Ecologia ed ecologismi: quando la demagogia prevale … Greenpeace: parla un dirigente pentito





n. 2-2000 21mo SECOLO SCIENZA e TECNOLOGIA 11 «O ggi gran parte dei leader verdi sono in realtà attivisti politici che si servono della retorica ambientalista per promuovere iniziative che hanno molto più a che fare con la lotta di classe e con l’anti- globalizzazione che con l’ecologia e la scienza»1. A sti- lare un giudizio così severo sul movimento ambienta- lista è Patrick Moore, membro fondatore e direttore per 15 anni di Greenpeace. Con un lungo articolo pubblicato da Il Sole-24 Ore, Moore argomenta che, come dimostrato dai «recenti disordini di Seattle, in occasione della conferenza del WTO, il movimento ambientalista si è trasformato nei fatti in un movimento protezionistico e antiscientifico che usa le questioni commerciali come arma contro le multinazionali e i governi. Gli ambienti più radicali hanno finito per confondere e fuorviare l’opinione pubblica servendosi di sensazionalismo, disinforma- zione e contraffazione». A dimostrazione delle sue tesi Moore cita alcuni esempi riguardanti l’uso delle biotecnologie, il manca- to utilizzo ambientale delle piattaforme petrolifere, le campagne per impedire il taglio degli alberi e le falsità diffuse in merito alla presenza di fitofarmaci negli ali- menti. Biotecnologie Per quanto riguarda le biotecnologie Moore affer- ma che: «Molti ambientalisti sono violentemente con- trari all’uso delle biotecnologie, sebbene non sia mai stato provato che esse possano pregiudicare la salute dell’uomo. Le preoccupazioni ecologiste sugli OGM (Organismi geneticamente modificati) sono però lar- gamente controbilanciate dai benefici derivanti dall’aumento della produttività e dall’uso ridotto di fitofarmaci e fertilizzanti. Se da un lato è importante essere prudenti con qualsiasi nuova tecnologia, dall’altro bandire le biotecnologie sarebbe tanto stupi- do quanto decidere di fare a meno dei computer o del- le medicine». La “Brent Star” ed il progetto ambientale per le piattaforme petrolifere Moore ha spiegato che: «La posizione di Greenpea- ce – che sosteneva che la piattaforma petrolifera Brent Star della Shell, ormai in disuso contenesse 500 ton- nellate di rifiuti tossici e di scorie radioattive – ha fatto fallire il progetto per l’utilizzo dell’impianto sul fondo dell’Atlantico. Diverse stazioni di servizio Shell erano state nel frattempo incendiate o boicottate commer- cialmente. Solo dopo molto tempo Greenpeace ha am- messo che sulla piattaforma non c’erano sostanze pe- ricolose. La verità è che una grande struttura di ac- ciaio e cemento non avrebbe causato alcun danno am- bientale ma, al contrario, sarebbe stata semplicemente un’opportunità per l’ecosistema marino costituendo un’utile scogliera artificiale. Quello che è accaduto è che Greenpeace con la sua pressione politica ha pro- vocato la messa al bando di qualsiasi utilizzo positivo delle piattaforme petrolifere in disuso. Ciò signifi- cherà decine di miliardi di dollari spesi inutilmente. Se le piattaforme venissero ripulite e affondate in un’area designata, senza alcun costo aggiuntivo po- trebbero formare un grande santuario per la vita dei pesci e delle altre specie marine». Taglio delle foreste Circa la politica di impedire il taglio degli alberi, Moore spiega che: «Il movimento ambientalista ha adottato una politica anti-silvicoltura raccontando all’opinione pubblica che si dovrebbero tagliare meno alberi e usare meno legno. Questa, in effetti, è in realtà una posizione anti-ambientalista perché logicamente incoerente con le politiche che apporterebbero risultati positivi sia per le trasformazioni climatiche che per la conservazione della biodiversità. Una giusta politica ecologista sarebbe “pianta più alberi e usa più legno”. L’impiego sostenibile di maggiori quantità di legno – che è una riserva rinnovabile, nel settore dell’energia e dell’edilizia – è la nostra arma più potente per ridurre le emissioni di CO2 derivanti dalla combustione dei carburanti fossili. Inoltre se aumentassimo l’area delle foreste attraverso il rimboschimento del territorio di- sboscato potremmo incrementare l’habitat disponibile per uccelli, mammiferi e altre specie». Fitofarmaci A proposito dei fitofarmaci Moore riferisce che: «I gruppi ambientalisti hanno condotte numerose cam- pagne per intimorire l’opinione pubblica riguardo ai residui dei pesticidi negli alimenti. Eppure uno studio quinquennale condotto dal National Cancer Institute canadese ha concluso che non era stato possibile tro- vare alcun rapporto tra i residui di pesticidi negli ali- menti e l’insorgenza di tumori nell’uomo. L’indagine ha evidenziato che il 30% dei casi di cancro è causato dal tabacco, una sostanza naturale, e che il 35% dei ca- si dipende da una dieta sbilanciata, prevalentemente troppo ricca di grassi e di colesterolo. Paradossalmen- te, le tattiche intimidatorie sui pesticidi usate dagli ambientalisti hanno come conseguenza un minor con- sumo di frutta fresca e ortaggi: la migliore difesa con- tro il cancro». (A.G.) 1PATRICK MOORE, «La mia Greenpeace era più verde», Il Sole-24 Ore, Cultura e Ambiente n. 122, 7 maggio 2000, p. 31