Fare il vù cumprà non viola la legge sul commercio


E' quanto ha stabilito un giudice di Genova dando ragione a un giovane marocchino. "L'attività non ha il requisito della professionalità dunque non viola la normativa della vendita al dettaglio".


ROMA - Svolgere l'attività di "vù cumprà" per strada non necessariamente significa commettere un illecito. E questo perché si tratta di un "impiego" che non avendo il requisito della professionalità, non viola la normativa che disciplina il commercio al dettaglio.E' quanto ha stabilito un guidice di Genova che si è occupato del caso di un marocchino che, nel novembre 1999, fu sorpreso da due vigili urbani con 12 ombrelli sottobraccio. Circostanza che costò al giovane extracomunitario, 26 anni, regolarmente in Italia, una contravvenzione di 10 milioni di vecchie lire e il sequestro della merce.

Inutile il tentativo del marocchino di spiegare che teneva gli ombrelli per permettere a un suo connazionale di andare al bagno. Per nulla persuasi, i vigili stesero un verbale contestandogli varie infrazioni tra cui l'articolo 28 della legge 114 che disciplina le modalità per l'esercizio dell'attività commerciale.Da lì la decisione del giovane africano di rivolgersi a un avvocato. Il suo difensore, oltre a sostenere la sproporzionalità della sanzione, ha contestato proprio l'applicabilità della normativa che regola il commercio al dettaglio, in quanto il presunto venditore abusivo non stava svolgendo "un'attività connotata e distinta dal requisito 'professionale''. Tesi sposata dal giudice che ha dunque annullato il pagamento della contravvenzione.

(7 AGOSTO 2003; ORE 07:40)