HAMAS: PRIORITARIA LA SALVAGUARDIA DELL'UNITA' PALESTINESE

Teheran, luglio - Arabmonitor ha intervistato Abou Osama, portavoce del rappresentante di Hamas in Iran. Nato nella striscia di Gaza, arrestato all'epoca della prima Intifada, ha trascorso oltre quattro anni in carcere, di cui uno a Gaza e più di tre 3 in prigioni sul territorio israeliano. Dopo il rilascio, si è trasferito in Sudan, dove ha completato i suoi studi, conseguendo un dottorato in pedagogia e psicologia. Successivamente, è stato incaricato da Hamas di ricoprire il ruolo di portavoce nella Repubblica islamica. L'incontro è avvenuto in un momento delicato, mentre l'organizzazione e il movimento per la liberazione della Palestina nella sua globalità sono chiamati ad affrontare questioni spinose, dopo aver dato il consenso alla tregua tra palestinesi e israeliani.

S’impone subito la domanda: perché Hamas ha accettato la tregua con Israele ?

"Innanzitutto, a scanso di equivoci, per noi non si tratta di una tregua, ma di un temporaneo cessate il fuoco, ossia, di una sospensione delle operazioni militari. La tregua costituisce uno stato di non belligeranza temporanea per permettere alle parti contendenti di condurre trattative fra di loro su determinate questioni. Questo non sta avvenendo tra noi e l’entità sionista. Noi, dopo un' approfondita analisi all’interno del movimento e un confronto con gli altri gruppi palestinesi, abbiamo deciso di lanciare questa iniziativa con l'impegno di salvaguardare l’unità tra le varie fazioni palestinesi. Stiamo assistendo al consolidamento del dialogo tra le organizzazioni palestinesi. Vorrei sottolineare che la salvaguardia dell’unità del popolo palestinese è prioritaria. Sharon e l’amministrazione americana vogliono intaccare questa unità, per mettere in ginocchio il popolo palestinese, umiliarlo e sottometterlo. Siamo convinti che se il popolo palestinese venisse colpito nella sua coesione, questo non potrebbe giovare a nessuna organizzazione palestinese, nemmeno a quelle meglio armate. Sharon vuole scatenare la guerra civile tra i palestinesi: per questa ragione insiste mettendo tutti in guardia dal lasciare delle armi nelle nostre mani. Noi rispondiamo con l'iniziativa del cessate il fuoco nell'interesse del nostro popolo".

Si dice che Hamas abbia accettato la tregua in seguito alle pressioni di alcuni Paesi arabi, come l’Arabia Saudita, il Qatar, l’Egitto, che appoggiano l'organizzazione materialmente e politicamente.

"Non nascondiamo che ci sono state delle pressioni, e non solo nei confronti di Hamas e non solo da parte di alcuni Paesi arabi, ma ci sono state anche da parte palestinese, da parte sionista, dagli americani, dall’Unione Europea. Ma non per questo abbiamo preso la decisione che conoscete. Inoltre, vorrei precisare che noi non riceviamo alcun aiuto finanziario da nessun Paese arabo: l’appoggio e i finanziamenti ci giungono dai sostenitori e simpatizzanti tra i palestinesi, gli arabi e i popoli islamici. Tornando alla decisione adottata, è il frutto di un’approfondita valutazione da parte del nostro movimento della situazione palestinese e dei cambiamenti a livello regionale e internazionale. Riteniamo di servire meglio gli interessi del popolo palestinese aderendo al cessate il fuoco".

Però, un altro gruppo, il Fronte popolare per la liberazione della Palestina, ha definito la tregua una perdita di tempo.

"Rispettiamo la decisione di tutte le organizzazioni, ma vorrei farle notare che quasi tutti i gruppi sono stati d’accordo con questa iniziativa, da Hamas alla Jihad islamica, compresi Fatah e il Fronte democratico per la liberazione della Palestina".

Sembra che il Fronte popolare, pur non accettando la tregua, abbia esaltato l'importanza dell’unità nazionale.

