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TELEVISIONE
«Dietro chi ha avuto buona sorte c'è una folla di ombre che hanno bruciato tutto per un provino Vedo questa gente anonima, un mondo giovanile tradito, illuso e alla fine soltanto disgustato per una riuscita che non ci sarà»
I malati di successo
«Chiedo di dedicare un giorno alle vittime della fama promessa e non data, a quelli che per andare in video sono usciti anche dal set dell'esistenza»
Vittorino Andreoli
Considero l'incontrollata «voglia» di successo una situazione insana che può alterare i piani esistenziali e camuffare il senso dell'esistenza delle persone. È una direttrice che, sia pure partendo da qualche abilità, cerca di consumare la vita tutta sull'apparire, negando l'importanza di un senso che ne prescinda e che magari giunga a vedere il successo come un'esistenza in farsa, un gioco da burattini. Per questo è necessario distinguere subito il successo dalla fama. Il successo si lega al mostrarsi e al salire su un palcoscenico (il video nel caso della televisione) per riscuotere un'approvazione, la fama è un evento che si lega ad un risultato o a una vita consumata in un impegno che ha significato per la comunità, indipendentemente dall'apparire. Il successo, lo so, è la molla di una società che si mostra solo in superficie, che dà valore soltanto alla claque e dunque ad un applausometro che non solo lo rende manifesto, ma lo misura continuamente. Una società dove conta più la percezione e il giudizio altrui che il proprio, della "propria coscienza". Questa premessa è funzionale alle «malattie» da video e in particolare alla condizione di coloro che, pur dando molto per il successo, non l'hanno raggiunto. Magari è stata una promessa tradita, una speranza naufragata.
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Talvolta cerco di trovare nella mia memoria le ombre del successo, i volti di chi è apparso solo per un po' e poi è morto al successo, oppure chi ha fatto una particina e poi non è stato più ammesso. Chi si è svestita sperando di recitare l'Elettra di Euripide o di Sofocle e poi è rimasta nuda nella cantina di una televisione che sfrutta persino la verginità e la buona fede di giovani assetati di successo. Il piccolo schermo non mostra ovviamente coloro che non ci sono, gli esclusi che non hanno avuto la buona sorte oppure hanno incontrato il dirigente che conta poco o decaduto col nuovo governo. E pensare che l'esclusa aveva dato tutto, proprio tutto, e ora ha solo il ricordo di un consumo del proprio corpo, e di un desiderio che sa di mancato successo, di fallimento.
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