere a Jenin, in Cisgiordania.
    Il 24, l'organizzazione di Hamas si dichiara pronta a valutare una tregua, ma tutto dipende da Israele che deve cessare l'occupazione dei Territori.
    Il 25 Abu Mazen ha fatto schierare i corpi speciali al valico della Striscia di Gaza, per controllare il lancio dei razzi Qassam sulle colonie israeliane. Dal settembre del 2000, quando è cominciata la Seconda Intifada, sono morti 3634 palestinesi e 973 israeliani.

    Colombia. Dodici compagnie guerrigliere del Blocco Orientale hanno combattuto simultaneamente contro quattrocento paramilitari in 7 frazioni dei municipi di Puerto Lleras e Puerto Rico, dipartimento del Meta, sulla riva destra del fiume Ariari, cordigliera orientale al confine col Venezuela. Queste le conseguenze: 75 morti tra paramilitari e guerriglieri e 52 feriti.

    Sudan – Secondo un rapporto stilato dalle Nazioni Unite decine di persone sarebbero rimaste uccise in una serie di attacchi lanciati da uomini armati contro la popolazione civile nel sud del Darfur. Non sono chiare le dinamiche dell’accaduto, ma sembra che alcuni miliziani abbiano attaccato alcuni villaggi prima di rapire un numero imprecisato di donne e di bestiame.
    Nelle ultime ore è giunta la notizia che l’esercito regolare sudanese avrebbe bombardato alcuni villaggi nei pressi di Shangyl Tobaya, a 65 chilometri dalla città di el-Fasher. Sono state dure le condanne di Jean Baptiste Natami, capo della delegazione dell’Unione Africana (Ua) in Sudan, che ha definito l’attacco una violazione del cessate il fuoco e un chiaro segno di insofferenza al dialogo.
    Dal febbraio 2003 nella regione occidentale del Sudan è in corso una guerra tra i ribelli darfurini del Sudanese Liberation Army e del Justice and Equality Movement contro il governo del presidente Omar al-Bashir. Quest’utlimo è accusato di servirsi delle milizie janjaweed per far piazza pulita della popolazione del Darfur. In due anni il bilancio dei morti sarebbe salito a 70mila (secondo il governo sudanese 5mila), quello dei profughi a 200mila e quello degli sfollati a un milione e mezzo.

    Swaziland – Alcune centinaia di persone sono scese in strada in segno di protesta nei confronti del monarca, Mswati III. La manifestazione, che è durata alcuni giorni e si è tenuta nella città di Manzini, è stata indetta dai sindacati locali. Questi ultimi chiedono riforme democratiche in un Paese in cui continua a vigere una monarchia di tipo assolutistico. Mswati, 36 anni, condurrebbe secondo i suoi oppositori un regime di vita pieno di svaghi e spese troppo alte a dispetto dell’alto tasso di povertà in cui è costretta la popolazione.

    Ruanda – Il governo ruandese ha respinto le accuse di un rapporto dell’Onu di aver violato, insieme alla vicina Uganda, l’embargo di armi verso i gruppi ribelli nella Repubblica Democratica del Congo. I tre Paesi sono stati recenti protagonisti di una guerra quinquennale nella regione dei Grandi Laghi. Secondo il governo di Kinshasa, entrambi Uganda e Ruanda continuerebbero a foraggiare gruppi ribelli in territorio congolese. Qui sono ancora attivi alcuni focolai di guerriglia hutu-interahamwe, la stessa che quasi 11 anni fa sconvolse il Ruanda provocando uno dei genocidi più rapidi e ignorati della storia.
    Durante la guerra congolese e negli ultimi anni, l’esercito ruandese avrebbe più volto sconfinato nel territorio congolese, ricco di risorse e di materie prime.

