(tratto da Liberazione, 2 Agosto 2003)
La Camera approva il provvedimento di clemenza escludendo i migranti
Il minindulto dei bianchi
L'indultino (ino ino) è legge. La commissione Giustizia della Camera ha definitivamente approvato il provvedimento. Ma la casa delle presunte libertà trema, e Lega e An si lanciano contro piatti e bicchieri. Dall'attuale governo e dalla sua maggioranza era impossibile aspettarsi qualcosa di diverso. Ieri mattina la Camera ha dato il via libera all'iter rapido per il provvedimento di clemenza per pochi, pochissimi. Gli immigrati non sono fra questi. Niente da fare per Lega e An, neppure di fronte a un indulto completamente stravolto. Settanta i voti di differenza. Ma la Lega non molla e, appena l'indultino approda in commissione Giustizia per l'approvazione definitiva, presenta settanta firme per rinviare il provvedimento in aula. Tutto si ferma. Scatta un giro di telefonate e dodici firme vengono ritirate. Il blitz è fallito. Ma restano le macerie. Le dodici firme sono tutte di parlamentari di Alleanza Nazionale. La Lega a questo punto è furiosa e annuncia che uscirà dall'aula della commissione Giustizia della Camera e non parteciperà più ai lavori parlamentari per l'indultino. Si va avanti e il provvedimento diventa legge. An ha votato contro, Verdi e Prc si sono astenuti: 27 i voti a favore, 2 gli astenuti, 1 voto contrario.
«Noi i nostri obiettivi li abbiamo raggiunti e abbiamo smascherato An», dice il capogruppo Alessandro Cè. «Pensavamo che An potesse essere un alleato efficace - aggiunge - per portare avanti la nostra richiesta di sicurezza e di giustizia, quello che è successo oggi con la vicenda delle firme ci ha permesso di stanare An, che poi era l'obiettivo che ci stava a cuore insieme a quello di scindere le nostre responsabilità da quelle di coloro che hanno sostenuto questa legge». Insomma, il Carroccio resta l'unico depositario della battaglia contro l'indultino. Territorio marcato, elettore leghista salvato. Che tristezza.
Anche questa volta la battaglia parlamentare ripropone lo scontro con il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini. I leghisti, furiosi per la decisione di Casini di proporre la sede legislativa per il provvedimento, vanno all'attacco. Il presidente della Camera, in apertura di seduta, replica negando di voler «strozzare il dibattito». «L'alto numero di deputati presenti oggi in aula - dice Casini - significa che la questione è avvertita come emergenziale, importante». Quindi, continua, «nessuno sgarbo istituzionale alla Lega, ma mi assumo la responsabilità della proposta di inviare il provvedimento in legislativa». Anche perché, «ritenevo che al Senato si fossero ricomposte le molte divisioni che hanno accompagnato questo provvedimento».
Parole che non convincono la Lega che cerca di contestare la possibilità di concedere la "legislativa" all'indultino. «A che titolo - scandisce il leghista Federico Bricolo, facendo perdere per un attimo la pazienza a Casini - Lei si assume il potere di stabilire la necessità e l'urgenza di questo provvedimento? Forse perché sta subendo delle pressioni dall'alto o forse perché fa comodo andare a finire sui giornali prima dell'estate».
Subito prima del voto, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi aveva annunciato che il governo non si sarebbe opposto. ll voto dell'aula pone fine alla querelle. L'ultimo sussulto lo regala la Lega. Ma si va avanti. L'indultino è legge. L'Udc canta vittoria, An dice no ma garantisce con la sua presenza il voto e l'approvazione del provvedimento. Il fantasma dell'indulto è meglio di niente. Ma quanto casino (nella maggioranza) per un piccolo sconto di pena a pochi, pochissimi carcerati. E poi la chiamano l'Italia delle libertà.
http://www.liberazione.it/giornale/030802/default.asp




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