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Discussione: Osservatorio sulla RAI

  1. #1
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    Predefinito Osservatorio sulla RAI

    Intervista a Marco Beltrandi: "La Rai? Lottizzata da sempre. Ma, oggi, siamo all'illegalità"

    • da Liberazione del 17 settembre 2009, pag. 3

    di Castalda Musacchio

    Berlusconi battuto da Garko? Come se lo spiega?

    Non è difficile spiegarselo in verità. Quando si pretende a tutti i costi di voler far sì che si guardi una trasmissione a dispetto delle altre, il risultato non può che essere questo. Del resto, se c’è una cosa che il pubblico televisivo detesta è essere "fortemente" invitato a guardare un programma, ed è stato fatto di tutto affinché avvenisse. Così lo spostamento di Ballarò, quello incredibile di Matrix, e sottolineo "incredibile" dato che la trasmissione cominciava alle 23.30, urlano vendetta.

    Eppure, non è mai accaduto né nella storia della Tv pubblica né, tantomeno, in quella della Tv privata che si decidesse di stravolgere i palinsesti per dar voce al Presidente del Consiglio. Come giudica tutta questa vicenda?

    E’ molto triste, in primo luogo per il servizio pubblico. Ma debbo anche aggiungere che, purtroppo, a mio giudizio, anche il Centrosinistra non si è più di tanto differenziato nella gestione della Rai. Al tempo stesso osservo che il Pdl ha assunto un modo di fare a dir poco tragicomico. La situazione è oggettivamente seria.

    Ecco, a tal proposito, la Rai, oggi, si può ancora considerare servizio pubblico o è diventata, per dirla con molti, una "tv di Stato" nel senso di Stato totalitaristico per intenderci?

    Come Radicali è da molti anni che sottolineiamo il fatto che la Rai non è più un servizio pubblico. E certo non lo diciamo solo noi. C’è un dato inequivocabile che lo conferma: il numero delle delibere dell’Authority per violazioni del pluralismo politico. Solo i Radicali ne hanno ottenute ben 40 di condanna della Rai. Questa situazione si è sostanzialmente aggravata. La Rai è - ma in realtà lo è sempre stata - un servizio privato a vantaggio di "elites" che controllano l’informazione.

    Partendo da questialtuna considerazione, per tornare a fare un servizio pubblico di qualità da dove sarebbe necessario ripartire? Non è il caso di tornare a parlare per esempio di riforma del sistema radiotelevisivo e, naturalmente, di conflitto di interessi?

    Assolutamente sì. Anzi ritengo sia indispensabile farlo. Ma, certo, non posso dimenticare che il Centrosinistra quando è stato maggioranza di Governo non ha mosso un dito su questa vicenda, probabilmente pensando di utilizzarlo solo come strumento di campagna elettorale. Dopo? Tutto è passato nel dimenticatoio. Oggi c’è l’urgenza di riproporre la questione ma anche di tornare a parlare di riforme della Rai che le diano un’impronta diversa.

    Sabato si andrà in piazza anche per farsi che questi temi tornino alla ribalta delle cronache dato che sembrano accantonati dalle questioni politiche, soprattutto dal Pd…

    Invito davvero coloro che manifesteranno sabato ad essere coerenti, poi, nei comportamenti. C’è indubbiamente, nel sistema dell’informazione radiotelevisiva, una situazione di totale e gravissima illegalità da diversi punti di vista. Abbiamo, anche, per decisione congiunta del Pd e del Pdl una Commissione di Vigilanza che non svolge più quella che è la sua attività di indirizzo e di controllo. Fa fatica a riunirsi, è depotenziata. Per questo invito, per esempio, i miei colleghi ad essere infine coerenti anche nei comportamenti parlamentari e che torni ad essere determinante il ruolo del parlamento. Si riparta per esempio dalle tribune politiche. Da confronti che avvengano nelle sedi deputate e non in altri luoghi. Da oltre un anno e mezzo gli spazi dell’accesso televisivo sono del tutto ridotti; anzi, per molti, come per i Radicali e non solo, non esistono più. E’ evidente che se non si parte anche da qui, è del tutto inutile discutere di legalità e di libertà di informazione.

