Insorge anche la sinistra israeliana che considera la legge vergognosa e la considera un regalo ai nemici di Israele.
Da oggi saranno posti davanti ad una drammatica scelta: emigrare o separarsi. «Questa legge è un crimine legale contro l’umanità. Con le nostre stesse mani risolleveremo l’equazione “sionismo uguale razzismo” cara ai nostri nemici», denuncia Yossi Sarid, leader del Meretz, la sinistra sionista. «Questa legge è una vergogna per Israele», gli fa eco il deputato e rabbino Michael Melkior (Meimad-laburisti). «È una legge ingiusta, contraria ai diritti umani, che screditerà il Parlamento», incalza la deputata Zeeva Galon. «Siamo davanti a una proposta fascista e razzista», tuona il deputato Mohammed Barake (Hadash).
L’oggetto della infuocata polemica è l’emendamento alla legge sulla cittadinanza, approvato ieri dalla Knesset in terza e definitiva lettura, che negherà alla coppie miste, nelle quali uno dei membri è un palestinese della Cisgiordania e di Gaza, il diritto alla residenza e alla nazionalità israeliana. Per effetto di questa modifica legislativa le coppie miste si troveranno nella situazione drammatica di dover scegliere tra la separazione e l’abbandono del Paese. La legge, che è passata con 53 voti favorevoli, 25 contrari e un’astensione dopo che il premier Ariel Sharon aveva deciso di trasformarla in un voto di fiducia alla sua persona, ha la durata di un anno e potrà essere rinnovata di volta in volta. La legge, contestata dai partiti dell’opposizione, ha suscitato non poco «disagio» anche tra i deputati della coalizione. Un malessere a cui ha dato voce il ministro dell’Interno Avraham Poraz, del partito laico-centrista Shinui, il cui dicastero ha l’autorità di concedere la cittadinanza e i permessi di residenza: «Non posso certo dirmi entusiasta di questo emendamento, ma vi sono considerazioni che riguardano la sicurezza, di cui dobbiamo tenere conto», confessa Poraz, ricordando che l’emendamento era stato proposto dal precedente governo e, sollecitato, a quanto pare, dallo Shin Bet (il servizio segreto per la sicurezza interna).
Il capo del quale, Avi Dichter, aveva personalmente caldeggiato davanti alla Commissione interni della Knesset la modifica richiesta, affermando che 46 israeliani sono stati uccisi e 136 sono rimasti feriti in attentati che sono stati perpetrati da palestinesi dei Territori, sposati ad arabe israeliane e divenuti residenti nel Paese grazie alla legge sulla riunificazione delle famiglie. Il passo legislativo sembra però avere ragioni più profonde che vanno oltre quelle contingenti di sicurezza. «Il vero obiettivo di questa legge è demografico», sostiene il deputato arabo Ahmed Tibi (Hadash), nell’attaccare l’emendamento. Le autorità sostengono che nell’arco degli ultimi dieci anni 146mila palestinesi nei Territori, sposati ad arabe israeliane, sono legalmente divenuti residenti in Israele, realizzando così indirettamente il «diritto al ritorno» auspicato dai rifugiati palestinesi. La crescita demografica araba, assai più veloce di quella della popolazione ebraica, allarma i responsabili israeliani che vedono in questo sviluppo una crescente minaccia al voluto carattere ebraico dello Stato. Gli arabi israeliani sono circa 1,1 milioni e rappresentano circa il 20% della popolazione.
«Il Parlamento ha scritto oggi (ieri, ndr.) una delle pagine più nere della storia d’Israele. Una pagina indegna di uno Stato che rivendica con orgoglio il suo carattere democratico», dichiara alla radio pubblica l’ex ministro Yossi Sarid (Meretz). Ma il presidente della Commissione interni, Yuri Stern (Unione Nazionale, estrema destra), che ha difeso la proposta, ha sostenuto che il contestato emendamento è imposto dalla necessità di proteggere la vita dei cittadini israeliani e discrimina solo i palestinesi dei Territori «perché sono loro che ci hanno dichiarato guerra». Finito il conflitto, aggiunge, la legge potrà essere modificata. Pronta la replica della scrittrice ed ex deputata laburista Yael Dayan: «La lotta al terrorismo - dice - non può giustificare lo spregio dei più elementari diritti civili». Sulla stessa lunghezza d’onda si muove la protesta dell’avvocato Orna Cohen, esponente del Comitato giuridico della minoranza araba israeliano: «Questa legge - denuncia - si configura come una forma particolarmente odiosa di punizione collettiva». Appare ora molto probabile che l’opposizione ricorrerà alla Corte Suprema contro l’emendamento con la motivazione, anticipata da Ahmed Tibi, che esso viola la «legge fondamentale» sui diritti dell’Uomo e sulle sue libertà.
http://www.unita.it/index.asp?SEZION...TOPIC_ID=27755
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--> http://news.independent.co.uk/world/...p?story=429490
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bravi sionisti.....poi vengono a fare la morale con l'olocausto....!


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