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  1. #1
    stanziale
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    incredibile! ci sono degli industriali intelligenti!

    Il mattino mercoledì 23 luglio 2003

    Il vicepresidente di federmeccanica e leader di Assindustria Vicenza concorda con il blocco per i nuovi capannoni
    <<Stop alla devastazione, andiamo in Cina>>
    Calearo: delocalizzare per non attirare immigrati ineccesso

    IL NORDEST E' SATURO
    dall’inviato Paolo Possamai

    VICENZA. Non lo dice un ambientallsta. Non lo sostiene nemmeno Giancarlo Galan. Non è una tesi dei leghisti. Che il Veneto dei miracoli economici sia intasato di capannoni industriali lo afIenna Massinlo Calearo.
    Il vicepresidente di Fedenneccanica e leader di Assindustria Vicenza, terzo organismo territoriale di Confindustria per numero di imprese iscritte, rompe il fronte imprenditoriale e sostiene che (il blocco alla costruzione di nuovi capannoni ha fondati motivi per essere condiviso». E aggiunge che «i nuovi capannoni dobbiamo costruirli vicino ai nuovi mercati, magari in Cina»,

    Presidente Calearo, dà ragione dunque allo stop deciso dalla giunta regionale veneta?
    Si accompagna con il governatore Galan e dà torto ai suoi colleghi?

    «Non mi interessa dare ragione a Galan. Mi pare piuttosto di andare d'accordo con Mario Rossi e Giuseppe Bianchi Che i capannoni siano sin troppi lo pensano ormai i cittadini veneti nel loro insieme. E noi dobbiamo tenere conto del fatto che il territorio non può sopportare
    ulteriori alluvioni di cemento.
    E' già stato sufficientemente devastato. Ma non penso nemmeno a un blocco indiscriminato e
    dall'oggi al domani».

    Ma non ha detto che il territorio è già fin troppo urbanisticamente intasato?

    «Confermo. Ma non possiamo nemmeno togliere il diritto a edificare a chi già ha ottenuto le autorizzazioni di rito o a chi mira a espandere il proprio sito produttivo. Andranno pure studiate le forme per riconvertire aree industriali dismesse, penso al gigante chiamato Porto Marghera, o per ristrutturare impianti esistenti. Ma alla fime è semplicemente assurdo continuare a concepire uno sviluppo pulviscoIare, dove ogni comune veneto pretende di avere una o magari due zone industriali nel proprio territorio. In questo la Regione ha una enorme responsabilità storica».

    In che consiste la responsabilità storica della Regione?

    «Dinanzi al proliferare delle richieste, anche le più sgangherate, presentate dai 500 e passa comuni veneti la Regione s'è limitata spesso a fare la parte del notaio. E' mancata una autentica programmazione del territorio. I risultati sono davanti agli occhi di tutti Mi sembra interessante, per converso, la strada intrapresa da Galan con il nuovo Piano regionale di sviluppo, che può essere uno strumento più appropriato per gestire il futuro del territorio».

    I sindaci chiedevano e chiedono varianti per incamerare tributi e per contentare imprenditori-elettori.

    «Pure noi abbiamo le nostre colpe. Noi industriali abbiamo costruito spesso informi scatolotti in cemento armato, senza alcuna cura per l'architettura.
    Anche in questo senso sarebbe tempo di invertire la prassi. Ma non mi preoccupo di questo tema solo per aspetti ambientali, estetici, filosofici».





    Qual è il fattore chiave per cui aderisce al blocco della costruzione di capannoni?

    «Non è in questione solo un generico concetto di qualità della vita. Direi che è in gioco un modello di società e un modello di futuro per il Veneto. Dobbiamo saper regolare con sapienza il mix demografico. Da una parte abbiamo una popolazione autoctona sempre più tendente all'invecchiamento.
    Dall'altra abbiamo la necessità di integrare la forza lavoro con l'ingresso di immigrati Ma ripeto che sono indispensabili equilibrio e massima circospezione contro ogni tentazione demagogica».

    Chi fa demagogia, chi specula su questo tema?

    «Chi pensa solo alla situazione odierna o al massimo di domani. A me interessa la prospettiva a medio termine. Ha senso attirare centinaia di migliaia di immigrati nel nostro territorio, in una fase in cui molti indizi fanno pensare che qui resteranno meno produzioni ad alta intensità di lavoro? E se fra 5-10 anni ci trovassimo in una grave crisi strutturale e avessimo calamitato schiere di immigrati disoccupati?
    Non sarebbe più accorto andare incontro a nuovi mercati di sbocco, traslocandovi i capannoni che qualcuno vorrebbe costruire qui?».

    Ma quale modello di sviluppo è prefigurabile per una regione sinora contraddistinta da attività manifatturiere?

    «So bene di sostenere una tesi ormai comune. Qui sono in effetti destinati a rimanere i segmenti più preziosi della catena del valore. Qui resteranno progettazione, ricerca, marketing, finanza, logistica. Non faccio il filosofo e aggiungo subito che qui resteranno anche importanti lavorazioni. L'industria non è destinata a migrare in blocco.
    Questa prospettiva deve esserci ben chiara, se vogliamo evitare migrazioni di lavoratori eccessive e pericolose e se vogliamo stabilire perché non ci servono nuovi capannoni».

    Il Veneto deve cercare la propria espansione economica fuori dai confini?

    «Dopo la delocalizzazione finalizzata solo a cercare più bassi costi di produzione e soprattutto di manodopera, siamo oggi alla vera e propria sfida dell'internazionalizzazione delle imprese. Siamo cioè chiamati a andare vicino ai nuovi mercati di sbocco, vicino ai nuovi clienti e nei paesi che possono rappresentare ulteriori consumatori In questo senso dovremmo pensare anche alla Cina».

    Molti suoi colleghi e il ministro Tremonti guardano con apprensione alla Cina.

    «Ci sono ottime ragioni per ritenere che la Cina sia un grosso rischio per l'Occidente. Producono a costi molto più bassi, non rispettano un quarto delle leggi cui noi siamo sottoposti, hanno un dinamismo sociale e una pulsione al benessere impressionanti Ma sono anche persuaso che la Cina presenti straordinarie opportunità».

    L'export italiano diretto in Cina è cresciuto del 27 e del 23% negli ultimi due anni.

    «Appunto. Parliamo di un Paese con un miliardo di abitanti e con tassi di sviluppo eccezionali Siamo andati alla conquista dei paesi balcanici, il futuro sta nell'Estremo Oriente».

  2. #2
    Totila
    Ospite

    Predefinito

    Intanto, ben tornato, vecchio corsaro!

  3. #3
    stanziale
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    Talking come hai fatto a scoprire la mia età?


 

 

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