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    Il bollettino settimanale delle guerre e dei conflitti in corso n°4-2005 dal 28-1 al 04-2



    Israele-Palestina - Il 28 Shaul Mofaz, ministro della Difesa israeliano, ha ordinato ai militari di cessare le operazioni nelle zone della Striscia di Gaza dove si sono schierate le forze armate palestinesi. Un altro segnale positivo della ripresa del dialogo tra Israele e Palestina. Lo stesso giorno viene rilasciato Jihad Maassimi, elemento di spicco delle Brigate dei Martiri di al-Aqsa, arrestato la settimana prima a Nablus. Il rilascio rientra in un quadro più grande di accordi sui prigionieri politici palestinesi in Israele. Il 30, a Gerusalemme, 130 mila persone hanno manifestato contro il governo Sharon e il suo piano di disimpegno dalla Striscia di Gaza. Ad opporsi allo sgombero degli insediamenti ebraici nei Territori Occupati sono soprattutto i coloni, la destra israeliana e una parte del clero religioso ebraico. Il 31 Abu Mazen ha incontrato i leader di Hamas e Hezbollah, ma l'incontro non ha dato i risultati sperati e le due organizzazioni non hanno preso impegni ufficiali sulla fine della lotta armata. Il 2 il ministro della Difesa d'Israele Shaul Mofaz e Mohammed Dahlan, ex capo della sicurezza palestinese, nell'ambito della rinnovata collaborazione tra israeliani e palestinesi seguita all'elezione di Abu Mazen, hanno annunciato la nascita di una commissione congiunta che esaminerà i casi dei palestinesi ricercati. Dal settembre del 2000, data d'inizio della Seconda Intifada, sono morti 3663 palestinesi e 981 israeliani.

    Iraq - Il 28, a Baghdad, a causa dell'esplosione di un'autobomba sono morti 4 civili iracheni. Il 29 vengono arrestati Saleh Salman Idris Matar al-Loheibi, Ali Hammad Yassin al-Izzawi e Anad Mohammed hamid al-Qas. I tre uomini sono ritenuti luogotenenti di al-Zarqawi e, secondo le autorità irachene, la loro cattura avvicina il momento dell'arresto di al-Zarqawi. Il 30 è la giornata del voto per gli iracheni in patria e per quelli che vivono in 14 paesi all'estero. Una persona è morta e altre due sono rimaste ferite per l'esplosione di un'autobomba a un check-point a Baghdad. Nel giorno delle elezioni sono stati 13 gli attentati suicidi in tutto il Paese e almeno 35 le esplosioni in Iraq. Il bilancio della giornata del voto parla di 36 morti tra i civili e almeno 100 feriti. Sono 10 i militari britannici morti. Volavano con un c-130 quando un razzo anti-aereo ha colpito il loro apparecchio. Secondo gli organizzatori delle elezioni ha votato una percentuale tra il 60 e il 75 per cento degli aventi diritto, ma per i risultati ufficiali bisognerà aspettare almeno 10 giorni. Il 31, a seguito di una rivolta nel carcere di Camp Bitta, i militari Usa hanno ucciso 4 detenuti iracheni. Il 2 i sunniti denunciano l'irregolarità delle elezioni e annunciano il proseguire delle violenze. Lo stesso giorno, a Kirkurk, sono assassinati 12 soldati iracheni. Dall’inizio del conflitto, sono 1.608 i militari morti e 17842 le vittime civili stimate.

    Zimbabwe127 detenuti di un carcere nella città di Bulawayo sono morti per il sovraffollamento delle celle. Lo ha reso noto l'organizzazione Law Society of Zimbabwe, che ha condotto uno studio sulle prigioni del Paese. Secondo l'organizzazione, nel carcere di Khami, costruito per ospitare 650 persone sarebbero quasi 1200 i detenuti. Il sovraffollamento nelle carceri e le pessime condizioni igieniche in cui sono costretti i detenuti sarebbe la causa di numerose malattie, tra cui la tubercolosi e la scabbia. Tutte le vittime sarebbero morte lo scorso anno, ma la notizia è trapelata solo ora.

    Kenya18 persone sono morte nelle ultime due settimane nella Rift Valley per quella che si potrebbe definire una vera e propria guerra dell’acqua tra Maasai e Kikuyu nella regione. All’origine degli scontri che hanno generato la lunga serie di ritorsioni ci sarebbe la decisione di un agricoltore Kikuyu di deviare il corso di un fiume per irrigare il proprio campo. Questo ha scatenato l’ira dei pastori Maasai, che lamentano di non poter far abbeverare il proprio bestiame.

    Colombia - Il 29 gennaio, nel Caño Seco, nella zona del Curvaeadó, i paramilitari hanno assassinato Pedro Murillo, leader di una comunità contadina. Il 1 febbraio, un attacco a sorpresa delle Farc contro un reparto di fanti di Marina sul litorale del Pacifico, nel dipartimento meridionale del Nariño, ha provocato 15 morti e 25 feriti. Il 2 un altro attacco delle Farc, nella provincia meridionale del Putomayo, ha causato la morte di 8 soldati. Negli scontri è morto anche un civile.