    :: Radicali.it ::

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  2. #2
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    Intervista a Emma Bonino: "In piazza c'è chi lottizza Silvio è solo il loro erede"

    • da Il Manifesto del 17 settembre 2009, pag. 3

    di Daniela Preziosi

    Emma Bonino, il 19 settembre i radicali saranno alla loro marcia anticlericale, a Porta Pia. In ogni caso non a Roma nella piazza per la stampa senza bavaglio.

    No, perchè è paradossale che i principali aderenti siano gli stessi che hanno concorso negli anni alla lottizzazione dei centri del potere informativo, a partire dal servizio pubblico radiotv, all'insegna di un baratto permanente tra i vertici della partitocrazia. Un baratto del quale sono stati attori e beneficiari le organizzazioni della sinistra ufficiale, dal Pci in giù, e al quale hanno partecipato gli editori della cosiddetta stampa progressista, utilizzando il quarto potere per difendere interessi illegittimi contro l'interesse generale. Uno scempio del quale Berlusconi è degno continuatore. Perchè è indiscutibile che l'occupazione televisiva da parte sua ha raggiunto livelli parossistici, ma non è nè il primo nè il solo responsabile. Ha trovato un vuoto di democrazia che ha potuto facilmente occupare, anche grazie alle consolidate pratiche spartitorie in corso da anni.

    Sarà, come dice Daniele Capezzone, una passeggiata fra lottizzatori?

    Dipende da quello che succede dopo. Dipende se tutta questa mobilitazione porterà a comportamenti diversi da parte dei lottizzatori. Pd compreso.

    E infatti Veltroni, che voi considerate il principale artefice del "baratto" ha annunciato che vuole scrivere una legge sul conflitto di interesse.

    Sì? Bene. Sa bene che da noi si deve parlare di "conflitti di interessi".

    Cosa servirebbe per combattere l'anomalia italiana?

    Perseverare affinchè si compiano i passi per un definitivo rientro nella legalità del nostro paese, a cominciare dalle norme sull'informazione tv. Sono decenni che noi Radicali denunciamo, in solitudine, l'attentato in corso ai diritti civili e politici dei cittadini. Abbiamo ottenuto decine di pronunciamenti da parte delle autorità competenti. E però, grazie all'indifferenza della magistratura ordinaria, la partitocrazia si è sembre sottratta alla responsabilità istituzionale, politica e culturale rispetto alla sistematica violazione di leggi e regolamenti. Anzi, in questa legislatura Pdl, Pd, Udc, Lega e Idv insieme sono arrivati a sospendere per nove mesi le garanzie costituzionali di controllo parlamentare del sistema radiotv, senza che nessuno - meno che mai la Federazione della stampa che ha indetto la piazza del 19, nè l'Ordine dei giornalisti - prendesse un'iniziativa che non fosse strumentale agli interessi di questa o quella fazione politica o corporativa. Allora: le tribune politiche, e quelle dell'accesso che sono un obbligo, le vogliamo ripristinare?

    Cosa pensa delle parole del premier sui media, fino a quelle dette nell'ultimo Porta a Porta?

    Penso che Berlusconi sia talmente immerso nelle sue cose da non riuscire neppure a distinguere, temo, quale sia il nocciolo della questione. Tanto per fare qualche esempio: che in un paese normale esiste il diritto di critica, e non esiste il reato di lesa maestà.

    Cosa pensa del caso Boffo e del caso Fini, degli "avvertimenti" che partono dalle colonne del Giornale?

    Gli attacchi concentrici cui sono stati sottoposti Boffo e Fini hanno tutto il sapore di quello che la stampa anglosassone chiama "character assassination", quella tecnica per cui si "massacra" una persona per massacrarne idee e opinioni. Per noi Radicali un déjà vu perchè da anni lo subiamo. Questo killeraggio avveniva tipicamente nei regimi totalitari, di destra o di sinistra. Quindi non segnalano solo un salto di qualità del conflitto d'interesse solamente - sarebbe riduttivo - ma dell'erosione dello stato di diritto e della legalità che perdura nel nostro paese.

    E il Pd, che è vostro alleato?

    Non vedo alcuna soluzione di continuità tra il Pd di oggi con i suoi ascendenti di ieri. Il fatto che la nomina alla direzione di Rai3, come pure al Tg3, siano da mesi congelate per questioni interne al Pd la dice lunga...

    Il vertice Pd nega che sia così.

    E io non ci credo.

    Finirà che le nomine le farà Berlusconi a Palazzo Grazioli?

