Risultati da 1 a 7 di 7
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    Predefinito In arrivo (l'ennesima) finanziaria inutile...

    Allora cosa ci porta la nuova finanziaria del genio 3colli?
    • Nuovo condono per le societa'
    • Condono edilizio
    • 2,5-3 miliardi dal trascinamento del condono tombale dal 2003 al 2004
    • 2-3 miliardi da nuove cartolarizzazioni di immobili.
    • 3-4 miliardi portando fuori bilancio i debiti di Anas e Cassa Depositi e Prestiti per via dalla loro trasformazione in Spa
    • 2 miliardi dai tagli ai contributi a fondo perduto (=incentivi alle imprese) che pero' verranno rimpiazzati da una riduzione irap o irpeg.
    • 2 miliardi da tagli alle regioni (con prevedibile aumento delle imposte locali).
    • 1 miliardo dall'aumento dell'eta' pensionabile. Cosa che probabilmente NON faranno, come spiegato in altro thread. Forse pero' congeleranno le pensioni...


    Bravi, davevro bravi, questi uomini del fare, un'altra bella finanziaria sta arrivando, piena di riforme... Gente tenetevi forte la rivoluzione copernicana e' in arrivo...



    Dpef, il governo prepara una manovra da 13 miliardi
    Berlusconi sul Dpef: tempi incerti. Deficit dal 3,1 all'1,9%
    di ROBERTO PETRINI

    ROMA - Berlusconi ha detto di non aver ancora deciso la data del varo del Dpef (il Documento di programmazione economica), il capogruppo dei Ds Violante gli fa sapere che il Parlamento è disposto a votarlo entro fine luglio, se il governo lo approverà entro metà mese. Così l'attesa è per i prossimi giorni, forse la prossima settimana: nel frattempo i tecnici sono al lavoro, a partire dall'intervento più immediato quello dei conti del 2004 che sarà oggetto della prossima Finanziaria.

    L'obiettivo del governo è quello di riportare il rapporto deficit-pil all'1,8-1,9 per cento dalla base di partenza tendenziale che è rappresentata dalla previsione della Ue che indica il 3,1 per cento. Significa che bisognerà fare una manovra di 13-14 miliardi di euro.

    Come agire? In parte con operazioni permanenti e in parte con nuove misure una-tantum.

    Circa 5 miliardi, nelle intenzioni del governo, dovrebbero venire dal rafforzamento del patto di stabilità interno, dai tagli ai contributi a fondo perduto (le varie leggi di incentivo alle imprese a partire dalla 488) e dalle pensioni. Come pura ipotesi teorica, con l'elevazione da subito a 60 e 40 anni di età pensionabile e storia contributiva, si potrebbero recuperare risorse per 9-10 miliardi fino al 2008 ma nel 2004 questa riforma darebbe poco, circa 1 miliardo di euro e sarebbe socialmente poco accettabile. Più in concreto il Tesoro starebbe pensando a una chiusura temporanea delle uscite, le cosiddette finestre.

    Il governo conta inoltre sull'effetto-condono: come si sa la sanatoria è andata bene si tratta di almeno 15-16 miliardi che tenendo conto delle rate che si pagheranno il prossimo anno e del trascinamento nel 2004 si arriverà a 18-19 miliardi di euro più di quanto previsto. A conti fatti nelle tasche del governo ci saranno così 2,5-3 miliardi di euro. A questi vanno aggiunte le cartolarizzazioni: la "Scip 3" che prevede la vendita degli immobili della Difesa, che è stata bocciata in Parlamento nei giorni scorsi, ma che sarà ripresentata nel 2004 con l'obiettivo di raccogliere 2-3 miliardi di euro. Altri 3-4 miliardi di euro potrebbero venire dalle operazioni Anas e Cassa Depositi e Prestiti che, trasformate o in via di trasformazione in spa, consentirebbero di portare fuori bilancio parte dell'indebitamento.

