UNA GALASSIA LAICA E SOCIALISTA
Dopo le ipotesi di lavoro de La Gazzetta Politica, una proposta per una sinistra riformatrice che sappia guardare alle nuove idee della società civile e proporre valori che sappiano muovere la storia
Le elezioni italiane per il rinnovo del Parlamento europeo nel 2004 rischiano di essere condizionate più dalle vicende politiche interne che dal confronto tra le diverse “idee” di Europa che investono il mondo politico ed economico. Il semestre di presidenza dell’Italia sarà l’ennesima occasione persa se Berlusconi subordinerà gli interessi nazionali ed europei (allargamento dell’Europa; problemi infrastrutturali; rapporti Nord-Sud; rapporti Europa-Usa; questione palestinese; la “Costituzione” dell’Europa; conciliazione del mercato con la tenuta della coesione sociale) alla promozione ed alla valorizzazione commerciale della sua immagine e della sua coalizione. Spetta quindi alle forze riformatrici compiere uno sforzo eccezionale per tenere alto il livello del confronto cercando intanto di recuperare i consensi che l’idea stessa di Europa ha visto logorarsi nell’arco degli ultimi due anni. La martellante campagna di criminalizzazione dell’Europa e dell’euro ha ottenuto risultati che non vanno sottovalutati. Gli euroscettici sono aumentati e sono non pochi coloro che, anche in buona fede, ritengono che l’aumento dei prezzi dipenda dall’entrata in vigore dell’euro e che le difficoltà economiche di oggi come i paventati sacrifici su previdenza, sanità ed assistenza altro non siano che prezzi da pagare al nostro essere in Europa.
La strada dello sviluppo
Non basta quindi ribattere colpo su colpo alle uscite di Bossi e di larghi settori di Forza Italia per chiarire che i tempi della svalutazione facile della lira erano tali solo per pochi e non certamente per decine di milioni di italiani che vivevano di salario e di pensione o per ricordare che quella politica, più in generale, ha portato per l’assenza di innovazione e di ricerca prima alla frammentazione e alla miniaturizzazione delle imprese e poi al declino del nostro paese. Serve una grande campagna di informazione e di orientamento per chiarire a tutti come il mantenimento del diritto di veto anche per un solo paese su materie decisive come il fisco e la politica sociale impedirebbe alla nuova Europa di riprendere la strada dello sviluppo in un mondo ove il fattore “tempo” diventa fondamentale per affermare in modo tempestivo regole sulla competitività e sulla concorrenza che salvaguardino anche i valori della solidarietà. L’Europa non deve essere una raffinata camera di compensazione tra le esigenze delle istituzioni; i riformisti, ossia una sinistra moderna, devono innestare valori, ideali, aspirazioni, che tengano conto di un ruolo importante che devono avere nella costruzione dell’Europa le persone, le associazioni, i movimenti. Insomma, solo una sinistra laica, liberale e socialista può ridare spazio e protagonismo ad una azione che riprogetti l’Europa che è assieme non per paura ma per realizzare una grande ed ideale opera di coesione sociale. Ecco perché un successo elettorale nelle elezioni europee che modifichi i rapporti di forza nel Parlamento Europeo può rimotivare molti milioni di italiani silenti o disillusi ad un impegno politico innovatore. Un ruolo determinante spetta alle forze riformiste di ispirazione socialista o laica, protagoniste nel secolo scorso della più avanzata esperienza di welfare che ci sia dato di conoscere. Un’esperienza che dopo aver brillantemente retto per molti decenni ha incominciato, sul finire del secolo scorso, a mostrare i segni dell’usura facendo sì che le forze riformatrici che erano arrivate a governare la stragrande maggioranza dei paesi europei fossero in diversi paesi ingiustamente ricacciate all’opposizione. Nel corso degli ultimi due o tre anni, di fronte al fallimento clamoroso e rumoroso della destra che ha trasformato il mercato in una giungla, le forze riformatrici hanno manifestato interessanti segni di risveglio anche se la ricerca di una comune idea di Europa è stata spesso condizionata da forti spinte nazionalistiche. Anche in Italia la comune adesione delle forze di sinistra al Partito del Socialismo Europeo è stata utilizzata troppo spesso come legittimazione all’essere riformisti e non come stimolo per imboccare decisamente ed irreversibilmente, senza guardarsi indietro, la strada delle riforme. Che il Pse debba essere