Questa mail ti arriva perche' hai aderito all'appello in difesa
dell'associazione PeaceLink: http://www.peacelink.it/emergenza
Il consulente Nato che minaccia di farci chiudere con una citazione da
50mila euro questa volta ci ha attaccato attraverso le pagine del
quotidiano 'Libero', dove l'immagine di PeaceLink e' stata associata a
minacce e pestaggi.
Ti chiedo di aiutarci a divulgare il messaggio di rettifica che ti
allego, dove e' riportato anche l'articolo in questione.
C'e' bisogno di far conoscere la nostra vicenda al maggior numero
possibile di persone: noi non abbiamo spazi sui giornali, e l'unico
strumento di diffusione e' il 'passaparola' attraverso la posta
elettronica.
Ti chiedo anche di mandare un fax alla redazione di 'Libero' (Tel
0228184264)
Nel testo del fax dovresti semplicemente ripetere la formula con cui hai
aderito all'appello per la difesa della nostra associazione:
'Esprimo pubblicamente la mia solidarieta' nei confronti
dell'Associazione PeaceLink e dei suoi volontari, che ritengo
ingiustamente e pesantemente penalizzati dall'azione legale attualmente
intrapresa contro di loro. Mi impegno a fare quanto e' in mio potere
affinche' questa voce telematica indipendente e nonviolenta non sia
oscurata'
Grazie ancora per il tuo aiuto.
A presto
Carlo Gubitosa
Associazione PeaceLink
CONSULENTE NATO CONTRO PEACELINK: LO SCONTRO CONTINUA SULLE PAGINE DI
'LIBERO'
Richiesta di rettifica - comunicato stampa con preghiera di MASSIMA
diffusione
Il consulente Nato Corrado Maria Daclon, presidente dell'associazione
ambientalista 'Pro Natura', esce allo scoperto sulle pagine di 'Libero'
e spiega perche' vuole gettare sul lastrico l'associazione nonviolenta
'PeaceLink' con una citazione da 50mila euro.
L'associazione protesta con il quotidiano, e chiede una rettifica
dell'articolo, dove l'attivita' di PeaceLink viene associata a minacce e
ingiurie.
Il nome di Daclon, finora celato dall'associazione PeaceLink per ragioni
di tutela della privacy, e' adesso di dominio pubblico, e la sua
divulgazione fa nascere una serie di interrogativi sui punti di contatto
tra il mondo ambientalista e gli apparati militari dell'Alleanza
Atlantica.
Maggiori informazioni su: http://www.peacelink.it/emergenza
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All'attenzione di:
Vittorio Feltri, direttore del quotidiano 'Libero'
Enrico Novi, redattore
E p.c. ai principali organi di informazione italiani, con preghiera di
diffusione e pubblicazione
RICHIESTA DI RETTIFICA AI SENSI DELLA LEGGE SULLA STAMPA
Ai sensi dell'articolo 8 della legge sulla stampa, in qualita' di
segretario dell'associazione PeaceLink, chiedo la pubblicazione di una
rettifica in merito all'articolo apparso sul numero del 3 agosto di
'Libero', intitolato 'Arruolato dai pacifisti, ma lui non lo sapeva', a
firma di Enrico Novi.
L'occhiello dell'articolo recita 'Il presidente di un'associazione
ambientalista trova la sua firma sotto un manifesto di Peacelink'. Va
precisato che il testo per cui Corrado Daclon ha ritenuto opportuno
denunciarci non e' un 'manifesto di PeaceLink', ma la riproduzione
integrale del 'Manifesto per un Forum Ambientalista', pubblicato nel
2000 da altri siti e da noi successivamente segnalato.
La legge sulla stampa ci concede il diritto di chiedere rettifica nei
casi in cui vengano attribuiti 'pensieri o affermazioni ritenuti lesivi
della dignità o contrari a verità'. L'associazione PeaceLink e' una
associazione nonviolenta, che combatte contro la violenza del linguaggio
oltre che contro la violenza delle armi, e pertanto riteniamo lesivo
della nostra dignita' l'accostamento della nostra associazione ad un
commento ingiurioso e violento inserito da estranei e subitamente
rimosso gia' nel FEBBRAIO SCORSO dalle nostre pagine, in quanto
contrario alla nostra policy di pubblicazione.
Alla nostra associazione sono stati indirizzati piu' di duemila messaggi
di solidarieta', e il fatto che tra questi messaggi ne sia stato scelto
uno di carattere ingiurioso, APPARSO SULLE NOSTRE PAGINE PER POCHI
SECONDI ED ELIMINATO DA PIU' DI SEI MESI, ci fa seriamente dubitare
sulla serenita' di giudizio dell'estensore dell'articolo in questione.
