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  1. #1
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    Predefinito Nuove elezioni in Sardegna?

    La destra impallina il pupillo del premier in Sardegna, Pili si dimette
    di Davide Madeddu

    Alla fine si è arreso. Il governatore della Sardegna, Mauro Pili, ha fatto retromarcia. O meglio, lunedì mattina, davanti al Consiglio regionale ha rassegnato le sue dimissioni, rinunciando per il momento, alla carica di governatore e al tentativo di formare un nuovo esecutivo.

    Una rinuncia che suona come una sconfitta per il più giovane presidente della Giunta regionale nella storia della Sardegna, che arriva alla fine di una lunga lotta interna al centro destra. Il pupillo del cavaliere, l'uomo «immagine» scelto da Berlusconi per governare la Sardegna nel 1999, ieri mattina avrebbe dovuto presentare la «nuova» squadra di Governo, prima di chiedere la fiducia, che non aveva, all'aula. Ai consiglieri ha annunciato le sue dimissioni. Un'uscita di scena temporanea, come ha ammesso lo stesso governatore, in attesa delle prossime elezioni regionali, che segna anche uno strappo consumato all'interno della Casa delle libertà nell'isola.

    «Non è che l'ultimo atto di una politica governo iniziata male e continuata peggio - hanno rimarcato nel corso loro intervento i rappresentanti del centro sinistra - il simbolo di un fallimento». Una caduta che, hanno rimarcato, evidenzia un rapporto «non proprio idilliaco» all'interno della maggioranza di Governo. A farlo cadere sono stati proprio gli uomini del centro destra: tre esponenti dell'Udr di Cossiga e tre colonnelli di Alleanza nazionale che hanno lasciato il partito post fascista per fondare un nuovo gruppo denominato «Movimento».

    I nuovi malumori del centro destra, invece, si devono ricercare nella cosiddetta «fase due», ossia il dopo Pili.
    Una parte del centro destra, compresa una fetta di Forza Italia e An, ha infatti deciso di andare contro il diktat «Pili o elezioni anticipate», lanciato dal premier a Olbia quasi un mese fa. Nessuno sciglimento del consiglio regionale quindi, ma una giunta «istituzionale» o di responsabilità che possa garantirre la stabilità alla regione.

    Proprio gli alleati dell'ex governatore in questi giorni dovranno trovare un candidato che possa traghettare per almeno nove mesi l'esecutivo regionale. In corsa per lo scranno di massimo rappresentante dell'istituzione regionale ci sarebbe Pietro Pittalis, portavoce di Forza Italia, avvocato nuorese difensore della Fiat, e in questo ultimo periodo molto in sintonia con Romano Comincioli, il senatore romano nominato coordinatore regionale di Forza Italia.

    E poi ha fatto sapere di non essere in corsa, in prima persona, ma pronto a sostenere un suo uomo (Felicetto Contu), il segretario regionale dell'Udc Giorgio Oppi, assessore regionale (famoso per il ticket sul pronto soccorso) che il 9 giugno ha ricevuto un avviso di garanzia per tentata concussione. A sgomitare per la poltrona ci sarebbe anche Pasquale Onida, ex popolare, assessore con la Giunta di centro sinistra, autore nel ‘99 del ribaltone e del passaggio a destra, assieme ad altri tre consiglieri regionali e fondatore del Pps. A cucire lo strappo tra le diverse anime però potrebbe esserci, e forse è anche il nome più probabile, Massimo Fantola, uomo di fiducia di Mario Segni in Sardegna.

    Lunedì prossimo il consiglio, convocato dal presidente Efisio Serrenti, presenterà il nuovo aspirante governatore che, entro il 16 settembre, dovrà indicare la squadra di governo che per i prossimi nove mesi, dovrà pilotare la nave governativa. Pili, dalla poltrona di Consigliere, dovrebbe osservare e scaldarsi per il prossimo giro. Sempre che il suo successore sia disposto a tirarsi indietro e che il laboratorio politico del centro destra non crolli un'altra volta.

  2. #2
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    Si spera.

    Potrebbero esserci buoni presupposti...

    Ma qualche altro tentativo contorto lo faranno... senza pili che è già qualcosa (non abbastanza).

  3. #3
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    ce la facciamo a vincere in Sardegna?

