La terza via : una politica nuova
per il nuovo secolo
di Tony Blair
Ho sempre pensato che la politica sia innanzitutto e soprattutto questione di idee. Senza un impegno deciso nei confronti di obiettivi e di valori, i governi vanno alla deriva e sono privi di efficacia, per quanto ampie possano essere le maggioranze di cui godono.
Inoltre le idee hanno bisogno di etichette per poter divenire popolari e comprese da tutti. La " Terza Via " è secondo me la migliore etichetta per la nuova politica che il progressismo di centrosinistra sta costruendo in Gran Bretagna e altrove.
La terza via rappresenta una socialdemocrazia moderna, che si impegna con passione per la giustizia sociale e per gli obiettivi del centrosinistra, ma che è flessibile, innovativa e lungimirante quanto ai mezzi per conseguirli. Si fonda su valori che guidano la politica progressista da oltre un secolo : democrazia, libertà, giustizia, impegno reciproco e internazionalismo. Ma è una Terza Via perché va decisamente oltre una vecchia sinistra impegnata sul fronte del controllo dello stato, di una forte pressione fiscale e degli interessi della produzione; e va oltre una Nuova Destra che considera gli investimenti pubblici, e spesso l'idea stessa di "società" e di sforzo collettivo, come mali da scongiurare.
La mia visione per il XXI secolo è quella di una politica popolare che sappia riconciliare tematiche considerate erroneamente, in passato, come antagoniste: patriottismo e internazionalismo; diritti e responsabilità; promozione dell'impresa e lotta contro la povertà e la discriminazione. La sinistra dovrebbe essere orgogliosa dei successi conseguiti nel XX secolo, non ultimi il suffragio universale, un fisco e un tasso di crescita più equi, enormi miglioramenti nelle condizioni di lavoro e nei servizi di previdenza sociale, di sanità pubblica e di pubblica istruzione. Ma c'è ancora molto da fare per costruire quella società aperta, giusta e prospera alla quale aspiriamo.
La Terza Via non è il tentativo di annullare la differenza tra destra e sinistra. Riguarda i valori tradizionali in un mondo che è cambiato. E attinge la propria forza dall' unione di due grandi correnti del pensiero di centrosinistra - il socialismo democratico e il liberalismo - il cui divorzio in questo secolo tanta parte ha avuto nell'indebolimento della politica progressista in tutto l'Occidente. I liberali affermano il primato della libertà individuale nell'economia di mercato; i socialdemocratici promuovono la giustizia sociale, con lo stato nel ruolo di agente principale. Tra i due non vi è necessariamente conflitto, se si accetta, come oggi accettiamo, che il potere dello stato è uno degli strumenti per conseguire i nostri obiettivi, ma non è l'unico e soprattutto non è, e non può essere, in se stesso un fine.
Da questo punto di vista la Terza Via rappresenta anche una terza via per la sinistra stessa. La Terza Via è una seria rivalutazione della socialdemocrazia, che attinge in profondità ai valori della sinistra per sviluppare approcci radicalmente nuovi.
Nel decennio passato, la destra aveva in pratica il monopolio del potere nell'occidente democratico. In America, in tutta Europa, persino in Scandinavia, la destra aveva un potere apparentemente inespugnabile. Oggi la posizione è rovesciata. Nella maggior parte dell'Unione Europea è il centrosinistra a governare. Mentre studiamo lezioni di efficienza e di possibilità di scelta, soprattutto nel settore pubblico, siamo sempre più convinti e fiduciosi che la destra non possieda la risposta ai problemi della polarizzazione sociale, del crescente tasso di criminalità, dell'impoverimento dell'istruzione, della crisi di produttività e di crescita.
La sinistra tuttavia non sta facendo ritorno alla vecchia politica di isolamento, di nazionalismo, di burocrazia e di "tasse e spesa pubblica". Stiamo agendo in modo nuovo. In tutta Europa, i governi socialdemocratici intraprendono nuove strade nelle riforme del welfare state, nella riduzione dell'esclusione sociale, nelle nuove compartecipazioni finanziarie e industriali, nel tentativo di approntare una solida base economica in grado di assicurare stabilità e investimenti a lungo termine.
In questa occasione desidero spiegare la Terza Via a un pubblico più vasto. Il quadro non potrà essere completo e rifinito: tutti i progetti politici dinamici ed efficaci sono per forza di cose "lavori in corso", e il nostro è ancora a uno stadio iniziale. Ma è importante spostare il dibattito in avanti, da quel che la Terza Via non è, a quello che è e dovrebbe diventare. La discussione per me inizia dai valori fondamentali su cui si basa il centrosinistra progressista.
1. I valori
La mia politica è radicata nella convinzione che possiamo realizzarci come persone soltanto in una società civile prospera, con famiglie solide e istituzioni civili sostenute da un'intelligente azione di governo. Perché il maggior numero possibile di persone possa raggiungere gli obiettivi che si prefigge, la società deve essere forte. In una società debole, il potere e i compensi finiscono a pochi, non a molti.
I valori non sono assoluti, e anche i più elevati possono entrare in conflitto tra loro. La nostra missione è promuovere e riconciliare i quattro valori essenziali per una società giusta, capace di portare al massimo la libertà e il potenziale di ciascuno - uguale valore, opportunità per tutti, responsabilità e comunità.
Uguale valore
La giustizia sociale dev'essere fondata sull'identico valore attribuito a ciascun individuo, quale che siano le sue origini, le sue capacità, il suo credo o la sua razza. Il fiorire di talento e impegno dovrebbe essere incoraggiato in tutti i settori, e il governo deve promuovere un'azione decisa per mettere fine a ogni discriminazione e pregiudizio. Giustamente, nel corso del tempo, abbiamo preso sempre più coscienza della discriminazione. Oggi la battaglia contro la discriminazione razziale raccoglie il consenso generale, e lo stesso si può dire dei valori di una società multiculturale e multietnica. Si sta facendo strada una nuova consapevolezza delle capacità e potenzialità, per esempio, delle persone disabili e anziane, che sempre più affermano i loro diritti e la loro dignità. La sinistra progressista è al loro fianco, nel riconoscimento che - nonostante due secoli di campagne per i diritti democratici - è ancora lungo il cammino che dovrebbe portare a riconoscere le capacità e le potenzialità di tutte le persone.
