Domenica, mentre Washington diffondeva le nuove minacce di Al Qaeda, in una località del Nebraska chiamata Offutt, una base militare a dieci minuti di automobile da Omaha, si svolgeva una scena riferita a un pericolo di tutt'altra provenienza: quello dei della Casa Bianca. Davanti ai cancelli di Offutt si sono presentati in tre come «avanguardia» di altre centinaia di persone a breve distanza. La loro richiesta agli attoniti soldatini di guardia: compiere «un'ispezione di cittadini alle armi di distruzione di massa». L'ingresso gli è stato negato, ovviamente, e loro sono rimasti lì, a scandire slogan e ad agitare cartelli.
Kucinich, candidato in piazza
Per poi concludere la manifestazione nel parco di Omaha con un concerto della cantante Michelle Shocked, le testimonianze di tre sopravvissuti di Hiroshima e un breve discorso («Aboliamo le armi nucleari prima che loro aboliscano noi») di Dennis Kucinich, il più liberal dei nove candidati alla nomination democratica per la corsa alla Casa Bianca.
La base di Offutt è la sede dell'US Strategic Command, quello che sovrintende all'armamento nucleare americano, e la manifestazione lì organizzata aveva un senso preciso. Domani e dopodomani, infatti, nella base di Offutt si daranno appuntamento circa 150 persone, in rappresentanza dei laboratori che producono le armi nucleari, i dipartimenti di Stato, della Difesa e dell'Energia, il Consiglio per la sicurezza nazionale e la Casa Bianca. Una riunione ad alto potenziale per fare il punto sulla «nuova generazione» di armi nucleari che l'amministrazione Bush intende costruire. Si discuterà di quanto sono cambiati i tempi, del fatto che la pace ora non si difende più mantenendo l'«equilibrio del terrore» nell'armamento nucleare ma preparandosi a rintuzzare le gesta degli «stati canaglia», cioè quelli che potrebbero dotarsi di armi di distruzione di massa per attaccare gli Stati Uniti. I magnifici 150 presenti a quell'incontro dovranno dare il loro contributo alla ricerca del modo migliore di procedere, ma in realtà quel modo - stando anche ai documenti ufficiali - è già stato individuato e consiste nel produrre le bombe nucleari «piccole». Il problema che il Pentagono considera il principale, infatti, più che dalle armi che gli «stati canaglia» possiedono o di cui intendono dotarsi - ieri il Los Angeles Times è tornato per l'ennesima volta, proprio nel giorno dell'arrivo a Tehran della missione Aiea, alla carica sull'«atomica» iraniana -, è rappresentato dalla capacità dei loro leader di mettersi al sicuro, per esempio costruendosi dei bunker sotterranei a una profondità tale che le bombe «normali» non riescono a scalfirli. Del resto, nei primi giorni dell'attacco all'Iraq la Casa Bianca, dopo che il bunker di Saddam Hussein era stato sommerso di bombe, dava per scontato che il dittatore iracheno e i suoi figli fossero morti ed ora eccola pagare taglie milionarie a quelli che hanno consentito l'uccisione di Uday e Qusay e offrire una taglia ancora più consistente a chi fornirà informazioni per raggiungere il loro padre che continua a lanciare proclami.
Secondo i calcoli dei servizi segreti americani - per quel che valgono - i bunker di quel tipo esistenti nel mondo sono almeno 1.400, sparsi in settanta Paesi. Il Pentagono dice di non essere in grado di penetrare gli spessi strati di rocce naturali o di cemento armato che li proteggono e chiede qualcosa di più efficace: ecco dunque le armi nucleari piccole (termine un po' vago, visto che copre uno spettro decisamente ampio: da una dimensione inferiore a quella della bomba di Hiroshima a una più grande di quella di varie volte). «Con un efficace penetrazione nella terra, molti bersagli sotterranei potranno essere attaccati», dice un rapporto che la Casa Bianca ha presentato al Congresso nel 2002, e il principale teorico del nuovo armamento, Keith Payne, assistente segretario della Difesa , cioè un uomo di Donald Rumsfeld, assicura che «questa nostra capacità contribuirà alla possibilità di prevenire nuovi attacchi». Come? Con le nuove armi a disposizione degli Stati Uniti, quei bunker sotterranei cesseranno perfino di essere costruiti perché «non varranno più l'investimento».
Reincarico a Bush, Powell lascia?
La «nuova generazione» di bombe atomiche, insomma, come corollario della dottrina della guerra preventiva. E chissà che non sia anche questo ad avere indotto Colin Powell, la sempre più spennata «colomba» di questa amministrazione, ad alzare le braccia. Secondo il Washington Post, sia lui che il suo vice, Richard Armitage, hanno già fatto presente (alla Condoleezza Risa) che se le prossime elezioni presidenziali confermeranno George Bush, loro lasceranno l'incarico il 21 gennaio del 2005, cioè il giorno dell'inaugurazione della nuova presidenza. Non lo fanno ora perché Powell è un «dissidente leale», come ormai tutti lo chiamano a Washington. «Sono pettegolezzi», ha detto il suo portavoce Philip Reeker, ma non ha convinto nessuno.

Franco Pantarelli