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    Predefinito Il problema dell’ateismo

    La negazione dell’esistenza di Dio

    Gianpaolo Barra



    Così afferma Jean Guitton:

    "L’ateismo non è soltanto macchinoso e raro, è anche un fenomeno recente, una bizzarria sostenuta da pochi e da poco tempo nel solo ambiente di certa intelligencija occidentale" [1].

    Dovendo attrezzarsi per la battaglia culturale al fine di promuovere la ragionevolezza della Fede, per contribuire alla conversione di chi non crede e per difenderla dagli attacchi di quanti la contestano, ogni cattolico deve conoscere almeno le più elementari nozioni che riguardano l’ateismo. Ateismo (a-Theos = senza Dio) significa negazione di Dio, perciò ateo è chi afferma che non esiste Dio.

    E’ bene ricordare che l’ateismo diventa fenomeno di massa solo nell’epoca moderna, a partire dalla Rivoluzione francese. Mai, in passato, sono esistite civiltà o culture atee. Certamente esistevano singoli atei, ma le loro idee non influenzavano i popoli e le culture. Nato in epoca moderna, l’ateismo è già in declino. La società post-moderna, nella quale, il cattolico è immerso e dove svolge la sua opera di evangelizzazione, sta scoprendo la dimensione religiosa. Sono sempre di più i delusi dal materialismo rozzo e volgare e si cercano nuove forme di religiosità, nuovi approcci al divino. Questo è un dato certamente positivo, da considerare attentamente per una proficua opera evangelizzatrice, anche se il cattolico constata, con preoccupazione, una esplosione di nuove religioni che con la vera Fede non hanno niente a che fare. Stando ai dati forniti dallo studioso Massimo Introvigne, oggi esistono più di 20.000 nuove religioni. A queste si possono sommare oltre 30.000 confessioni che si definiscono cristiane.

    Torniamo all’ateismo perché, sebbene in declino, non sono rari quelli che negano l’esistenza di Dio. Esso può presentarsi sotto forma diverse. Le principali sono tre:

    - ateismo speculativo, o teoretico, o filosofico: è un sistema di pensiero che nega esplicitamente o implicitamente l’esistenza di Dio.

    - ateismo pratico: è un atteggiamento tipico di quanti vivono facendo completamente a meno di Dio, pur non negandone in linea di principio l’esistenza.

    - ateismo militante: è una negazione di Dio che sfocia nella lotta violenta contro la Religione ed i suoi rappresentanti. In questo secolo l’esempio più manifesto di ateismo militante si è incarnato nel Comunismo, che ha provocato la morte di milioni e milioni di credenti e la distruzione di innumerevoli chiese ed altri edifici religiosi, educando intere generazioni all’ateismo.

    Capita spesso di incontrare persone che si dichiarano atee, che negano l’esistenza di Dio. Come risponde un cattolico a queste forme di ateismo? Innanzitutto, sempre con la preghiera, implorando da Dio la conversione di chi non crede. Una preghiera elevata a Dio con estrema fiducia, sapendo delle innumerevoli conversioni registrate nel corso della storia. Soltanto in questo secolo, per fare qualche esempio tra i più noti, hanno abbandonato l’ateismo uomini del calibro di Aleksàndr Solz’enicyn, Andrè Frossard, di Gilbert Keith Chesterton e di Vittorio Messori.

    Poi il cattolico si attrezzerà per rispondere in modo mirato. All’ateismo teoretico, che è di pochissime persone, quelle che filosofano, bisogna opporsi mostrando le possibilità della ragione, quindi della vera filosofia, di giungere alla certezza intellettuale che Dio esiste [2]. All’ateismo pratico, oggi piuttosto diffuso, specialmente tra i giovani, il cattolico risponde mostrando l’insanabile contraddizione che esiste quando si è disposti ad affermare l’esistenza di Dio ma poi non si tiene conto di Lui nella vita di tutti i giorni. All’ateismo militante (quello di stampo marxista, sebbene ormai in declino in tutto il mondo, esercita ancora una certa attrazione, specialmente tra giovani e studenti che ad esso si richiamano spesso senza conoscerne teoria e metodi) si risponde con il combattimento coraggioso, denunciando senza mai stancarsi tutto il male che ne deriva all’uomo e i crimini che hanno accompagnato la sua storia. Il Comunismo, la più grande tragedia del nostro secolo (la più grande, almeno per quanto concerne il numero delle vittime, è quella dell’aborto) è la dimostrazione evidente dei frutti mortali dell’ateismo militante [3].

    Un atteggiamento che molto spesso sfocia nell’ateismo è l’agnosticismo. Agnostico è colui che ritiene la ragione umana incapace di cogliere verità certe su Dio e sull’anima. Immanuel Kant (1724-1804) va sostanzialmente considerato un agnostico, sebbene ammettesse l’esistenza di Dio. Egli però sosteneva che i poteri della nostra conoscenza non possono affermare nulla di sicuro in merito a Dio e all’anima. Sostanzialmente agnostica è anche la posizione dei fautori del cosiddetto "pensiero debole" (per es., Gianni Vattimo), i quali affermano che la ragione non è in grado di raggiungere nessuna verità certa né riguardo l’esistenza di Dio né in merito a valori morali assoluti. L’agnosticismo è piuttosto diffuso. Il cattolico gli si oppone facendo ricorso alla ragione e difendendone la capacità di dimostrare l’esistenza di Dio.

