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    Predefinito Prodi: forse non mi candido...


    Il dilemma di Prodi: "Forse non mi ricandido"

    Acque agitate all'interno dell'Ulivo in vista delle elezioni europee del 2004. I fattori che potrebbe indurre il professore di Bologna a rifiutare l'offerta del centro-sinistra.
    Si candida? Non si candida? I destini dell'Ulivo italiano sembrano appesi all'eventualità che Romano Prodi, presidente della Commissione Ue, decida di sciogliere la riserva e accetti ufficialmente di sfidare il premier Silvio Berlusconi alle elezioni politiche del 2006.
    Il professore di Bologna, in una recente intervista radiofonica, ha fatto infatti sapere che ci dovrà ancora pensare prima di accettare di candidarsi nel 2006 (elezioni anticipate permettendo). E che, ora, vorrebbe soprattutto che i suoi corteggiatori italiani costruissero un listone unico dell'Ulivo europeo che da un lato eviti la guerra del tutti contro tutti e dall'altro scongiuri, in chiave italiana, il ritorno della nostalgia proporzionalista, come quella che sventolano diversi esponenti del centro-destra, in FI, nell'UDC e nella Lega (lo stesso Silvio Berlusconi si è più volte espresso a favore di un sistema alla tedesca, proporzionale con premio di maggioranza). Ma la proposta di presentare una lista unica dell'Ulivo alle europee - nonostante il favore incontrato nei rutelliani della Margherita - rischia di cadere nel vuoto. E non solo perché l'occasione di contarsi è troppo ghiotta, anche nel centro-sinistra, dopo anni di convivenze politico-elettorali più o meno forzate.

  2. #2
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    Predefinito Re: Prodi: forse non mi candido...

    In origine postato da Lupo Solitario

    Il dilemma di Prodi: "Forse non mi ricandido"

    Acque agitate all'interno dell'Ulivo in vista delle elezioni europee del 2004. I fattori che potrebbe indurre il professore di Bologna a rifiutare l'offerta del centro-sinistra.
    Si candida? Non si candida? I destini dell'Ulivo italiano sembrano appesi all'eventualità che Romano Prodi, presidente della Commissione Ue, decida di sciogliere la riserva e accetti ufficialmente di sfidare il premier Silvio Berlusconi alle elezioni politiche del 2006.
    Il professore di Bologna, in una recente intervista radiofonica, ha fatto infatti sapere che ci dovrà ancora pensare prima di accettare di candidarsi nel 2006 (elezioni anticipate permettendo). E che, ora, vorrebbe soprattutto che i suoi corteggiatori italiani costruissero un listone unico dell'Ulivo europeo che da un lato eviti la guerra del tutti contro tutti e dall'altro scongiuri, in chiave italiana, il ritorno della nostalgia proporzionalista, come quella che sventolano diversi esponenti del centro-destra, in FI, nell'UDC e nella Lega (lo stesso Silvio Berlusconi si è più volte espresso a favore di un sistema alla tedesca, proporzionale con premio di maggioranza). Ma la proposta di presentare una lista unica dell'Ulivo alle europee - nonostante il favore incontrato nei rutelliani della Margherita - rischia di cadere nel vuoto. E non solo perché l'occasione di contarsi è troppo ghiotta, anche nel centro-sinistra, dopo anni di convivenze politico-elettorali più o meno forzate.

    Con o senza Prodi non cambierebbe la sostanza: il Centrosinistra vincerebbe comunque, almeno stando agli ultimi sondaggi (Mannheimer, Piepoli, vedi thread nel Forum Termometro Politico), che stanno agitando tanto il Centrodestra e che, sperabilmente, convinceranno gli irrequieti del Centrosinistra (Mastella in testa) a non fare fesserie buttandosi dalla parte dei perdenti.

    Comunque per le elezioni c'è ancora tempo e spazio per sorprese....in fondo il bello della politica è anche questo, no?

  3. #3
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    Predefinito Prodi nervoso o....

