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La provocazione
Le discussioni delle due parti rischiano di svuotare il significato del simbolo
La soluzione? solo istituti privati, con e senza croce
Un’ordinanza del tribunale dell’aquila ha imposto alla scuola materna ed elementare antonio silveri di ofena di rimuovere i crocifissi dalle aule. questo in seguito a un ricorso presentato da adel smith, presidente dell’unione musulmani d’italia, i cui figli frequentano appunto l’istituto in questione. il primo aspetto che balza agli occhi, così, è la viscida strumentalizzazione dei marmocchi. un gesto che senz’altro rende poco onore a smith. il secondo aspetto è il testo della sentenza: «nell’ambito scolastico la presenza del simbolo della croce induce nell’alunno ad una comprensione profondamente scorretta della dimensione culturale della espressione di fede”. quindi, secondo il giudice montanaro, il principio di pluralità deve “intendersi quale salvaguardia del pluralismo religioso e culturale, che può realizzarsi solo se l’istituzione scolastica rimane imparziale di fronte al fenomeno religioso». queste parole sono ineccepibili: una volta accettata l’idea di “laicità” dello stato, ne segue l’obbligo, per tutte le strutture pubbliche, d’esprimere la propria “neutralità” rispetto alle diverse confessioni religiose, e perfino di fronte alla domanda se dio esista. alla questione più importante della vita, un bimbo non può trovar risposta a scuola. le reazioni alla decisione del tribunale dell’aquila non si sono fatte attendere. il cardinale ersilio tonini si è detto “stupefatto”, in quanto “non si può eliminare un simbolo dei valori religiosi e culturali di un popolo, solo perché ciò può dar fastidio a qualcuno”. luisa santolini, presidente del forum delle associazioni familiari, ha sottolineato che “le radici cristiane dell’europa e dell’italia sono una realtà che non si può negare”. maria burani, presidente della consulta per i problemi etici e religiosi di forza italia, ha annunciato una protesta contro chi “vuole cancellare dalla storia dell’europa, e quindi dell’italia, un simbolo che anche i più laici riconoscono e che è alla base della cultura cristiana”. e’ (quasi) tutto vero e (quasi) tutto giusto. però, si sa, l’errore è tanto più pericoloso quanto maggiore è la verità a cui s’appiglia. ebbene, queste posizioni rischiano di essere più pericolose della stessa rimozione del crocifisso. esse fanno perno su uno svuotamento del simbolo della croce: non più segno del sacrificio di gesù, ma feticcio posto a tutela delle nostre “radici culturali”. se però le cose stanno così, se quello appeso ai muri non è il figlio di dio, allora ha ragione adel smith: si tratta d’un cadaverino indigesto. la laicizzazione della croce è assai peggio della sua rimozione; è un suo tradimento. la burani si spinge oltre quando aggiunge che “io non mi sognerei mai in un paese islamico di contestare in aula i versetti del corano. il crocifisso, poi, al di là di come si pensa, è il più alto simbolo della pace e della concordia fra popoli”. spiace dirlo, ma questo significa che lei non è una buona cattolica. una delle virtù teologali è la fede: ciò significa che un credente deve pensare che quella narrata dai vangeli sia la verità, e dunque non può neppure passargli per la testa che le altre religioni siano in qualche maniera paragonabili al cristianesimo: questo è vero, le altre sono false. paradossalmente, chi s’è maggiormente avvicinato (sia pure involontariamente) a una corretta lettura degli eventi è titti de simone, capogruppo di rifondazione comunista alla commissione cultura della camera: «la scuola, che è il primo presidio della società è oggi chiamata a corrispondere i valori della cittadinanza multiculturale». in effetti, fino a quando le scuole saranno pubbliche (fino a quando, cioè, saranno gestite monopolisticamente dal governo), la conflittualità nelle aule sarà inevitabile. culture diverse non s’incontrano mai in questo modo; se costrette a convivere, si scontrano. l’unica via d’uscita è l’abolizione della scuola pubblica e la creazione d’una rete scolastica plurale: in grado di rispondere alle diverse domande educative ch’emergono dalla società. solo allora sarà possibile dirimere il problema del crocifisso: le scuole cattoliche lo esporranno, quelle frequentate dai figli di adel smith no. per giunta, le prime potranno impartire insegnamenti coerenti, e non confliggenti, con la dottrina cristiana. oggi le scuole “laiche” non sono “laiche”: sono strumento dell’anticristo, come anche quest’ultima vicenda dimostra. il laicismo è l’oppio dei popoli.




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