    Come è successo che il Pdl ha eletto Riccardo Villari alla Vigilanza. Comunque il presidente che poi lo ha sostituito, del Pd, non ha ripristinato le tribune politiche. I partiti continuano ad occupare la Rai, con la differenza che chi ha più potere occupan due canali, chi ne ha meno ne occupa uno. Ecco da che pulpito vengono le prediche.

    Tutti farabutti?

    Non generalizzo. Ma o si cambia il metodo, o stiamo appena alle differenze di buona educazione.

  3. #3
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    Beltrandi: la Rai rischia il 3% non solo per Travaglio...

    22 settembre 2009

    • Dichiarazione di Marco Beltrandi, radicale, componente della Commissione di Vigilanza sulla Rai

    A fronte dei dubbi attribuiti al Direttore Generale della Rai Mauro Masi circa il rinnovo del contratto al giornalista Marco Travaglio, vi sono almeno due importanti riflessioni che si impongono.

    La Rai considera oggi ancora il pluralismo come connotato fondamentale imprescindibile del servizio pubblico radiotelevisivo? Pensando alla vicenda di Anno Zero, e a quella di Ballarò e Porta a Porta della scorsa settimana, sembrerebbe proprio di no.

    Sarebbe anche il caso di ricordare al solerte Mauro Masi che la Rai non rischia una sanzione del 3% del fatturato solo o tanto su Marco Travaglio, ma rischia la stessa sanzione molto di più per una decisione dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni dello scorso luglio, con la quale ha accertato per ben 3 anni la violazione dell'art. 48 del Testo Unico della televisione ai danni dei soggetti politici radicali con comportamenti continuativi, ad opera di trasmissioni di approfondimento (inclusa espressamente Porta a Porta) e telegiornali del servizio pubblico.

    Comportamenti che non ci risultano siano stati corretti ad oggi.

  4. #4
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    Informazione, Cappato: la Commissione di vigilanza prosegue illegalità. Chi tra loro manifesterà per la libertà d’informazione dovrebbe manifestare contro se stesso

    Roma, 23 settembre 2009

    • Dichiarazione di Marco Cappato, Segretario dell’associazione Luca Coscioni

    La Commissione parlamentare per l’indirizzo e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi si è oggi riunita senza prendere alcun provvedimento per interrompere l’illegalità in corso sugli spazi dell’accesso, per i quali l’Associazione Luca Coscioni avrebbe titolo di partecipare, e sulle tribune parlamentari. In particolare, i vincoli di legge sono di fatto illegalmente abrogati dal febbraio 2008, senza che alcun rappresentante istituzionale sembra potere o volere fare alcunché.

    A quanto pare la Commissione di oggi, convocata in contemporanea con i lavori d’aula alla Camera, non aveva nemmeno il numero legale. La Commissione di vigilanza è sempre di più il simbolo dello sfascio delle istituzioni antidemocratiche del nostro Paese: un concentrato di impotenza e incapacità bipartisan che garantiscono il perfezionamento dell’attentato ai diritti civili e politici dei cittadini italiani. Non dubitiamo che vedremo alcuni dei protagonisti di questo scempio manifestare in piazza per la libertà d’informazione. Non possiamo che suggerire loro “manifestate contro voi stessi!”. Per parte nostra, accoglieremo la prossima riunione della Commissione di Vigilanza con una azione diretta per il rientro nella legalità.

  5. #5
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    Rai, Beltrandi: per Masi pluralismo Rai subordinato a Porta a Porta

    Roma, 23 settembre 2009

    • Dichiarazione di Marco Beltrandi, radicale, componente della Commissione di Vigilanza sulla Rai

    Non mi sento per nulla garantito sul rispetto del pluralismo in Rai, quando il Direttore Generale Mauro Masi, oggi, in audizione in Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai, dichiara che quando Porta a Porta va in onda in prima serata sarebbe scontata una riprogrammazione dell’intero palinsesto della concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo.

    Magari, come è accaduto, con la sola presenza del Presidente del Consiglio dei Ministri che interviene non solo sulla ricostruzione in Abruzzo, ma su tutto lo spettro politico senza contraddittorio.



    Non è ovviamente tanto o solo un problema di avere indicato una trasmissione anziché un’altra, ma il fatto è che con ogni evidenza il rispetto di pluralismo che non sia spartizione lottizzatoria non può essere subordinato ad una rete o ad una trasmissione prevalente su tutte le altre. Avrei, invece, in una Rai che moltiplica le occasioni di confronto politico, affindandoli ad una molteplicità di conduttori e giornalisti scelti per la loro professionalità.