    ....diessini preoccupati?


    Roma. Sarà, come tutti nell’Ulivo lodano, la fortuna dell’ipotesi Prodi; o come qualcuno tra i diessini sussurra a denti stretti, la morsa dell’ipoteca Prodi. Il quale Prodi, tra l’altro, prima intima la lista unica alle europee, poi ricomincia pure a fare le bizze: “Non ho nessuna idea di cosa farò nel mio prossimo futuro, dato che non ho idea se mi presenterò alle elezioni”.
    “Andiamo bene”, sospirano alcuni parlamentari, e in realtà molto si teme che possa essere l’avvisaglia di una più generale irritazione prodiani per il modo un po’ sufficiente, (“non da salvatore della patria”), con cui sono state accolte le sue proposte all’opposizione italiana. Ma nessuno Prodi vuol discutere, e nessuno (ufficialmente) dice di credere a un ticket alternativo composto da Walter Veltroni ed Enrico Letta.
    Che i Ds, il partito più grande, debbano cedere ancora all’esponente di un partito minore la premiership (ammesso e non concesso che questi voglia candidarsi) non viene messo in
    discussione.
    In apparenza, perché qualche perplessità circola.
    La condizione ulivista ben la rappresenta un dalemiano come Marco Minniti: “Noi dobbiamo tutelare tutti i punti che ci tengono uniti. Come si fa con i panda, con gli animali rari a rischio di estinzione. Così bisogna fare pure con Prodi”.
    Pure un uomo di grande esperienza come Armando Cossutta dice che no, da nessuna parte sta scritto né il diritto né il dovere della forza maggiore di avere il candidato premier. “In una coalizione occorre candidare il candidato condiviso, riconosciuto da tutti”. E rammenta che nel Dopoguerra “andò a Palazzo Chigi il rappresentante di un piccolissimo partito, Ferruccio Parri”. Spiega Cossutta: “L’Ulivo è composto da forze diverse che vogliono mantenere le loro distinzioni: una cosa sono le forze di sinistra, un’altra quelle non di sinistra ma democratiche”.
    Allarga le braccia Vannino Chiti, coordinatore della segreteria Ds: “In via di principio, non è sbagliato pensare che il candidato debba essere espressione del partito più grande. Ma in un sistema come il nostro, non bipartitico, non esiste un autonomatismo, non c’è un simile principio di dirittodovere.
    Comunque, pregiudiziali non si possono imporre e non si possono subire”.
    E il ticket Veltroni-Letta? Chiti sbuffa: “Oggi sono tutte chiacchiere. Il percorso da seguire è: un programma e ricerca delle alleanze. Perché non sono possibili nuove desistenze. Poi si sceglierà il candidato”. Prodi? “E’ quello naturale, se decide di tornare ha tutte le condizioni per vincere e guidare l’Ulivo”. Ma pure concede, Chiti: “C’è un candidato naturale e tanti candidati autorevoli. Non c’è uno o niente”.

