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Ricorre quest'oggi l'anniversario della pubblicazione della pregevole opera del Fuhrer Adolf Hitler, Mein Kampf.
Propongo una meditazione tratta dalla medesima.
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Poiché il nostro punto di partenza è che un popolo non è uguale a un altro, anche il valore di un popolo non è uguale a quello di un altro popolo. E perciò, se il valore di un popolo non è uguale a quello di un altro, ogni popolo, a parte il valore numerico che rappresenta, ha sempre un valore specifico suo particolare che non può essere completamente uguale a quello di un altro popolo. L’importanza del valore del sangue di un popolo può diventare totalmente efficace quando questo valore è doverosamente valutato ed apprezzato. I popoli che non capiscono questo valore o che non lo sentono più per mancanza di un istinto naturale, incominciano a perderlo immediatamente. La mescolanza del sangue e il danno alla razza sono perciò le conseguenze che, senza dubbio, all’inizio non di rado vengono introdotte per mezzo di una cosiddetta predilezione per le cose straniere, che in realtà è invece una sottovalutazione dei propri valori culturali nei confronti dei popoli stranieri. Quando un popolo non apprezza più l’espressione culturale della propria vita spirituale condizionata attraverso il suo sangue, o incomincia addirittura a vergognarsene allo scopo di rivolgere la sua attenzione a espressioni diverse della vita, rinuncia alla forza che sta nell’armonia del suo sangue e nella vita culturale che ne è nata. Allora gli Ebrei possono farsi avanti sotto ogni forma, e questi maestri dell’avvelenamento internazionale e della corruzione razziale non avranno riposo finché non avranno completamente sradicato e corrotto questo popolo. La fine perciò è la perdita di un definito valore unitario razziale, e in seguito il declino ultimo.




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