rilanciato e rinnovato è fuori discussione come lo è l’esigenza di aprirlo al contributo delle forze di sinistra laica di matrice repubblicana e liberale. Essere d’accordo nel constatare questa esigenza non significherebbe però assolutamente niente se non si compissero alcune scelte dimostrative. Per quanto tempo ancora ai Ds può bastare l’utilizzazione dell’essere nel Pse a pieno titolo e con grandi responsabilità come cartina di tornasole per dimostrare che il cammino verso la socialdemocratizzazione è definitivamente compiuto? E per quanto tempo lo Sdi, che ha il merito di aver offerto in questi anni ad una parte non irrilevante di socialisti un approdo coerente, potrà rinviare, magari con opzioni elettorali e alleanze chiaramente tattiche, una scelta chiara a favore della casa comune di tutti i riformisti? Ecco perché si potrebbe e si dovrebbe lavorare per dare vita alla presentazione nel 2004, in occasione delle elezioni per il Parlamento Europeo, al posto delle liste della quercia e del garofano, di una sola lista con il simbolo del Pse, sondando da subito a quali condizioni potrebbe verificarsi l’eventuale disponibilità dei Repubblicani Europei a partecipare all’iniziativa in cambio ovviamente di un impegno comune ad operare per un allargamento del Pse. È ovvio che Fassino e Boselli (e se possibile Luciana Sbarbati) oltre ad impegnare Ds e Sdi, dovrebbero lanciare un appello a quella viva e vivace galassia laica e socialista che è rappresentata da un’importante realtà di associazioni, fondazioni, club, circoli, riviste. Tutte queste realtà assieme sarebbero chiamate non a costruire un partito ma a coordinare un programma, una lista e una campagna elettorale. È ovvio che il successo dell’iniziativa aprirebbe la strada anche al processo di costruzione della casa di tutti i riformisti. Una lista che dovrebbe nascere con la consapevolezza che le scadenze elettorali vanno, a volte, affrontate non lasciandosi condizionare da mere convenienze di calcoli numerici. Ci sono resistenze da superare: sono convinto che una lista comune prenderebbe di più di quanto ciascuno potrebbe portare a casa da solo. Il risultato politico avrebbe non solo un significato quantitativo ma avrebbe un valore qualitativo enorme. Sarebbe una svolta; dalla frammentazione, dalla diaspora si comincerebbe a riaggregare, a ritrovare e costruire una casa comune dei riformisti e dei socialisti.
Una sinistra riformatrice
Esisterebbero sicuramente compagni che nei Ds si opporrebbero ad una simile proposta in quanto segnale di eccessivo “spostamento a destra” e compagni dello Sdi che evocherebbero il rischio di un assorbimento che offrirebbe un qualche vantaggio agli ex compagni approdati alla Casa delle Libertà. Quello che nessuno potrà invece negare è il possibile effetto “risveglio” per tantissime realtà, che non sono solo formate da ex socialisti ed ex repubblicani ma anche da tanti che hanno militato nel Pci, nel Pds o anche nei Ds, in settori non marginali dei movimenti tanto vitali in molte realtà locali che avvertono il bisogno di dare al loro impegno quotidiano un respiro europeo. La mia è una proposta che rilancia l’ispirazione di fondo attorno alla quale sono nati e vivono i Riformatori per l’Europa, quella cioè di contribuire al rafforzamento e alla crescita dell’Ulivo concependo la prospettiva del Partito del Socialismo Europeo non come una semplice scelta di semplificazione interna ma come passaggio politico per porre termine per tutta la sinistra laica e riformatrice a quella maledizione che la vede condannata ad un passato che non passa e ad un futuro che non arriva. Sono ben consapevole che si tratta di una ipotesi di lavoro alla quale si potranno opporre tanti se e tanti ma, soprattutto in un momento nel quale tornano a riesplodere vocazioni e tentazioni proporzionaliste ma proprio per questo è stimolante un dibattito franco sorretto, almeno questo è il mio auspicio, dalla consapevolezza che la sinistra italiana non può rassegnarsi all’idea di passare alla storia come la sinistra delle occasioni mancate. Una sinistra riformatrice, per concludere, che, forte delle sue fondamenta ideali e storiche, sappia essere attenta al nuovo che insorge nella società civile e nella coscienza dei popoli, superando la semplice gestione delle cose quotidiane, per proporre valori, visioni, ideali capaci di muovere la storia.
Giorgio Benvenuto




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