(tratto da Liberazione, 1 Agosto 2003)
Duro monito del Vaticano ai politici cattolici: le unioni gay non vanno regolarizzate
«Non legalizzate le depravazioni»
Qualcuno aveva dimenticato che, per le Sacre Scritture, le tendenze omosessuali sono "gravi depravazioni"? Certo che lo avevano dimenticato. E in parecchi, semplici cittadini e legislatori. Persino l'Europarlamento, nel gennaio scorso, aveva stabilito che tutti i paesi dell'Unione Europea dovevanop riconoscere legalmente la convivenza fra omosessuali. Persino la Corte Suprema degli Stati Uniti aveva abolito le leggi statali "anti-sodomia", per le quali costituiva reato anche il rapporto consensuale fra due omosessuali nella propria camera da letto. Ma poteva scordarsene Bush? Poteva soprattutto scordarsene il cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede? Certamente no. Perciò ieri, 24 ore dopo la pubblica e decisa contrarietà espressa dal presidente Usa ai matrimony gay, ecco la netta, ufficiale e definitiva condanna vaticana. E soprattutto l'invito perentorio, se non l'ordine tassativo impartito dalla Chiesa ai politici e ai legislatori di fede cattolica di opporsi ad ogni possibile legalizzazione ("gravemente immorale") delle unioni omosessuali, "nocive per il retto sviluppo della società umana, soprattutto se aumentasse la loro incidenza effettiva sul tessuto sociale".
Il documento, blandamente intitolato "Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali", era in accurata preparazione da mesi. Le autorità vaticane assistevano attonite, da tempo, alla diffusione degli atteggiamenti anche istituzionali di tolleranza nei confronti dell'omosessualità. Un vero e proprio "effetto frana", ai loro occhi. L'Europa cedeva progressivamente. In Olanda sono state riconosciute le unioni gay registrate fin dal 1998 e si è consentito per legge agli omosessuali di sposarsi e di adottare bambini nel 2000. La Danimarca, nel 1989, fu il primo paese a riconoscere le unioni degli omosessuali. La legge svedese di regolarizzazione della convivenza fra omosessuali è del 1994. Catalogna, Aragona e Navarra -la fedelissima Spagna! - hanno praticamente equiparato coppie eterosessuali e omosessuali tra il 1998 e il 2000. Il "patto civile di solidarietà" francese è del 1999. La legge tedesca sulla "vita in comune" tra omosessuali è del 2000. Nello stesso anno è entrata in funzione in Belgio la legge che consente la registrazione legale delle unioni gay. Persino in Italia, priva di leggi specifiche, alcuni comuni (Bologna, Firenze, Pisa, Ferrara, Terni e Voghera) hanno istituiti pubblici registri per le "unioni civili".
Ma la "grave depravazione" si diffondeva anche in Canada e soprattutto negli Usa, dove pure il matrimonio gay è tuttora proibito. Coppie omosessuali possono ora sposarsi in Ontario e nella British Columbia. E lo stesso stato del Vermont permette ormai "unioni civili" fra persone dello stesso sesso, Analoga, depravata tendenza è stata sancita dallo stato del Massachussetts. Per non parlare dei documenti, della manifestazioni e degli atti di tolleranza istituzionale che si registrano quotidianamente anche in Italia.
Ratzinger ha deciso quindi di stringere i tempi. Già a gennaio aveva diffuso il "manuale dl buon deputato cattolico" in materia di eutanasia, aborto, fecondazione artificiale, coppie di fatto e unioni gay. Ma non poteva bastare.
Arriviamo così alle dodici pagine delle "Considerazioni" di ieri -peraltro preannunciate nei giorni scorsi, anche se coperto da un rigoroso embargo- che si assicura essere state attentamente visionate e riviste dal Papa. Tanto per cominciare, "esiste matrimonio soltanto fra due persone di diverso sesso" e "il matrimonio è santo", mentre "le relazioni omosessuali contrastano con la legge morale naturale. Gli atti omosessuali, infatti, precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale". Esse non "sono in condizione di assicurare adeguatamente la procreazione e la sopravvivenza della specie umana". Perciò "riconoscere legalmente le unioni omosessuali oppure equipararle al matrimonio, significherebbe non soltanto approvare un comportamento deviante... ma anche offuscare valori fondamentali che appartengono al patrimonio comune dell'umanità". Gli atti omosessuali "in nessun modo possono essere approvati".
E' a questo punto del documento che si vuole esplicitamente "lluminare l'attività degli uomini politici cattolici" perché si oppongano a qualsiasi legge che legalizzi il matrimonio gay e, laddove essa esista già, la contrastino con la massima determinazione. Si condanna ovviamente anche la possibilità che coppie gay possano adottare dei bambini: "Significa di fatto fare violenza a questi bambini, nel senso che ci si approfitta del loro stato di debolezza per introdurli in ambienti che non favoriscono il loro pieno sviluppo umano". Una tale pratica, peraltro, "si porrebbe in aperta contraddizione con il principio riconosciuto anche dalla Convenzione internazionale dell'Onu sui diritti dei bambini".
Immediate e polemiche le prime reazioni politiche, soprattutto da parte della sinistra, con dichiarazioni e conferenza-stampa. Si ripropone, per Titti De Simone (Prc) un "rilancio in chiave integralista della difesa dei valori cattolici anche dentro le istituzioni" e un "trasversalismo di doppia morale", ai quali bisogna rispondere "tenendo alti i principi della laicità delle istituzioni e del pluralismo culturale ed etico nella società". Manifestazione dei radicali davanti a San Pietro ("Siamo di fronte ad un errore del Vaticano"). Per la Fgci, "è l'ultima caccia alle streghe". Per Antonio Di Pietro, "gli omosessuali sono uguali di fronte a Dio e alla legge". Per i Verdi, si tratta di "principi religiosi che non possono essere costitutivi delle norme di uno Stato laico". Franco Grillini (Arcigay) denuncia la lesione delle "prerogative dei parlamenti nazionali e dei parlamentari cattolici" e preannuncia una legge firmata da cento parlamentari di centro-sinistra per la creazione di "un istituto giuridico diverso dal matrimonio che rinconosca i diritti della vasta platea delle coppie e di fatto, attualmente del tutto prive di tutela giuridica".
Da Forza Italia, An e la Lega le prime, convinte adesioni all'appello di Ratzinger. Nessuna reazione ufficiale, per ora, da parte dell'Udc e in particolare del primo custode della laicità della Camera -e cattolico- Pierferdinando Casini.
BEPPE LOPEZ
http://www.liberazione.it/giornale/030801/default.asp




Rispondi Citando
