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    Predefinito Benvenuto a Libero, postiamo subito

    ....un articolo dalla prima pagina di oggi

    La sinistra va in paradiso
    di Vittorio Feltri.

    L'inchiesta della commissione è in corso e ce ne guardiamo bene dall'anticiparne il giudizio. Vorremmo però tentare di far capire al lettore in che cosa consiste lo scandalo Telekom Serbia, di cui si parla da oltre un anno senza ka dovuta chiarezza.
    D'altronde, se c'è di mezzo Berlusconi, stampa e tivù sono pèrodighe di particolari nel riferire le notizie, ma se è la sinistra ad avere grane con la giustizia i giornalisti sono prudenti, quasi reticenti, comunque molto riservati (a riprova dell'assoluto dominio sui media esercitato da Premier e dal duo governo).
    A dire il vero, nel 2002 fu proprio il quotidiano la Repubblica a sollevare il caso con belle pagine firmate dallo scrupoloso e severissimo D'Avanzo. Poi, chissà perchè, anche il giornale maneggevole preferì il silenzio. Forse si era accorto di un rischio: mettere nei guau gli amici progressisti.

    Ma veniamo a fatti. Nel 1997 il governo Prodi concluse un affare con il dittatore comunista -attualmente sotto processo all'Aia come criminale, sterminatore e cosette del genere-: l'acquisto del 29% della telefonia pubblica serba. Prezzo ufficiale, circa 900 miliardi di lire. Una follia. In effetti 5 anni dopo l'Italia ha restituito o meglio, rivenduto, la quota societaria alla stessa Serbia per la più congrua cifra di 377 miliardi, fra l'altro rateizzati fino alla primavera del 2008. Però che business. -Eccezzionale la medesima persona che riesce impunita a "svendere" la Sme e a "strapagare" Telekom Serbia-
    Ma è peggio di come appare. Perchè oltre a quei 900 miliardi, ne furono sborsati altri 675 dalla Stet quale anticipo per l'acquisto di una ulteriore quota della medesima azienda di Belgrado, 20% mai ritirato.
    Totale, quindi, oltre 1.500 miliardi contro un valore autentico di 377. I conti non tornano. Si vede che qualcuno ci ha "marciato". Chi?

    Igor Marini, famoso maneggione adesso in carcere, sostiene che una fettona della torta è finita a Prodi, Fassino e Dini.
    E noi ovviamente non gli crediamo come non gli credete voi, perché siamo consapevoli che la gente di sinistra è onesta per definizione, dunque non può aver sottratto allo Stato tanto danaro per motivi personali o di partito. Figuriamoci.
    Te lo vedi un ciclista pio dossettiano e ispirato come Prodi a sgraffignare come un socialista qualsiasi? Andiamo.
    Stesso discorso meritano Fassino e Dini: santini se non proprio santi, diciamo beati.
    Beati loro.
    Tuttavia per accertare che Marini mente bisogna compiere delle verifiche (senza per questo volersi togliere i sassolini dalle scarpe). Sennò come si fa a definirlo ballista?
    Mettiamo che risulti davvero un cialtrone diffamatore. Resterebbero comunque da scovare i mariuoli, quelli che si sono pappati il bottino. Operazione difficile ma non impossibile.
    Inquadriamo il problema. All’epoca dell’affare, ricordiamo, il presidente del Consiglio era san Prodi. Il ministro degli Esteri era san Dini. Sottosegretario agli Esteri, con delega ai Balcani, era san Fassino. Ministro del Tesoro –detentore della proprietà di Telecom e satelliti – era san Ciampi.
    Voi vi stupirete, ma nessuno dei quattro sant’uomini sa un accidente di quei circa 1100 miliardi volati via dalle casse dello Stato delle quali, suppongo, avessero qualche responsabilità.

    Guai a voi se pensate male. Non si fa. Anzi, si fa il contrario.
    Per questo vogliamo che le indagini proseguano alacremente e velocemente si concludano.
    Perché ogni sospetto –io non ne ho neanche mezzo- nutrito dalla marmaglia di centrodestra venga fugato, e i quattro santi in un pateravegloria risalgano a pieno diritto sugli altari. Con tanto di aureola.
    E Igor Marini? All’inferno, bauscia.
    E la Commissione parlamentare d’inchiesta? Al diavolo.
    Il paradiso è di sinistra.

    Vittorio Feltri

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Re: Benvenuto a Libero, postiamo subito

    In origine postato da mustang
    ....un articolo dalla prima pagina di oggi

    La sinistra va in paradiso
    di Vittorio Feltri.

    L'inchiesta della commissione è in corso e ce ne guardiamo bene dall'anticiparne il giudizio. Vorremmo però tentare di far capire al lettore in che cosa consiste lo scandalo Telekom Serbia, di cui si parla da oltre un anno senza ka dovuta chiarezza.
    D'altronde, se c'è di mezzo Berlusconi, stampa e tivù sono pèrodighe di particolari nel riferire le notizie, ma se è la sinistra ad avere grane con la giustizia i giornalisti sono prudenti, quasi reticenti, comunque molto riservati (a riprova dell'assoluto dominio sui media esercitato da Premier e dal duo governo).
    A dire il vero, nel 2002 fu proprio il quotidiano la Repubblica a sollevare il caso con belle pagine firmate dallo scrupoloso e severissimo D'Avanzo. Poi, chissà perchè, anche il giornale maneggevole preferì il silenzio. Forse si era accorto di un rischio: mettere nei guau gli amici progressisti.

