Il Sessantotto e i cattolici: quando la fede divenne politica

di Roberto Beretta e Roberto Righetto

[Beretta - Righetto]: ... da cosa è nato, allora, il bisogno dei cattolici
di leggere Marx?

Natoli: "Il cattolicesimo sociale ha incontrato una forza politica che
rappresentava in Italia la tradizione dell'opposizione all'autoritarismo. L'
unico vocabolario politico per fare opposizione era quello marxista, anche
se fu immediatamente alterato. I cattolici, cioè, entrano nel Sessantotto
con un forte radicalismo religioso e, volendo scegliere i poveri, trovano in
casa comunista un lessico che a livello mondano permette di articolare
politicamente la loro sensibilità, al di fuori della tradizionale carità
cattolica. Tutte le teologie della liberazione nascono da questa base. I
cristiani cominciano allora a convincersi che la lotta politica e la
migliorabilità del mondo rendono irrilevante il Regno di Dio. La politica,
cioè, fa perdere il senso della trascendenza. Rimane la pratica della
solidarietà, ma non esiste più la resurrezione dei morti".

[Beretta - Righetto]: Insomma, i cattolici perdono la loro identità.

Natoli: "Finisce l'escatologia, anzi la salvezza si trasforma in azione
mondana. Anche oggi, del resto, molto dialogo tra cattolicesimo e "laici"
avviene su questo terreno elevatissimo, ma religiosamente generico, della
carità o della solidarietà".

[Beretta - Righetto]: Un movimento cominciato nel Sessantotto?

Natoli: "Bisogna dirlo con chiarezza: il Sessantotto per i cattolici è stato
la perdita della trascendenza. La maggioranza dei cattolici entrata nel
gioco politico si è secolarizzata. Il 95% dei Cristiani per il Socialismo
oggi non hanno più la fede. [...] "Perché i cattolici sono caduti in quella
trappola? Ciò che ha fatto da ponte è stato il radicalismo evangelico:
ovvero la scelta di stare dalla parte dei poveri. Politicizzandosi,
l'ispirazione radicale si è trasformata nell'organizzazione a difesa degli
ultimi. E la politica è divenuta il modo in cui si poteva organizzare la
carità. Che cosa involontariamente si è inoculato in questa massa di
cattolici con elementi dl fede molto abitudinari e poco persuasi? Qual è il
punto in cui c'è stata confusione? II pasticcio avviene secondo me nel
momento in cui non si tengono piü dlstinte le due realtà, fede e politica, e
si ritiene la politica unico strurnento attraverso cui organizzare la
giustizia. La politica dunque sostituisce la fede e diventa essa stessa una
realtà teologica: molt! cattolici non credono più in Dio, ma nella
politica".

[Beretta - Righetto]: I figli del Concillo diventano dei non cristiani.

Natoli: Non do giudizi, ma cosi è accaduto in effetti. La politica ha
sostituito la salvezza escatologica. Il Sessantotto, nella parte di
cattolicesimo che l'ha attraversato, è un'escatologia terrena. E chi più dei
cristiani, anche di quelli tiepidi ma che comunque conservavano una
tradizione di trascendenza, ha sentito nella sua sensibilità il tema della
salvezza contenuto nella contestazione? Di fatto il radicalismo evangelico
ha accrescluto ii numero dei partecipanti alla contestazione, proprio come
fece - da un altro punto di vista - la liberazione sessuale. Di fronte a un
cristianesimo che sembrava non dare più salvezza al mondo, infatti, la si è
cercata nel marxismo. E il cristianesimo del cattolici nel Sessantotto è
flnito proprio perché si è perso l'appuntamento con l'escatologia. Li c'e
stato lo svuotamento. I movimenti di quel tempo hanno predicato la fine
della stona, mentre nella dimensione caratteristica del cristiano Chiesa e
Vangelo, tradizione e rinnovamento devono stare insieme. L'idea di uno
sradicamento del male già in questo mondo ê gnosi, è radicale
anti-crlstianesimo, eresia. Ecco allora il modello molto interessante di
Teresa di Calcutta. Lei ha fatto più che una buona politica: ha creato l'
appuntamento con il trascendente nella storia. In Madre Teresa non c'è stato
il passagglo tra la fede nel Regno di Dio e la politica come sostituzione di
quello stesso Regno che invece fecero tanti cristiani sessantottini".
"[...] quando Giovanni Paolo II é andato in America Latina a ricordare che
il Regno dei cieli non si identifica tout court con la giustizia, che la
giustizia terrena va promossa ma la salvezza cristiana ha in più qualcosa di
non riducibile all'opera dell'uomo, ecco: credo che questa sia la differenza
per poter parlare ancora dl cristianesimo. Se questa diversità cade, allora
la mia etica neopagana è perfettamente sufficiente anche senza Gesù Crlsto".

[Beretta - Righetto]: Il problema è che le stesse parole di Giovanni Paolo
II le disse anche Paolo VI, quando andò in Colombia proprio nell'agosto
1968, e in quella circostanza fu accusato dai cristiani progressisti dl non
aver preso le parti di padre Torres e del Che Guevara.

Natoli: "Perché quei cristiani erano già diventati gnostici".

(c) Avvenire - 20 marzo 1998