01 Aug 2003 181

Pensioni, scontro sugli statali, anche Mazzella contro Maroni

ROMA (Reuters) - Clima di nuovo caldo sulle pensioni dopo l'intenzione manifestata dal ministro del Welfare, Roberto Maroni, di modificare la delega per equiparare i sistemi previdenziali del settore pubblico e privato.

Il ministro leghista, che ieri ha discusso con il responsabile dell'Economia Giulio Tremonti, ha spiegato oggi in una conferenza stampa che "il tema è quello dell'equità dei sistemi previdenziali... l'equiparazione è prevista nella riforma Dini ma in tempi lunghi".

Contro il ministro non solo i sindacati ma anche il ministro della Funzione Pubblica, Luigi Mazzella, che contesta il merito e il metodo della proposta definendo "intempestivo" l'allarme scatenato dalle dichiarazioni del ministro.

"La materia è più complessa di quanto possa apparire e necessita sicuramente di seri approfondimenti. Si è in presenza, infatti, di sistemi previdenziali che, pur nella loro diversità, già garantiscono una sostanziale equipollenza dei trattamenti tra pubblici e privati", spiega Mazzella in una nota.

Quanto al metodo poi, il ministro contesta il fatto che la proposta non sia stata discussa in sede di consiglio dei ministri, che ha avuto luogo ieri mattina, e precisa che "l'argomento non potrà che essere affrontato in sede collegiale così che ogni eventuale decisione possa essere il frutto di valutazione adeguata all'importanza della materia".

Attualmente la pensione degli statali viene calcolata in parte sull'ultimo mese di stipendio, in parte sugli ultimi 5 anni. I dipendenti privati invece ricevono la pensione sulla base degli ultimi 10 stipendi.

Dopo la reazione di Mazzella, Tremonti ha voluto gettare acqua sul fuoco delle dichiarazioni di Maroni e in un breve comunicato ha fatto sapere che l'incontro di ieri è stato incentrato "solo su analisi tecniche legate a dinamiche di spesa previdenziale".

I sindacati sono sul piede di guerra.

La responsabile di previdenza della Cgil Morena Piccinini, commenta che "se i ministri Maroni e Tremonti intendono modificare la delega previdenziale aggredendo i privilegi allora devono intervenire sui trattamenti pensionistici dei parlamentari, della Banca d'Italia, della magistratura e non certo su quelli dei pubblici dipendenti".

La riforma del Dini del 1995, prosegue la sindacalista, ha completamente equiparato i trattamenti pensionistici del pubblico impiego a quelli del settore privato.

"Se poi, come pare di capire, pensano di intervenire sulla equiparazione fra contribuzione versata e rendimento pensionistico, ancora una volta non si dovrebbe partire dal lavoro dipendente ma semmai da altre forme di lavoro non dipendente che, ancora oggi, usufruiscono di un calcolo di pensione nella parte retributiva molto più favorevole rispetto a tutto il lavoro dipendente", conclude.

Ancora più dure le parole del segretario generale della Fps (Funzione pubblica)-Cisl, Rino Tarelli, che respinge l'idea che i dipendenti pubblici godano di trattamenti previdenziali privilegiati. "Il sindacato contrasterà ogni intervento volto a penalizzare il sistema pensionistico dei dipendenti pubblici con una grande e forte mobilitazione che sfocerà in uno sciopero generale del pubblico impiego se il governo non tornerà sui suoi passi", ha detto.