    Anche l’indifferenza religiosa spesso sfocia nell’ateismo. Essa consiste nell’atteggiamento di quanti attribuiscono a tutte le religioni lo stesso valore e, nei fatti, finiscono con non seguirne alcuna. E’ un atteggiamento molto diffuso ai nostri giorni. Un certo tipo di inconsapevole indifferenza religiosa lo registriamo anche in ambiente cattolico. Qui, una errata concezione dell’ecumenismo porta molti a credere che essere cattolici, musulmani, ebrei, buddhisti o induisti non è poi così decisivo per la salvezza dell’uomo, essendo sufficiente credere in Dio. La Chiesa ha sempre condannato questa posizione. Oltretutto, essa disarma le ragioni dell’opera di evangelizzazione che va indirizzata non solo verso quanti non credono, ma anche nei confronti di coloro che, pur credendo in Dio, non conoscono la vera religione [4]. L’indifferenza religiosa può essere "pratica", cioè di chi non pratica nessuna religione, o "teorica", cioè di chi considera false, dannose e inutili tutte le religioni, pur non escludendo l’esistenza di Dio. Come risponde un cattolico all’indifferenza religiosa? Difficilmente il cattolico può combattere discutendo di Dio e mostrando la ragionevolezza della Fede, perché l’indifferente non si occupa - quindi non trova interessante discutere - di Religione. La battaglia contro l’indifferenza religiosa va affrontata ricorrendo in primo luogo a mezzi spirituali (la preghiera, i Sacramenti, l’offerta di digiuni e sacrifici). Tuttavia, forse uno spiraglio esiste: se l’indifferente si interessa di argomenti secondari (antropologia, filosofia, scienza, etc.), si potrebbe tentare di partire dai suoi interessi per giungere alla vetta di Dio.

    Infine, resta da dire qualche parola sull’empietà, che è l’atteggiamento di chi nega l’esistenza di Dio, ma giunge fino all’odio e alla bestemmia della divinità. Sono molti coloro che bestemmiano Dio, ma assai pochi quelli che fanno pubblico elogio della bestemmia. Tra questi segnaliamo Manlio Sgalambro che ha scritto un Trattato dell’empietà. Il cattolico, specialmente il militante, combatte l’empietà con mezzi spirituali (preghiera, Sacramenti, digiuni e sacrifici), evitando lo scontro verbale con l’empio perché spesso gli si dà occasione di bestemmiare ulteriormente. Naturalmente l’empio è un miserabile ed un vigliacco e il cattolico non teme di considerarlo tale: bestemmia Dio che sta nei cieli e ha infinita pazienza, ma solitamente si guarda bene dal combattere i potenti ed i forti, capaci di restituire pan per focaccia. L’empio fa soltanto pena e non merita alcuna stima.

    Concludendo, appaiono particolarmente vere le parole del Cardinale Stefan Wyszynski:

    "Il faticoso lavoro per cercare di convincere gli altri che Dio non esiste, in realtà molto spesso non è altro che un costante ricordo di Dio. Dio resta un enigma e un problema continuo, che alla fine trova la sua soluzione in un amore travolgente o in un odio selvaggio" [5].





    NOTE


    Jean Guitton, tratto da Vittorio Messori, Inchiesta sul Cristianesimo, Oscar Mondadori, Milano 1993, p. 72.


    E’ quello che ho cercato di fare nel mio Perché credere. Spunti di apologetica, Edizioni Centro Grafico Stampa, Seriate (Bergamo) 1997, pp. 41-79 a cui rimando.


    Per una lettura critica del "comunismo ateo" cfr. ibid., in particolare pp. 31-39.


    Cfr. ibid., pp. 145-152.


    Cardinale Stefan Wyszynski, Un pezzo di pane, Paoline, Alba (Cuneo) 1982, p. 124.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    Predefinito

    Le cause dell’ateismo




    Lo studioso Battista Mondin, nel suo magistrale volume Dio chi è? [1], elenca alcuni tra i motivi per i quali l’uomo sceglie la via dell’ateismo. Il cattolico li deve conoscere a fondo, per dotarsi degli strumenti necessari alla battaglia contro l’ateismo e per la conversione di chi non crede. Alcuni scelgono l’ateismo perché non credono possibile conciliare l’esistenza di un Dio infinitamente buono con la presenza del male, soprattutto quello sofferto dagli innocenti, nel mondo. Il cattolico sa che il male resta sostanzialmente un mistero per l’uomo, anche se il credente riceve dalla Fede risposte chiarificatrici (dopo la Croce viene la risurrezione; molto del male esistente è frutto dei peccati; vi è l’opera del demonio, etc.) e della sana filosofia risposte parzialmente soddisfacenti. Ma sa distinguere il male che è mistero (per esempio la sofferenza degli innocenti) dal male che è provocato dalla cattiveria umana (per esempio le guerre, la fame, la povertà in genere e molte delle sofferenze sopportate da innocenti), male - quest’ultimo - che troppo comodamente viene attribuito all’indifferenza di Dio per le sorti dell’uomo.

