Dietro ai nuovi musei filiale di Taiwan e Rio de Janeiro del Guggenheim prende forma il progetto di un marchio mondiale per l'arte. Un istituzione unica che mira al franchising nel mondo museale dell'arte e alla globalizzazione di quest'ultima nel tentativo di aprire il fronte culturale del governo universale: Il museo dell'arte mondiale, e al tempo stesso di trasformarlo in un grande ed eccezionale business.
Non è un caso che l'incontro per un intervista con la stampa internazionale del presidente del "Guggenheim" tale Thomas Krens si svolga nell'atmosfera elegante e patinata della residenza degli ambasciatori d'italia presso l'ONU.
Un uomo alto, ben vestito questo signor Krens che con disinvoltura parla di progetti che finora non si sarebbero neanche immaginati, ma che invece stanno già prendendo forma e tra i quali figura anche l'Italia.
"Voglio portare Paolina Borghese a New York" - sostiene l'estasiato presidente del Guggenheim Museum - "..e la Guernica di Picasso deve ritornare a Bilbao".
Ma facciamo un passo indietro per capire meglio quale strano progetto si stia realizzando sotto i nostri inconsapevoli occhi.
La catena dei musei Guggenheim ha già aperto "filiali" a Bilbao, una a Berlino ed una a Venezia. A Manhattan sono presenti in un edificio famosissimo disegnato da Frank Lloyd Wright dove espongono mostre di vario genere e dove la media è di un milione di visitatori l'anno. Ma quali sono i nuovi progetti di questo marchio dell'arte? Thomas Krens non ha dubbi, il mondo.
"Ci sono due nuovi progetti, uno a Taiwan ed uno a Rio. Abbiamo anche siglato una partnership con l'Hermitage di San Pietroburgo" asserisce l'eccitatissimo Krens, che continua, " Abbiamo creato la Marca Guggenheim, un nome che sottolinea qualcosa di importante. In totale le nostre collezioni raccolgono 14mila pezzi. La prima collezione è la Salomon Guggenheim Collection, che va dal cubismo fino a Kandinsky e ai primi anni '30. Poi c'è la Tehannhauser Collection di impressionisti da Pizarro a Cèzanne e la Neerendorfer Collection coi suoi 110 Paul Klee ed i Picasso più recenti. Infine la Peggy Guggenheim a Venezia e la Panza di Biumo a Bilbao". Tutto qui? Assolutamente no! Il marchio Guggenheim è riuscito con un gioco di partership a disporre della collezione dell'Hermitage e del Museo di Vienna; e i progetti di quest'azienda dell'arte non finiscono qui.
"Vorrei una grande mostra di Canova a N.Y nel ns museo. Per farla ci vorrebbe la Paolina Borghese..." e ancora "Vogliamo approdare in Sud America in Cina e in Medio Oriente. Il luogo che mi sembra più adatto è il Qatar. Per l'Iraq è troppo presto, il Kuwait, la Giordania e il Libano non sono ideali. Aprire il museo in Israele non ha senso. Sarebbe invece bello un museo con un nome ebreo nel Medio Oriente. Negli USA non si sa nulla dell'Islam, si pensa che sia solo Osama bin Laden. Sto facendo una ricerca per questa mostra. Del resto ho fatto 1700 km in motocicletta per andare a Cordova a Granada e a Siviglia per vedere da vicino l'architettura islamica."
Vivremo i musei d'arte come catene di Fast food? A leggere questi intenti sembrerebbe proprio di si. E intanto la globalizzazione ha fatto un nuovo passo verso la società universale.![]()


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