Castelli paragona i serenissimi ai terroristi veri neri e rossi, è inammissibile :mad
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La lista di Bossi e del Guardasigilli
braccio di ferro sulla "pacificazione"
Il "pacchetto" del Carroccio
dai Serenissimi a Fioravanti
di LIANA MILELLA
Francesca Mambro
e Giusva Fioravanti
ROMA - Aveva chiesto di vedere Ciampi per parlargli "delle grazie" già da una settimana. Con i suoi tecnici aveva riesaminato una per una le domande di chi vuol vedersi abbonata la pena e che giacciono negli uffici di via Arenula. Domenica aveva letto l'editoriale di Folli sul Corriere con la smorfia di chi sa di dover risolvere la questione Sofri. Aveva deciso, tra sé e sé, che lo avrebbe fatto al più presto. Mercoledì, passeggiando in Transatlantico poco dopo l'ora di pranzo, affermava di aver escogitato la chiave di volta per sciogliere la querelle. "Ho già tutto in testa. Però devo trovare il tempo per scrivere. Se ce la faccio, ma ancora non lo so, sarà tutto pronto per sabato. Allora sabato ci sarà il botto". Avant'ieri, quando la notizia dell'incontro con il capo dello Stato era divenuta ormai di pubblico dominio, il "botto" era diventato il "finimondo". A Radio Padania, il ministro della Giustizia (nella dicitura del dicastero la "Grazia" è formalmente decaduta dal 30 luglio '99, Diliberto imperante) Roberto Castelli preannunciava: "Vedrete cosa accadrà sabato contro di me. Vedrete. Sarà il finimondo". Dicendolo, sia mercoledì che il giorno dopo, il Guardasigilli se la rideva dietro gli occhiali già sapendo che una sortita sfavorevole a Sofri (come poi è stato) era destinata a sollevare un putiferio. Dopo la disponibilità di Ciampi, il sì di Berlusconi, di oltre un terzo delle Camere, un diniego sarebbe stato apprezzato solo dai "celoduristi" della Lega, i Bossi, gli Speroni, i Cè, i Calderoli, che hanno fatto della certezza della pena una bandiera.
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Rinasce qui una vecchia idea della Lega, una "pacificazione generale", una grazia che può includere gli intellettuali di sinistra, ma abbraccia i "cittadini sconosciuti", quelli per cui non si spende nessuno o si spendono in pochi. Il "finimondo" di Castelli si risolve in una "lista", un elenco di nomi da graziare, in cui c'è pure Sofri ma non solo. C'è Bompressi ovviamente, che ha presentato la domanda da un anno, ci sono due "serenissimi" di quelli che portarono l'attacco al campanile di San Marco, due dissociati dalle Bierre, due altoaltesini scelti tra una dozzina tra quelli che compirono attentati negli anni Sessanta. Per finire Francesca Mambro e Giusvà Fioravanti, condannati per la strage di Bologna, che giusto ieri hanno scritto una lettera al Corriere per dirsi d'accordo con lo stop alla pena per Sofri. C'è di che accontentare la sinistra (Sofri, Bompressi), l'estrema sinistra (i bierrini), la destra di An (Mambro e Fioravanti), ma anche la Lega (i Serenissimi). E si fa contento anche Berlusconi.
Ieri mattina, di buon'ora, Castelli si è presentato dal presidente della Repubblica. Mettendo subito avanti le mani con le pregiudiziali sul "raffinato intellettuale" (Sofri) che, se fosse veramente liberato, gli farebbe venire "i brividi". Un "no" che potrebbe attenuarsi col tempo, a patto che venga presentata una formale domanda di grazia, in regola con la legge, in cui l'ex direttore di Lotta continua non si nasconda dietro prestanome che chiedono la clemenza al suo posto. Un "no" che potrebbe diventare un "nì" se anche "i poveri cristi", come li chiama il Guardasigilli, ottenessero di poter abbandonare la galera. È la posizione di Bossi e del capogruppo alla Camera Alessandro Cè, il quale prima nega il diritto di Sofri a fruire della grazia, ma poi la butta sulla politica e ragiona sugli eventuali "presupposti" che potrebbero "interessare non solo una persona". La lista non è nuova. È la stessa che circolò a novembre 2002 dopo la lettera del premier al Foglio a favore di Sofri. Si sono solo aggiunti i dissociati Bierre.
Certo, il ragionamento di Castelli, e prim'ancora di Bossi, per incartare il caso Sofri, per trasformarlo in una sorta di pacchetto lottizzato a misura della Casa delle libertà, non era affatto una sorpresa per i maggiorenti della Lega. Né tantomeno l'articolo del Guardasigilli sulla Padania. Eppure il primo a risentirsi è proprio il capo di gabinetto di Bossi, l'europarlamentare Francesco Speroni, che arriva ad offendere Ciampi. Ipotizza che il capo dello Stato voglia guidare la mano del ministro della Giustizia e, per evitare equivoci, ribadisce che la Lega è per la tolleranza zero, quindi "l'ex leader di Lotta continua deve restare in galera". Ma il vicepresidente del Senato Calderoli lo rimbrotta, difende Ciampi, ma ribadisce il no su Sofri. Una rabbia autentica oppure una manovra ben orchestrata in casa leghista per far digerire all'elettorato padano il pacchetto delle grazie? I conti tornerebbero: prima Castelli fa propaganda dei suoi "brividi" per Sofri libero, poi l'incontro con Ciampi che è favorevole alla grazia, il sì di Berlusconi, infine l'articolo sulla Padania, la teorizzazione del "no" sul piano ideologico ma con un titolo che richiama una futura "pacificazione generale".
(19 luglio 2003)




Rispondi Citando
) ne a voce Castelli ha mai parlato di amministia ai serenessimi .. Castelli ha solo parlato di pacificazione nazionale per atti di violenza compiuti trentanni fa .. dizione in cui rientrano neri e rossi e credo anche i sudtirolesi ... ma non possono essere compresi di certo quei 4 sognatori il cui unico atto violento e' stato quello di occupare un campanile con un vecchio moschetto e che sono gia' tutti a caso dopo aver scontato pene assurdamente dure in base alla legislazione fascista .
