Centro studi Giuseppe Federici - Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 70/10 del 6 settembre 2010, San Zaccaria
Le mille notti anticattoliche di San Bartolomeo
Nel XVI secolo la Francia fu travagliata dalle guerre di religione, una delle conseguenze della cd. riforma protestante. In ripetute occasioni il clero e i fedeli cattolici furono oggetto delle persecuzioni degli eretici. Nella famosa notte di San Bartolomeo, l’esasperazione del popolo cattolico portò al famoso episodio che mons. Benigni avrebbe definito: esagerato, ma non immeritato.
La storiografia ufficiale, strumentalizzando l’episodio, ha sempre nascosto le mille stragi compiute da parte protestante. Ne parliamo noi con il resoconto del massacro operato nei confronti dei monaci della Charitè sur Loire, in Borgogna, fondazione benedettina che era considerata “la figlia primogenita” dell’abbazia di Cluny, cuore della vita monastica francese (distrutta poi dalle barbarie rivoluzionarie).
l massacro dei cattolici a La Charité nel 1569
L’anno 1569, assedio, occupazione e desolazione della città e del monastero della Charitè da parte dei tedeschi (= protestanti) del Duca di Deux-Ponts.
(…) I tedeschi furono padroni della città solo dopo che, contro la parola data e contro gli articoli della capitolazione, esercitarono il più crudele massacro che non si abbia mai visto, poiché passarono alla spada tutti i cattolici, senza riguardo per l’età e per il sesso. Non si sentivano che grida, lamentele dei poveri cattolici che cercavano di nascondersi, gli uni nelle cantine, gli altri nei solai, gli altri ancora nelle tombe e nei sotterranei. Ma questi empi, cercandoli ovunque, li scovarono nei nascondigli, e ne uccisero alcuni, ne impiccarono altri, ne scaraventarono altri dalle finestre. Ne attaccarono altri a delle lunghe aste, dodici, quindici persone insieme, e li gettarono nella Loira dai ponti; degli altri, infine, cercando di salvarsi nuotando nelle acque del fiume, venivano colpiti dagli archibugi e morivano mescolando il loro sangue con le onde del fiume. Era uno spettacolo orribile. Non si vedevano che cadaveri nelle strade della Charitè, di ogni età, sangue versato ovunque e solo di cattolici, poiché non si diceva nulla agli ugonotti che scoprivano e denunciavano i cattolici, senza risparmiare i loro familiari più stretti.
Aumentarono la crudeltà nei confronti dei sacerdoti e dei religiosi. Dom Estienne Pierrat, figlio della Charitè, e Dom Jean du Castel, fratello del governatore, tutti due religiosi, furono passati al filo di spada. Dom Jean d’Odde, cantore, e Dom Jean Le Fort furono rinchiusi in uno sgabuzzino, dove avevano cercato rifugio per sfuggire alla persecuzione, e dove li lasciarono morire di fame e di miseria. Ne impiccarono altri. Gli altri infine li seppellirono sino al collo, e dopo averli oltraggiati con mille ignominie, gli fracassarono la testa con delle pietre e con le canne degli archibugi: questo accadde soprattutto nel prato chiamato “Le Petit Pré”, situato fuori dalla città, tra la Porta di Parigi e la cappella di San Lazzaro. Si contarono novecento persone, dei due sessi e di tutte le età, che furono uccise dai lanzichenecchi, come si chiamano i Tedeschi.
Qualche cattolico, durante il massacro, si rifugiò nel castello che resisteva ancora e che non si era ancora arreso, dove ci si difendeva vigorosamente, ma tre giorni dopo la conquista della città furono costretti ad arrendersi, i laici avrebbero avuto salva la vita mentre per i religiosi non ci sarebbe stata salvezza. Effettivamente, una volta aperte le porte, separarono da una parte i religiosi che si erano rifugiati insieme a molti secolari che pretendevano essere dei preti travestiti e li confinarono in prigioni spaventose, con l’idea di prolungare il martirio e farli soffrire maggiormente. Una parte fu poi infilzata dalle spade, qualcuno si salvò, tra cui Dom Natale Coquille (colui che scrive queste righe).
Questi infedeli, dopo aver esercitato la loro feroce contro i poveri cattolici, in seguito saccheggiarono le loro case, profanarono le chiese, distrussero le immagini sacre, rovesciarono gli altari e saccheggiarono il monastero che il priore Philippe de Lenoncourt aveva iniziato a riparare (dopo l’incendio del 1559, ndt). Non si fermarono a queste cose, poiché non contenti di aver bagnato le loro mani nel sangue di tanti poveri innocenti, esercitarono la loro ferocia contro i morti, poiché, scavando nelle tombe, dissotterrarono i cadaveri, senza risparmiare quello del cardinale de Lencourt che, come avevo scritto precedentemente, era stato sepolto nella cripta della chiesa, e lo scaraventarono nel fiume.
Dopo aver sconvolto la Charité, questi uomini senza carità andarono nel Berry per raggiungere l’esercito del re di Navarra … ma pagarono ben presto la pena della loro ferocia, poiché Volfango, duca di Deux-Ponts, essendosi ubriacato di vino ne morì. (…)
(Fonte: Histoire cronologique du prieurè de La Charité-sur-Loire - Ordre de Cluny (Association Les Amis de La Charité-sur-Loire, 1991, pagg. 180-182, nostra traduzione)
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