"Il Fronte popolare ha dichiarato e ripetutamente confermato che si sente obbligato al rispetto dell’unità nazionale e non darà luogo ad alcuna operazione che possa pregiudicare l'unità".

Siete fiduciosi a riguardo delle intenzioni di Israele di voler approdare a una pace stabile ?

"Non ci fidiamo per niente delle intenzioni dell’entità sionista che rimane ostile nei nostri confronti. Sharon non ha mai dichiarato di accettare la Roadmap, si è detto d'accordo sulla prima fase che parla di arresto della resistenza e dello smantellamento delle infrastrutture del movimento di resistenza in Palestina, che lui chiama terrorismo. Sharon cerca di istigare una guerra civile in seno al popolo palestinese. Questo è il suo obiettivo. Le sue vere intenzioni, verranno alla luce e non ci sarà nulla né per i palestinesi, né per il signor Abou Mazen".

Israele sostiene che la tregua vi permette di tirare il fiato.

"Non abbiamo aderito all'iniziativa da una posizione di debolezza. L'entità sionista è consapevole che il movimento Hamas costituisce una forza in grado di rispondere. Lo abbiamo fatto in meno di 24 ore, dopo il tentativo fallito di uccidere il dottor Rantisi".

Il ministro della Difesa israeliano ha definito la tregua una vittoria per Israele.

"Sta ingannando se stesso. Il popolo israeliano ha risposto a Mofaz, in un sondaggio condotto dalla stampa israeliana, dove il 73 per cento ha affermato di dubitare che lo scontro coi palestinesi possa essere vinto. Questa tregua non spaccherà il popolo palestinese o le organizzazioni palestinesi, anche se Mofaz continua a illudersi".

L’adesione di Sharon alla Roadmap è da considerare il risultato di una situazione interna del tutto particolare in Israele.

"Non vi è dubbio che l’Intifada ha colpito l’entità sionista nei suoi pilastri, quali la sicurezza, l’economia e l’immigrazione. L'Intifada ha demolito la sicurezza, spostando, per la prima volta, la lotta palestinese all’interno dei centri abitati, dove i sionisti non sono più al sicuro camminando per strada, frequentando gli alberghi o facendo una passeggiata. Per quanto riguarda l’economia, questa è quasi distrutta, secondo gli stessi analisti".

Pare che l’attuale crisi economica sia senza precedenti nei 55 anni di storia di Israele.

"L’entità sionista non ha mai conosciuto una stagione economica come questa. Molti hanno consigliato a Sharon di fermare l’Intifada a qualsiasi prezzo. Egli sa che non riuscirà a bloccarla se non con un accordo politico, passando per la strada delle concessioni, mentre non potrà liquidarla con la forza militare. Le ultime statistiche dicono che l’entità sionista ha perso durante l’Intifada 65 milliardi di dollari. E poi l’immigrazione. Assistiamo a un'autentica inversione di rotta: dall'estero non arriva più quasi nessuno, mentre dall’entità sionista la gente che può, se ne va. Tutto ciò è il frutto dell’Intifada e riteniamo che sarà l’entità sionista ad avere la peggio. Noi siamo un popolo costretto alla lotta, un popolo in grado di sopportare sofferenze e perdite, ma il popolo sionista, che ha vissuto in mezzo agli agi, non può sopportare queste condizioni di vita, sicché adesso sta premendo sulla sua dirigenza politica affinché metta a punto un’iniziativa che tenga conto dei palestinesi".

Di Hamas si dice che voglia distruggere Israele. Credete che ci possano essere due Stati indipendenti, uno palestinese e uno israeliano, come previsto dalla Roadmap ?