    Altri scelgono l’ateismo perché non sanno conciliare l’esistenza di Dio con la libertà dell’uomo. Se Dio esiste - essi affermano - l’uomo non è libero, e dunque preferiscono eliminare Dio.

    Altri invocano a sostegno del loro ateismo il "cattivo esempio" dei cattolici e della Chiesa. In questo caso, i cattolici, specialmente i militanti che non rifuggono la battaglia culturale per l’affermazione della verità, dopo un serio esame di coscienza e decisi propositi di non peccare più, abbiano il coraggio di smascherare le falsità storiche che vengono promosse dalla cultura laicista dei tempi nostri e non temano di chiedere conto a chi li attacca delle loro opere. E’ quanto suggerisce di fare l'agnostico Leo Moulin. Ecco le sue parole, che andrebbero imparate a memoria dai cattolici:

    "Date retta a me, vecchio incredulo che se ne intende: il capolavoro della propaganda anti-cristiana è l’essere riusciti a creare nei cristiani, nei cattolici soprattutto, una cattiva coscienza, a instillargli l’imbarazzo, quando non la vergogna, per la loro storia. A furia di insistere dalla Riforma fino ad oggi, ce l’hanno fatta a convincervi di essere i responsabili di tutti o quasi tutti i mali del mondo. Vi hanno paralizzati nell’autocritica masochista, per neutralizzare le critiche di ciò che ha preso il vostro posto. Femministe, omosessuali, terzomondisti, esponenti di tutte le minoranze, contestatori e scontenti di ogni risma, scienziati, umanisti, filosofi, ecologisti, animalisti, moralisti laici: da tutti vi siete lasciati presentare il conto, spesso truccato, senza quasi discutere. Non c’è problema, o errore, o sofferenza della storia che non vi siano addebitati. E voi, così spesso ignoranti del vostro passato, avete finito per crederci, magari per dar loro man forte. Invece io (agnostico, ma storico che cerca di essere oggettivo) vi dico che dovete reagire, in nome della verità. Spesso, infatti, non è vero. E se talvolta del vero c’è, è anche vero che, in un bilancio di venti secoli di Cristianesimo, le luci prevalgono di gran lunga sulle ombre. Ma poi: perché non chiedete a vostra volta il conto a chi lo presenta a voi? Sono forse stati migliori i risultati di ciò che è avvenuto dopo? Da quali pulpiti ascoltate, contriti, certe prediche?" [2].

    Certi giungono all’ateismo perché convinti che la scienza ed il progresso tecnologico abbiano finalmente eliminato le superstizioni religiose. Grazie alle conquiste della scienza, l’uomo non teme più la natura, non la divinizza come accadeva in epoche passate, ma ne è diventato padrone. L’uomo avrebbe così scoperto che nella natura non vi è alcuna traccia di Dio ma solo leggi che la governano e che sono totalmente comprensibili alla ragione umana.

    Il cattolico risponde invitando tutti i sostenitori di queste tesi ormai obsolete ad aggiornarsi. Da un lato, la cronaca ci informa che proprio nei Paesi a maggior sviluppo tecnologico e scientifico si registra oggi un esplodere di nuove religioni, segno che il bisogno di Dio è un dato insito nella natura umana, anche nell’uomo della civiltà tecnologica. D’altro lato, proprio la scienza moderna, mentre continua la sua indagine sulla natura e arricchisce il suo bagaglio di informazioni, scopre in essa un ordine ed un finalismo che non si riesce a spiegare con le sole conoscenze scientifiche e che rimandano a Dio come loro autore

    Altri giungono all’ateismo grazie al loro benessere materiale che li induce a dimenticarsi di Dio e a preoccuparsi solo dei propri interessi. Dal punto di vista culturale, questo ateismo non merita alcuna stima. A tutti costoro il cattolico saprà spiegare le ragioni della Fede.

    Altri, infine, scelgono la via dell’ateismo perché consapevolmente o inconsapevolmente intendono fuggire dalle responsabilità che derivano dall’ammettere l’esistenza di Dio. Questo è un atteggiamento di viltà, che si vince praticando la virtù e superando le proprie paure. Anche a questi, il cattolico dovrà mostrare le ragioni della Fede, attraverso una necessaria opera di evangelizzazione.



    NOTE


    Battista Mondin, Dio chi è? , Ed. Massimo, Milano 1990.


    Vittorio Messori, Pensare la storia, Paoline, Cinisello Balsamo (Milano) 1992, pp. 23-24.


    Cfr. Gianpaolo Barra, Perché credere. Spunti di apologetica, Centro Grafico Stampa, Seriate (Bergamo) 1997, pp. 47-52.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 

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