Opportunità per tutti
Il nuovo statuto del Partito Laburista ci impegna a cercare una distribuzione della ricchezza, del potere e delle opportunità, che sia la più ampia possibile. Desidero porre l'accento sull'opportunità, come valore chiave della nuova politica. Troppo spesso la sua importanza è stata sminuita o distorta. Da destra, l'opportunità viene di solito presentata come la libertà dei singoli dallo stato. Eppure per la maggior parte delle persone, le opportunità sono inscindibili dalla società, una società in cui le azioni governative giocano, necessariamente, una parte importante. La sinistra per contro è stata troppo pronta, in passato, a trascurare il suo impegno nella promozione di una gamma la più ampia possibile di opportunità a disposizione dei singoli che desiderano migliorare la condizione loro e delle loro famiglie. Nei casi peggiori, ha soffocato il problema dell'opportunità nel nome di un'astratta uguaglianza. Ma ineguaglianze spaventose continuano a trasmettersi di generazione in generazione, e la sinistra progressista deve adoperarsi seriamente per rimuovere gli ostacoli a una reale uguaglianza di opportunità. Tuttavia, la promozione di uguali opportunità per tutti non significa cieca uniformità nella previdenza sociale e nei servizi pubblici. Né la sinistra moderna promuove una visione miope del concetto di opportunità: le arti e le industrie creative devono essere parte della nostra cultura comune.
Responsabilità
Negli ultimi decenni, responsabilità e dovere erano esclusiva della destra. Oggi non è più così, e non era giusto che lo fossero nemmeno prima, perché sono stati elementi di grande forza nella crescita del movimento laburista in Gran Bretagna e altrove. Per troppo tempo la richiesta di diritti garantiti dallo stato è stata separata dai doveri dei cittadini e dall'imperativo della reciproca responsabilità, da parte dei singoli e da parte delle istituzioni. I sussidi di disoccupazione venivano spesso corrisposti senza esigere un forte impegno reciproco; i bambini restavano abbandonati a loro stessi, per l'assenza dei genitori. Si tratta di una questione ancora attuale. La nostra responsabilità nella salvaguardia dell'ambiente, per esempio, è sempre più pressante. E lo stesso vale per le responsabilità dei genitori nell'educazione dei figli. I diritti di cui godiamo riflettono i doveri che ci spettano: diritti e opportunità senza responsabilità sono i motori che scatenano egoismo e avidità.
Comunità
La natura umana è cooperativa, oltre che competitiva, disinteressata oltre che interessata; e la società non potrebbe funzionare se le cose stessero altrimenti. Tutti dipendiamo dai beni collettivi per la nostra indipendenza; e tutta la nostra vita è arricchita - o impoverita - dalle comunità cui apparteniamo. Nel decidere dove intervenire per conto della comunità nazionale, se agire da controllori o da fornitori, i governi devono mostrare un'acuta sensibilità, e non sottrarre le attività socialmente utili alle comunità locali e al settore del volontariato. Un errore dolorosissimo commesso nel XX secolo dalla sinistra fondamentalista è stato quello di credere che lo stato potesse sostituirsi alla società civile, e promuovere, così facendo, la libertà. La nuova destra si dirige verso l'estremo opposto, auspicando un totale smantellamento dell' attività precipua dello stato in nome della "libertà". La verità è che la libertà di molti ha bisogno di un governo forte. Una sfida fondamentale della politica progressista consiste nell'usare lo stato come forza che abilita e protegge le comunità reali e le organizzazioni di volontariato, incoraggiandone la crescita e la capacità di rispondere a nuovi bisogni, con forme appropriate di compartecipazione.
Questi sono i valori della Terza Via. Senza di essi, andiamo alla deriva. Ma perché sortiscano un effetto pratico, è essenziale una buona misura di pragmatismo. Come dico sempre, quel che conta è ciò che viene messo in atto per dare efficacia ai nostri valori. Con le giuste azioni politiche, i meccanismi del mercato diventano fondamentali per la realizzazione degli obiettivi sociali; lo zelo imprenditoriale può promuovere la giustizia sociale e le nuove tecnologie rappresentano un'opportunità, non una minaccia.
Sono i nostri valori che definiscono i nostri nemici. Cinismo e fatalismo, pregiudizio ed emarginazione sociale: sono questi i nemici del talento e dell'ambizione, dell'ambizione e del successo. Il cinismo, perché afferma che la politica e i servizi pubblici non possono migliorare la qualità della nostra vita. Il fatalismo, perché dice che il mercato globale ha sottratto l'economia alla nostra influenza. Il pregiudizio, perché nega uguale valore a tutti e incoraggia lo snobismo e la xenofobia. L'emarginazione sociale, perché limita o nega le opportunità, a un livello che è inaccettabile in una società equa e aperta.
Che dire della politica? Il nostro approccio è un "revisionismo permanente", una continua ricerca degli strumenti migliori per conseguire i nostri obiettivi, fondata su una chiara percezione dei cambiamenti in atto nelle società industrializzate avanzate.
2. La Terza Via in un mondo in trasformazione
Negli ultimi 50 anni, due grandi progetti politici hanno dominato la scena in Gran Bretagna e in molte altre democrazie occidentali - il neo-liberalismo e una versione marcatamente statalista di socialdemocrazia. I due modelli sono stati applicati in modi diversi, a seconda della storia, della cultura e della scelta politica, ma le linee generali di pensiero sono ben chiare. La Gran Bretagna le ha provate entrambe, nella loro forma più piena. Ecco perché il termine Terza Via ha per questo paese una rilevanza particolare; ed è ai fondamenti dell'esperienza britannica, a partire dallo spartiacque della seconda guerra mondiale, che farò riferimento ora.
Il governo laburista eletto nel 1945 era contraddistinto dall'eredità della guerra e del periodo immediatamente precedente, una condizione di depressione e povertà. Godendo di una maggioranza schiacciante e potendo contare su un vasto consenso tra l'opinione pubblica, procedette a nazionalizzare le industrie, a gestire la domanda del mercato, a dirigere l'attività economia e ad estendere i servizi sociali e sanitari su una scala che non conosceva precedenti. Queste azioni ottennero una crescita economica solida e rapida, e una distribuzione più equa dei benefici da essa derivanti. Andavano benissimo in un mondo di posti di lavoro sicuri, di grandi aziende, di scarsa disoccupazione, di economie nazionali relativamente chiuse e di forte coesione sociale in comunità sostenute da nuclei familiari stabili. I governi conservatori degli anni cinquanta non provarono nemmeno a smantellare l'assetto sociale di Attlee, fatta eccezione per qualche tentativo poco convinto di rosicchiar via qualcosa al settore nazionalizzato.
Ma negli anni settanta la democrazia sociale del dopoguerra si dimostrava sempre meno praticabile. Il Servizio Sanitario Nazionale e gran parte dello stato sociale restavano - e sono tuttora - una conquista straordinaria, efficiente quanto ai costi e determinanti quanto all'impatto sulla qualità della vita dei meno abbienti. Ma la gestione della domanda e livelli di nazionalizzazione altissimi, sia nella proprietà delle imprese sia nella loro gestione, si sono rivelati strumenti sempre meno efficaci per la promozione dello sviluppo e per il contenimento della disoccupazione, in un mondo di crescente competizione, soggetto a scossoni provenienti dall'interno e in rapida trasformazione industriale e tecnologica. La risposta della democrazia sociale si dimostrò troppo inflessibile. In particolare, la fornitura dei servizi pubblici era costosa, inefficiente e di scarsa qualità, soprattutto per quanto riguardava l'istruzione pubblica, le telecomunicazioni e altri servizi di cui era il fornitore quasi monopolistico.
