di Ugo Gaudenzi


Ventitre anni fa, con la strage di Bologna, terminava la prima, più cruenta, fase di quel ritorno di guerra civile innestato da centri di destabilizzazione stranieri in Italia (e in Germania e in Turchia: ai confini cioè di quello che era allora l’Occidente).
Chi scrive lavorava, allora, presso l’Ansa di Roma. In un attimo in tutte le redazioni passò per una “firma dovuta e forzata” un “documento” stilato dalle cellule giornalistiche e sindacali di quell’assurdo - nonché fondato sul nulla -“antifascismo militante” che permeava ogni angolo della società italiana.
Chi scrive fu forse l’unico a rifiutare di sottoscrivere la stolta dichiarazione di “strage fascista”. Con quel che ne conseguì.
Chi scrive conosceva il mondo dei “media” ed aveva notato da qualche tempo il “montare” pubblicistico - su “Panorama”, su “Epoca” e su tanti altri giornali - di una campagna tesa a criminalizzare ogni minimo ramo di dissidenza o di opinione “non democratica”.
Chi scrive conosceva discretamente le direttrici della politica internazionale ed aveva anche notato un gran fervore di manovre segrete atte a destabilizzare qualunque Paese europeo o mediterraneo schierato sul fronte della liberazione nazionale del popolo palestinese.
La “Dichiarazione di Venezia” della Comunità Europea non era stata digerita né dall’entità sionista, né dai suoi Grandi Alleati. Il Mossad era sanguinosamente da tempo attivo ovunque in Europa per liquidare materialmente gli stessi portavoce diplomatici dell’Olp e infìltrava di suoi agenti ogni gruppo ritenuto “pericoloso” ad Eretz lsrael.

Chi scrive venne subito (da quella parte del Sid allora egemonizzata da Maletti, il generale sponsorizzato da Andreotti - il Sid “deviato”, - contrapposta al vertice ufficiale del “servizio”, quello - vigilato da Aldo Moro - del generale Miceli e del colonnello Giovannone, nostra “antenna” a Beirut e collegato all’Olp) indicato da un “rapportino” alla Procura di Bologna, tra gli ideatori della strage. Sulla base di... una (innocente) riunione tenuta a Bologna... qualche anno prima! Una tesi talmente peregrina da non essere poi utilizzata.
Chi scrive dichiara alto e forte che quella fu una strage di Stato. Anzi, organizzata da quello che si dichiara uno “Stato” - ma che è soltanto una feroce forza di occupazione - amico, oggi, del Cavaliere o del “verde” Martone.
Come era stata, diciamo “di Stato”, anche la strage di Piazza Fontana, compiuta in un’epoca
nella quale chi governa dall’Oceano la colonia Italia aveva bisogno di innestare una qualche - piccola o grande - guerra civile che potesse fermare i suoi conati di indipendenza dividendo il suo popolo, i suoi giovani, in quei mesi uniti “contro il sistema” reimmettendoli nel collaudato schema degli “opposti estremismi".
Chi ragiona non può che essere in sintonia con questa nostra analisi. Se ha sbagliato nell’interpretare quegli anni, ha anche tempo di fare ammenda.
Chi non sopporta le analisi razionali, queste evidenze, per malafede o per stupidità, tanto, un giorno o l’altro sarà sommerso dalla sua stessa merda.

(da RINASCITA NAZIONALE 06/08/2003)