La sentenza con cui il 23 novembre 1995 la Corte di Cassazione rese definitiva la condanna per la strage del 2 agosto 1980 di Francesca Mambro e di Valerio Fioravanti costituì una conferma di come la magistratura abbia continuato – anche ai più alti livelli – ad operare avallando improbabili teoremi privi di riscontro probatorio e costituenti una forzatura “politica” della Storia.
Nuove complicità vanno a coniugarsi con le antiche che vollero al tempo di una costruita “emergenza” la punizione di “quei colpevoli” – non dei colpevoli – prescelti in base alla logica della fazione ed in nome di un’inaccettabile “ragion di Stato”.
Tant’è che già ci si accinge a confermare la condanna del “ragazzino” Luigi Ciavardini, colpevole di aver rappresentato l’alibi di Mambro e Fioravanti.
In questi giorni siamo costretti ancora una volta ad assistere alle litanie istituzionali in ricordo di quell’ignobile massacro di Popolo preceduto non casualmente dall’abbattimento nel cielo di Ustica del DC9 dell’Itavia.
L’obbiettivo delle cosche che continuano a gestire il sistema di potere rimane immutato nel tempo: criminalizzare ad arte l’area antagonista dopo aver proceduto alla commercializzazione del sangue delle vittime. Un obbiettivo che richiama a ben vedere la dottrina statunitense del “colpisci e terrorizza”…
Il il 26 ottobre 2002 Fronte Sociale Nazionale organizzò a Brescia, insieme al Fronte di Liberazione della Giustizia ed al periodico “Giustizia Giusta”, un Convegno per l’abolizione del segreto di Stato e per la verità sulle stragi.
In quella sede fu tra l’altro ricordato come il SISMI – nella migliore tradizione di tutti i Servizi sempre “istituzionali” e mai “deviati” - avesse costruito una pista falsa per una strage vera.
Una pista che si era cominciato a costruire prima dell’attentato alla Stazione.
Il colonnello Belmonte, infatti, riattivò un suo vecchio contatto – trasferito dal servizio di intelligence al comando della caserma dei C.C. di Vieste – nel mese di luglio 1980. Dopo, quindi, l’abbattimento a Ustica (27 giugno) del DC9 e prima dell’attentato (2 agosto) di Bologna.
Il maresciallo Sanapo, incaricato di “costruire” la falsa pista, ne ha parlato in sede d’interrogatorio dibattimentale e dinanzi alla Corte di Assise di Roma chiamata a giudicare sul “depistaggio” e dinanzi a quella di Bologna chiamata a giudicare sulla strage.
Nessun magistrato, nel silenzio complice della stampa, ha fornito un qualsivoglia rilievo a tale elemento di gravità e d’importanza eccezionali: il fatto avrebbe significato sconfessare il teorema accusatorio.
Ancora. Il 15 marzo 1991 Francesco Cossiga affermò davanti al Consiglio per i servizi di sicurezza di essersi sbagliato nell’avere sostenuto in Parlamento il 4 agosto 1980 la matrice “fascista” dell’attentato. “Il giudizio da me espresso allora – dichiarò Cossiga – fu il frutto di errate informazioni conseguenza d’intossicazione e di subcultura. Informazioni che mi furono fornite dai servizi segreti e dagli organi di polizia… La subcultura e l’intossicazione erano agganciate a forti lobbies politico-finanziarie”.
Il 18 marzo 1991 il prof. PAOLO SIGNORELLI – incriminato e poi assolto per la strage alla stazione di Bologna – invitò Francesco Cossiga a spiegare “con chiarezza chi, come, dove, quando e perché lo aveva informato male”. Domanda che il nostro dirigente continua puntualmente a rivolgergli nella ricorrenza di ogni anniversario della strage. Domanda che puntualmente non trova risposta.
Per questo, anche per questo, il Dipartimento Giustizia del Fronte organizzerà a settembre in Roma una manifestazione nazionale. Non è possibile compiere sino in fondo il percorso di uscita dagli anni detti di piombo se non si conoscerà la verità sulle stragi che per anni hanno insanguinato la Colonia-Italia.
Dipartimento Giustizia Fronte sociale Nazionale




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