Il dilemma di Prodi: "Forse non mi ricandido"
Acque agitate all'interno dell'Ulivo in vista delle elezioni europee del 2004. I fattori che potrebbe indurre il professore di Bologna a rifiutare l'offerta del centro-sinistra.
Si candida? Non si candida? I destini dell'Ulivo italiano sembrano appesi all'eventualità che Romano Prodi, presidente della Commissione Ue, decida di sciogliere la riserva e accetti ufficialmente di sfidare il premier Silvio Berlusconi alle elezioni politiche del 2006.
Il professore di Bologna, in una recente intervista radiofonica, ha fatto infatti sapere che ci dovrà ancora pensare prima di accettare di candidarsi nel 2006 (elezioni anticipate permettendo). E che, ora, vorrebbe soprattutto che i suoi corteggiatori italiani costruissero un listone unico dell'Ulivo europeo che da un lato eviti la guerra del tutti contro tutti e dall'altro scongiuri, in chiave italiana, il ritorno della nostalgia proporzionalista, come quella che sventolano diversi esponenti del centro-destra, in FI, nell'UDC e nella Lega (lo stesso Silvio Berlusconi si è più volte espresso a favore di un sistema alla tedesca, proporzionale con premio di maggioranza). Ma la proposta di presentare una lista unica dell'Ulivo alle europee - nonostante il favore incontrato nei rutelliani della Margherita - rischia di cadere nel vuoto. E non solo perché l'occasione di contarsi è troppo ghiotta, anche nel centro-sinistra, dopo anni di convivenze politico-elettorali più o meno forzate.




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