Referendum in Irlanda: Sì al Trattato di Lisbona
di Antonella Gilioli
Nel secondo referendum indetto in Irlanda per l’adesione al Trattato di Lisbona, il Sì (67,1%) dei voti ha riportato una vittoria schiacciante sul NO (32,9%) sostenuto dal partito nazionalista Sinn Fein. Il risultato irlandese è stato ottenuto con un’affluenza alle urne del 58%. Esattamente al contrario di quello che il 51% degli irlandesi aveva espresso alle urne nel giugno del 2008. In questi 16 mesi la decisione dei tre milioni di elettori è cambiata per l’accrescersi dell’allarme nazionale a fronte della crisi economica e finanziaria, del rapido aumento del 12,5% del tasso di disoccupazione dopo l’ultimo trattato e del tanto paventato isolazionismo europeo.
Lo Stato irlandese ha ottenuto le garanzie che Lisbona non influenzerà alcuni poteri decisionali della sua sovranità, in primis riguardo alla tassazione, alla neutralità delle questioni militari, sociali ed etiche come l’aborto, che l’anno scorso avevano invece giocato a favore del 53,4% dei NO e del 46,6% dei Sì.
Il trattato vincolante è stato firmato a Lisbona il 13 dicembre 2007 dai capi di Stato e di governo dei 27 Stati, dopo anni di negoziati, per modificare il trattato sull’Unione Europea e quello che istituisce la Comunità europea, a tutt’oggi in vigore, senza però sostituirli. Il nuovo trattato è destinato a rendere le istituzioni comunitarie più adatte al blocco che si è allargato da 15 a 27 con l’adesione di altri Paesi nel corso degli anni. Gli organismi europei ne escono infatti rinsaldati nel quadro giuridico, mentre viene snellito il meccanismo decisionale: conferisce loro nuovi poteri più incisivi, riforma il sistema di voto all’interno della Commissione e aumenta le competenze del Parlamento per quanto riguarda la legislazione, il bilancio dell’Unione dei 27 e gli accordi internazionali.
Da Dublino, il Primo ministro Brian Cowen ha salutato con approvazione questo “chiaro e clamoroso” risultato, così come i leader politici in tutta l’UE, e il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, ha commentato che questo è un grande giorno sia per l’Irlanda che per l’Europa. Egli ha esortato i Capi di Stato della Polonia e della Repubblica Ceca – gli unici che devono ancora procedere alla ratifica di Lisbona – a firmare il più presto possibile. Il presidente polacco Lech Kaczynski dovrebbe passare alla firma nei prossimi giorni, mentre il presidente ceco euroscettico, Vaclav Klaus, ha ribadito che procederà soltanto dopo che l’Alta Corte di Praga ne avrà confermata la validità.
Il Trattato concordato a Lisbona – che è finalizzato a semplificare il processo decisionale nei Paesi comunitari del blocco – non può infatti essere applicato fino a quando tutti i 27 Stati membri lo avranno ratificato.
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