Gli anni sessanta sono stati un decennio di liberazione personale. Ma l'individualismo non ha invaso soltanto la sfera privata: si è rapidamente diffuso nel campo dell'economia politica. Agli inizi degli anni ottanta il neo-liberalismo si era ormai profondamente radicato, nella forma del governo Thatcher. Alcune delle riforme da esso promosse erano, viste in prospettiva, atti dovuti di modernizzazione, mi riferisco soprattutto alle azioni di riforma e di messa in competizione dell'industria statale. Ma andava a braccetto con una viscerale antipatia per quel che restava del settore pubblico, il che ha provocato danni ingenti ai servizi statali fondamentali, primi fra tutti l'istruzione e la sanità, per quanto i ministri predicassero il linguaggio della competitività nazionale e del miglioramento che ciascun individuo doveva cercare per sé. Nello stesso periodo, aspre e profonde divisioni all'interno della sinistra circa la risposta più adeguata a queste tendenze portarono a un decennio di lotte intestine nel Partito Laburista, che tentava di riconciliare i suoi valori fondanti e le sue vecchie ricette politiche in un mondo profondamente mutato.
A metà dei novanta, la ruota è girata di nuovo - non per tornare a un modello socialdemocratico statalista, ma verso la consapevolezza che il dogmatismo della destra neo-liberal era divenuto una seria minaccia per la coesione nazionale. Troppe persone stavano perdendo tutto, troppe aziende erano sotto il livello di sopravvivenza; troppi servizi pubblici erano allo sbando, privi di un serio controllo, troppe comunità erano messe a rischio dall'aumento della criminalità, della disoccupazione e dell'esclusione sociale. E mentre le prove di tutto ciò si accumulavano, la destra si dimostrò sempre più ottusa e incapace di agire - anzi, mostrava di non avere alcuna intenzione di agire in aree chiave come l'istruzione e l'esclusione sociale. Proprio come il cambiamento economico e sociale fu la molla che portò la destra al potere, fu anche ciò che condusse alla sua fine. La sfida che la Terza Via deve raccogliere le chiede di impegnarsi pienamente in tutto ciò che questo cambiamento implica.
Quali sono le principali caratteristiche del cambiamento? Vorrei enunciarne alcune che considero particolarmente importanti:
• La crescita di mercati e di una cultura sempre più globali. Non soltanto il denaro attraversa le frontiere tra le varie economie occidentali in modo sempre più rapido rispetto a prima, ma abbiamo anche una competizione internazionale su una scala senza precedenti. Merci sono sempre più spesso prodotte da reti internazionali tese da un capo all'altro del globo, anziché da singole organizzazioni. Le crisi in Asia e in Russia sono gravi, ma per le economie più stabili in Europa e negli Stati Uniti non c'è alcuna probabilità di un ritorno alle politiche isolazioniste.
• L'affermarsi del progresso tecnologico e di specializzazione e informatizzazione come elementi chiave per l'occupazione e per le nuove imprese, elementi che distruggendo i vecchi schemi occupazionali conferiscono un'importanza senza precedenti all'esigenza di elevati standard educativi non riservati a pochi, ma per tutti.
• La trasformazione del ruolo delle donne, che mette in discussione le forme di organizzazione sociale consolidatesi da secoli, e che offre a metà della popolazione la possibilità - in nome delle pari opportunità - di realizzare il proprio potenziale secondo la propria libera scelta. Riconciliare questi cambiamenti e queste opportunità con la solidità della famiglia e delle comunità locali è una delle massime sfide della politica contemporanea. Dobbiamo dare nuova forma alla organizzazione del lavoro e alle istituzioni in cui i bambini si trovano a crescere, fondandole su una base di valori durevoli: giustizia per tutti, responsabilità da parte di tutti.
• Cambiamenti radicali nella natura della politica stessa, con lo sviluppo dell'Unione Europea e una opinione pubblica sfiduciata nei confronti di istituzioni politiche - e di quanti vi lavorano - distanti, non rispondenti alla sensibilità del pubblico e spesso inefficienti.
I governi nel corso di questo secolo si sono dimostrati perfettamente equipaggiati per alzare o abbassare i tassi di sconto, per spedire assegni di sussidio, per costruire case, persino per combattere guerre e mandare uomini sulla luna. Ora devono imparare attività nuove: lavorare in collaborazione con il settore privato e con il volontariato; condividere la responsabilità e delegare il potere; mostrare flessibilità per anticipare i problemi, e per risolverli; rispondere a un'opinione pubblica molto più esigente; infine, cooperare a livello internazionale, non soltanto per combattere o scongiurare i conflitti, ma anche per affrontare i problemi comuni. Alle vecchie certezze della Guerra Fredda sono subentrate minacce più insidiose quali la criminalità organizzata, il terrorismo, la droga e il degrado ambientale internazionale, problemi tutti che richiedono forme flessibili di cooperazione internazionale.
Quale strada ha da offrire la Terza Via in risposta a questi cambiamenti e a queste sfide? Non una lista della spesa, piena di prescrizioni politiche di sicuro successo; ancor meno un tentativo di riscoprire l'acqua calda laddove le politiche e le istituzioni già esistenti si sono rivelate largamente efficaci. La sua preoccupazione è piuttosto quella di perseguire quattro obiettivi politici principali:
1. una economia dinamica e competente, fondata sull'opportunità e sulle capacità di avanzamento degli individui, in cui il governo, più che comandare, mette in grado di agire, e in cui il potere del mercato è tenuto a freno solo per servire l'interesse della popolazione.
2. Una società civile forte, che custodisca e promuova diritti e responsabilità, e comunità forti di cui il governo sia partner e collaboratore.
3. Un governo moderno, fondato sulla cooperazione e sulla decentralizzazione, con una democrazia sempre più profonda, e quindi più adeguata all'età contemporanea.
4. E una politica estera basata sulla cooperazione internazionale.
Nel primo anno di governo del New Labour abbiamo iniziato a mettere in pratica questa Terza Via. Diminuendo la pressione fiscale sulle imprese per aiutare l'economia, e introducendo il salario minimo per aiutare chi era sottopagato. L'indipendenza finanziaria della Bank of England e il programma più ampio mai varato per combattere la disoccupazione strutturale. Nuovi investimenti e riforme scolastiche per dare ai giovani la professionalità di cui hanno bisogno e lotta senza quartiere alla criminalità giovanile per creare comunità sicure. Riforme del governo centrale per conferirgli una maggiore capacità strategica e deleghe del potere per portarlo più vicino alla gente. Ingenti risorse straordinarie per aree prioritarie quali la sanità e la pubblica istruzione e limiti severi e prudenti alla spesa pubblica complessiva. Investimenti e riforme nel settore pubblico. Impegno decisivo nella UE e opposizione al centralismo ingiustificato.