RITENIAMO INOLTRE LESIVO DELLA NOSTRA DIGNITA' E DEONTOLOGICAMENTE
SCORRETTO DA PARTE VOSTRA IL FATTO DI AVER ACCOSTATO IL NOME DI
PEACELINK A MINACCE DI VIOLENZA NEI CONFRONTI DEL DACLON, CHE NESSUNO
DEI NOSTRI ASSOCIATI HA MAI PRONUNCIATO, NE' SCRITTO, NE' TANTOMENO
PENSATO.
Ci sembra anche poco esatto sostenere che abbiamo usato la firma di
Daclon 'a sua insaputa', perche' non e' a noi che va attribuita questa
azione, ma agli estensori del testo che abbiamo riportato sul nostro
sito. Sarebbe come chiedere al vostro giornale di assumersi davanti agli
organismi di controllo pubblicitario la responsabilita' degli annunci
che appaiono sulle proprie pagine, confezionati da aziende estranee alla
vostra redazione.
Chiediamo inoltre la rettifica delle affermazioni pubblicate da Enrico
Novi nel suo articolo, quando afferma che l'Associazione PeaceLink
'decide, per principio, di tenere on line la pagina web con il nome di
Daclon'.
In merito a tale affermazione riteniamo opportuno precisare che
l'appello pubblicato su altri siti con la firma del signor Daclon e'
stato lasciato sul nostro sito non 'per principio', ma perche' la sua
rimozione avrebbe essere interpretata come una ammissione di
colpevolezza, mentre noi non ci riteniamo colpevoli di nulla. Se il
signor Daclon, cosi' come ha fatto con Rifondazione Comunista e altri
siti che hanno pubblicato il testo 'incriminato', ci avesse chiesto la
rimozione o la rettifica del testo PRIMA di procedere ad una causa
civile, saremmo stati BEN LIETI DI ACCONTENTARLO. Questa possibilita' ci
e' stata negata dallo stesso signor Daclon, che prima di procedere la
sua azione legale NON CI HA MAI CONTATTATO IN ALCUN MODO, NE' CI HA
INVIATO LETTERE DI DIFFIDA.
Enrico Novi scrive che Corrado Daclon si sarebbe rivalso contro di noi
'in base alla legge sul trattamento dei dati personali', mentre
nell'atto di citazione che ci e' stato rivolto si sostiene che 'la
professionalità e l'immagine del Daclon e la carriera dello stesso
risultano fortemente pregiudicati'. Quindi il danno ipotizzato da
Daclon, e ancora tutto da dimostrare, non e' una violazione della
privacy, ma un freno alla sua carriera come consulente Nato. Quello che
non si capisce e' come mai l'unico soggetto dal quale voglia pretendere
un risarcimento sia la nostra associazione anziche' tutti i soggetti che
hanno pubblicato (e continuano a pubblicare tuttora) quell'appello sulla
rete Internet.
Affinche' i lettori di 'Libero' possano completare con ulteriori
documenti la loro opinione sui fatti in questione, chiediamo
espressamente di segnalare che all'indirizzo
http://www.peacelink.it/emergenza/ e' presente una ricca collezione di
documenti sulla vicenda, compreso il testo integrale dell'atto di
citazione, che Novi avrebbe potuto quantomeno consultare, prima di
parlare a sproposito di 'violazione della privacy'.
Enrico Novi, infine, scrive che il 'manifesto ambientalista' su cui
altri hanno apposto la firma di Daclon e' stato 'pubblicato sul sito di
PeaceLink'. In questo caso non si puo' parlare di pubblicazione in senso
stretto, perche' quel manifesto e' stato solamente SEGNALATO sul nostro
sito, indicando l'indirizzo della fonte originaria. La sua prima
pubblicazione e' avvenuta sulle pagine web di un partito nazionale, che
curiosamente non ha avuto nessuna contestazione legale da parte del
Daclon.
Oltre a documentare la finta solidarieta' espressa con linguaggio
violento da persone che hanno abusato della liberta' di scrivere
commenti sul nostro sito, ritengo che il vostro giornale avrebbe potuto
adempiere in modo piu' efficace all'obbligo professionale di completezza
dell'informazione pubblicando anche altri messaggi di VERA solidarieta'
ricevuti dalla nostra associazione.
Il missionario comboniano KIZITO SESANA ha dichiarato che 'come
giornalista - oltre che come missionario - ritengo ingiusta e priva di
fondamento questa citazione in giudizio contro PeaceLink; È UNA CAUSA
CIVILE NON CONDIVISIBILE PER CHI DIFENDE LA LIBERTÀ DI INFORMAZIONE e
che mira a colpire una rete distintasi per le sue attività di pace e di
solidarietà'.
L'intellettuale liberal ebreo-statunitense NOAM CHOMSKY ci ha scritto
che 'questa faccenda e' strana. NON RIESCO A CREDERE CHE QUESTA
CITAZIONE POSSA ANDARE A BUON FINE, E CREDO CHE SI TRATTI SOLAMENTE DI
UNA INTIMIDAZIONE. Mi unisco volentieri alla vostra protesta'.