    Fin qui la manovra 2004 che potrebbe tuttavia arricchirsi di altri due elementi: il primo riguarda la questione condoni. Il governo naturalmente non ne parla ma, come è avvenuto lo scorso anno, le sanatorie potrebbero essere introdotte per via Parlamentare. Quella più probabile è il concordato per le società che farebbe da ponte alla nuove misure anti-elusive che entreranno in vigore con il primo gennaio del 2005; l'altro è quello edilizio, l'unico che ancora non è stato utilizzato dal governo.

    Sul fronte del calo delle tasse la situazione è assai scivolosa: nonostante le rassicurazioni fornite da Tremonti recentemente per far passare il secondo modulo di riduzione bisognerà verificare attentamente le compatibilità finanziarie. Sembra escluso l'arrivo delle due aliquote (23 per cento sotto i 100 mila euro e 33 sopra) ma è probabile che il governo vorrà a tutti costi dare un segnale magari rimodulando ancora le aliquote come è stato fatto nel 2003.

    Sul fronte delle imprese che subiranno il taglio degli incentivi ci dovrà sicuramente essere uno scambio: il terreno sembra essere quello della riduzione dell'Irap e forse dell'Irpeg che potrebbe scendere al 33 per cento. Prima del varo del Dpef comunque il governo dovrà rendere conto agli ispettori del Fondo monetario che in questi giorni sono in Italia: il questionari sulla finanza pubblica è un vero e proprio "terzo grado". Su versante della spesa l'Fmi vuole sapere perché cresce la spesa sanitaria, quanto è costato l'aumento delle pensioni minime, quale sarà l'impatto dei contratti pubblici, se ha funzionato il decreto blocca-spese.

    (9 luglio 2003)



    PS Amici pollisti, lo sapete vero che questa e' l'ultima occasione che avete per fare le rifome? Non ve lo devo ricordare io che poi siamo in campagna elettorale. Gia' ne avete sprecate 2 di finanziarie...

  2. #2
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    Predefinito

    Corriere
    Conti pubblici, sul tavolo un piano da 14 miliardi

    Tagli alla spesa, riforma delle pensioni: le alternative di Tremonti. Interventi su Regioni, Comuni e imprese


