LETTERA APERTA A MAURIZIO BELPIETRO, DIRETTORE DE "IL GIORNALE"
Egregio direttore,
Le faccio una proposta provocatoria: dare spazio sul suo giornale alle voci di chi, come me, non girotondino, non di sinistra, ma di ispirazione liberale, considera le due leggi in via di approvazione, la Gasparri e quella sul conflitto di interessi, profondamente in contrasto con la concezione liberaldemocratica dello stato.
Se accetterà la proposta, le espongo subito alcune considerazioni.
Premetto che nel lontano 1976, appena entrato in Parlamento, fui tra i promotori di una lunga battaglia contro il monopolio RAI. Avevamo ferocemente contro il Partito Comunista e la segreteria DC, guidata allora da Zaccagnini. Avevamo a favore un ampio gruppo di parlamentari democristiani e laici, e il suo giornale diretto da Montanelli. Sentivamo di condurre una battaglia di libertà e di modernità,con un obiettivo chiaro: svincolare l'informazione televisiva dal condizionamento politico, dando spazio alle voci e alle culture più diverse. Il monopolio ci sembrava il nemico di tutto questo; se pubblico peggio, perché inquinato dalla politica.
Continuo a ritenere valide quelle idee: Ed è per questo che la situazione di oggi mi sembra disastrosa, e vedo con malinconia che in venticinque anni sono cambiati i padroni, ma non la sostanza delle cose. Al posto del monopolio c'è oggi un duopolio in cui i tre canali privati sono di proprietà del Presidente del Consiglio. Dei tre canali pubblici due sono chiaramente ispirati alle posizioni della maggioranza. E' possibile negarlo?
Mi creda, caro Direttore, ero a Strasburgo la sera del famoso caso Schulz, e ho visto il TG1 delle 20. Descriveva una giornata talmente diversa da quella che avevo appena visto che mi sono tornate alla mente le radiocronache di Nicolò Carosio, che ci raccontava una partita completamente diversa da quella che si svolgeva sul campo, con un'Italia che dominava sempre anche se alla fine perdeva 4-0 (con l'Inghilterra anni 50).
Del resto è la tradizione della RAI, ottima sul piano qualitativo ma fatalmente soggetta alle spinte politiche, democristiane prima e di sinistra poi. E' pensabile nell'Italia di oggi una RAI che sostenga una posizione contraria a quella del governo su punti fondamentali, come fa in questi giorni la BBC con Blair?
La Gasparri è quello non considera niente di tutto questo. Il pluralismo della informazione, bene fondamentale per la democrazia, non è conciliabile con il quasi monopolio di oggi, come non lo era con il monopolio di ieri; con l'aggravante che l'influenza della televisione è enormemente aumentata. La prima delle misure da prendere, la privatizzazione di uno o due canali pubblici, che immetterebbe nuovi soggetti nel mercato, è esclusa. I limiti alle concentrazioni sono addirittura diminuiti. Nulla viene cambiato su un mercato pubblicitario di cui il Garante ha appena rilevato le irregolarità, e che vede il cosiddetto duopolio in posizione più che dominante.
C'è alla base di tutto questo un errore di fondo: che lo stato liberale sia quello che lascia il mercato completamente libero, senza regole. E' vero il contrario. Lo stato liberale è quello che pone regole e limiti che garantiscano la concorrenza ed evitino il monopolio. Nel campo dell'informazione, tema centrale per la vita democratica, lo stato liberaldemocratico è quello che garantisce che il potere politico non controlli l'informazione. Sostenni queste tesi contro la RAI democristiana prima e di sinistra poi. Continuo a sostenerle contro l'informazione drogata di oggi.
Un ultimo punto. Il suo giornale ha giustamente dato molto spazio alla Corte europea che ha oggi condannato due sentenze che riguardavano Craxi. E' giusto, perché è un fatto importante dal quale anch'io sono stato colpito. Ma se si vuole tenere conto delle posizioni europee, allora per ciò che concerne l'informazione bisognerebbe ricordare che per due volte, negli ultimi mesi, due organi europei (Parlamento e Consiglio d'Europa) hanno chiesto un intervento legislativo per arginare le concentrazioni e hanno espressamente indicato l'Italia come esempio di distorsione dal pluralismo dell'informazione. L'Europa è buona solo quando ci dà ragione?
di Mario Segni




Rispondi Citando