    “E Rutelli poi che fa?”
    I sostenitori di Prodi – che l’altro giorno si è intrattenuto a lungo al telefono con Rutelli su diversi argomenti, dalle europee alle reazioni alle sue proposte – hanno un timore: quello di un veto di Fausto Bertinotti sul loro candidato. Lo stesso Bertinotti che ora ha ottimi rapporti proprio con Veltroni, e siccome “desistenze con Rifondazione come nel ’96 non si possono fare”…
    Dice un altro dalemiano, Alberto Nigra: “Tutto è possibile, c’è l’ipotesi Prodi che è da definire e che oggi è il primo candidato che viene in mente”. E quella Veltroni-Letta? “Possibile se nel centrosinistra ci fosse un rilancio dello stesso e insieme un rilancio generazionale. Anche questo ci farebbe assomigliare al resto dell’Europa”.
    Minniti è più secco: “Chiacchiere. C’è in campo la proposta Prodi”.
    E il veltroniano Carlo Leoni dice: “Sono d’accordo con Cofferati: niente ticket. Ci vuole un candidato che incarna tutti, e Prodi va bene”.
    Scommette il socialista Roberto Villetti: “Quella su Veltroni e Letta è una fantasia. Mai e poi mai si potrebbe realizzare una contrapposizione o solo una competizione tra Veltroni e Prodi. E’ Prodi il candidato naturale, inutile seminare zizzania. Solo nel caso che venisse confermato alla Commissione Ue…”. Ma comunque ammette: “L’unico punto oscuro, torbido e scabroso è che Bertinotti ponga un veto. Sarebbe difficile per il centrosinistra accettare un veto su Prodi, ma potrebbero sempre spuntare i realisti della politica”. Ha qualche incertezza, tra una quasi certezza (Prodi), l’Ulivo sul suo candidato futuro.
    Ieri in Transatlantico c’era chi giocava a fare il governo: “Prodi premier, D’Alema agli Esteri… E Rutelli poi che fa?”. Difficile. Ricorre alla saggezza orientale Carlo Leoni: “Chi sarà il candidato non si sa, basta che puntiamo sul gatto capace di acchiappare il topo”.

    da il Foglio

    La pluridecennale disperata ricerca del “dito” dietro al quale nascondersi.

    Poveri diessini….come son ridotti.

    saluti

  4. #4
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    Predefinito Re: Prodi nervoso o....

    In origine postato da mustang
    ....diessini preoccupati?


    Roma. Sarà, come tutti nell’Ulivo lodano, la fortuna dell’ipotesi Prodi; o come qualcuno tra i diessini sussurra a denti stretti, la morsa dell’ipoteca Prodi. Il quale Prodi, tra l’altro, prima intima la lista unica alle europee, poi ricomincia pure a fare le bizze: “Non ho nessuna idea di cosa farò nel mio prossimo futuro, dato che non ho idea se mi presenterò alle elezioni”.
    “Andiamo bene”, sospirano alcuni parlamentari, e in realtà molto si teme che possa essere l’avvisaglia di una più generale irritazione prodiani per il modo un po’ sufficiente, (“non da salvatore della patria”), con cui sono state accolte le sue proposte all’opposizione italiana. Ma nessuno Prodi vuol discutere, e nessuno (ufficialmente) dice di credere a un ticket alternativo composto da Walter Veltroni ed Enrico Letta.
    Che i Ds, il partito più grande, debbano cedere ancora all’esponente di un partito minore la premiership (ammesso e non concesso che questi voglia candidarsi) non viene messo in
    discussione.
    In apparenza, perché qualche perplessità circola.
    La condizione ulivista ben la rappresenta un dalemiano come Marco Minniti: “Noi dobbiamo tutelare tutti i punti che ci tengono uniti. Come si fa con i panda, con gli animali rari a rischio di estinzione. Così bisogna fare pure con Prodi”.
    Pure un uomo di grande esperienza come Armando Cossutta dice che no, da nessuna parte sta scritto né il diritto né il dovere della forza maggiore di avere il candidato premier. “In una coalizione occorre candidare il candidato condiviso, riconosciuto da tutti”. E rammenta che nel Dopoguerra “andò a Palazzo Chigi il rappresentante di un piccolissimo partito, Ferruccio Parri”. Spiega Cossutta: “L’Ulivo è composto da forze diverse che vogliono mantenere le loro distinzioni: una cosa sono le forze di sinistra, un’altra quelle non di sinistra ma democratiche”.
    Allarga le braccia Vannino Chiti, coordinatore della segreteria Ds: “In via di principio, non è sbagliato pensare che il candidato debba essere espressione del partito più grande. Ma in un sistema come il nostro, non bipartitico, non esiste un autonomatismo, non c’è un simile principio di dirittodovere.
    Comunque, pregiudiziali non si possono imporre e non si possono subire”.
    E il ticket Veltroni-Letta? Chiti sbuffa: “Oggi sono tutte chiacchiere. Il percorso da seguire è: un programma e ricerca delle alleanze. Perché non sono possibili nuove desistenze. Poi si sceglierà il candidato”. Prodi? “E’ quello naturale, se decide di tornare ha tutte le condizioni per vincere e guidare l’Ulivo”. Ma pure concede, Chiti: “C’è un candidato naturale e tanti candidati autorevoli. Non c’è uno o niente”.