    Spero ne prenda buona nota l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, che proprio a luglio, ha accertato la violazione dell?art. 48 del T.U. della televisione per ben tre anni a danno dei radicali, il cui soggetto politico è di fatto scomparso dal palinsesto Rai negli ultimi mesi.

  6. #6
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    Rai, Beltrandi: Scajola chieda il rispetto di tutto il contratto di servizio

    Roma, 26 settembre 2009

    • Dichiarazione di Marco Beltrandi, deputato radicale, componente della Commissione di Vigilanza sulla Rai

    Pur non condividendo la valutazione che il Ministro Claudio Scajola fa della prima puntata di AnnoZero, e respingendo ogni tentativo o tentazione di limitare la libertà giornalistica, non posso per altro verso che esprimere una valutazione favorevole sul fatto che il Ministro finalmente intervenga per chiedere il rispetto del Contratto di Servizio Rai – Ministero delle Comunicazioni 2007-2009, il Contratto più violato – dalla Rai – della storia dell’azienda concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo.

    Purchè ne chieda il rispetto integrale, incluse quindi le parti , ad esempio, riguardanti il sociale e i diritti umani in Rai, l’accesso, oggi vergognosamente impedito, della programmazione ai disabili sensoriali (art.8), il qualitel (art. 3), e anche l’art. 26 a mio avviso nella sostanza violato dalla decisione di Rai di scendere della piattaforma Sky. E purchè le competenze di indirizzo esclusive del Parlamento, per il tramite della Commissione di Vigilanza, siano rispettate.

  7. #7
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    La resa dei conti con l'informazione

    • da La Repubblica del 28 settembre 2009, pag. 1

    di Curzio Maltese

    Comincia nel peggiore dei modi la settimana della difesa della libertà di stampa che si chiuderà con la manifestazione di sabato in Piazza del Popolo. Comincia con Berlusconi che, liquidato con due vecchie e sciocche battute l’incontro con Obama e signora, torna sulla sua ossessiva battaglia per far chiudere le «gazzette della sinistra» e i pochi programmi televisivi che danno ancora voce a mezzo Paese. Con un governo che, per iniziativa del ministro Scajola, pretende contro la legge di stabilire direttamente i palinsesti della tv pubblica. Con una destra che, dalle colonne dei due giornali più diffusi e obbedienti al premier, Giornale e Libero, lancia una campagna per boicottare gli abbonamenti Rai.

    La posta in gioco non è la sopravvivenza di Annozero, cui neppure i record di ascolti garantiranno la messa in onda giovedì prossimo. Piuttosto la sopravvivenza economica e politica nell’Italia berlusconiana di un’informazione critica e di opposizione. Ovvero l’essenza di una democrazia. Se qualcuno o addirittura la maggioranza pensa ancora che tutto questo sia normale, allora significa che la democrazia in Italia non ha un gran futuro. Il presente è già inquietante.

    Non è normale in nessuna democrazia che un governo rivendichi la concessione di nullaosta per questo o quel programma della tv pubblica. Per la verità, sarebbe illegale anche da noi, visto che la vigilanza sulla Rai spetta di diritto alla commissione parlamentare. Che è sempre presieduta da un esponente dell’opposizione, proprio per garantire l’indipendenza della tv pubblica dal potere esecutivo. Così era quando la destra era all’opposizione. Ma ora che è al governo, Berlusconi ha deciso che le garanzie non valgono più e deve essere il governo a vigilare sulla Rai, su se stesso, su tutto, e a decidere quali programmi mandare in onda. Per farlo ha mandato in campo il ministro dello Sviluppo Economico, Scajola, il quale, invece di occuparsi di uno sviluppo che non c’è, apre un’inchiesta sull’ultima puntata di Annozero. Accusata dal medesimo di spargere «spazzatura, vergogna, infamia, porcherie». L’accusa è talmente generica che si ha quasi voglia di dar ragione al ministro. In effetti nell’ultima puntata di Santoro hanno parlato quasi soltanto voci del centrodestra: il presidente del Consiglio, il ministro Renato Brunetta, il direttore del Giornale, Vittorio Feltri, l’ex opinionista di corte Filippo Facci e la famosa Patrizia D’Addario, che come qualcuno forse non ricorda, oltre a essere un’amante del premier, è stata candidata del centrodestra alle elezioni amministrative della primavera scorsa. Sono questi «spazzatura, vergogna, infamia, porcherie»? Può darsi, Ma si tratta di spazzatura portata sulla scena pubblica da Berlusconi, compreso l’amico Giampaolo Tarantini, oggetto del ben documentato monologo di Marco Travaglio.