    ROMA - Tra la riforma delle pensioni e una manovra 2004 di lacrime e sangue, la scelta sarà per forza di cose dolorosa. Ma è esattamente questa l’opzione che la nuova «cabina di regia» guidata da Gianfranco Fini si troverà di fronte oggi quando metterà mano al Documento di programmazione. Il quadro che sarà prospettato dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, non lascia spazio a soluzioni alternative. Per centrare l’obiettivo di deficit che la Ue ha chiesto all’Italia nel 2004, servirebbe una manovra da 1,2 punti di pil, circa 14 miliardi di euro. Di questi, per giunta, almeno 5 dovranno derivare da misure di carattere strutturale, per rispettare l’impegno a rimpiazzare come minimo un terzo delle una tantum del bilancio 2003 (sempre 1,2 punti di pil). Resterebbero quindi da trovare 9 miliardi di euro, sempre ricorrendo alle una tantum o nuovi tagli alla spesa corrente.
    Potrebbero essere di meno, e questo è il nocciolo della questione, solo se tra le misure strutturali il governo inserirà la riforma previdenziale. Non tanto per l’effetto di cassa sul 2004 (che potrebbe anche essere trascurabile), ma perché quello è il segnale che la Ue è pronta a raccogliere, per offrire un margine più ampio sul deficit del prossimo anno. Lo spazio, quindi, per la prosecuzione della riforma fiscale, per le misure a favore della famiglia, della scuola, della ricerca.
    Nella proposta che Tremonti presenterà alla «cabina di regia», la riforma delle pensioni è prevista. Da lì dovrebbe derivare una piccola parte dei cinque miliardi di misure strutturali. Quanto dipenderà dalle formule tecniche che saranno scelte ma, come detto, l’importante oggi non sembra essere la dimensione, quanto la volontà. Il resto della manovra strutturale, secondo le ipotesi del Tesoro, deriverebbe da una nuova stretta sul Patto di stabilità interno (e quindi anche da sanità e farmaceutica) e dalla trasformazione in prestiti dei contributi a fondo perduto alle imprese, modificando la loro contabilizzazione nel bilancio pubblico. L’operazione, già prevista nel 2002 ma fallita per la durissima opposizione della Confindustria, porterebbe un risparmio di 1,4 miliardi di euro.
    Il vero problema per l’esecutivo, senza la riforma delle pensioni e lo «scambio» con Bruxelles, è quello di sostituire il resto delle una tantum. Il gettito del condono tranquillizza il commissario europeo agli Affari monetari, Pedro Solbes, sul deficit 2003, che se non sarà al 2,3% come promesso dall’Italia, potrà attestarsi senza problemi intorno al 2,5%, scontando l’effetto della congiuntura peggiore del previsto. Ma Solbes è convinto che, senza correzioni, il deficit del 2004 supererà il 3% del pil (la stima è il 3,1%) e ha chiesto a Tremonti di puntare a un obiettivo di deficit «sotto al 2%». L’1,9% basterebbe, ma non è per niente facile arrivarci. Tolti i 5 miliardi di interventi strutturali, ne restano circa 9 per arrivare al traguardo. Una parte potrà scaturire dagli incassi rateizzati del condono: per il 2004 erano attesi 2,5 miliardi di euro, ma saranno quasi 5, perché il gettito è stato praticamente il doppio del previsto. Altri 3 miliardi di euro arriveranno dal programma di cartolarizzazioni immobiliari di Scip3. Erano previsti per quest’anno, ma dopo la bocciatura del decreto in Parlamento, l’operazione slitterà al 2004, lasciando sempre all’extragettito del condono il compito di coprire il relativo ammanco nei conti 2003. Un altro effetto una tantum deriverà dall’uscita dell’Anas dal perimetro della pubblica amministrazione, operazione dalla quale dovrebbe derivare un abbattimento del deficit pari a 0,2 punti di pil.
    E qui la lista delle misure possibili si chiude, con un deficit tendenziale che resta ancora lontano dal 2%, e comunque senza risorse da spendere per finanziare il rilancio dell’economia. Per avere più spazio, ribadirà domani il ministro del Tesoro alla «cabina di regia», serve la riforma delle pensioni. Altrimenti, bisognerà raschiare il fondo del barile con i tagli alla spesa, e il rischio di strangolare l’economia alle soglie della ripresa. A meno di non pensare al condono edilizio, l’ultima spiaggia per la «cabina di regia» di Gianfranco Fini. Che deve pure fare in fretta: Silvio Berlusconi ha detto che la data di presentazione del Dpef non è ancora fissata, ma dal presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, è giunto un secco sollecito.

    Mario Sensin

  3. #3
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    I pollisti cominciano ad accorgersi che il piatto piange. Con il deficit strutturale in aumento, neanche le misure una-tantum, cosi' care al nostro tributarista di provincia, bastano piu'. Sono tempi duri per il governicchio nel 2004. Non ci sono dindi per mantenere le stravaganti promesse elettorali (da tagli alle tasse REALI a strade e ponti da tutte le parti) e soprattutto non ci sono dindi per tenere insieme una combriccola di magna-magna. Il vaso di pandorra si e' aperto.

    Signori miei io ve lo dicevo che il piatto piangeva e che ci sarebbe stato da ridere... Ma voi, fiduciosi come sempre nelle capacita' del governicchio rispondevate: "il prossimo anno sara' roseo vedrai, ci saranno le riforme, le tasse scenderanno, ci sara' la ripresa, prova a postare tra un anno se hai il coraggio". Ebbene, l'anno e' passato ed eccomi qui!