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3. Una economia moderna e dinamica
Il sistema industriale del secolo scorso era stato costruito su materie prime grezze, industria pesante, forza lavoro manuale non specializzata, grandi concentrazioni di potere economico e antagonismo tra capitale e forza lavoro. Questo sistema non ha mai dominato in modo tanto assoluto come molti credono: i servizi e le imprese medie e piccole hanno svolto un ruolo importante nell'economia britannica, anche nei giorni in cui trionfavano il carbone, l'acciaio e i grandi cantieri navali. Ma la vecchia politica della sinistra era un'espressione della vecchia industria - lavorazione di materie prime, grandi fabbriche ed eserciti di operai sindacalizzati - esattamente come la vecchia politica della destra ha mantenuto un atteggiamento fortemente aristocratico e paternalistico fino alla fine degli anni sessanta.
La nuova economia, come la nuova politica, è radicalmente diversa. Servizi, competenze, capacità e piccole imprese sono le sue testate d'angolo. La maggior parte di questi elementi non è qualcosa che possa venir pesato, toccato o misurato in modo esatto. I suoi beni di maggior valore sono competenza e creatività. Le economie prospere del futuro si distingueranno per la capacità di creare e diffondere le varie competenze, e di sfruttarle ai fini commerciali. La cooperazione del New Labour con il mondo degli affari è un elemento cruciale per la prosperità del paese. Per produrre ricchezza, per conservare e creare posti di lavoro, per sostenere una crescita economica stabile, occorre un'industria di successo, redditizia e fiduciosa nel futuro. I governi non devono limitarsi ad assecondare le decisioni opportunistiche in merito all'occupazione, prese dalle aziende su basi esclusivamente commerciali, ma è essenziale che stabiliscano condizioni di lavoro eque, necessità che la maggior parte dei datori di lavoro riconosce senza difficoltà. La sfida, per le imprese, è di saper guardare oltre il "ridimensionamento", verso l'innovazione come chiave di un futuro competitivo.
La sinistra riuscirà nel suo intento soltanto se si dimostrerà competente in campo economico: ciò implica stabilità nella politica fiscale e nessun rischio nella politica monetaria. Oggi l'inflazione è ferma al 2,5 per cento, e i tassi di interesse al 7,5 per cento. Cifre che in precedenza, a uno stadio equivalente nell'ultimo ciclo economico, si assestavano quasi al 10 e al 15 per cento rispettivamente.
Lavoro e opportunità
L'approccio della Terza Via all'odierna sfida dell'occupazione prevede di estendere i benefici sociali al mercato del lavoro, di attivarsi perché lavorare renda e di investire nella formazione professionale di cui i singoli necessitano. In un mercato del lavoro sempre meno sicuro e più esigente, questo approccio riconosce che le persone dovranno cambiare lavoro più spesso, ed è convinto che il governo giochi un ruolo vitale nel mettere in grado ciascuno di prosperare.
La strategia che perseguiamo è complessa:
• Un Nuovo Patto sociale per agevolare l'inserimento nel mondo del lavoro di gruppi troppo a lungo trascurati dallo stato - i giovani, i disoccupati "cronici", i genitori non sposati e i portatori di handicap.
• Riforma fiscale per migliorare gli incentivi all'occupazione e rendere più conveniente l'assunzione di disoccupati che percepiscono sussidi statali.
• Un salario minimo garantito, per combattere lo sfruttamento dei lavoratori che si trovano ai livelli più bassi della linea di produzione e fissare un livello sotto il quale non sia possibile scendere.
• Introduzione di un credito fiscale per le famiglie dei lavoratori, per far sì che lavorare renda: ogni famiglia che lavorando a tempo pieno guadagni 100 sterline la settimana, sarà garantito un reddito di almeno 180 sterline settimanali, e le famiglie che guadagnano meno di 220 sterline la settimana saranno esonerate dall'imposta sul reddito.
• Un programma di assistenza per i bambini, a livello nazionale, integrato da un credito fiscale per la crescita dei figli e un forte incremento dei fondi per gli asili, per aiutare i genitori a trovare un equilibrio tra la necessità di lavorare e le responsabilità familiari.
• Un nuovo Patto sociale per le comunità, perché la disoccupazione non colpisce solo i singoli ma intere aree, per combattere i molteplici problemi che affliggono le zone più svantaggiate dal punto di vista occupazionale.
Sono perfettamente consapevole che è il settore privato, non il governo, a trovarsi in prima linea sul fronte della creazione della ricchezza e dell'occupazione. Ma il governo gioca un ruolo vitale nel promuovere mercati competitivi, nell'incoraggiare investimenti e ricerche ad ampio respiro e nell'aiutare i cittadini a dotarsi delle conoscenze, capacità e aspirazioni indispensabili per realizzarsi nell'economia moderna. Mercati dinamici e competizione internazionale sono sproni vitali per la crescita e la modernizzazione. E' questo uno dei motivi per cui abbiamo adottato, nel nostro primo anno di governo, un regime di concorrenza che è tra i più severi d'Europa. Tuttavia, i mercati dinamici sono al servizio della società, non vice versa. Il nostro approccio prevede la concorrenza ove possibile, la regolamentazione ove necessario.
La principale fonte di valore e di vantaggio competitivo nell'economia moderna è il capitale umano e intellettuale. Da qui la priorità assoluta che il New Labour conferisce all'educazione e alla formazione professionale - non soltanto nelle scuole ma nell'educazione permanente, dall'asilo fino alla terza età. Mostratemi in giovane istruito, io vedo in lui una persona con grandi prospettive; mostratemi un ragazzo che ha abbandonato la scuola, senza alcuna specializzazione - e purtroppo ce n'è ancora circa uno su dieci, tra i sedicenni - e per lui prevedo una vita di durissime battaglie e di continua insicurezza.
Ma l'istruzione non basta. La Gran Bretagna non deve eccellere soltanto nel formare e riformare i suoi cittadini, ma anche nel modo di sfruttare appieno le loro capacità. In un mondo in rapida evoluzione, la capacità imprenditoriale sarà uno degli elementi chiave di cui tutti i nostri giovani avranno bisogno per poter sfruttare le nuove opportunità generate dalla scienza e dalla tecnologia, dalla cultura e dalle comunicazioni. Le imprese troveranno il modo di dividere con chi vi lavora la ricchezza prodotta dalla loro competenza e abilità. I migliori programmi di investimento finanziano idee brillanti e persone di talento, non soltanto nuovi edifici. L'intervento del governo è necessario al fine di proteggere i più deboli e di assicurare che tutti traggano qualche beneficio dal progresso economico. Ecco perché insistiamo sul salario minimo garantito e su eque condizioni di lavoro, perché vogliamo riformare lo stato sociale per mettere in grado i disoccupati di trovare lavoro, e perché abbiamo lanciato una crociata per migliorare il livello di istruzione fornito dalle scuole, imponendo gli obiettivi più severi e concedendo i finanziamenti più ingenti nella storia del sistema scolastico inglese. L'effettivo accesso al mercato del lavoro è la chiave per il benessere individuale, e il New Labour sta organizzando servizi governativi - sociali ed educativi - proprio in base alla necessità imperativa di fornire a tutti gli strumenti personali perché tutti possano sfruttare al massimo il loro talento.
