IRS Indipendentzia – Repùbrica de Sardigna

“Siamo nuovamente al dunque: o scorie o indipendenza”
L’unica cosa di cui scandalizzarsi in questo momento sono proprio le reazioni scandalizzate della classe dirigente autonomista-unionista-sardista che finge di non sapere che finché difenderà l’italianità della Sardegna, finché non la smetterà di sognare l’Italia e, soprattutto, di appellarsi ad essa per risolvere i problemi di questa terra non potrà che raccogliere umiliazioni e scorie.
Ovvero: cari Signori Unionisti-Autonomisti-Sardisti (le tre cose si tengono insieme, sono la stessa ed unica cosa), il vostro Stato ha fatto ciò che andava fatto e ciò che ogni giorno lo legittimate a fare.
“Fare a meno dell’Italia è per noi ormai una necessità, in assoluto”(Simon Mossa, 1969): solo affermando la nostra diversità, solo costruendo la nostra Repubblica indipendente, noi eviteremo di diventare il “deposito nazionale” di altre nazioni. Questa è l’unica vera e concreta soluzione.

COMUNICATO. 1 Agosto 2003
L’unica cosa di cui scandalizzarsi in questo momento in cui lo Stato italiano fa il suo “dovere” e rispedisce al mittente – con la semplice e durissima dicitura “palesi motivi di illegittimità costituzionale” – la dichiarazione dell’Assemblea sarda secondo cui la Sardegna sarebbe dovuto essere “territorio de-nuclearizzato” (nonostante già accetti le basi militari con i loro sommergibili nucleari) sono proprio le reazioni scandalizzate della classe dirigente autonomista-unionista che finge di non sapere che finché difenderà l’italianità della Sardegna, la sua italianissima autonomia, finché non la smetterà di sognare l’Italia ed appellarsi ad essa – ai suoi Presidenti, ai suoi Premier, ai suoi soldi, ai suoi stili di vita – per risolvere i problemi della Sardegna non potrà che raccogliere umiliazioni e scorie.
Finché questa classe dirigente continuerà a negare l’esistenza concreta, reale, fondamentale della Nazione Sarda e dei suoi diritti storici, finché continuerà a fare quello che fa solo per negarne il diritto all’Indipendenza, per mortificare, svilire ed andar contro il diritto del Popolo Sardo ad Autodeterminarsi davvero, in modo concreto, totale e definitivo, costruendo la propria Repubblica indipendente, beh!, finché continuerà tutto questo, tutto questo servilismo unionista, non si capisce di cosa lamentarsi.
Cari Signori Unionisti-Autonomisti-Sardisti (le tre cose si tengono insieme, sono la stessa ed unica cosa), il vostro Stato ha fatto ciò che andava fatto e ciò che ogni giorno lo legittimate a fare.
Ma non credete che nessuno se ne accorga e che il nostro Popolo, ancora troppo privo di coscienza nazionale e di memoria storica, sia condannato a rimanere indefinitamente in questo stato e non inizi invece, proprio davanti al vostro deprimente teatrino, a rendersi conto di quali sono le poste in gioco e quale sia l’unica vera e concreta strategia per liberarsi delle scorie, del malgoverno e di tutti i retaggi mentali che, grazie a voi e a quelli come voi che ci hanno preceduto su questa terra, gli sono stati inculcati ben bene in profondità fino a soffocargli il cuore, la speranza, il desiderio di libertà.
Lo avevamo detto durante la conferenza stampa internazionale del 28 Giugno con gli amici corsi e catalani: se noi riusciremo a non essere il “deposito unico nazionale” dell’Italia è proprio perché affermeremo il semplice e decisivo principio che Noi siamo un’altra Nazione, che noi non apparteniamo all’Italia e dunque non possiamo essere il suo “deposito nazionale”. Deve essere chiaro: siamo Noi, questa Nazione, che decidiamo di non volere le scorie, non loro che gentilmente ci concedono di non portarcele. La decisione deve essere nostra, auto-determinante e liberatrice.
Da questo punto di vista l’unico unionista ad aver avuto l’onestà di ammettere come stanno le cose e ad essersi avvicinato ad un’analisi discretamente corretta (benché ancora imperfetta) della situazione è stato Francesco Cossiga quando ha rilevato e dichiarato che finché la Sardegna e la sua classe dirigente sceglieranno di stare dentro lo Stato italiano dovranno accettare tutto questo e anche peggio (ovvero l’esercito che viene ad “accompagnare” con la violenza i rifiuti) e che invece l’unico modo per liberarsi definitivamente dello “spettro” delle scorie è quello di ammainare la bandiera italiana in Sardegna e dichiarare l’indipendenza.
Sta di fatto che quelle di Cossiga sono più che altro provocazioni, probabilmente divertite, di chi comunque pensa che non ci sia nessuno in questa terra che creda davvero all’indipendenza, nessuno che stia lottando davvero per essa.
Noi di iRS siamo qui per dar prova del contrario e il nostro pensiero e il nostro agire ne sono testimonianza. Ne fa fede l’attività e gli scritti di questi mesi.
Negli anni sessanta, davanti alla diaspora di massa del popolo sardo, all’occupazione militare del territorio, all’industrializzazione selvaggia, etero-guidata e finalizzata alla distruzione del tessuto antropologico sardo, Antoni Simon Mossa, forse l’unico vero “Padre” della Nazione sarda e dell’indipendentismo dei tempi moderni dichiarava che “fare a meno dell’Italia è per noi ormai una necessità, in assoluto”.
Diteci voi se questa necessità non è valida ancor oggi, ancora di più.
E badate bene, non solo perché qualcuno minaccia di portarci le scorie, ma perché davanti alla stasi di questi tempi il movimento delle coscienze, il loro agitarsi, il loro saper ancora pensare e desiderare la libertà non può che protenderci verso quella direzione.
Noi seguiamo quotidianamente quella traiettoria e seguitiamo su quel cammino, quello verso la Repubblica di Sardegna. L’unico giusto, efficace, risolutivo.