Cisgiordania, gli "internazionali" contro il muro di Sharon. Botte e manette
Stavano presidiando l'ennesima casa confiscata (con i campi annessi) dalle autorità israeliane ad una famiglia di agricoltori palestinesi per costruire il controverso muro di separazione, i 47 pacifisti - molti gli italiani - che gli agenti della guardia di frontiera israeliana e dell'Israeli defence forces (Idf) hanno posto ieri in stato di fermo all'interno del posto di polizia di Ariel, insediamento ebraico proprio nel mezzo della parte settentrionale della Cisgiordania. I soldati hanno fatto irruzione di primo mattino in una casa di Mashah, nei pressi di Qalqiliya -uno dei gradi abitati palestinesi già completamente circondato dal muro israeliano - dove si erano sistemati 47 attivisti che da due giorni la occupavano per impedirne l'abbattimento deciso da Tel Aviv per far posto al «security fence». I giovani, accampati nel giardino dove era stata sistemata una tenda, hanno raccontato di essere stati caricati con violenza sui blindati della polizia che non avrebbe lesinato botte, spintoni e qualche ragazza trascinata per i capelli. Per tre di loro, tra i quali l'italiana Lorenza Erliker di Trento, sembra scattato il provvedimento di arresto.
Gli attivisti sono componenti del Movimento internazionale di solidarietà (International solidarity movement - Ism), tra di loro molti italiani, americani, britannici, francesi, tedeschi e svedesi, ma anche tre palestinesi e 4 israeliani. Dal canto suo la polizia non ha voluto commentare le accuse delle violenze mosse dai giovani, fonti del ministero dell'Informazione hanno tuttavia riferito a Liberazione che di sarebbe trattato di «una normale operazione contro un gruppo che stava intralciando una zona militare chiusa», specificando che i tre arrestati (gli altri due sono un palestinese e una israeliana) sarebbero accusati di resistenza e ipotizzando che per tutto il gruppo potrebbe scattare il procedimento di espulsione. Procedura che Israele usa spesso con i pacifisti e che ha reiterato anche ieri per un gruppo di sei militanti italiani che cercavano di entrare dalla frontiera egiziana.
Una dei pacifisti fermati, l'americana Lysander Puccio, ha raccontato ieri pomeriggio all'agenzia Agi di essere in attesa «nel cortile della stazione di polizia», mentre i tre erano «sotto interrogatorio» nel commissariato di Ariel. «Stavamo tentando di proteggere la casa della famiglia Amar», ha spiegato la giovane «e d'impedire che restasse isolata tra il muro in costruzione e la recinzione dell'insediamento. D'ora in poi la famiglia Amar» ha concluso con una denuncia «sarà autorizzata a lasciare la sua abitazione soltanto tre volte al giorno».
Fonti dell'Ism hanno commentato l'azione come «l'ennesima prevaricazione contro i palestinesi e gli osservatori internazionali», riservandosi di compiere qualche azione di protesta oggi se la vicenda non si risolvesse. Alle famiglie dei fermati e alla parlamentare europea Luisa Morgantini che hanno immediatamente contattato le autorità italiane per chiedere di fare pressione sul governo israeliano, la Farnesina e la delegazione diplomatica italiana hanno risposto di «essere stati informati» dell'episodio, ma di non avere particolari né risposte ufficiali. «Sarebbe gravissimo anche se fossero espulsi» commenta Morgantini raggiunta per telefono. «La situazione è ormai fuori controllo, con questa azione e con le tante altre messe in opera quotidianamente dall'esercito israeliano si ufficializza che i palestinesi sono prigionieri. Prigionieri senza un confine sotto il loro controllo, chiusi dentro un muro dove neppure gli stranieri possono entrare». «I palestinesi spero abbiano capito gli errori di Oslo perché i negoziati si facciano insieme ad una lotta non violenta per i propri diritti e contro questo muro disumano - chiosa Luisa Morgantini - ma anche l'Europa, la Russia e l'Onu, cioè gli altri componenti del Quartetto, devono capire che non si possono lasciare israeliani e palestinesi da soli a negoziare. Altrimenti vince la violenza e la prepotenza del più forte, Israele. E la tregua non può reggere all'infinito».
Iv. Bon.




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