Silvia, una storia senza fine
«Mi pare una polemica inutile e strumentale». Così l'assessore al Lavoro e alle Periferie, Luigi Nieri, risponde al consigliere comunale di Alleanza Nazionale, Marco Marsilio, che ha protestato ieri contro la collaborazione avviata ormai da qualche tempo dal Comune di Roma con Silvia Baraldini.
Sprezzanti le parole del consigliere di An alle agenzie: «La famosa terrorista condannata a quaranta anni di detenzione negli Stati Uniti, per la quale la sinistra italiana ha condotto una lunga battaglia per farla tornare in Italia, ha ottenuto dal Comune di Roma un incarico di collaborazione esterna di nove mesi».
La replica di Nieri non si è fatta attendere: «I fatti per cui è stata condannata, risalgono a molti anni fa; non voglio entrare nel merito della polemica sollevata dall'assessore di An, mi interessa solo sottolineare che Silvia lavora con noi per occuparsi di un progetto di ricerca sulla occupazione femminile».
Silvia Baraldini, la cittadina italiana condannata nel 1994 a 43 anni di reclusione per associazione terroristica da un tribunale americano, non si è mai macchiata di reati di sangue. Estradata nel 1999 in Italia, dopo lunghe e travagliate trattative, vive ora agli arresti domiciliari nella capitale per motivi di salute. L'assessore Nieri, le ha offerto un contratto di collaborazione con l'Osservatorio del comune sull'occupazione e le condizioni del lavoro a Roma, in particolare per svolgere ricerche «relative all'analisi delle caratteristiche del lavoro femminile», per le quali la Baraldini presenterebbe i requisiti necessari di professionalità e di comprovata esperienza nei compiti indicati.
«E' scandaloso - prosegue l'esponente di Alleanza nazionale deciso a portare la cosa in Parlamento - che mentre la piaga del terrorismo continua a mietere vittime, in particolare colpendo uomini come Marco Biagi impegnati proprio a riformare il mercato del lavoro, su questo stesso tema il sindaco Veltroni senta il bisogno di pagare la consulenza di un personaggio che definire inquietante è poco». «Misteri non ce ne sono - gli ha replicato l'assessore Nieri - Anzi, si tratta solo di una collaborazione professionale con una persona in esecuzione penale esterna». L'accusa per cui fu condannata la Baraldini è quella di aver favorito la fuga dal carcere di una attivista per i diritti alle minoranze di colore accusata di rapina. Quella di Silvia sembra una storia destinata a sofferenze infinite ogni qualvolta si cerchi di affrontarla in maniera seria e risolutiva. Per portarla in Italia ci sono voluti anni di iniziative di lotta e "pressioni" diplomatiche. Ma il suo arrivo in Italia non sembra aver posto fine alla sua persecuzione.
Quanto deve soffrire ancora una donna, dopo 20 anni di carcere, di cui 18 passati negli Stati uniti, tra torture psicofisiche e carceri chiusi per aver commesso dei reati che in altre circostanze (se non fossero stati di natura politica) avrebbero accumulato una pena al massimo di 5 anni?
G. Ros.
www.liberazione.it




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