Le aziende più moderne collaborano per poter essere competitive. Quelle che operano con le tecnologie più all'avanguardia interagiscono strettamente con istituti e università finanziati dallo stato. La ricerca scientifica - finanziata sia dal settore pubblico sia da quello privato - è un elemento essenziale del rinnovamento commerciale, e il governo ha incrementato in modo significativo sia i fondi ad essa destinati, sia i livelli di partnership tra pubblico e privato.
Cooperazione pubblico-privato nella ricerca
Il progresso scientifico è una delle priorità chiave per far sì che la Gran Bretagna continui ad essere competitiva. Aprendo la strada a una partnership tra pubblico e privato, il governo ha stanziato un ingente incremento di fondi pubblici destinati al Research Council, vincolato a un massiccio investimento triennale da parte della Wellcome Trust.
L'esito di questa cooperazione è un finanziamento di un miliardo di sterline per trasformare la ricerca scientifica, un progetto annunciato all'interno della Previsione di Spesa Globale presentato a luglio. Esso prevede 600 milioni di spesa congiunta, da parte del governo e della Wellcome Trust, per le infrastrutture necessarie alla ricerca, 400 milioni da parte del governo per finanziare progetti in aree prioritarie quali le scienze biologiche, e altri 100 milioni stanziati dalla Wellcome Trust da destinare alla realizzazione di una nuova macchina a raggi X ad alta intensità, che servirà a mantenere il paese in una posizione d'avanguardia nella ricerca sul genoma umano.
Questa è la Terza Via in azione - uno stato che non si sottrae alle proprie responsabilità primarie, ma che dimostra flessibilità e capacità di rinnovamento nell'affrontarle in cooperazione con altri.
4. Una società civile solida: diritti e responsabilità
Noi auspichiamo una società civile diversa, capace di accogliere tutti, in grado di promuovere la tolleranza all'interno di norme concordate e accettate da tutti, e di incoraggiare l'attivismo civile come complemento (non sostituzione) di un governo moderno. Una società dell'accoglienza impone dei doveri ai singoli e ai genitori, nonché alla società nel suo complesso. Promuovere uno stato migliore e forme di sostegno civico per singoli e genitori che affrontano le proprie responsabilità è oggi una sfida cruciale, che investe trasversalmente il nostro approccio all'educazione, allo stato sociale e alla lotta contro la criminalità.
La solidità delle comunità dipende dai valori condivisi da tutti e dal riconoscimento dei diritti e dei doveri della cittadinanza - non soltanto il dovere di pagare le tasse e rispettare la legge, ma l'obbligo di allevare e crescere i figli da cittadini attenti e responsabili, nonché di sostenere quanti - come gli insegnanti - sono assunti dallo stato per questo compito. Nel passato abbiamo avuto la tendenza a dare per scontati questi doveri. Ma dove essi vengono trascurati, non dovremmo esitare a incoraggiare e se necessario imporre il loro rispetto, come stiamo cercando di fare con iniziative quali i "contratti casa-scuola", tra genitori e istituzione scolastica.
Giustizia minorile
Nel periodo tra il 1979 e il 1992 il numero di reati denunciati è raddoppiato. La Terza Via vuole andare oltre la vecchia divisione tra responsabilità sociale e individuale. I cittadini sono responsabili delle loro azioni, ma riconosciamo e cerchiamo di risolvere le situazioni di cui la criminalità si nutre, come le famiglie sfasciate, l'abuso di droghe e l'emarginazione sociale.
Il laburismo ha ereditato un sistema di giustizia penale che era stato pensato per il XIX secolo. Oggi stiamo costruendo un sistema integrato in grado di rispondere alle esigenze del XIX secolo. Stiamo riformando i tribunali per i minorenni e il modo in cui la polizia, gli uffici addetti alla libertà vigilata, i servizi di assistenza sociale e la magistratura affrontano i giovani che commettono reati, in modo da assicurare una giustizia rapida oltre che equa. Stiamo istituendo squadre locali per la prevenzione della criminalità giovanile, che comprendono funzionari addetti alla libertà vigilata, poliziotti e altri professionisti, per evitare che i giovani possano sfuggire tra le maglie del sistema. Stiamo favorendo sentenze che prevedano pene alternative, soprattutto istanze che impongano una riparazione al crimine commesso, in modo da costringere i ragazze ad affrontare le conseguenze dei loro atti. Abbiamo introdotto sanzioni per i genitori, per far sé che questi si assumano la responsabilità del comportamento dei figli.
Siamo lavorando duramente sulle cause della criminalità giovanile. Il progetto Welfare to Work è volto a evitare che i giovani vivano del sussidio di disoccupazione e si inseriscano nel mondo del lavoro. La riforma scolastica è intesa a migliorare il livello educativo e le forze di polizia si stanno impegnando per combattere l'abbandono scolastico e l'emarginazione sociale. La nostra strategia prevede severità contro la criminalità - e contro le sue cause.
Sostegno alle famiglie
L'istituzione familiare sta attraversando fortissime tensioni. La percentuale di divorzi è aumentata. Sempre più bambini devono crescere in condizioni di povertà. La violenza domestica è cresciuta, o quanto meno è cresciuta la sua visibilità. Il nuovo approccio dovrà basarsi sulla comprensione delle difficoltà da superare e dei cambiamenti da affrontare. La famiglia è tuttora il nucleo primario della società. La stragrande maggioranza dei bambini cresce all'interno della famiglia. La stragrande maggioranza dei cittadini desidera vivere in famiglia, e i suoi componenti forniscono un sostegno, un'educazione e una formazione morale che nessun'altra istituzione sarebbe in grado di fornire. Ma la famiglia è cambiata. Oggi la maggior parte delle donne desidera lavorare, e ciò implica nuove necessità di equilibrare lavoro e famiglia. Sono in aumento anche le famiglie monoparentali.
Questi cambiamenti hanno comportato nuove pressioni, e sono i genitori a sopportarle. Ma troppo spesso i governi hanno diminuito, anziché incrementarlo, il sostegno alle famiglie, sul piano fiscale come su quello della previdenza sociale e dei servizi pubblici.
