Due udienze per ascoltare le dichiarazioni spontanee di B.
116 minuti totali per somministrare agli italiani 85 bugie: media 1 bugia ogni 1 min e 20 secondi.
Riporto le prime dieci, dette in 16:47
DICHIARAZIONI SPONTANEE DI SILVIO BERLUSCONI
Si apre l'udienza del 5 maggio 2003… e B. prende la parola…
Grazie presidente....
Vorrei cominciare da una telefonata che io ricevetti il primo di maggio del 1985 mentre mi trovavo a Madrid, ero a Madrid con mia moglie e con il mio collaboratore Adriano Galliani e sua mo_glie, stavamo concludendo l'acquisto degli Estudios Roma per fondare in Spagna una televisione commerciale, cosa che poi in effetti avvenne, e gli Estudios Roma sono ancora oggi la sede di questa televisione commerciale che si chiama Telecinco. Fui rag_giunto da una telefonata di un mio collaboratore che mi raccontò quello che era apparso sui giornali, e cioè che c'era stata una ven_dita da parte dell’IRI della SME alla Buitoni di Carlo De Benedetti, cosa che mi sorprese alquanto, e dirò poi perché. E in quell' occa_sione... io devo dire che ci furono poi altre telefonate di protago_nisti del mondo dell'alimentare, che io conoscevo in quanto forni_vo pubblicità attraverso le mie reti a loro, e in particolare ci fu una telefonata molto tumultuosa, direi, dello scomparso Pietro Barilla, il quale mi disse che era rimasto risentito, indignato, scon_volto (1)(Come emerge da tutti gli atti e le testimonianze acquisiti al pro_cesso, Pietro Barilla aveva appena rifiutato l'offerta, fattagli con prece_denza assoluta da Prodi, di rilevare l'intero pacchetto IRI nella SME. Ben difficilmente poteva essere sorpreso, o indignato, o sconvolto, per il fatto che l’IRI avesse poi rivolto la stessa offerta ad altri soggetti, quali Ferrero e Buitoni, e che il titolare di quest’ ultima - Carlo De Benedetti - l'avesse accettata. Tant'è che poi, quando Craxi pregò Berlusconi di organizzare la contro-cordata, il Cavaliere ebbe il suo daffare, per gior_ni e giorni, prima di convincere Barilla e Ferrero a cambiare idea e a imbarcarsi nell' avventura SME. La Barilla plaudi ufficialmente alla ces_sione della SME con un comunicato ufficiale all'indomani dell'annun_cio dell'accordo IRI- Buitoni. Quanto a Berlusconi, era talmente «sde_gnato» per la notizia dell'accordo IRI- Buitoni, che si affrettò a telefona_re a De Benedetti per congratularsi («Guarda, sono molto contento, hai fatto un'ottima operazione. Naturalmente conto su di te per quanto riguarda la pubblicità.. .»), come ha raccontato lo stesso Ingegnere al processo di Milano, e come già i giornali rivelarono (mai smentiti) a metà del maggio '85. Anche i vertici Barilla e Ferrero si complimenta_rono con De Benedetti.) da quello che si era verificato perché, a suo dire, egli stesso con il suo amministratore delegato, ingegner Manfredi, aveva avuto modo anche recentemente, quindici giorni prima, di recarsi dall'IRI e dall'IRI di essere inviato a Mediobanca, per chiedere se fosse in vendita la SME - cosa che tra l'altro aveva anche inseguito nei mesi precedenti - e gli era stato risposto che l’IRI non riteneva di cedere la sua partecipazione nel comparto alimentare. E invece si trovò di fronte, quella mattina, alla notizia dell' avvenuta vendi_ta. E mi chiese, mi pregò, data la mia amicizia e il mio rapporto di familiarità con l'allora presidente del Consiglio Bettino Craxi, di cercare di ottenere per lui un appuntamento con il presidente del Consiglio. lo, ritornato a Milano, parlai con il presidente del Con_siglio, il quale non era informato con precisione della vicenda, mi sembrò anche che non fosse particolarmente interessato alla vi_cenda stessa, tanto è vero che fissò un appuntamento a Pietro Ba_rilla, mi sembra di ricordare, una settimana dopo. Una settimana dopo Pietro Barilla andò da lui - ebbi poi il racconto dell'incon_tro sia dal presidente del Consiglio che da Pietro Barilla - rappre_sentò la situazione e tutto ciò che riguardava 1'oggetto della ven_dita, il prezzo, le condizioni della trattativa e le condizioni del contratto al presidente Craxi che ricavò una più precisa impres_sione da questo colloquio e decise, a dire di Pietro Barilla ma poi ebbi conferma da più fonti di questo fatto, di incaricare il sottose_gretario alla presidenza del Consiglio, Giuliano Amato, di verifi_care quali fossero i dati giuridici e che cosa fosse necessario affin_ché la promessa di vendita, stipulata dall' allora presidente dell'Iri con il titolare della Buitoni, si trasformasse da preliminare di ven_dita in un contratto definitivo. Giuliano Amato fu incaricato di questo approfondimento, credo che poi il riscontro che dette a Craxi fu quello delle necessarie autorizzazioni di legge che si con_cretizzavano da un lato nell' approvazione da parte del