    Ma si tratta appena di un pretesto. Con la sua iniziativa Berlusconi, attraverso il ministro Scajola, vuol imporre qualcosa di ancora peggio di una censura. Vuole stabilire un precedente sulla base del quale da ora in poi sarà il governo, cioè il premier, a stabilire i palinsesti Rai. Contro la legge, la decenza (Berlusconi è sempre il padrone di Mediaset) e la celebre volontà popolare, certificata dal primato di audience, della quale all’occorrenza il plebiscitario leader dimostra di fregarsene altamente.

    Non bastasse, il padrone ha dato ordine ai giornali sottostanti, Giornale e Libero all’unisono, di lanciare una campagna contro il canone Rai. Anche questa indecente e illegale, perfino per una maggioranza amica degli evasori fiscali, coccolati con infiniti condoni. Come vogliamo chiamarla, ministro Scajola, porcheria o infamia? Qualcuno poi dovrebbe spiegare come mai il ministro dello Sviluppo, il sottosegretario alle Comunicazioni, la stessa Rai, perfino il cacciatore di fannulloni Brunetta, non aprono una bella inchiesta sui collaboratori di Giornale e Libero che con la sinistra lestamente prendono lauti stipendi da viale Mazzini e con la destra firmano per giornali impegnati nel boicottaggio della Rai. Tanto per non far nomi, il neo vice direttore di RaiUno, Gianluigi Paragone, autore di un editoriale che campeggia nella prima pagina di Libero dedicata a «come non pagare il canone». Non solo la destra ha piazzato nella mangiatoia della tv pubblica lottizzati d’infimo profilo, ma pretende pure che a pagarli siano i soli elettori del centrosinistra.

    L’obiettivo di imbavagliare la stampa d’opposizione viene perseguito con questi metodi frettolosamente sgangherati, quasi provocatori, da servitù affannata per esaudire, in un modo o nell’altro, i desideri del capo. L’urgenza di Berlusconi di nascondere la sua vera «storia di un italiano» è tale che non c’è più tempo per mediazioni, per i ricami diplomatici di un Letta o i cavilli giuridici di un Ghedini. Il potere berlusconiano va avanti di spada per tagliare l’ultimo nodo democratico, la stampa d’opposizione, che lo separa dall’egemonia assoluta. Si tratta di un disegno tanto chiaro che potrebbe capirlo perfino l’opposizione politica, pur nel suo marasma ideologico. Un’opposizione cui ormai il premier, nel delirio polemico, attribuisce finanche le scritte sui muri di Milano contro i parà uccisi. Se passano questi sistemi, non ci sarà più margine di trattativa, ma una disonorevole resa. Si gioca molto o tutto in pochi giorni, da qui a sabato. Poi rimane solo il cartello di fine trasmissioni.

  8. #8
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    Rai, Beltrandi: Franceschini su sociale in Rai cambia idea...

    Roma, 28 settembre 2009

    • Dichiarazione di Marco Beltrandi, radicale, componente della Commissione di Vigilanza sulla Rai
    Condivisibile è l’idea espressa da Franceschini di avere il sociale rappresentato nel CDA della Rai tv.

    Peccato che soltanto pochi mesi fa quando fu rinnovato il CDA Rai, sia il centrodestra che il centrosinistra evitarono di prendere in considerazione il candidato al Consiglio avanzato pubblicamente mesi prima dai maggiori rappresentanti italiani del terzo settore, Carlo Romeo.

    E peccato che fui lasciato solo quando suggerii di procedere ad audizioni pubbliche dei candidati, prima di procedere alle votazioni in Commissione di Vigilanza Rai, che avvennero senza alcuna possibilità di dibattito preventivo.