    “E Rutelli poi che fa?”
    I sostenitori di Prodi – che l’altro giorno si è intrattenuto a lungo al telefono con Rutelli su diversi argomenti, dalle europee alle reazioni alle sue proposte – hanno un timore: quello di un veto di Fausto Bertinotti sul loro candidato. Lo stesso Bertinotti che ora ha ottimi rapporti proprio con Veltroni, e siccome “desistenze con Rifondazione come nel ’96 non si possono fare”…
    Dice un altro dalemiano, Alberto Nigra: “Tutto è possibile, c’è l’ipotesi Prodi che è da definire e che oggi è il primo candidato che viene in mente”. E quella Veltroni-Letta? “Possibile se nel centrosinistra ci fosse un rilancio dello stesso e insieme un rilancio generazionale. Anche questo ci farebbe assomigliare al resto dell’Europa”.
    Minniti è più secco: “Chiacchiere. C’è in campo la proposta Prodi”.
    E il veltroniano Carlo Leoni dice: “Sono d’accordo con Cofferati: niente ticket. Ci vuole un candidato che incarna tutti, e Prodi va bene”.
    Scommette il socialista Roberto Villetti: “Quella su Veltroni e Letta è una fantasia. Mai e poi mai si potrebbe realizzare una contrapposizione o solo una competizione tra Veltroni e Prodi. E’ Prodi il candidato naturale, inutile seminare zizzania. Solo nel caso che venisse confermato alla Commissione Ue…”. Ma comunque ammette: “L’unico punto oscuro, torbido e scabroso è che Bertinotti ponga un veto. Sarebbe difficile per il centrosinistra accettare un veto su Prodi, ma potrebbero sempre spuntare i realisti della politica”. Ha qualche incertezza, tra una quasi certezza (Prodi), l’Ulivo sul suo candidato futuro.
    Ieri in Transatlantico c’era chi giocava a fare il governo: “Prodi premier, D’Alema agli Esteri… E Rutelli poi che fa?”. Difficile. Ricorre alla saggezza orientale Carlo Leoni: “Chi sarà il candidato non si sa, basta che puntiamo sul gatto capace di acchiappare il topo”.

    da il Foglio

    La pluridecennale disperata ricerca del “dito” dietro al quale nascondersi.

    Poveri diessini….come son ridotti.

    saluti
    Nulla di strano, Prodi si libera tra un anno, il problema si porrà realmente allora. Fino a quel momento tutte le schermaglie, le perplessità, le proposte sono ammissibili e persino doverose.
    Poi, verrà il momento di decidere e, dopo discussioni, si deciderà, come è avvenuto per le precedenti elezioni.

    In fondo, se ricordi, anche nel Centrodestra, dopo la sconfitta del 1996, la leadership di Berlusconi fu messa seriamente in discussione. Si dubità pure che fosse lui il candidato adatto a sfidare il Centrosinistra nel 2001. Poi non se ne trovò uno migliore e Berlusconi rimase leader.

    Nulla di strano, dunque.
    Sarebbe strano, semmai, se tra un anno la discussione fosse ancora in alto mare, senza un percorso definito di scelta del candidato premier.

