Il Sole
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SVILUPPO
Competitività, Italia ultima
L'allarme da una ricerca di Bankitalia: il nostro Paese ha subito il calo più pesante rispetto ai concorrenti internazionali. Ultimo posto nella classifica dei maggiori Paesi industrializzati. In crollo anche la Germania.
Il doppio rischio
L'analisi di Donato Masciandaro
Chi vince nel confronto
La variazione dell’indicatore di competitività nell’ultimo anno.(Scheda .pdf)
La competitività dell'Italia continua a peggiorare. E, per giunta, più velocemente di quanto accade negli altri Paesi presi a confronto. Per tacere di quelli, come Usa, Giappone, Gran Bretagna e Irlanda, che mostrano invece un progresso. I dati diffusi ieri dalla Banca d'Italia con il supplemento "Bilancia dei pagamenti" del Bollettino sono eloquenti, e forniscono - se ce ne fosse stato bisogno - nuovi argomenti ai moniti che, in proposito, sono giunti in questi ultimi tempi, tra gli altri dallo stesso governatore Antonio Fazio. Gli indicatori di competitività della banca centrale vanno letti, per così dire, alla rovescia: un aumento segnala un calo della competitività e viceversa. Ciò precisato, se si prende in esame l'anno terminato a maggio scorso, ultimo mese per il quale sono stati elaborati i dati, si scopre che il nostro Paese accusa un aumento dell'indice, ovvero un peggioramento della sua capacità di competere sui mercati internazionali, di ben 7,4 punti, massimo scostamento tra tutti i 15 Paesi elencati nella pubblicazione. L'indice, infatti, è salito - per l'Italia - a 109 (la base è pari a 100 nel 1993) da 101,6 di maggio 2002. Non siamo certo soli in questa corsa a ritroso: la Germania va appena meno male di noi, con un peggioramento di 7,3 punti. La Francia si appesantisce di 5,5 punti, i Paesi Bassi addirittura di 6,9. Belgio e Spagna perdono colpi anche loro, con perdite di competitività pari, rispettivamente, a 4,5 e a 4,2 punti. È appena il caso di dire che la componente valutaria pesa, e molto, su questo andamento. Non è un caso che i Paesi che hanno una valuta diversa dall'euro (ad eccezione dell'Irlanda, come vedremo meglio) sono tra quelli meglio piazzati in questo confronto. Ma non per tutti è così. Se gli Stati Uniti brillano, anche grazie al ribasso del dollaro, al vertice della classifica del più rapido rimbalzo competitivo con meno 7,7 punti (da 116,3 di maggio 2002 a 108,6 di maggio scorso), seguiti da una Gran Bretagna anch'essa in ottima forma con un meno 5,8 punti (da 122,6 a 116,8) e da un Giappone terzo con meno 3,7 (da 79,1 a 75,4), il caso dell'Irlanda è lì a mostrare che non tutto dipende dal repentino rafforzamento dell'euro. Anche in Irlanda infatti, che l'euro ha adottato, la competitività migliora nell'anno in esame, con l'indice che scende di 1,7 punti (da 95,3 a 93,6). All'opposto, il Canada - estraneo naturalmente alla moneta europea - perde posizioni con un rialzo dell'indicatore di 3,7 punti, da 96,1 a 99,8. Vanno male anche alcuni Paesi europei che l'euro, invece, non hanno adottato. In Svezia il peggioramento della competitività è stato di 5,2 punti, in Danimarca di 4,5. La Svizzera è in condizione di sostanziale invarianza, sempre guardando all'ultimo anno: l'indicatore è bensì aumentato, ma soltanto di 1,2 punti. In Svizzera però, più che in altri Paesi, il calo della competitività si accentua se si estende l'analisi all'indietro di altri 12 mesi. Il fatto poi che gli indicatori abbiano base 1993=100 permette alcune considerazioni se si prendono in esame i differenti livelli di arrivo. In questa prospettiva il Giappone sembra fare storia a sé, con riflessi di una situazione praticamente deflazionistica. La serie degli indicatori di competitività è stata aggiornata nel 1998. La copertura è stata estesa da 15 a 25 Paesi. Altre innovazioni sono state introdotte. La nota metodologica spiega, tra l'altro, che gli indici segnalano anche il tasso di cambio effettivo reale. E aggiunge che l'aumento dell'indicatore nominale segnala un apprezzamento nominale della moneta del Paese in esame rispetto alle altre mentre l'aumento dell'indicatore reale segnala perdita di competitività del Paese.
13 agosto 2003




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