  9. #9
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    Chiamate l'ambulanza

    • da Il Fatto Quotidiano del 29 settembre 2009, pag. 1

    di Marco Travaglio

    Messaggio riepilogativo a reti unificate. L’opposizione non deve opporsi, infatti per fortuna non lo fa. I giornalisti non devono farmi domande, a parte quelle che suggerisco io. I fotografi non devono fotografarmi, tranne i miei. I sindacati non devono sindacare. I magistrati non devono indagare sulle stragi di mafia, cioè su di me, perché quella è roba vecchia. E Mangano era un eroe, infatti non ha fatto il mio none né quello di Marcello. I giudici non devono interpretare né contestare le leggi e, se la Costituzione glielo consente, è sbagliata la Costituzione. La Corte costituzionale non si deve permettere di giudicare incostituzionali le mie leggi incostituzionali; chi si crede di essere: la Corte Costituzionale? Il Capo dello Stato deve firmare quello che gli mando io e basta, come del resto ha sempre fatto. I tribunali devono condannare tutti gli immigrati a prescindere e assolvere tutti i miei anici a prescindere. lo posso denunciare gli altri, ma gli altri non possono denunciare me. I portavoce della Commissione europea non devono portare la voce della Commissione europea, se no usciamo dall’Europa. I parlamentari non devono votare perché mi fanno perdere tempo: bastano e avanzano i capigruppo. L’Orni non deve fare l’Onu, altrimenti usciamo pure dall’Onu. La Chiesa non deve impicciarsi nei diritti umani degli immigrati e di Dino Boffo, ma solo nelle faccende di sua competenza: scuola privata, lei, fecondazione assistita, testamento biologico. Il Papa deve dare la comunione ai divorziati, o almeno a uno: io. Gli italiani devono sposarsi in chiesa e avere iena sola famiglia, eccetto me e le mie famiglie. Michelle Obama, la moglie abbronzata dell’abbronzato, deve baciarmi e all’occorrenza lasciarsi dare una palpatine. Mia moglie non deve chiedere il divorzio da me, io invece posso chiederlo da lei. Fini non deve avere delle idee e, se gliene vengono, se le tenga per sé. I pubblicitari non devono fare pubblicità ai giornali che non sono miei e alle tv che non sono mie (fra l’altro, pochissime). La Rai deve controllarla il governo, quando al governo ci sono io; quando invece sto all’opposizione, il controllo spetta alla Vigilanza, cioè all’opposizione, cioè sempre a me. Santoro e la Gabanelli non devono raccontare cose vere, se no è giornalismo e si mette in cattiva luce Vespa. I miei giornali invitano gli elettori di centrodestra a non pagare il canone della Rai, così lo stipendio a Minzolini, Mazza, Orfeo, Liofredi, Masi, Vespa e agli altri amici lo pagano gli elettori della sinistra. La crisi finanziaria non esiste, è un’illusione ottica delle gazzette della sinistra: basta non parlarne e sparisce. I contribuenti devono smetterla di lamentarsi per le tasse troppo alte: gli faccio un condono all’anno, possibile che capiscano? I registi non devono fare film non prodotti da me, altrimenti non sono capolavori, ma culturame. Gli insegnanti non devono insegnare. Le escort non devono farsi pagare, altrimenti addio gioia della conquista. I tenori degli enti lirici devono andare a lavorare nei campi, fannulloni che non sono altro. Il Carnevale di Viareggio non deve fare carri allegorici su di me, casomai su Mao, Stalin, Pol Pot e Di Pietro. Non ho nulla a che vedere con il Giornale di Feltri, ma mi dissocio dal Giornale di Feltri. Kakà e Leonardo mi remano contro. Fini è un nano. Sono alto un metro e settantuno e nessuno deve permettersi di essere più alto di me, il che fra l’altro è impossibile. Sono il miglior presidente del Consiglio dai tempi di Mario e Silla: me l’ha detto l’amico Alcide De Gasperi, che mi è stato presentato l’altro giorno da don Sturzo in conference call con Luigi Einaudi. (Lo portano via)

  10. #10
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    Rai, dietro l'attacco al canone il Governo prova la linea soft