  4. #4
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    Ed ecco che un po' tutti cominciano ad accorgersi che il governicchio e' un'accozzaglia di incapaci... Eccovi una lista parziale di quanti hanno bocciato il DPEF

    • BdI, Fazio
    • Confindustria, D'Amato
    • Corte dei Conti
    • Confcommercio, Bille'
    • Isae
    • FMI
    • CGIL (ovvio)
    • Cisl
    • UIL
    • ...


    Alcuni commenti dei soggetti sopra: "e' scritto a matita", "e' approssimativo e generico", "le una tantum non vanno bene", "i fondi non bastano", "nessuna riforma", "e' asciutto come il po", "l'Italia rischia il crack"...

    Insomma c'e' qualcuno in giro a cui piacciono le manovrine di questo governicchio (a parte angelino ovviamente)?

    E si che avete aspettato solo 7 anni + 2 gia' sprecati per fare queste riforme copernicane...

  5. #5
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    Comunque complimenti, mica facile scontentare tutti allo stesso tempo

  6. #6
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    In origine postato da Ago
    • BdI, Fazio
    • Confindustria, D'Amato
    • Corte dei Conti
    • Confcommercio, Bille'
    • Isae
    • FMI
    • CGIL (ovvio)
    • Cisl
    • UIL
    • ...
    Mancava l'UE. Eccoli che arrivano anche loro..

    Gli economisti Ue: nel 2003 il deficit viaggia verso il 2,7%
    Improbabile che il pil salga dello 0,8% promesso
    Bruxelles boccia il Dpef: poco credibili i conti italiani
    "Il documento è vago su aspetti chiave come la riforma fiscale e quella delle pensioni"
    di LUIGI MAYER


    ROMA - Il linguaggio è quello secco e poco diplomatico dei tecnici. Il giudizio è severo: il Dpef del governo italiano per il periodo 2004-2007, oltre a "restare vago su aspetti chiave per i conti pubblici come le riforma delle pensioni e le prossime tappe di quella fiscale", poggia su ipotesi macroeconomiche e di bilancio poco credibili. Tanto che il sentiero di rientro verso l'obiettivo di medio termine di una posizione di bilancio vicina al pareggio - previsto per il 2006 - appare tutt'altro che convincente.

    In un dettagliato documento interno di nove pagine, gli economisti della Commissione Ue passano al vaglio, capitolo per capitolo, il Dpef che tante polemiche ha suscitato nella maggioranza. E la valutazione che ne scaturisce è punteggiata di dubbi ed a tratti molto critica.

    La crescita. Le prime perplessità riguardano la stima del Pil 2003, corso, che il governo ha ridotto allo 0,8% dall'1,1% della trimestrale di cassa di aprile: "Alla luce della performance piatta nel primo trimestre, che continuerà probabilmente anche nel secondo - osservano gli esperti della Direzione generale affari economico-finanziari, che fa capo al commissario Pedro Solbes - per arrivare ad una crescita media dello 0,8% sarebbero necessari aumenti dello 0,5% in ciascuno degli ultimi due trimestri. Ma la persistente debolezza degli investimenti e dei consumi rende un tale rimbalzo improbabile".

    Gli obiettivi di bilancio. Lo scetticismo degli economisti Ue emerge con chiarezza quando passano ad esaminare i target di disavanzo. "Alla luce delle più recenti informazioni - scrivono - l'obiettivo del 2,3% del Pil nel 2003 appare difficile". A questo stadio, sembra "nettamente più plausibile un disavanzo fra il 2,5% ed il 2,75%", una previsione che ricalca quella del Fmi. Anche le cifre del 2004, fondate su una manovra di 16 miliardi di euro (pari all'1,3% del Pil) per centrare un deficit dell'1,8%, sono ritenute poco attendibili.