consiglio di amministrazione della stessa IRI, e dall' altro da una delibera [...] del comitato interministeriale per la programmazione indu_striale con il definitivo via libera attuato, da attuarsi attraverso una firma del ministero, del ministro delle Partecipazioni Statali. lo tenni al corrente di tutto il presidente della Barilla, Pietro Ba_rilla, con cui intercorsero in quei giorni molte telefonate, e il pre_sidente della Barilla mi disse che aveva intenzione di presentare. un' offerta alternativa con un aumento di prezzo, perché riteneva che ci fosse lo spazio, che ci doveva essere lo spazio, perché ci fosse ancora una possibilità di intervenire nella vicenda. Il presi_dente del Consiglio dopo qualche giorno mi chiamò e mi chiese di incontrarlo. L'incontro avvenne a Milano nel suo studio situato in piazza del Duomo e trovai una persona completamente diver_sa, un atteggiamento totalmente opposto a quello che avevo in_contrato quando gli chiesi di incontrare Pietro Barilla, usò frasi molto forti, direi anche molto colorite, e cominciò a raccontarmi la vicenda per come era riuscito ad appurarla, non solo attraverso gli interventi e le risposte del sottosegretario Amato, ma anche at_traverso ciò che gli riferirono i membri del consiglio di ammini_strazione dell'IRI che appartenevano alla sua parte politica. E co_minciò col definire sconvolgente, allucinante, scandaloso il modo con cui si erano condotte la trattative, un modo che diceva, e ri_cordo benissimo le parole, «a porte chiuse» e non a mercato aper_to come si sarebbe dovuto fare per un' entità così importante co_me la SME (2) (La SME, come spiegò poi il ministro delle Partecipazioni statali Clelio Darida (Dc) era una società quotata in Borsa, e non si potevano avviare trattative pubbliche nel bel mezzo delle contrattazioni. In ogni caso, confermò sempre Darida, il ministro - unico referente istituzio_nale dell'IRI- fu tenuto costantemente informato delle trattative.) disse che era scandaloso che di queste trattative non fossero tenute a conoscenza, e neppure della volontà di vendere la SME, il direttore generale dell'IRI, il direttore finanziario, i membri del consiglio di amministrazione (3) (L'intero vertice dell'IRI era informato della cosa, tant'è che i cin_que massimi dirigenti dell' ente di Stato - Prodi, Zurzolo, Savarese, Ste_ve e Rastelli - parteciparono al negoziato presso Mediobanca a fine lu_glio, insieme al management di CIR- Buitoni, IMI e Mediobanca. E, dieci giorni dopo, il CDA dell’IRI approvò l'operazione all'unanimità). definì scandaloso il fatto che l'IRI avesse dato risposte negative a protagonisti dell'ali_mentare italiano, e mi citò nell' ordine Buitoni, di cui peraltro mi aveva riferito anche Pietro Barilla nella telefonata che mi fece in Spagna [...].
Il presidente del Consiglio definì inaccettabile questo compor_tamento. E poi mi citò anche interventi di ministri del suo gabi_netto, mi citò quanto gli aveva riferito il ministro Altissimo (4). (Altissimo, come tutti gli altri ministri del governo Craxi, approvò senza riserve la cessione della SME a De Benedetti, come dimostriamo nella ricostruzione dei fatti dai giornali dell'epoca) .
che giusto un mese prima aveva parlato col presidente dell'IRI facen_do gli presente l'offerta di una multinazionale americana, la Heinz, la quale chiedeva di comperare la SME, ed ebbe dal presi_dente dell'IRI una risposta negativa. E in quella occasione il presi_dente dell'IRI disse che per il comparto agricolo italiano l'alimen_tare detenuto dalla SME era ritenuto strategico, e quindi incedibi_le, e fece anche una valutazione del prezzo, del valore della SME. da 1.300 a 1.500 miliardi (5) (La perizia affidata dall'IRI a due super-esperti della Bocconi, va_lutò la quota SME in 497 miliardi di lire)ricordandogli che la SME era lo scrigno, la cassaforte in cui erano detenuti i principali marchi storici italia_ni. E i marchi storici, come sa chi è esperto di comunicazione, danno un valore, indipendentemente dallo stesso valore delle aziende, ai prodotti e quindi alle aziende stesse, perché si calcola che il valore di un marchio sia pressappoco la serie storica di in_vestimenti pubblicitari su quel marchio. Quindi dentro la SME c'erano marchi come la De Rica, la Bertolli, la Cirio, la Pavesi, la Motta, l'Alemagna e quindi c'era un valore che nelle mani soprat_tutto di un concorrente straniero...