    • da Il Manifesto del 29 settembre 2009, pag. 7

    di Micaela Bongi

    Nell’ufficio di presidenza della vigilanza, convocato per oggi all’ora di pranzo, il Pd avrebbe voluto proporre l’audizione del ministro Claudio Scajola e del suo vice Paolo Romani, responsabile delle comunicazioni. La richiesta potrebbe diventare superflua o, al contrario, ancora più stringente. Perché Romani gioca d’anticipo: questa mattina, su sua sollecitazione, incontrerà il presidente della vigilanza, Sergio Zavoli. Oggetto del confronto, l’istruttoria aperta dal governo con tanto di convocazione dei vertici di viale Mazzini - per verificare se la Rai, con la prima puntata di Annozero, ha violato i «principi di obiettività e completezza dell’informazione» richiesti dal contratto di servizio. Un attacco senza precedenti. Una mossa in odore di censura, secondo Zavoli, che domenica metteva in guardia il governo dall’appropriarsi di competenze che «appartengono al parlamento, all’Authority per le comunicazioni, al cda Rai». A Zavoli, dunque, Romani dovrebbe spiegare che la sua istruttoria non è un’invasione di campo. Un’iniziativa interpretata a San Macuto come gesto distensivo. Anche perché nel frattempo ieri a viale Mazzini è arrivata la richiesta di Scajola di incontrare i vertici Rai. Ma dalla lettera del ministro sono scomparsi i toni ultimativi del week end. Non si parla più di «convocazione» dei dirigenti del servizio pubblico, ma di «desiderio» di un «colloquio» (l’8 ottobre) sulle ultime vicende, anche «in riferimento al rinnovo del contratto di servizio». Il contratto di servizio (che scade a fine anno) è appunto al centro della contesa, e sabato scorso Romani non escludeva di renderlo più stringente sulla parte relativa al pluralismo. Minacce, «intimidazioni nei confronti dei vertici Rai», ma anche «tutta fuffa», commentano nell’opposizione. Perché in ogni caso, qualsiasi sia il contratto con la Rai, il governo non può appropriarsi dei poteri attribuiti alla vigilanza o all’Authority. Dovrebbe semmai modificare le leggi, magari anche quella sulla par condicio (e in effetti Berlusconi vorrebbe cambiarla) in parlamento. L’istruttoria del ministero su Annozero è oltretutto singolare anche perché, segnala il radicale Marco Beltrandi, relatore per la commissione di vigilanza sul contratto di servizio ancora in vigore, il governo non è mai intervenuto sulle continue violazioni da parte della Rai sugli articoli che riguardano internet, i programmi per i disabili, il qualitel (l’indice di qualità) e la presenza sul satellite di Sky. In ogni caso, Berlusconi e i suoi non mollano la presa. Come dimostra la campagna per la disdetta del canone Rai contro Santoro lanciata domenica in simultanea dal Giornale e da Libero. Ma i berluscones perdono colpi. Infatti Vittorio Feltri è costretto a inseguire Repubblica con una parodia della campagna perla libertà di informazione. Il quotidiano diretto da Ezio Mauro, pubblica ogni giorno le firme di premi Nobel, scrittori e registi di tutto il mondo (da Saramago a Benicio del Toro, da Sting a Ian McEwan, da Pippo Baudo a Adriano Celentano). Il Giornale risponde con i suoi «molti vip» (testuale): Iva Zanicchi, Pasquale Squitieri, Franco Zeffirelli. Nel frattempo, se nello sparare a zero contro Annozero il Cavaliere ha chiesto l’impegno di tutte le sue truppe, sull’attacco si registra qualche defezione: l’ex presidente della vigilanza Mario Landolfi, An, si dice perplesso sulla possibilità del governo di intervenire. E in molti bocciano lo sciopero del canone, che piace tanto alla Lega. Acque agitate anche sul versante Rai. Con la campagna sul contratto di servizio e sul canone, il direttore generale Mauro Masi finisce nell’angolo. Del resto a lui si addebita poca risolutezza nelle questioni care al Cavaliere, e i retroscena già parlano di una possibile sostituzione del dg. I consiglieri d’amministrazione strettamente berlusconiani - Verro e Gorla - smentiscono dissapori con Masi. Ma in realtà si dice che anche il consigliere indicato da Giulio Tremonti, l’inossidabile Angelo Maria Petroni, parli malissimo di lui. Tuttavia aprire pure una crisi a viale Mazzini in questo momento per il premier sarebbe rischioso. In questo clima, Masi prende ancora tempo sul contratto di Marco Travaglio per Annozero: avrebbe dovuto firmarlo ieri ma rinvia. Giovedì in cda dovrebbero arrivare le sue proposte per le direzioni del Tg3 e di Raitre. Se Bianca Berlinguer viaggia ormai spedita verso la guida della testata, con l’accordo dell’opposizione, è sulla rete diretta da Paolo Ruffini che perdura lo scontro.

 

 
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