Occorre un nuovo atteggiamento che vada oltre la vecchia diatriba tra quanti si dichiarano indifferenti alle sorti della famiglia e quanti vorrebbero tirare indietro l'orologio e tornare al tempo in cui le donne stavano a casa. L'approccio della Terza Via vuole dare sostegno dove ce n'è maggiormente bisogno, e far incontrare diritti e responsabilità:
• fornire alle famiglie l'aiuto economico di cui hanno bisogno per garantire il rispetto delle esigenze dei bambini. In Gran Bretagna ciò ha significato un aumento degli assegni familiari, l'introduzione della WFTC (Working Family Tax Credit, credito fiscale per le famiglie dei lavoratori), l'istituzione di nuove forme di sostegno per i genitori non sposati, in modo che possano tornare al lavoro e percepire un reddito dignitoso.
• aiutare le famiglie nel compito di allevare ed educare i figli, equilibrando casa e lavoro. Ciò significa quasi sempre aiutare i genitori ad avere più tempo. Assistenza dignitosa, congedi per maternità, campagne di incoraggiamento per coinvolgere maggiormente i nonni sono solo alcuni esempi.
• fornire servizi migliori ai genitori, comprese visite sanitarie, maggior numero di asili e il nuovo programma Surestart per i bambini a maggior rischio di emarginazione, in luoghi che siano, per quanto possibile, raggiungibili a piedi dalle abitazioni.
• consolidare un ambiente che favorisca il matrimonio e relazioni adulte stabili, attraverso la modernizzazione degli uffici di stato civile, rafforzare le responsabilità dei padri e agevolare la maturazione di capacità relazionali e genitoriali, a partire dall'età scolare e oltre.
• affrontare i problemi più difficili che possono insorgere all'interno della vita familiare, come le gravidanze in età scolare e la violenza domestica.
La giustizia penale è un tema essenziale per la Terza Via. Il laburismo riteneva fondamentale liberarsi dall'opinione generale secondo cui mostrare considerazione per le condizioni sociali indebolirebbe la responsabilità penale in materia di criminalità e di disordine sociale. Per questo ho chiesto al governo di essere "duro con il crimine e duro con le cause del crimine". Il New Labour sta adottando questo approccio nel governo - con la schedatura elettronica dei criminali, con nuove norme contro la violenza di tipo razziale, con un programma di prevenzione della criminalità, con un finanziamento di 250 milioni di sterline e con l'imposizione di nuove sanzioni per condotta disordinata.
La vecchia sinistra sosteneva talvolta che lo stato dovrebbe regolamentare il più possibile la società civile; la nuova destra ritiene che se lo stato abdica ai suoi doveri sociali, l'attivismo civico automaticamente andrà a colmare il vuoto. La terza via riconosce i limiti del governo nella sfera sociale, ma anche la necessità che lo stato, entro quei limiti, instauri nuove forme di cooperazione con il settore del volontariato. Nell'educazione come nella salute, nell'attività sociale come nella prevenzione della criminalità e nell'assistenza ai minori, un governo che "mette in grado di agire" rafforza la società civile, anziché indebolirla, e aiuta le famiglie e le comunità a migliorare le prestazioni. Volontariato; gestione delle scuole; affido e adozione; sanità pubblica; programmi sulla criminalità giovanile: tutti questi elementi dimostrano che lo stato, il settore del volontariato e i singoli individui possono e devono lavorare insieme. Il compito del New Labour è quello di ampliare il raggio e migliorare la qualità di tale cooperazione.
Queste sono le basi su cui è possibile favorire e migliorare una società civile sana per il secolo che ci attende. Il welfare state è una delle grandi creazioni di quello che sta per finire. Ha sottratto molte persone alla povertà e ha offerto a milioni di cittadini nuove opportunità. Assistere chi si trova ai gradini più bassi della scala sociale è in un certo senso l'essenza di una società giusta. Ma le modalità con cui aiutare queste persone devono cambiare. E' essenziale che offriamo servizi adeguati, non soltanto sussidi in denaro; che ci concentriamo sulla cooperazione tra pubblico e privato; che riconosciamo la necessità di correlare i benefici sociali ai bisogni reali, soprattutto nei casi - come le tasse universitarie - in cui non farlo si tradurrebbe in una diminuzione delle opportunità e in un generale scadimento dei servizi. Dobbiamo anche comprendere quali conseguenze esercita sullo stato sociale la trasformazione in atto nel mercato del lavoro e nell'istituto della famiglia - per esempio l'eccessiva pressione sui fondi destinati ai sussidi di disoccupazione o di cassa integrazione da periodi frequenti o protratti di mancanza di lavoro. Ci sono poi nuove esigenze a cui rispondere, come l'assistenza prolungata agli anziani.
Sottolineare come ho fatto qui l'importanza della famiglia non significa pensare di poter ricreare una versione nostalgica della vita familiare com'era negli anni cinquanta. Sarebbe irrealistico e fuorviante, come invocare il ritorno delle ciminiere. La struttura tradizionale della famiglia - lavoro a tempo pieno per gli uomini, occupazione dentro casa a tempo pieno per le donne - non potrebbe sopravvivere all'esigenza di uguaglianza tra i sessi. La vita di qualunque famiglia e di qualunque comunità dipende dall'accettazione e dall'adempimento degli obblighi formali e informali di ciascuno nei confronti di tutti gli altri. La politica del "noi" anziché dell' "io" richiede una etica della responsabilità oltre che dei diritti. Questo è il fondamento della solidarietà sociale, da cui dipende la riuscita di qualsiasi società. Alcuni matrimoni e alcune relazioni non sono destinati a durare tutta la vita. Ma il bisogno delle persone, che devono essere in grado di assumersi impegni cui tener fede, non è cambiato.
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5. Governo attivo: cooperazione e
decentralizzazione
Democrazia allargata e affidabilità del governo sono state le materie su cui più aspra è stata la divisione tra destra e sinistra in gran parte degli ultimi due secoli. E' tuttora così in Gran Bretagna, dove la destra combatte strenuamente contro le riforme volte a decentralizzare il potere e a mettere fine all'incredibile anacronismo di una aristocrazia ereditaria con diritto di voto in Parlamento. La nostra disponibilità a sottoporre le principali riforme costituzionali al giudizio degli elettori tramite referendum è un ulteriore passo avanti nella democrazia.
L'impeto democratico dev'essere rafforzato con la ricerca di forme nuove attraverso le quali i cittadini possano intervenire direttamente sulle decisioni che li riguardano più da vicino. Per troppo tempo si è sostenuta la falsa antitesi tra democrazia "rappresentativa" e "diretta". La verità è che in una società matura i rappresentanti riusciranno a decidere meglio se terranno conto appieno dell'opinione popolare e incoraggeranno dibattiti pubblici sulle decisioni più importanti che incidono sulla vita quotidiana della gente. In tutto l'Occidente si stanno varando nuovi esperimenti democratici, dall'elezione diretta dei sindaci alle giurie popolari. Sono lieto di vedere iniziative simili fiorire in Inghilterra, soprattutto nelle amministrazioni locali e nel pubblico impiego. L'era del "governo numeroso significa governo migliore" è finita. E' la qualità che conta, non le dimensioni. E' ciò che il governo fa, e come lo fa, non quanto fa, a rappresentare la chiave del ruolo che esso deve occupare in una società moderna.