    "Il disavanzo tendenziale sulla base del quale il governo definisce l'aggiustamento - sostiene il documento Ue - si rivelerà probabilmente più elevato di quanto indicato nel Dpef" (3,1% del Pil) per vari motivi: in primo luogo luogo, esso è basato sul criterio della "legislazione vigente", che "tende a sottostimare le spese". Inoltre, l'Anas è "già classificata al di fuori della Pubblica Amministrazione nonostante questa iniziativa non sia stata ancora approvata dalle autorità statistiche" (Istat ed Eurostat): i risparmi generati da questa operazione ammontano a 2,5 miliardi di euro (lo 0,2% del Pil). Infine, il deficit 2003 risulterà con tutta probabilità ben più elevato di quanto stimato nel Dpef, con "effetti di trascinamento" su conti del 2004.

    Il documento di Bruxelles lamenta l'assenza di informazioni sulle misure concrete che il governo intende adottare. La critica più netta sulla credibilità del percorso di risanamento riguarda però le modalità per centrare gli obiettivi di avanzo primario, che l'Italia prevede in aumento dal 3,0% del 2003 al 5,2% del 2007. "Se si escludono le misure una tantum, in linea con l'annunciata intenzione di eliminarle completamente prima del 2007, il miglioramento nel saldo primario è del 3,7% del Pil fra il 2003 ed il 2007".

    Il ragionamento è semplice: visto che è ragionevole ipotizzare che il governo non voglia aumentare la pressione fiscale, né tagliare le spese in conto capitale ("dato l'obiettivo conclamato di incrementare le infrastrutture"), "la sola variabile su cui agire resta la spesa corrente primaria: ma un aggiustamento dell'ordine del 4% del Pil non regge il paragone con l'esperienza storica. La riduzione della spesa corrente primaria implicita nel piano - conclude la Commissione - è particolarmente poco convincente".

    Il debito. Gli economisti della Commissione rilevano, come peraltro ha già fatto Solbes, che il rapporto debito-Pil scende sotto la soglia del 100% solo nel 2006. Ma oltre al ritmo troppo lento di riduzione, a preoccuparli è l'ampia forbice fra il deficit di Maastricht, in termini di competenza, ed il fabbisogno di cassa. "Sembra che secondo il governo italiano il raggiungimento di una posizione "close to balance" per l'aggregato di Maastricht possa coesistere indefinitamente con un deficit di cassa di circa il 2,5% del Pil". In sostanza, questo "implicherebbe il persistere di ampie e non spiegate "operazioni sotto la linea" per tutto il periodo".

    In sintesi, Bruxelles teme che nella forbice si celi un maggior deficit che prima o poi si scaricherà sul debito. E si chiede a quali operazioni tampone ricorrerà Tremonti per mantenere la traiettoria discendente del debito.

    (4 agosto 2003)

  7. #7
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    Allora cosa ti pensa il genio 3colli, ormai alla frutta?

    Semplice vende gli immobili dello stato incluso il ministero dove lavora e poi paga l'affitto.

    E come se voi vendeste la vostra casa e poi ve ne andaste in affitto.... Bel modo di far salire il reddito familiare...



    Un piano dei tecnici di Palazzo Chigi al vaglio del Tesoro
    Operazione di cassa da 50 miliardi sui beni statali
    Maxi-manovra sugli immobili
    Vendita e riaffitto del patrimonio

    di ROBERTO PETRINI

    ROMA - Tutti gli occhi sono rivolti alla previdenza. Ma in realtà la sostanza vera della Finanziaria 2004 si gioca su tutt'altro terreno. Negli ultimi giorni, a cavallo tra l'approvazione della risoluzione parlamentare sul Documento di programmazione economica, incontri e vertici di carattere tecnico si sono succeduti senza tregua con l'obiettivo di trovare una quadratura alla difficile condizione dei conti pubblici oggetto, appena 48 ore fa, di una nuova reprimenda di Bruxelles.