  5. #5
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    Predefinito

    Forse la libertà di informazione è davvero in pericolo. Se Silvio Berlusconi dicesse “non so se mi presenterò alle prossime elezioni”, essendo il candidato naturale della maggioranza,
    verrebbe giù il mondo.
    Ma se Romano Prodi afferma la stessa cosa, “non so se mi presenterò alle elezioni”, pur essendo anche lui il candidato naturale, ma dell’opposizione, non fa notizia. E’ in atto una verifica anche nel centrosinistra, ma nessuno disturba il manovratore.
    Eppure il tema esiste, è solido: Angelo Panebianco sul Corriere della Sera lo aveva anticipato qualche giorno fa, riproponendo la questione della leadership, mai risolta nell’Ulivo dal tempo in cui si iniziò la famosa battaglia dei capi.
    Poi il presidente della Commissione esecutiva di Bruxelles aveva lanciato un appello senza opacità: per le elezioni europee mettete i partiti del centrosinistra sotto l’insegna comune della
    coalizione. Ma erano prevalse elusioni e formalità nelle risposte, a parte il tosto rimbrotto opposto a Prodi da Franco Marini, non un passante nella formazione centrista della Margherita.
    Lo si sa bene: Prodi non vuole la riproduzione dello schema politico che portò all’inabissamento del suo governo, e la proposta
    del “partito democratico” di Michele Salvati, pubblicata su questo
    giornale, aveva il suo implicito beneplacito, e non era oscura. Via la vecchia guardia dei partiti, largo a un leader forte e riconosciuto di una forza politica nuova. E tutti sanno che la vecchia guardia non demorde, che la battaglia per la leadership è in corso ed è tanto più serrata quanto più si nasconde agli occhi del popolo e delle élite di sinistra.
    Tutti sanno che è in movimento il gioco delle candidature, un negoziato duro, come sempre condotto da Massimo D’Alema,
    con una certa perizia, all’insegna dell’insidioso adagio “largo ai giovani”.

    Tuttavia l’informazione non registra, non segnala, non accoglie come notizia l’esistenza di uno scontro di questa portata.
    Walter Veltroni è accreditato in partenza per l’Africa. Prodi in pensosa cura degli affari europei. D’Alema, che con il leader dell’Ulivo non si è mai davvero riconciliato, è dato in generosa e composta attesa di una soluzione positiva, accettabile da tutti. Insomma, da qualche mese la notizia è che la maggioranza si sfrangia e si sfarina mentre l’opposizione combatte epiche battaglie e marcia unita verso un obiettivo comune, sotto una guida riconosciuta e naturale, sebbene di là da venire.
    Eppure sarebbe sano se non il solo Panebianco ponesse alcuni quesiti politici centrali all’opposizione, che bene o male è il potenziale governo di domani e lo strumento di controllo nel Parlamento di oggi.
    Facciamoci coraggio, cerchiamo di valutare meglio le cose che succedono: è vero che il teatro della maggioranza è stato uno spettacolo imperdibile, ma anche l’opera dei pupi dell’opposizione
    non è poi così male.

    dal il Foglio

    saluti

  6. #6
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    In origine postato da mustang
    Forse la libertà di informazione è davvero in pericolo. Se Silvio Berlusconi dicesse “non so se mi presenterò alle prossime elezioni”, essendo il candidato naturale della maggioranza, verrebbe giù il mondo.


    Se il berlusco non si candida forse avreste ancora una minima possibilita' di vincere le prossime elezioni...