"La nostra strategia è chiara, l’abbiamo resa pubblica nella Carta del movimento. Riteniamo che la Palestina, tutta la Palestina, appartenga di diritto ai palestinesi e che questa entità sionista costituisca un’occupazione espansionista e razzista che non ha alcun diritto di rimanere sulla terra palestinese e non abbia nessuna legittimità. Il diritto deve essere restituito ai palestinesi e non vi è alcun’altra strada che non quella che porti alla costituzione di un governo palestinese e di un ritorno dei palestinesi nella loro patria. Cinque milioni di palestinesi vivono come profugh. Erano fuggiti o sono stati espulsi da città come Haifa, Yaffa, Akka, al-Ramleh, Lod, oltre a Gerusalemme, e altri luoghi. Questi devono poter tornare nella loro patria, e questo in base a tutte le convenzioni, risoluzioni e leggi internazionali, oltre che per le leggi dell’uomo e per volontà divina. Riteniamo di avere un diritto alla Palestina, a tutta la Palestina. Siamo del parere che l’unica soluzione effettiva, se il mondo vuole veramente risolvere questa crisi, consista nello scioglimento dell'entità sionista, così, come è stata messa a punto. E’ stato l’occidente a crearla e se l’occidente vuole che stabilità e pace tornino nella regione, deve smantellare questa entità".

Ma la vostra strategia contiene il progetto per la creazione di uno Stato islamico in Palestina ?

"Attualmente ci troviamo nella fase della lotta di liberazione e non discutiamo di uno Stato islamico o laico o nazionalista. Quando la liberazione sarà compiuta, e questa entità sarà scomparsa, con la forza o tramite l'autoeliminazione, come è accaduto in Sudafrica, solo allora sarà il momento di decidere che tipo di Paese costruire, e noi accetteremo le scelte del popolo".

Ma come dovrebbe accadere tutto questo ? Cosa sarà dei cristiani, per esempio ?

"I cristiani sono i nostri fratelli. Loro sono palestinesi come noi e ciò che appartiene a noi, appartiene a loro. Gli obblighi nostri, sono obblighi loro, perché loro fanno parte del popolo palestinese e del movimento patriottico palestinese. Qui si parla dei sionisti che sono arrivati da noi via mare, portando con sé solo gli strumenti per distruggere e uccidere. Loro hanno ucciso i nostri padri e i nostri nonni. Hanno preso i nostri villaggi e le nostre città. Ci hanno cacciati, Ci hanno espulsi in ogni angolo del mondo. Questa gente deve tornare da dove è venuta, dopodiché la pace potrà regnare in ogni angolo del mondo, perché la causa palestinese è la chiave per la sicurezza e la pace nel mondo, come hanno ricordato anche Condoleeza Rice e Colin Powell".

E’ possibile che accettiate la formula dei due Stati ?

"In una fase transitoria accettiamo il ritiro da tutti i Territori occupati e dalla striscia di Gaza, con la conseguente costituzione di uno Stato palestinese, con piena sovranità su tutti questi territori, la cui capitale sarà Gerusalemme, la Nobile, con il ritorno dei profughi palestinesi, l’esodo dei sionisti da Gerusalemme e lo smantellamento delle colonie. E non vi è dubbio che a tali condizioni, la resistenza si fermerà e la regione avrà enormi benefici dalle condizioni di pace, sicurezza e stabilità, perché in questo caso avremmo una vera tregua che potrebbe durare dieci o vent'anni, che verrebbe automaticamente rinnovata, fermo restando che noi come Hamas non possiamo rinunciare alla nostra strategia".

Pensate che la Roadmap vi possa condurre alla fase transitoria ?

"La Roadmap non porterà alla fase transitoria, che tra l'altro costituirebbe poi la realizzazione solo parziale del diritto dei palestinesi. Uno Stato in Cisgiordania e nella striscia di Gaza equivale al 22 per cento della Palestina storica. Significa che il rimanente 78 per cento resta in mano all’entità sionista, benché faccia parte dei diritti palestinesi. Ma noi siamo convinti, e i prossimi giorni diranno che abbiamo visto giusto, che l’entità sionista non ci darà nemmeno il 22 per cento del territorio della Palestina, ma ci offrirà parti di territorio che non supereranno il 50 o il 60 per cento della superficie di quel famoso 22 per cento. Una strada del genere non porta da nessuna parte".

Ci sono voci autorevoli, anche di sostenitori della causa palestinese, che criticano le operazioni dei martiri nei territori del 1948 (i territori assegnati a Israele). Perché queste operazioni ?