    FilippineIl 3 febbraio la polizia ha ucciso 3 presunti membri del New People’s Army (NPA) nella città costiera di Orion. Altri cinque ribelli sarebbero riusciti a scappare in seguito allo scontro a fuoco. Il conflitto tra i guerriglieri comunisti dell’NPA, collegato al Partito Comunista delle Filippine (CCP), e le truppe governative dura dal 1990.

    Nepal - Nell'est del Paese, la scorsa settimana i guerriglieri hanno ucciso 23 soldati. Il 30 gennaio un militare è stato assassinato nel distretto di Dhanusha, a 250 chilometri da Kathmandu, la capitale. Sempre nell'est del regno himalayano, il 31 gennaio l'esercito nepalese ha ucciso 14 ribelli maoisti che avevano attaccato un posto di blocco. Lo scontro è durato più di sei ore e si è svolto in un'area remota in mezzo alla foresta. Il primo di febbraio il re Gyanendra ha licenziato il governo e assunto pieni poteri. E’ stato proclamato lo stato d’emergenza e imposto un bando semestrale di tutti gli articoli critici verso il re. I maoisti hanno ordinato uno sciopero generale: il dialogo tra i ribelli e il nuovo esecutivo di dieci ministri, scelto e guidato dallo stesso sovrano, sembra sempre più lontano. In Nepal si combatte dal 1996 e finora ci sono state 10.000 vittime.

    India - E' di 10 civili uccisi il bilancio degli attacchi compiuti tra il 30 e il 31 gennaio dai ribelli nel Kashmir Indiano, mentre si stavano svolgendo le elezioni municipali. Nella notte di domenica alcuni separatisti islamici hanno lanciato granate contro una casa nel distretto meridionale di Doda e causato la morte di 3 fratelli musulmani (di cui due minorenni) e della loro madre. Altre due persone sono rimaste gravemente ferite. Un altro attacco a una famiglia musulmana da parte di uomini armati sospettati di essere ribelli separatisti, è avvenuto nel vicino distretto di Anantnag: il proprietario è rimasto ferito, mentre la moglie e il figlio hanno perso la vita. Nella capitale del Kashmir Indiano, Srinagar, i ribelli hanno ucciso anche 1 imprenditore musulmano. Nella stessa notte i militari indiani hanno ucciso 3 membri di un gruppo guerrigliero. I ribelli hanno dichiarato di voler boicottare il voto perchè secondo loro non rappresenta un esercizio di autodeterminazione.

    Afghanistan - Sembra ormai certo che forze speciali Usa e agenti Cia stiano operando oltre confine, nella regione pachistana del Sud Waziristan, a fianco dell’esercito locale nella guerra contro le roccaforti dei guerriglieri talebani. Oltre a partecipare ai combattimenti, gli uomini Usa passano le coordinate alla propria artiglieria in Afghanistan per dirigerne i tiri contro gli obiettivi talebani. Intanto in Afghanistan le mine continuano a uccidere: 16 persone solo questa settimana. Il 29 gennaio un mezzo dell’esercito afgano è saltato su una mina anticarro a sud di Kandahar, nella zona di confine di Spin Boldak: 9 soldati sono rimasti uccisi. Il giorno dopo, nella stessa zona, un’altra mina piazzata a bordo strada ha fatto esplodere un furgone che trasportava civili, uccidendone 5, tra cui un bambino.
    Contemporaneamente, dalla parte opposta dell’Afghanistan, nei pressi di Jalalabad, 2 guerriglieri talebani sono morti mentre piazzavano una mina, esplosa per errore. Sono 33 i morti dall’inizio del 2005: 2 soldati Usa, 18 soldati afgani e 8 guerriglieri talebani e 5 civili. Nel 2004 i morti sono stati 1.124.