  7. #7
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    Massimo D’Alema si lamenta sempre che le sue parole non vengano lette per quello che significano, e che tutti cerchino sempre di inferire gli indizi di una manovra nascosta. Lo ha fatto anche in relazione alla sua intervista al Corriere della Sera di ieri, in cui accoglieva e intepretava la proposta avanzata da Romano Prodi per la presentazione di una lista unica dell’Ulivo alle elezioni
    europee.
    Per la verità non c’è molto da scavare per scoprire, in questo caso,
    dov’è la trappola.
    Prodi aveva argomentato la sua ipotesi con l’esigenza di superare
    l’attuale polarizzazione delle forze politiche europee tra socialisti e popolari.
    D’Alema nega ogni fondamento a quest’analisi e propone di “aprire un discorso con le forze del socialismo europeo per allargare il polo riformista. L’operazione italiana potrebbe essere il
    primo passo di un obiettivo più coraggioso, di apertura e rinnovamanto culturale del socialismo europeo”
    Insomma il destino della Margherita è di essere annessa, magari con qualche concessione fraseologica, al Partito socialista socialista europeo, opportunamente “rimodernato”.
    In questo modo il presidente dei Ds annulla le difficoltà che la
    proposta Prodi ha creato con l’ala di sinistra del suo partito e rende invece laceranti le tensioni in casa del vicino, visto che i settori popolari della Margherita in questo modo si vedrebbero ridotti a una testimonianza cattolica in casa socialista, come gli antichi “cristiano sociali” definiti sarcasticamente da Giovanni Guareschi “utili idioti”. (e Prodi era uno di loro...seguito da Rutelli)
    Le reazioni di Nicola Mancino, che non vuole “minestroni”; di Franco Marini, che contropropone sarcasticamente un’adesione collegiale al Ppe; di Giuseppe Fioroni, che non vuole “morire
    socialista”, dimostrano che la provocazione di D’Alema è stata efficace.
    Quali saranno le mosse successive non si sa, ma si può pensare che, dopo aver riportato il cerino acceso nelle mani degli alleati
    centristi, D’Alema punti a una sfida elettorale tra partiti rivali e a farsi mallevadore di un ricambio generazionale. Insomma, una classica manovra tattica contro Prodi.

    Ce la farà se Mastella non avrà? E nemmeno Cossiga?

    saluti

  8. #8
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    Predefinito

    Roma. L’intervista di Massimo D’Alema al Corriere della Sera di ieri dimostra che nell’opposizione è tutto fermo al ’98, quando
    il governo di Romano Prodi cadde, con l’aiuto di Fausto Bertinotti, e fu sostituito dal governo D’Alema. Il professore non gradì, fece una lista alle elezioni europee, l’Asinello, da cui poi si generò la Margherita.
    Il compromesso provvisorio venne con la designazione di Prodi a capo della Commissione esecutiva, ma non bastò. D’Alema fu segato dopo un anno e, perse le elezioni politiche, l’Ulivo cominciò a vivere nell’ipocrisia.
    Francesco Rutelli, sconfitto sul campo, restò formalmente portavoce della coalizione, poi si fece presidente del partito
    “prodiano”, ma con una sua autonomia da navigatore prudente. Intanto la guerra dei capi si alimentava di fatti nuovi e dispetti
    vecchi.
    Walter Veltroni a Roma faceva l’africano, accentuando il suo nobile distacco e rendendosi attraverso quel distacco appetibile come eventuale numero uno per la rivincita.
    Piero Fassino diventava il numero uno del partito, e navigava anche lui su una rotta di divergenza parallela da quella di D’Alema.
    Nei test di potere la Margherita segnava qualche gol, mentre infuriavano i girotondi, e a D’Alema fu negata la Convenzione
    europea sulla nuova Costituzione e la rappresentanza parlamentare di tutto l’Ulivo.
    Il professore pontificava a Bruxelles, e cercava di schivare i siluri di Londra. L’antiberlusconismo viscerale copriva i buchi,
    poi una boccata d’ossigeno e un po’ di respiro per le amministrative, con i Ds in forma e la Margherita piuttosto flebile, ed ecco D’Alema al contrattacco.
    Con il suo esperto e velenoso tatticismo, come sempre diretto prima di tutto ai rivali di coalizione. Arriva l’intervista di ieri, e
    il messaggio: facciamo pure la lista unica per le elezioni europee della prossima primavera, ma non sarà un’intervista di Prodi
    a renderla possibile, bisogna passare dalla costruzione di una leadership in dovuta forma, e la Margherita deve sciogliersi in un
    Ulivo socialista, deve trasferirsi armi e bagagli in un alveo che noi presidiamo da tempo, magari con un ritocco “riformista”.
    Osservazione più significativa di tutte: vado molto d’accordo con Enrico Letta, il ticket leader coltivato come protagonista di una
    eventuale abbinata con un diessino della generazione oggi al potere (Veltroni o Fassino).
    Ciliegina sulla torta: Bertinotti ancora una volta, come nel ’98, preferisce una soluzione D’Alema a una soluzione Prodi (lo dice in un’intervista che si può leggere oggi sul giornale dalemiano il Riformista di Antonio Polito). La proposta Prodi è virtualmente
    bocciata in ventiquattr’ore, e senza bisogno di dirlo.