"Tutte le leggi internazionali sanciscono il nostro diritto alla resistenza con qualsiasi mezzo disponibile. In effetti, queste norme e leggi permettono a ogni popolo sotto occupazione di contrastare l’occupazione militare con ogni mezzo di cui dispone. Noi non combattiamo per la morte, combattiamo per la vita. Vogliamo restituire una vita dignitosa al nostro popolo. Colui che si fa esplodere, sacrificando se stesso, esprime il desiderio di una vita dignitosa per i fratelli, i figli, la madre e il padre e per tutto il popolo palestinese. Vogliamo riprendere a vivere in dignità e indipendenza, come tutti i popoli, e queste operazioni sono i mezzi con i quali facciamo pressione sull'entità sionista, affinché ci dia il nostro diritto, ritirandosi dalla nostra terra".

Come fate ad avere le armi ?

"Il nostro armamento è rudimentale. Per quanto riguarda le armi leggeri, come Kalashnikov, pistole, bombe a mano, li possiamo ottenere dentro la Palestina, semplicemente dai commercianti di armi. Adesso, siamo anche in grado di produrre i razzi Qassam con i nostri modesti mezzi. Capita che una sola arma venga passata di mano tra 20-30 persone. In fatto di armi, dobbiamo fare i conti con la massima penuria data l’impossibilità di far arrivare alcunché attraverso i confini ermeticamente chiusi".

Colin Powell, il presidente Bush hanno affermato più di una volta che Hamas costituisce un ostacolo alla pace. Cosa dite a riguardo di tali dichiarazioni ?

"Sono dichiarazioni prevenute. La resistenza americana contro l’occupazione inglese non è stato terrorismo, ma l'espressione del diritto degli americani. La resistenza francese contro i nazisti non era terrorismo, ma l’esercizio del diritto dei francesi. Noi non siamo un ordine isolato dal popolo, che può essere stroncato con un sol colpo. Siamo un movimento popolare, di massa, islamico, calato nel profondo del cuore di ogni palestinese, di ogni arabo, di ogni musulmano".

Quali erano i vostri rapporti con il regime iracheno ? Avevate degli uffici in Iraq ?

"Non avevamo uffici in Iraq".

Ma come valutate l’occupazione dell’Iraq e la caduta di Saddam Hussein ?

"L'Iraq, adesso, è una seconda Palestina. Si tratta di un'occcupazione che alla luce delle leggi internazionali non ha alcuna legittimità e finché resterà in piedi, il popolo iracheno avrà il diritto di opporvisi. Noi, come movimento di liberazione, mettiamo tutto il nostro bagaglio di conoscenze a disposizione di ogni movimento di liberazione, non soltanto nel mondo arabo e islamico, ma in ogni parte del mondo".

Ci sono attualmente combattenti di Hamas in Iraq ?

"Non abbiamo alcun combattente in Iraq. I nostri combattenti sono in Palestina, perché il nostro fronte è la Palestina e non abbiamo l’intenzione di spostare questa lotta in nessun altra parte del mondo".

Come sono i vostri rapporti con il movimento Hezbollah libanese ?

"Sono buoni. Combattiamo lo stesso nemico in aree diverse: noi in Palestina, loro nel sud del Libano. A Hezbollah ci legano rapporti di simpatia e di sostegno reciproco".

E le vostre relazioni con l’Iran ?

"La Repubblica Islamica è un Paese importante nella regione che appoggia la causa palestinese, sostenendo i diritti dei palestinesi e aiutando il nostro movimento a livello politico e morale. Noi apprezziamo questo appoggio e la simpatia dell’Iran".

Alcuni sono convinti che Hamas riceva aiuti materiali dall’Iran.

"Le relazioni consistono nell’appoggio politico e morale. Per noi è sufficiente ricevere questo tipo di sostegno. Sappiamo che l'Iran si trova sotto una costante pressione a causa dell'impegno per i diritti dei palestinesi".

Youssef Azizi