Padre ALEX ZANOTELLI e Padre MICHELE STRAGAPEDE, anche a nome dei
missionari Comboniani di Bari e della scuola di Pace 'don Tonino Bello'
di Molfetta hanno dichiarato che LA RICHIESTA DI RISARCIMENTO DANNI
RIVOLTA A PEACELINK E' 'PESANTE, INGIUSTA E PRETESTUOSA'.
Confido nella correttezza e nella serieta' del vostro giornale per la
pubblicazione di queste rettifiche con lo stesso rilievo dell'articolo
in questione e 'in testa di pagina e collocate nella stessa pagina del
giornale che ha riportato la notizia cui si riferiscono', cosi' come
previsto dalla legge sulla stampa.
Cordiali saluti e buon Lavoro.
Carlo Gubitosa
Segretario Associazione PeaceLink
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ALLEGATO:
L'ARTICOLO PUBBLICATO SU 'LIBERO'
Da Libero, 3 Agosto 2003
IL CASO Corrado Maria Daclon e' consulente di Nato e Nasa
Arruolato dai pacifisti
Ma lui non lo sapeva
Il presidente di un'associazione ambientalista trova la sua firma sotto
un
manifesto di 'Peacelink'. E li denuncia.
di Enrico Novi
Roma - Non si sarebbe mai sognato di firmare un 'manifesto
ambientalista' con
frasi del tipo: 'La guerra e' divenuta strumento ordinario di gestione
della
potenza imperiale Usa, con effetti umanamente e ambientalmente tragici e
inaccettabili'. Non se lo sarebbe mai sognato perche' lui, Corrado Maria
Daclon, presidente di 'Pro Natura', la piu' antica associazione
ambientalista
italiana, non sta con i no-global per scelta di principio; secondo
perche',
oltre a insegnare all'universita' di Venezia, fa il consulente per la
Nato e
per la Nasa, e certe frasi, dunque, non sono proprio il massimo della
diplomazia verso i suoi committenti.
Eppure una sera, mentre navigava su internet, quella firma se la ritrova
davanti: e' riportata sotto un manifesto ambientalista pubblicato sul
sito di
'Peacelink', un'associazione pacifista. Il testo, appunto, e' grondante
di
accuse feroci nei confronti degli Stati Uniti, del neocapitalismo e del
nuovo
ordine mondiale. La sua firma e' li' ma lui non aveva mai dato
l'autorizzazione a riportarla, non sapeva neppure dell'esistenza del
manifesto. I suoi avvocati allora scrivono ai responsabili dei sito e
chiedono un risarcimento di 50.000 euro, in base alla legge sul
trattamento
dei dati personali, che all'articolo 22 scrive che 'i dati personali
idonei a
rivelare le opinioni politiche, l'adesione a partiti, sindacati o
associazioni possono essere oggetto di trattamento solo con il consenso
scritto dell'interessato'; la stessa legge, all'articolo 18, spiega che
'chiunque cagiona danno ad altri per effetto del trattamento di dati
personali e' tenuto al risarcimento ai sensi dell'articolo 2050 del
codice
civile'. E secondo gli avvocati di Daclon, la sua professionalita',
immagine
e carriera 'risultano fortemente pregiudicati dalla propaganda e non
autorizzata adesione al manifesto'.
Sgamata la firma falsa, l'associazione 'Peacelink' reagisce: 'Abbiamo
riprodotto testualmente il manifesto, compresi i firmatari, dal sito web
di
Rifondazione comunista'. Che pero', nel frattempo, provvede a cancellare
la
firma di Daclon dal documento. Peacelink, invece, la prende un po'
peggio:
non solo decide, per principio, di tenere on line la pagina web con il
nome
di Daclon, ma lancia una campagna di solidarieta', un appello alla
societa'
civile per 'il sostegno all'associazione e perche' vengano dati
contributi
per le spese legali'. Come? Per saperlo, si legge in un volantino di
'Peacelink', basta collegarsi al sito dell'associazione.
Bene, su quel sito, oltre alle informazioni per i contributi, ci sono
anche i
testi delle e-mail dei simpatizzanti. Che, per simpatia all'associazione
'pacifista', scrivono frasi 'pacifiste' del tipo 'porc... spaccategli il
c...
a 'sti guerrafondai di m...' o, per essere piu' specifici, 'perche' non
ci
date il nome e cognome di questo bastardo che andiamo a spaccargli il
c...
come merita?'.
Davvero uno spirito pacifista vivissimo; prima usano una firma
all'insaputa
dell'interessato sotto un manifesto, poi, quando lui si ribella, lo
minacciano di farlo a pezzi. A causa in corso, Daclon si limita a dire
che 'i
50.000 euro, rispetto ad attribuirmi frasi sulla Nato del tipo
'mercenari in
divisa' e roba del genere, sono una richiesta simbolica, dal momento che
con
la Nato ci lavoro. So solo che contro di me hanno organizzato perfino
volantinaggi, perche' m'ero permesso di ribellarmi alla falsificazione
della
mia firma'.




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