Il fisco sta al cuore stesso della Terza Via. Negli anni ottanta la questione fiscale era più importante di qualunque altra nell'ottica di tenere a bada la sinistra. Contrariamente alle convinzioni della destra, ciò non dipendeva dal fatto che le classi medie volevano una riduzione fiscale a qualunque costo. Derivava piuttosto dalla percezione che si aveva della sinistra come l'indefettibile propugnatore di una spessa pubblica più elevata, indiscriminata e spesso inefficiente. Sembrava che volessimo profondere fiumi di denaro per risolvere qualsiasi problema, con poca o nessuna preoccupazione per l'efficienza con cui le risorse pubbliche venivano spese. Una delle dichiarazioni più energiche della Terza Via è che la pressione fiscale dev'essere tenuta sotto controllo, e che qualsiasi spesa pubblica dev'essere "denaro per risultati e per riforme". Ecco perché ho sottolineato con grande forza la modernizzazione dei servizi pubblici da attuarsi con gli investimenti sostanziali di cui necessita. Il National Health Service (Servizio sanitario nazionale) è il più grande datore di lavoro di tutta l'Europa: siamo decisi a evitare che diventi una fabbrica di scartoffie. Non ci sarà alcun ritorno al vecchio potere centralizzato e ai sistemi di controllo, che soffocavano ogni innovazione e ogni responsabilità, e respingiamo la creazione di mercati interni burocratici e senza senso. Favoriamo invece la cooperazione a livello locale, con investimenti legati a obiettivi ben precisi e con esiti prefissati, secondo gli standard nazionali ma con la libertà a livello locale di gestire e rinnovare.
Educazione e salute
Per quanto riguarda i servizi pubblici essenziali, la Terza Via significa denaro per la modernizzazione - un nuovo investimento di 40 miliardi di sterline suddiviso nei prossimi tre anni finalizzato alla riforma del sistema e al miglioramento delle prestazioni. Il nostro obiettivo è quello di assicurare un servizio pubblico eccellente per la prossima generazione, servizio che sarà edificato sulla base della partnership e costruito all'insegna della qualità nelle prestazioni. Ciò significa:
• Una crociata senza precedenti per migliorare la scuola attraverso investimenti vincolati a obiettivi ben precisi ed esigenti: miglioramento della formazione e delle strutture di supporto per il corpo insegnante, nuove risorse e nuovi approcci per combattere l'abbandono scolastico, rigorose ispezioni nelle scuole e negli uffici delle autorità locali.
• Un nuovo impulso per migliorare la qualità e la rapidità dell'assistenza offerta dall'intero servizio sanitario nazionale (NHS), con obiettivi precisi volti al miglioramento della salute pubblica, alla riduzione dei tempi di attesa e a un'insieme di prestazioni che garantiscano un monitoraggio rigoroso dei costi, della qualità e delle cure prestate.
• La fine di uno dei dogmi della nuova destra, abolizione dei ticket per l'assistenza infermieristica e del piano dei posti assistiti, e cessazione del mercato interno al servizio sanitario, costoso e fonte di sprechi.
• Scelte rigorose nell'allocazione delle risorse, volte a riformare il sistema di finanziamento degli studenti e a fissare un tetto ai costi gestionali dell'NHS per incrementale la percentuale di spesa destinata all'assistenza sanitaria.
• Nuove partnership per interventi di modernizzazione, come le scuole di specializzazione, le cooperazioni per i primi anni, e il finanziamento di gruppi di assistenza primaria per integrare e migliorare i servizi per tutti i pazienti.
• Incentivi per premiare le prestazioni migliori, con la promozione di scuole e ospedali che si distinguono per la loro qualità, segnalazione di ambulatori medici efficienti e introduzione di nuovi ruoli professionali, come insegnanti specializzati e consulenti infermieristici.
Altrettanto importante è l'impulso a "reinventare" lo stesso governo nazionale. Poiché crediamo che il governo abbia il potere di promuovere il bene comune, è prioritario per noi promuoverne l'immagine e l'efficienza. Abbiamo bisogno di far conoscere con maggiore chiarezza i nostri obiettivi e i problemi da affrontare, e di effettuare con maggiore rapidità i cambiamenti da adottare per risolverli. La nostra Social Exclusion Unit (unità contro l'esclusione sociale) è uno dei primi frutti di questo approccio , un nuovo gruppo interministeriale chiamato a risolvere dei problemi sociali urgentissimi, trascurati sinora perché non erano "di competenza" di nessun ministero.
Un nuovo pragmatismo va affermandosi nei rapporti tra settore pubblico e settore privato. L'accento dev'essere posto sugli obiettivi, non sulle norme, e sul monitoraggio dei risultati ottenuti anziché sul processo ai fallimenti.
La richiesta di forme di autogoverno più democratiche è alimentata da cittadini meglio educati, e dal libero flusso delle informazioni diffuso dalle nuove tecnologie e dai mezzi di comunicazione. Dobbiamo andare incontro a questa esigenza delegando il potere e rendendo il governo più aperto e più vicino all'opinione pubblica. Deleghe e governi locali non sono soltanto importanti di per sé: un dibattito democratico aperto, vibrante e diversificato è un laboratorio di idee sul modo migliore di affrontare i bisogni sociali. Dobbiamo attrezzare il governo dotandolo di capacità, conoscenze e abilità nuove. Vogliamo rivitalizzare l'etica del servizio pubblico. I funzionari pubblici devono fare qualcosa di più della semplice amministrazione di servizi: il loro compito è incrementare il valore pubblico derivante dall'insieme dei beni pubblici.
6. Internazionale, non isolazionista
Per quaranta anni dopo la seconda guerra mondiale, Est e Ovest sono stati divisi. Oggi l'Europa è unificata ed è rimasta una sola superpotenza mondiale. Dobbiamo affrontare nuove sfide e nuove minacce. Tuttavia le nostre istituzioni di governo globale non si sono adeguate con sufficiente rapidità. Il centrosinistra ha qualcosa di specifico da dire sull'argomento: la cooperazione è un'opportunità, non una minaccia. Lo dimostrano i dati dell'UE, della NATO, del WTO. Di fronte ai nuovi pericoli, dobbiamo approfondire e ampliare queste iniziative, non certo respingerle.
