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Guerra unilaterale, unilaterali anche le rogne
di Massimo Fini
Gli Stati Uniti sembrano puntare molto sulla cattura di Saddam Hussein; sperano che ammorbidisca la guerriglia strisciante che serpeggia in Iraq e che fa ogni giorno vittime americane. Ma è molto probabile che si illudano. Dal punto di vista operativo e militare Saddam, disarcionato dal potere, braccato, costretto a cambiare rifugio ogni tre o quattro ore, non conta più nulla, non è certo lui a guidare la guerriglia; Saddam vale solo come simbolo, perché è vero che i due terzi degli iracheni lo odiano, e forse ancora lo temono, per i crimini che ha compiuto sulla sua gente. Purtroppo è ancora più vero che i tre terzi degli iracheni, cioè tutti, detestano e temono gli americani più dell’ectoplasma di Saddam. Perchè si può giocare sulle parole fin che si vuole ma la realtà finisce sempre, fatalmente, per avere il sopravvento e quella che era stata presentata trionfalmente come una gloriosa liberazione si rivela ogni giorno che passa un’odiosa occupazione. Gli americani non li odiano solo i sunniti filo-Saddam, che sono comunque un terzo del Paese, ma anche gli sciiti che aspirano ad instaurare, con una certa legittimità visto che sono la stragrande maggioranza, una Repubblica islamica, sul modello dell’Iran, e sanno che gli Stati Uniti non glielo permetteranno mai, nemmeno se dovessero stravincere col voto, perchè per gli occidentali — Algeria insegna — le elezioni valgono solo se risultano a loro favore. Ma soprattutto li odia la popolazione, per la situazione di disastro e di insicurezza in cui è precipitato l’Iraq, e per lo stillicidio di vittime civili di cui i soldati americani, innervositi, impreparati, impauriti, si rendono ogni giorno responsabili. In Iraq la gente dice: «gli americani sparano a casaccio». E il risentimento cresce.
Che si tratti di un odio capillare, diffuso, e non solo di fanatismo e di disperazione di gruppi minoritari, ce lo dice il fatto che la guerriglia colpisce ovunque, quasi a casaccio, che ogni americano è di per sé un bersaglio, che gli attacchi avvengano spesso in pieno giorno, in mezzo alla folla, che tutti vedono, ma gli aggressori e i cecchini se la filano sempre indisturbati.
Ora che il dopoguerra iracheno si sta rivelando molto più difficile del previsto, gli americani vorrebbero l’aiuto, militare ed economico, degli altri Paesi, anche quelli che sono stati contrari alla guerra e senza nemmeno avere l’umiltà di ripassare per l’Onu. Troppo facile, troppo comodo. La guerra l’hanno voluta loro, unilateralmente. E unilaterali, quindi, devono essere anche le rogne.




Rispondi Citando
) in qualità di "esperto", io - a prezzo modico...
- gli avrei spiegato che "l'accoglienza" da parte degli iracheni sarebbe stata esattamente quella che ora stanno trovando...