    La nuova generazione post ulivista
    D’altra parte D’Alema fa sapere riservatamente ai suoi interlocutori che le liste sono praticamente già fatte, e sono rigorosamente di partito, e la Margherita reagisce stordita: negandosi al socialismo europeo, che non la riguarda; promuovendo una inutile raccolta di firme trasversale pro-lista
    unica ulivista;
    ma contemporaneamente mettendo in campo la sua, di lista, con dettagli e specificazioni sul simbolo: “in Europa con Prodi”.
    Prodi è un umorale, non un tattico. Ha approvato e riservatamente sostenuto la proposta Salvati del “partito democratico” senza la vecchia guardia diessina, cercando così di aggirare il suo avversario storico nel centrosinistra (appunto D’Alema), cercando sponde con Veltroni, Fassino, lo stesso Enrico Letta, e provandosi a scartare l’ostacolo di Rifondazione comunista. Ma il doppio attivismo D’Alema-Marini, i due leader figli dei partiti che gli fecero la forca nel ’98, lo insospettisce, lo irrita.
    I vecchi populares gli dicono: o con noi da subito o sei superato dai fatti. Prodi risponde allora: lista unica subito oppure “non so se mi presenterò alle elezioni” politiche, quando ci saranno. Il professore sente che la ruota gira, che D’Alema si riserva il ruolo di futuro ministro degli Esteri ma non rinuncia a quello del king maker e lavora per un salto generazionale che mantenga il potere di coalizione nelle mani della nomenclatura ex pci, con alleati deboli.
    Rutelli nicchia, e si capisce perché. Tutti gli attori del teatrino della “verifica invisibile”, quella fatta al coperto della propaganda, hanno in realtà qualcosa da guadagnare dal salto. Nessuno,
    dicono osservatori smaliziati, deve più pagare pedaggi ai vecchi del ’96, ai Giorgio Napolitano e ai Nicola Mancino. C’è spazio
    per tutti.
    Una giubilazione del professore ben preparata. E firmata....
    ....Massimo d'Alema, quello del "volevo ma non potevo" con la Cgil di Cofferati, quello all'eterna ricerca del dito dell'utile idiota dietro al quale nascondersi agli italiani che votano per il premier.

    saluti

  9. #9
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    Mustang, il gossip non e' informazione.

    Hai molta confusione in testa, ma visto il brutto periodo, ti compatisco

  10. #10
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    Predefinito

    Infatti, un sacco di congetture, ma pochi, pochissimi fatti concreti.
    Ripeto, mi aspetto che tra un anno la situazione si charisca, altrimenti le cose non prenderanno una buona piega.

    Dico "tra un anno" perchè do per scontato che questa maggioranza riesca a reggere fino al 2006. Ma siamo sicuri che sarà così?

    Anche oggi si registra un litigio tra UdC e Lega sulla vicenda Castelli.
    E Berlusconi tace, come se lui non fosse il Presidente del Consiglio. Mah....

    E poi questo delle rogatorie è tutto sommato un problemino secondario, se lo si paragona alle discussioni sulla Legge Finanziaria a settembre.
    Allora che cosa succederà? FI, Lega, AN e UdC si scanneranno tutti i giorni fino alla approvazione della legge, con Berlusconi in un angolo a far finta che non succede nulla, come oggi?
    Ma non gli ha spiegato nessuno che il logoramento dei rapporti prima o poi conduce al disastro?

    E, soprattutto, non lo capiscono gli speranzosi e ingenui elettori della CdL?

 

 
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