Stavo a Milano. Che caldo di agosto e che stupido io a mollare le montagne, anche se solo per un paio di giorni. Ma è successo, e tutto sommato va bene così. Allora, stavo a Milano, era agosto, c'era caldo, e mi chiamano dal Corriere. No, nulla di solferinico, assolutamente, solo un giornaletto delle nostre zone: il Corriere delle Alpi, quello dei titoloni del cavolo e della cordata sinistrorsa. Nessuno lo conosce al di fuori della prov di Belluno, tranne quelli di Kataweb che poveri disgraziati devono metterlo tra i link della pagina. Sì, proprio un nulla di giornale, e oltretutto rosso anzi rosato socialprogressista. Ma che-cosa-ci-posso-fare-io se per ora solo lì mi vogliono? Niente, proprio niente, e allora vado avanti. Dunque, mi chiama "Marco del Corriere", da pronunziarsi di fila, tutto attaccato, così lo conosco e così si presenta sempre lui: una voce dall'altra parte della cornetta, una voce senza una faccia per mesi, una voce seriosetta e un po' pedante, non sgarbata ma sempre fastidiosamente di fretta; di lui so solo che è abruzzese e che a differenza di altri in redazione, a Belluno, si è preso la tessera, quella seria, non quella da pubblicista che se la fa anche la cugina del salumiere (senza nulla togliere ai salumieri, come dicono sempre gli amministratori locali un po' sussiegosi), quella da giornalista che per prenderla bisogna fare l'esamone a Roma. Ho controllato sull'agenda dei media 2003, si occupa soprattutto di sport. Cronista sportivo. Sarà per questo che i titoli che mette ai miei pezzi sui consigli comunali sembrano sempre il resoconto di una partita di qualcosa, ma ad ogni modo è una persona simpatica e un po' il mio capo, quindi (come dice sempre Lupo Solitario) io che sono un lecchino non posso dire nulla di veramente brutto anzi, lo sanno tutti che è il mio preferito e che è un uomo eccezionale vero?
Stavo dicendo, mi chiama Marco del Corriere e mi chiede se ci sono a Cortina domani chè vuole un'intervista a Savino Pezzotta. Il cislino è in vacanza studio nelle Dolomiti, vacanza nel senso che se la spassa tra i monti, studio nel senso che non fa a tempo a metterci piede che lo invitano a dieci dibattiti otto conversazioni e quarantaquattro trasmissioni radiofoniche: fatto sta che al Corriere l'idea di mandarci uno giovane e un po' alienato come il sottoscritto non dispiace affatto (anzi probabilmente gli dispiace ma non c'è nessun altro che lo può fare cari miei) e quindi: toh, ecco l'incarico. Bello e confezionato, invitante, seducente, attrattivo. Irresistibile, irrinunciabile, eccetera eccetera, forse un po' sopra rispetto alle mie effettive capacità di scrittorucolo in erba, forse anche parecchio: ma facciamo finta che non sia così, facciamo buon viso a cattivo gioco, pimpanti e sicuri, certochepossograziemilleciaociao. E scatta il patema. Sono le nove di sera a Milano, di treni in partenza per CalalzoFS (da noi la ferrovia l'hanno tolta nel '64 quindi ogni volta si sbarca a 40 km da Cortina e il resto del percorso bisogna macinarselo in autobus, una cosa snervante) non ce ne sono fino a domattina: e l'appuntamento con Pezzy è alle cinque, cioè alle diciassette. E ora? I rituali dieci minuti, anzi cosa dico, i rituali trentacinque minuti di frenetico affollarsi di inutilità nella piccola mente del neo-incaricato: il treno ritarda, soliti casini trenitaliani, arrivo alle dieci di sera nella Perla e c'è solo l'inserviente del palacongressi che ramazza e mi guarda con profonda commiserazione, persa l'occasione della vita e radiato per sempre dall'albo dei professionisti senza averci messo piede, niente tessera CISL per i prossimi cinquant'anni (ma chi la voleva? vabbè), ed ecco il mai cronista, l'aborto del giornalismo bellunese e addio carriera ti-sta-bene, eccetera eccetera eccetera.
Ma invece va tutto come deve andare. Rintraccio un trenino che parte dal capoluogo lombardo verso le nove della mattina, poi le solite sette orette di viggio (giuro!), quindi dovrei essere a Calalzo per le quattro del pomeriggio. Tempo un'ora, Cortina: oh mamma, le diciassette spaccate: e meno male che la corriera posteggia davanti alla sala dove c'è Savy, ma ce la farò?
Sì, ce l'ho fatta. Arrivato giusto in tempo, fatta intervista, chiacchierato di inutilità, di cose totalmente banali, e anche di cose che fanno finta di essere serie ma in realtà sono solo cagatine per il giornale, detto qualcosa di abbastanza sensato e fatto la consueta decina di gaffe, ma ci stanno perchè sono appena diciottenne, e il tenero virgulto, e ma che giovane questo qui eppoi tanto chi le scrive?
Prego? Quali erano i titoli sul giornale, the day after? Lo dico? Devo dirlo? Ok. Parlavano dell'elettrodotto. Del fatto che si discute in sede provinciale della linea Cordignano-Lienz e che si sta valutando a tutt'oggi quali siano le condizioni per l'attuazione del... Prego? No, di Savy Pezzy nulla. No, assolutamente. Neanche in cronaca di Cortina? Neanche. Ritagli, angoli, minicronachette, accenni fugaci? No. Nulla di nulla? Nulla. Giuro.
Ma poi non è che proprio l'abbia fatta questa intervista. Nemmeno a dire il vero me l'hanno chiesto, e non sono sicuro che me lo chiederanno. Anzi, probabilmente andrò avanti a fare consigli comunali e coinvolgenti indagini sulla raccolta differenziata per qualche annetto buono. Macchè Pezzotta, diciamo un assessore al turismo e già mi va bene così, uno si accontenta cacchio.
Certo che se qualcuno si chiedesse come dev'essere per uno che da poco si è affacciato sul mondo della stampa e nel cuore sente che gli scoppia un sogno grande così vedere realizzato quel sogno, e volesse provare, suo malgrado, a sentirsi come si sente il sottoscritto ora che Cortina incomincia a riempirsi di vip e le occasioni arrivano di corsa tanto che fai fatica quasi ad accorgertene e non stai più nella pelle a buttarti nella mischia (pur sapendo che prima o poi sbatterai la testa, ma chissenefrega alla fine), beh, spero che dopo questo lungo pistolotto senza senso se ne sia fatta una idea. E' ancora un sogno, ma io ci ho provato.