....Mastella gode!
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A pensar male ma proprio malissimo, cioè mettendosi nei panni di alcuni esponenti della Casa delle Libertà, ma anche di alcuni dirigenti della Margherita, tutto è iniziato quando, apparentemente senza motivo, Pier Ferdinando Casini – molti mesi fa – chiese al governo di procedere con la riforma delle pensioni.
Perché era così interessato all’argomento? Qualcuno candidamente pensò: forse perché è buon amico del governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio.
Alla luce di quello che è successo in questi giorni, però, nella maggioranza come nel centrosinistra si sta facendo strada faticosamente un’altra versione, deboluccia.
E cioè che il presidente della Camera avesse capito che le pensioni erano il tema dirimente nel rapporto con Umberto Bossi e che, per arrivare a un chiarimento definitivo con il senatur, cioè per cacciarlo fuori dalla maggioranza e dal governo, bisognasse tirare fuori al più presto il tema delle pensioni.
Nella maggioranza come nell’opposizione si pecca di dietrologia, soprattutto quando si pensa che in realtà l’obiettivo dell’Udc non sia solo quello di far fuori la Lega, ma di costringere il premier alle dimissioni per mettere su un governo istituzionale con l’appoggio di una parte del centrosinistra, presieduto dallo stesso Casini. Il presidente della Camera smentisce ampiamente.
Anche a Repubblica ha dichiarato: non c’è altro governo oltre a questo. Bisogna perciò stare alle sue parole. (Ricordano quelle dette da D’Alema poco prima di far fuori Prodi).
Probabilmente i sospetti sono nati da un certo silenzio del presidente della Camera sulle questioni politiche, ampiamente compensato da un sottile attivismo destabilizzatore di Marco Follini, presidente del suo partito d’origine.
Al contrario, è ammirevole la lungimiranza di Massimo D’Alema. Qualche tempo addietro il presidente dei Democratici di sinistra ebbe a dire a un esponente del suo partito: se non ci fosse più Silvio Berlusconi si potrebbe rifare il centrosinistra. E a quello che gli chiedeva: “Massimo ma il centrosinistra c’è già, di che cosa stai parlando?”, D’Alema rispose che intendeva il centrosinistra vero, non con quelli della Margherita, quello con l’Udc… Il che, naturalmente, non fa presupporre che il presidente della Quercia abbia in mente un governo istituzionale guidato da Pier Ferdinando Casini. Del resto, lo ha smentito autorevolmente lui stesso su questo giornale.
A proposito di smentite. Quella del povero Alfonso Pecoraro Scanio non ha avuto il risalto dovuto. Al termine di un vertice dell’Ulivo allargato ai capigruppo, il presidente dei Verdi non ha escluso, in caso di crisi, l’ipotesi di un governo tecnico-istituzionale.
Nella riunione se ne era parlato, perché nessuno nel centrosinistra vuole andare alle elezioni ora, senza un candidato premier e senza uno straccio d’accordo.
Al vertice si era detto quindi che ai giornalisti si sarebbe parlato solo dell’opportunità di andare subito alle urne in caso di crisi di governo. Altrimenti, era stata la raccomandazione, veniamo accusati di voler far cadere Berlusconi per puntare su un esecutivo tecnico appoggiato anche da noi.
Evidentemente Pecoraro Scanio era distratto: con i giornalisti si è “allargato”. Luana Zanella, per rettificare le parole del proprio leader, non ha trovato niente di meglio da dire che si era espresso male.
Per fortuna nella CdL stava succedendo di tutto e nessuno si è accorto della gaffe.
In questo contesto confuso, chi gode di enorme fortuna è il leader dell’Udeur Clemente Mastella. Tutti gli attribuiscono la possibilità di tenere aperti due forni: centrosinistra e maggioranza. Ma il fortunato Mastella di forni ne ha aperti ben tre. Uno è quello con l’Ulivo, che si sta affannando per recuperarlo. Il secondo è quello con Berlusconi: Forza Italia gli ha fatto intravvedere la possibilità di candidarlo alla presidenza della giunta campana alle prossime Regionali, nel 2005. Il terzo è quello dell’Udc: il buon Mastella potrebbe entrare in un governo tecnico-istituzionale in un’eventuale era post Berlusconi.
Dal Foglio di martedì 15 luglio 2003
saluti




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