    La cornice del Dpef, come è noto, prevede una manovra di 16 miliardi di cui 5,5 di tagli e di circa 10 miliardi di operazioni una tantum segnatamente, come recita il Documento, nel settore immobiliare. E' proprio su questo comparto che, in questi giorni, si sta esercitando la creatività dei tecnici del Tesoro e dei consulenti economici di Palazzo Chigi. Due i tavoli sui quali si lavora: uno è quello del condono edilizio, misura non esclusa dal viceministro dell'Economia Baldassarri e oggetto, sembra, anche dei colloqui del vicepremier Fini in Banca d'Italia. Ma il succo vero sarebbe sull'altro tavolo: l'altra operazione, attualmente al vaglio dei consulenti economici di Palazzo Chigi, rappresenterebbe la vera novità della stagione, qualora trovasse il consenso del Tesoro e della compagine di governo.

    Il piano, giunto anche sul tavolo di Silvio Berlusconi, prevede la vendita diretta ed immediata ad un pool di banche, fondi d'investimento e intermediari finanziari italiani e internazionali, del patrimonio immobiliare dello Stato. Si tratterebbe di cedere, giovandosi del momento piuttosto buono del mercato, gli edifici più importanti dai ministeri, le sedi dell'Inps e di tutte le strutture periferiche dello Stato, di cui l'Agenzia del Demanio sta portando a termine un censimento completo. Secondo le ultime stime valgono almeno 200 miliardi di euro. Contestualmente alla vendita lo Stato, attraverso una operazione che in gergo si chiama lease back, prenderebbe in affitto gli immobili appena ceduti. I vantaggi starebbero nella razionalizzazione delle spese di manutenzione che spetterebbero ai nuovi proprietari e nella possibilità di ridurre gli spazi occupati dallo Stato in base a criteri di maggiore efficienza.

    A differenza delle cartolarizzazioni, strumento utilizzato fino ad oggi, la vendita sarebbe immediata, non riguarderebbe le abitazioni ma le sedi istituzionali, e non passerebbe attraverso il percorso costituito da società veicolo, emissione obbligazionaria e approvazione da parte dell'Eurostat. A far propendere per il nuovo e radicale lease-back ci sarebbero anche i problemi che in questa fase starebbero attraversando le varie Scip 1, 2 e 3 che vanno dall'accordo con gli enti previdenziali, agli accatastamenti, alle stime di prezzo; la Scip 3, che riguarda le case dei militari, è stata addirittura bocciata da An in Parlamento. Al contrario la maxivendita avrebbe il vantaggio di far cassa immediatamente senza ulteriori problemi apparenti.

    La questione è stata esaminata durante una riunione, che si è tenuta nei giorni scorsi, tra un gruppo di consiglieri di Palazzo Chigi - Renato Brunetta, il vicepresidente dei deputati di Forza Italia Fabrizio Cicchitto e l'ex ministro Paolo Cirino Pomicino, ora nelle file dell'Udc. Il piano, la cui paternità tecnica è da attribuire a Pomicino, è stato successivamente inserito nella risoluzione al Dpef votata nei giorni scorsi dalla maggioranza della Cdl. Al punto 4, comma "i", la risoluzione impegna infatti il governo "a proseguire nell'azione di valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico, valutando anche la possibilità del ricorso, da parte delle amministrazioni statali, a forme ampiamente utilizzate dalle imprese, quali lo spin-off o il lease-back, in modo da ridurre gli onere relativi alla manutenzione degli edifici e da acquisire risorse aggiuntive dalla cessione degli stessi".

    I calcoli che si fanno parlano di cifre enormi, fino a 50 miliardi di euro. Una iniziativa che senz'altro farà discutere, sulla quale anche l'Europa dovrà esprimersi e sulla quale il Tesoro avrebbe manifestato già qualche dubbio.

    (5 agosto 2003)

 

 

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