(6) (De Benedetti era un concorrente italiano, non straniero: e si im_pegnava espressamente con l'IRI a non cedere il gruppo SME o qualche sua parte all' estero. Ferrero e Barilla, invece, erano due aziende già allo_ra controllate - rispettivamente al 99 e al 75% - da gruppi esteri. La minaccia che, secondo Berlusconi, paventavano, era in realtà rappresen_tata proprio dalla loro compagine azionaria, a maggioranza straniera) e questo faceva molta paura a Barilla, questo faceva paura a Buitoni, questo poi fu determinante nel convincimento di Ferrero di partecipare alla successiva corda_ta, un concorrente straniero che fosse entrato in possesso di quei marchi sarebbe stato una presenza pericolosa per gli stessi prota_gonisti italiani. E in quei colloqui, cosi mi riferì Barilla, ma Buito_ni potrà testimoniare al riguardo, Buitoni gli disse che pensava e riteneva di aver capito che l'operazione della finanziaria CIR fosse un' operazione tesa a una successiva vendita, passato un certo pe_riodo di tempo che sembrava sarebbe stato richiesto dalla vendi_trice IRI, ad un concorrente straniero e mi ricordo che si fece il nome della Danone, che con Kraft e Nestlè era uno dei soggetti principalmente attivi sul mercato italiano. Quindi ritorno al suc_cessivo colloquio che io ebbi intorno alla metà del mese col presi_dente Craxi, lui definiva assolutamente inaccettabile questo modo di procedere, riferì di Altissimo che gli aveva raccontato questo colloquio con il presidente dell'IRI, riferì di un altro intervento del presidente della commissione Bilancio dell' epoca, Cirino Pomici_no (7) (Anche Cirino Pomicino aderì entusiasticamente alla cessione del_la SME alla Buitoni, con numerose dichiarazioni pubbliche, riprodotte dai giornali dell’epoca.) il quale gli disse che anch' egli era intervenuto su Romano Prodi all'inizio dell' anno e che aveva ricevuto identica risposta negativa sulla volontà della SME, disse che per quanto lo riguarda_va c'era un programma approvato dal CIPI che prevedeva per la SME addirittura delle immissioni di danaro fresco, immissioni che tra l'altro erano anche appena avvenute.
Quindi riteneva che davvero non si potesse accettare un com_portamento di questo tipo e che le dismissioni, che lui considera_va in quel momento una vera e propria spoliazione del patrimonio dello Stato contro un regalo, un arricchimento indebito a un pri_vato cittadino, non potesse avvenire in quel modo. E poi definì in maniera ancora più forte il prezzo che era stato concordato, prez_zo come loro ben sanno fu di 497 miliardi, quindi molto lontano da quei 1.300, 1.500 miliardi stimati dal presidente Prodi e comu_nicati nel colloquio che Prodi ebbe con Altissimo e soprattutto ri_cordò che quel prezzo era molto lontano da quella che era la valu_tazione pubblica. Valutazione pubblica della Borsa, le azioni era_no quotate in quella fine di aprile 1.290, 1.300 lire per azione (8) ( In realtà la cordata Buitoni - IMI- Mediobanca pagava le azioni SME 1107 lire ciascuna, contro un valore borsistico, calcolato sull'ulti_mo semestre, di 801.) il prezzo dell'azione in quella vendita fu di appena 930 lire per azio_ne. Ma il prezzo della Borsa era già di per sé un prezzo che non rappresentava il valore della SME, perché? Perché trattandosi di azienda posseduta per il 64 % dall'IRI, e quindi dallo Stato, non c'era nessuna vivacità negli scambi borsistici e quindi la quotazio_ne di Borsa non teneva assolutamente conto del valore vero, in_trinseco della SME stessa. Aggiunse Craxi che si era venuti meno a quello che è una regola universale, che non ha mai subito eccezio_ni, che la valutazione doveva essere fatta con un' aggiunta di un premio di maggioranza (9) (Il premio di maggioranza era previsto, e piuttosto alto: addirittu_ra del 38,2%, pari alla differenza fra il valore borsistico delle azioni SME e il prezzo effettivamente stabilito dalle perizie IRI.) dato che si vendeva la maggioranza del_l ' azienda. E dato che questa maggioranza non rappresentava di per sé una quantità elevata, il 64 % avrebbe potuto anche soppor_tarlo, ma la vendita era in effetti del 51 %, perché mentre la Buito_ni comprava il 64 % nello stesso contratto aveva la garanzia di un acquisto di altre aziende controllate dall'IRI, cioè di Mediobanca e di IMI, che alleggerivano l'acquisto del 13 % versando in contanti 104 miliardi alla CIR stessa. il prezzo quindi che la CIR pagava per il 51 % della SME scendeva a 393 miliardi di lire, ma era ancora meno perché mentre IMI e Mediobanca avrebbero pagato imme_diatamente in contanti il 13 %, alla CIR veniva riconosciuto un pa_gamento dilazionato e precisamente una parte del pagamento al 28 di giugno dell' anno, un' altra parte alla fine del mese di marzo, una parte ancora alla fine del mese di giugno e infine il grosso del prezzo, vicino ai 200 miliardi alla fine dell'anno, quindi a 18 mesi di distanza (10). (La rateizzazione dei pagamenti in 18 mesi era identica a quella che poi proposero Scalera (Berlusconi) e la IAR (Berlusconi- Barilla- _Ferrero).
da: http://digilander.libero.it/cyrano2510/




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