    Ma veniamo a fatti. Nel 1997 il governo Prodi concluse un affare con il dittatore comunista -attualmente sotto processo all'Aia come criminale, sterminatore e cosette del genere-: l'acquisto del 29% della telefonia pubblica serba. Prezzo ufficiale, circa 900 miliardi di lire. Una follia. In effetti 5 anni dopo l'Italia ha restituito o meglio, rivenduto, la quota societaria alla stessa Serbia per la più congrua cifra di 377 miliardi, fra l'altro rateizzati fino alla primavera del 2008. Però che business. -Eccezzionale la medesima persona che riesce impunita a "svendere" la Sme e a "strapagare" Telekom Serbia-
    Ma è peggio di come appare. Perchè oltre a quei 900 miliardi, ne furono sborsati altri 675 dalla Stet quale anticipo per l'acquisto di una ulteriore quota della medesima azienda di Belgrado, 20% mai ritirato.
    Totale, quindi, oltre 1.500 miliardi contro un valore autentico di 377. I conti non tornano. Si vede che qualcuno ci ha "marciato". Chi?

    Igor Marini, famoso maneggione adesso in carcere, sostiene che una fettona della torta è finita a Prodi, Fassino e Dini.
    E noi ovviamente non gli crediamo come non gli credete voi, perché siamo consapevoli che la gente di sinistra è onesta per definizione, dunque non può aver sottratto allo Stato tanto danaro per motivi personali o di partito. Figuriamoci.
    Te lo vedi un ciclista pio dossettiano e ispirato come Prodi a sgraffignare come un socialista qualsiasi? Andiamo.
    Stesso discorso meritano Fassino e Dini: santini se non proprio santi, diciamo beati.
    Beati loro.
    Tuttavia per accertare che Marini mente bisogna compiere delle verifiche (senza per questo volersi togliere i sassolini dalle scarpe). Sennò come si fa a definirlo ballista?
    Mettiamo che risulti davvero un cialtrone diffamatore. Resterebbero comunque da scovare i mariuoli, quelli che si sono pappati il bottino. Operazione difficile ma non impossibile.
    Inquadriamo il problema. All’epoca dell’affare, ricordiamo, il presidente del Consiglio era san Prodi. Il ministro degli Esteri era san Dini. Sottosegretario agli Esteri, con delega ai Balcani, era san Fassino. Ministro del Tesoro –detentore della proprietà di Telecom e satelliti – era san Ciampi.
    Voi vi stupirete, ma nessuno dei quattro sant’uomini sa un accidente di quei circa 1100 miliardi volati via dalle casse dello Stato delle quali, suppongo, avessero qualche responsabilità.

    Guai a voi se pensate male. Non si fa. Anzi, si fa il contrario.
    Per questo vogliamo che le indagini proseguano alacremente e velocemente si concludano.
    Perché ogni sospetto –io non ne ho neanche mezzo- nutrito dalla marmaglia di centrodestra venga fugato, e i quattro santi in un pateravegloria risalgano a pieno diritto sugli altari. Con tanto di aureola.
    E Igor Marini? All’inferno, bauscia.
    E la Commissione parlamentare d’inchiesta? Al diavolo.
    Il paradiso è di sinistra.

    Vittorio Feltri

    saluti
    Alcune osservazioni:

    I mezzi di informazione hanno parlato eccome dello scandalo Telekom, però finchè non arriveranno le carte di cui tanto ha parlato Igor Marini, non vi saranno novità sostanziali, per cui, nell'attesa, i media si occupano di altro;

    Non è esatto dire che fu il governo Prodi a vendere. Fu in realtà la dirigenza Telecom. Anzi, leggendo le cronache dell'epoca, pare che Prodi, Ciampi (allora Ministro del Tesoro), Fassino, lo stesso Dini, non si fossero occupati della vicenda, nemmeno indirettamente.
    Ciò può apparire strano, anzi lo è, ma solo una accurata indagine della magistratura può aiutare a capire che cosa accadde veramente. La commissione Telekom finora non ha concluso granchè. Vedremo cosa accadrà nelle prossime settimane, quando arriveranno i famosi faldoni da Lugano.

    Il resto sono congetture di Feltri, senza uno straccio di prova, ma nemmeno di indizio: siccome erano ministri all'epoca, non potevano non sapere.
    Che valore hanno? Nessuno. Zero.
    Ti ricordo che Berlusconi, accusato di non poter non sapere di tangenti pagate da Fininvest, fu assolto, in quanto la congettura non costituiva (e non costituisce tuttora) prova.

  3. #3
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    Predefinito x curioso:

    dunque, Prodi, da presidente dell'Iri non poteva, senza autorizzazione o nulla osta governativo, vendere la Sme a Carlo de Benedetti...e come presidente del Consiglio permette ai dirigenti Telecom di comprare "non in economia" un pezzo di Telekom Serbia?

    Non è una congettura, è solo una semplice domanda, come quest'altra: dove sono le "congertture" di Feltri?

  4. #4
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    Predefinito Re: x curioso:

    In origine postato da mustang
    ...dove sono le "congetture" di Feltri?
    Tu che leggi (beato te!) LIBERO, le congetture di Feltri le trovi tutti i giorni in prima pagina, a partire dal titolone. Strano tu non te ne sia mai accorto.

    Cum Feris Ferus

    Chi striscia non inciampa. Cit.

 

 

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