    Cecenia (Russia)Il leader degli indipendentisti ceceni, l’ex presidente Aslan Maskhadov, ha ordinato a tutti i guerriglieri ceceni di cessare il fuoco fino al 22 febbraio. Sembra che anche il sanguinario Shamil Basayev abbia accettato lo stop alle azioni militari contro i russi. Un “gesto di buona volontà”, dicono i ceceni. Un bluff propagandistico secondo i russi. Nella settimana trascorsa si è andata aggravando la situazione nei distretti montani del sud-est, dove l’artiglieria russa ha effettuato intensi bombardamenti sulle aree rurali attorno a Shali e soprattutto attorno a Vedeno. Molti civili sono rimasti feriti e molte abitazioni e mezzi sono stati danneggiati. Inoltre proprio a Vedeno sono arrivati nei giorni scorsi centinaia di miliziani delle formazioni cecene kadyrovite filorusse, che hanno effettuato rastrellamenti e azioni di intimidazione nei confronti della popolazione civile. Sempre in zona, a Nozhai-Yurt, il 27 gennaio le forze russe hanno attaccato una base della guerriglia uccidendo 6 ribelli. Il giorno dopo, 9 militari russi sono stati uccisi quando il loro mezzo è saltato su una bomba telecomandata piazzata dai guerriglieri separatisti a Alkhan-Yurt, nei pressi di Urus-Martan. Ancora il 2 febbraio, una serie di agguati della guerriglia nel sud della Cecenia e alla periferia di Grozny ha causato la morte di 6 soldati russi.

    Cabardino-Balcaria (Russia) - Anche questa piccola repubblica russa confinante con la Cecenia sta lentamente scivolando in un conflitto tra forze russe e gruppi guerriglieri indipendentisti di matrice islamica. Dopo gli scontri dell’8 gennaio a Nazran, capitale dell’Inguscezia, e quelli del 15 gennaio a Makhachkala, capitale del Daghestan, il 27 gennaio è stata la volta di Nalchik, capitale della Cabardino-Balcaria. Centinaia di soldati delle forze speciali russe hanno ingaggiato una battaglia di cinque ore nel centro della città contro alcuni militanti del gruppo indipendentista musulmano Yarmuk che si erano asserragliati in un condominio. L’edificio è stato preso a cannonate e a colpi di granata. Sotto le macerie degli appartamenti distrutti sono stati trovati i cadaveri di 7 ribelli.

  8. #8
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    Scusa yota ma in una settimana in Israele/palestina sarebbero morti 29 Palestinesi e 8 Israeliani? Potresti citare le fonti?
    Un'altra cosa, non esiste nessun sito che conteggi i morti irakeni causati dal terrorismo ilmanico/bahatista?

    Cordiali Saluti
    E voi tutti, o Celesti, ah! concedete,
    Che di me degno un dì questo mio figlio
    Sia spendor della patria, e de Troiani
    Forte e possente regnator. Deh! fate
    Che il veggendo tornar dalla battaglia
    Dell'armi onusto de' nemici uccisi,
    Dica talun: NON FU SI' FORTE IL PADRE:
    E il cor materno nell'udirlo esulti.

  9. #9
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    Originally posted by locke
    Scusa yota ma in una settimana in Israele/palestina sarebbero morti 29 Palestinesi e 8 Israeliani? Potresti citare le fonti?
    Link

    Questo è il bollettino settimanale sulla situazione dei conflitti in corso di Peace Reporter

    Un'altra cosa, non esiste nessun sito che conteggi i morti irakeni causati dal terrorismo ilmanico/bahatista?
    Cordiali Saluti

    Sinceramente non lo so, non ho mai cercato, ma le settimane scorse (quelle pre e dopo elezione sono state abbastanza violente, non mi stupisce la conta dei morti così alta)

  10. #10
    I amar prestar aen
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    Originally posted by yota71
    [B]Link

    Questo è il bollettino settimanale sulla situazione dei conflitti in corso di Peace Reporter




    Sinceramente non lo so, non ho mai cercato, ma le settimane scorse (quelle pre e dopo elezione sono state abbastanza violente, non mi stupisce la conta dei morti così alta)
    Ok ma non mi risultano così tanti morti in questa settimana in I/P. Anche il totale dei morti, mi sembra alticcio, RaiNews24 ieri mattina dava cifre diverse, e se chè una rete filo palestinese in italia è sicuramente Rainews24.



    Cordiali Saluti
    E voi tutti, o Celesti, ah! concedete,
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    Sia spendor della patria, e de Troiani
    Forte e possente regnator. Deh! fate
    Che il veggendo tornar dalla battaglia
    Dell'armi onusto de' nemici uccisi,
    Dica talun: NON FU SI' FORTE IL PADRE:
    E il cor materno nell'udirlo esulti.

 

 
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