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Ed ancora (cfr. rapporto si servizio 11.9.1995, pag. 117) emerge come proprio l’Ariosto avesse chiesto ai magistrati inquirenti “un interessamento per risolvere i seguenti problemi: imminente sfratto dall’abitazione di Via Montenapoleone; rimborso da parte dell’assicurazione di quanto dovutole per un furto subito dalla sua società, richieste da parte della CARIPLO di restituzione dei fondi prestati. Lo scrivente (cap. Martino n.d.r.) si metteva immediatamente in contatto con la dr.ssa Taddei al fine di portarla a conoscenza dell’accaduto. La dr.ssa Taddei preso atto di quanto richiesto ha escluso ovviamente un qualsiasi interessamento nelle suddette situazioni da parte della A.G. e quindi concordava con lo scrivente di telefonare all’Ariosto e comunicarle di non preoccuparsi in quanto ci sarebbe stata l’opportunità di manifestare compiutamente le sue richieste alla A.G. nell’incontro programmato per il giorno 12.9.1995. Lo scrivente quindi procedeva a telefonare dal proprio cellulare alla Ariosto e a dirle testualmente <sig.ra Stefania non si preoccupi. Potrà riferire tutto quanto mi ha esposto direttamente quando vi vedrete martedì>” (cfr. rapporto di servizio a firma del cap. Martino del 11.9.1995, pag. 117).
Ecco dunque la prova che proprio il testimone chiave dell’inchiesta avrebbe chiesto “favori” a magistrati in occasione della sua collaborazione. E di tale rilevante circostanza di fatto (della quale l’Ufficio della Procura era ben a conoscenza) la difesa non era mai stata informata.
Non v’è dubbio che tale circostanza non poteva allora e non può adesso non avere riflessi sulla attendibilità dell’Ariosto, dal momento che va ad incidere sensibilmente non solo sulla “genesi” della testimonianza Ariosto ma anche sulla “genuinità” del contenuto delle sue dichiarazioni.
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http://www.lexlab.it/indexgiur15.htm




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