La Gran Bretagna è l'erede di una tradizione di apertura, di capacità commerciale e di diplomazia. Noi intendiamo raccogliere questa eredità impegnandoci con fiducia in un mondo in cui economia e finanza, media e cultura, criminalità e inquinamento sono internazionali. Possiamo contare su una posizione straordinaria, con una forte cooperazione con l'Unione Europea, con gli Stati Uniti e con l'Asia, per dar vita a un ruolo globale fondamentale.
Nella sfera internazionale il centrosinistra deve rimanere rivolto verso l'esterno, non assumere una posizione isolazionista. L'economia è internazionale, l'ambiente è internazionale, la criminalità è internazionale. Noi vediamo nell'impegno internazionale la risposta logica ai problemi che valicano i confini degli stati, non certo una minaccia alla sovranità interna a tali confini. Vogliamo istituzioni internazionali più solide, per la gestione dei commerci e della finanza, per la soluzione pacifica dei conflitti e per assicurare rapide risposte ai nuovi e pressanti problemi, quali le crisi in Asia e in Russia e la minaccia contro l'ambiente in tutto il mondo. Il libero commercio si è dimostrato un motore fondamentale per lo sviluppo economico, la cooperazione politica e gli scambi culturali. Lo sviluppo dei modernissimi media globali andrà ad intensificare questo processo.
All'interno della UE sosteniamo il nobile scopo dell'apertura verso l'Est, per portare prosperità ma anche sicurezza e protezione ambientale. Sosteniamo un'Europa che guardi oltre se stessa, non una fortezza contro gli aggressori esterni. Riguardo all'unione monetaria, la Gran Bretagna prenderà una decisione in base a quelli che sono i suoi interessi economici, e la popolazione del nostro paese sarà chiamata ad esprimersi con un referendum.
Allargando ulteriormente il nostro orizzonte, le questioni transnazionali più evidenti sono la sicurezza e la protezione ambientale. Noi sosteniamo gli sforzi di chi si adopera per costruire e mantenere la pace all'esterno, considerandoli un'estensione della nostra missione in patria. Affrontando la minaccia ambientale in seguito alla conferenza di Kyoto, ci siamo impegnati a perseguire obiettivi - vincolanti anche sul piano normativo - mirati alla riduzione dell'inquinamento. Su tali norme, oggetto di un accordo internazionale, vigilerà un corpo di polizia internazionale.
I governi di centrosinistra sono da decenni gli architetti di un ordine internazionale che promuove sicurezza e prosperità. Davanti a noi si apre la stessa prospettiva. Viviamo in un mondo con una sola superpotenza, in cui i paesi europei devono lavorare insieme per ottenere molto più di quel che otterrebbero da soli ; adottiamo sulla scena internazionale la medesima filosofia che adottiamo in patria.
Riforma dell' unione Europea
L'Europa dovrebbe svilupparsi come una Terza Via tra lo stato nazionale - troppo piccolo per molti dei problemi contemporanei che valicano i confini nazionali - e un superstato europeo troppo grande, troppo lontano e troppo irrispettoso delle diversità di lingua, nazionalità e tradizione.
Non solo siamo favorevoli all' Europa, ma a un' Europa riformata.
• Un' Europa decentralizzata
Il principio guida dev'essere l'integrazione ove necessario, la decentralizzazione in tutto il resto. Il potere decisionale precipuo deve rimanere a livello nazionale. Ciò significa maggiore chiarezza riguardo alle aree in cui è necessario intervenire a livello europeo, insieme a meccanismi più efficaci che assicurino l'adesione pratica al principio di sussidiarietà.
• Con un mercato unico dinamico
L'obiettivo dell'Europa dovrebbe essere quello di conciliare il dinamismo del mercato unico degli Stati Uniti senza smarrire i valori della coesione sociale condivisa dagli Stati Membri. Ciò significa perfezionare il mercato unico facendolo funzionare nel modo più efficace. Ciò esige un sistema normativo a livello europeo, con una Commissione e una Corte di Giustizia validi e funzionali. Una moneta unica forte potrà favorire il mercato unico. L'Europa deve impegnarsi nelle riforme economiche se vuole che i suoi prodotti, la sua forza lavoro e i suoi mercati finanziari siano abbastanza flessibili, così da favorire l'affermazione dell'euro e la creazione di nuovi posti di lavoro.
• Capace di affrontare efficacemente i problemi transnazionali
Vogliamo che l'Europa dimostri la propria importanza rispetto alle preoccupazioni dei comuni cittadini, concordando un'azione efficace e più decisa nella lotta contro la criminalità internazionale e il traffico di stupefacenti e nella gestione dei problemi ambientali, che ignorano i confini tra gli stati.
• Che sappia incarnare i valori politici europei
L'Europa è qualcosa di più che un libero mercato più vasto. Noi vogliamo un'Europa che riaffermi i valori da tutti condivisi: democrazia, apertura, affidabilità, giustizia, coesione sociale e solidarietà; e che sappia difenderli quando vengono minacciati.
• Allargata verso Est
Allargare l'Unione Europea per abbracciare le democrazie dell'Europa centrale e orientale porterà a un rafforzamento della sicurezza del continente e della sua prosperità. Noi appoggiamo le riforme politiche necessarie a un'Europa allargata per funzionare al meglio.
Conclusione
Questa è la Terza Via - una democrazia sociale moderna per un mondo in trasformazione, che costruisca la propria prosperità su un capitale sociale e umano. E' un progetto costruito su valori incrollabili, e un fermo impegno verso la modernizzazione per edificare il futuro abbracciando il cambiamento, non cercando di sfidarlo. Nel sostenere la causa della giustizia, noi affermiamo la pretesa storica del centrosinistra, che non si ha vero progresso se non ne ha parte ciascun cittadino. Senza un'equa distribuzione dei benefici derivanti dal progresso, le società rischiano di crollare sotto il peso di divisione, rancore e sfiducia.
In tutto il mondo, i governi si impegnano per venire incontro alle esigenze della società contemporanea. Io credo che una di queste esigenze sia la richiesta di un rinnovamento della politica, di una politica nuova. Ma quale debba essere questa nuova politica, non è una scelta astratta, è una scelta che in pratica è già stata fatta. In Gran Bretagna il New Labour è la nuova politica.
Oggi i tempi sono maturi per superare un atteggiamento difensivo, per andare oltre le recriminazioni per gli errori del passato e oltre la necessità di giudicare la politica e le sue azioni sulla base della vecchia faziosità tra partiti. Abbiamo invece l'opportunità di dar vita, per il futuro, a una nuova piattaforma positiva, secondo i termini dettati da noi. Sarà all'insegna dei valori e delle tendenze del centrosinistra, e finalizzata a rispondere a un mondo in rapida trasformazione.
La sfida consiste nel trasformare il cambiamento in progresso. Non possiamo contare sull'ineluttabilità della storia: dobbiamo essere noi ad agire.




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