  4. #4
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    Sarei ottimista...

    http://www.unionesarda.it/notizia.as...&IDCategoria=1

    REGIONE
    Renato Soru: 'Potrei candidarmi'

    sabato 9 agosto 2003

    Renato Soru in politica: è possibile, ma con molte condizioni. Dopo le numerose voci, i sussurri nei corridoi dei Palazzi, gli incontri informali, alla fine parla l’interessato. Il fondatore e presidente di Tiscali - in una lettera ai quotidiani sardi - nega di aver avuto contatti «con le segreterie romane dei partiti», sostiene di essere stato «sconsigliato» al gran passo da Romano Prodi e Arturo Parisi. Aggiunge che il suo primo compito è nell’azienda, ma alla fine non chiude la porta alla valutazione di «un mio impegno diretto». A patto però che la «comunità» ritenga utile un suo incarico e che i partiti garantiscano di lavorare non per se stessi ma «esclusivamente per la res publica».

    La lettera è una sorta di manifesto del Soru-pensiero, con l’esposizione dei rischi e delle opportunità della globalizzazione, la valutazione della condizione della Sardegna e alcune brevi considerazioni legate al rapporto dell’Isola con l’Europa.

    Quanto al campo nel quale il patron di Tiscali potrebbe schierarsi, non esiste nella lettera una esplicita dichiarazione di intenti.

    Tuttavia, Soru parla di Prodi e Parisi, ma soprattutto dice che «da ormai quasi un anno, diverse persone che stimo, gente comune, alcuni uomini di cultura ed esponenti politici regionali mi hanno segnalato la necessità di un impegno per il governo regionale, con l’area di centro sinistra».

    Quindi una considerazione che - nelle reazioni informali - è piaciuta a diversi esponenti dell’Ulivo, dopo che le agenzie hanno diffuso la lettera. Per spiegare i suoi primi no alla candidatura, Soru osserva: «Ritengo non sia vero che un buon imprenditore possa essere necessariamente un buon politico. Anzi, le doti che normalmente ci si aspetta in lui non sempre sono gradite o utili alla politica». Parole che in alcuni consiglieri regionali hanno allontanato il timore che l’Ulivo potesse essere accusato di mettere in campo una sorta di “replica” del fenomeno Berlusconi.

    La notizia della lettera ha suscitato i primi commenti, tutti positivi anche se ancora improntati alla cautela. Peppino Balia, segretario dello Sdi-Su, osserva che «la candidatura di Renato Soru pareva nascesse avvitata su Roma e pareva provenisse direttamente dai vertici romani. Rispetto a una ipotesi del genere nascevano allora una serie di perplessità, perché questa scelta appariva imposta e per certi versi riduttiva del livello di autonomia in Sardegna.

    Invece - prosegue Balia - alla luce sia della disponibilità sia della lettera, potrebbe davvero prendere piede: la candidatura non può non essere considerata dai partiti e va obiettivamente considerata con grande attenzione e interesse. Certamente servirà oltre che la decisione sull’uomo che guida la Giunta anche il confronto sui programmi. E se dal confronto fra i parti e l’interessato - conclude Balia emergerà reciproca disponibilità, allora la candidatura forte e autorevole va tenuta nella dovuta attenzione».

    Pier Sandro Scano osserva che «Democratzia considera di grande importanza la disponibilità offerta da Soru. Riteniamo che tra i nomi emersi finora nel centrosinistra quello di Soru sia allo stato il più convincente. Quindi, nell’ambito della larghissima consultazione democratica necessaria per definire leadership e programma, Democratzia assumerà un ruolo attivo e positivo».

    Per Luigi Cogodi (Rifondazione comunista) «le riflessioni esposte da Renato Soru costituiscono un contributo prezioso perché la politica sarda sia smossa dalla palude in cui si trova. I richiami precisi ai valori alti del lavoro, dell’ambiente e dell’identità sarda, al contrasto necessario rispetto ai peggiori contenuti della globalizzazione costituiscono elementi qualificanti per un ragionamento politico serio. Sicuramente - prosegue Cogodi - servono tutte le migliori e sincere disponibilità per affrontare il passaggio epocale che viviamo e tutte le migliori energie per affermare i valori inalienabili della res publica nel concreto esercizio della politica».

  5. #5
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    Quali sono i rapporti del centrosinistra con i partiti regionali sardi?

 

 

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